Rivalutazione veicoli dell’impresa. La migliore consulenza nelle perizie tecniche di valutazione

L’articolo 110 del decreto legge 104/2020 da alle aziende la possibilità di rivalutare i propri asset ai fini patrimoniali, fiscali e bilancistici.

La settimana scorsa mi chiama il commercialista e mi dice: c’è la possibilità di alzare il valore a bilancio dell’immobile della società. Basta solo una perizia giurata, il resto è senza spese. Chiamo il geometra e mi conferma che è la moda del momento, ne sta facendo un sacco. Sono da fare prima della chiusura del bilancio 2020. Danno la possibilità alle aziende di rivalutare tutti i beni aziendali, quindi anche i macchinari, gli impianti e tutte le attrezzatture.

Ieri mi chiama l’amministratore di una grossa società di noleggio e mi dice: devo fare la rivalutazione del parco veicoli, mi ha detto il commercialista di chiamare un perito del tribunale, tu le puoi fare?

Si è aperto un mondo, noi periti assicurativi, iscritti tra i consulenti del tribunale, per la prima volta a memoria d’uomo siamo chiamati a svolgere un servizio pubblico facile, comodo e ben remunerato.

Scrivo questo breve articolo solo per consigliarvi di contattare velocemente tutte le aziende che conoscete che gestiscono parchi veicolari di camion, bus, auto, furgoni, moto, veicoli attrezzati, macchine edili, movimento terra e di tutto quanto si muove per fare le perizie di stima che andranno riferite al valore del 31/12/2020 ed asseverate in cancelleria.

Buon lavoro!

 

Art. 110 

 
Rivalutazione generale dei beni d'impresa e delle partecipazioni 2020 
 
  1. I soggetti indicati nell'articolo 73, comma 1, lettere a) e  b),
del testo unico delle imposte sui redditi,  di  cui  al  decreto  del
Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  che  non
adottano i principi  contabili  internazionali  nella  redazione  del
bilancio, possono, anche  in  deroga  all'articolo  2426  del  codice
civile e ad ogni altra disposizione  di  legge  vigente  in  materia,
rivalutare i beni d'impresa e le partecipazioni di cui  alla  sezione
II del capo I della legge 21 novembre 2000,  n.  342,  ad  esclusione
degli immobili alla cui  produzione  o  al  cui  scambio  e'  diretta
l'attivita' di impresa, risultanti  dal  bilancio  dell'esercizio  in
corso al 31 dicembre 2019. 
  2. La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio o  rendiconto
dell'esercizio successivo a quello di cui al  comma  1,  puo'  essere
effettuata distintamente per ciascun bene e deve essere annotata  nel
relativo inventario e nella nota integrativa. 
  3. Il saldo attivo della rivalutazione puo' essere  affrancato,  in
tutto o in  parte,  con  l'applicazione  in  capo  alla  societa'  di
un'imposta  sostitutiva  delle  imposte  sui  redditi,   dell'imposta
regionale sulle attivita' produttive e di eventuali addizionali nella
misura del 10 per cento, da versare  con  le  modalita'  indicate  al
comma 6. 
  4. Il maggior valore attribuito ai beni in  sede  di  rivalutazione
puo'  essere  riconosciuto  ai  fini  delle  imposte  sui  redditi  e
dell'imposta  regionale  sulle  attivita'  produttive   a   decorrere
dall'esercizio successivo  a  quello  con  riferimento  al  quale  la
rivalutazione e' stata eseguita, mediante il versamento di un'imposta
sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale  sulle
attivita' produttive e di eventuali addizionali nella  misura  del  3
per cento per i beni ammortizzabili e non ammortizzabili. 
  5. Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci o
di  destinazione  a  finalita'  estranee  all'esercizio  dell'impresa
ovvero al consumo personale o familiare  dell'imprenditore  dei  beni
rivalutati in data anteriore a quella di inizio del quarto  esercizio
successivo a quello  nel  cui  bilancio  la  rivalutazione  e'  stata
eseguita,  ai  fini  della   determinazione   delle   plusvalenze   o
minusvalenze  si  ha  riguardo  al  costo  del   bene   prima   della
rivalutazione. 
  6. Le imposte sostitutive di cui ai commi 3 e 4 sono versate in  un
massimo di tre rate di pari importo di  cui  la  prima  con  scadenza
entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui
redditi relative al periodo d'imposta con  riferimento  al  quale  la
rivalutazione e' eseguita, e le altre con scadenza entro  il  termine
rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte  sui
redditi relative ai periodi  d'imposta  successivi.  Gli  importi  da
versare possono essere compensati ai sensi della sezione I  del  capo
III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. 
  7. Si applicano,  in  quanto  compatibili,  le  disposizioni  degli
articoli 11, 13, 14 e 15 della legge 21 novembre 2000, n. 342, quelle
del regolamento di cui al  decreto  del  Ministro  delle  finanze  13
aprile 2001, n. 162, nonche' quelle del regolamento di cui al decreto
del Ministro dell'economia e delle finanze 19 aprile 2002, n.  86,  e
dei commi 475, 477 e 478 dell'articolo  1  della  legge  30  dicembre
2004, n. 311. 
  8. Le previsioni di cui all'articolo 14, comma 1,  della  legge  21
novembre 2000, n. 342, si applicano anche ai soggetti che redigono il
bilancio in base ai  principi  contabili  internazionali  di  cui  al
regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 luglio 2002, anche con  riferimento  alle  partecipazioni,  in
societa' ed enti, costituenti immobilizzazioni finanziarie  ai  sensi
dell'articolo 85, comma 3-bis, del  testo  unico  delle  imposte  sui
redditi, di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  22
dicembre  1986,  n.   917.   Per   tali   soggetti,   per   l'importo
corrispondente ai maggiori valori oggetto di riallineamento, al netto
dell'imposta sostitutiva di cui al comma 4, e' vincolata una  riserva
in sospensione d'imposta ai fini fiscali che puo'  essere  affrancata
ai sensi del comma 3. 
  9. Agli oneri derivanti dal  presente  articolo  valutati  in  74,8
milioni di euro per l'anno 2022, 254,3 milioni  di  euro  per  l'anno
2023, 172 milioni di euro per l'anno 2024 e 176,9 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede ai  sensi  dell'articolo
114.

Bus nella scarpata in Irpinia, arriva la perizia: «Le barriere dell’autostrada non erano salde»

Le barriere di protezione del viadotto Acqualonga della A16 Napoli-Canosa, dal quale il 28 luglio dell’anno scorso precipitò il bus, «non erano saldamente mantenute al suolo» in quanto «i perni che le avrebbero dovute ancorare sono stati corrosi dal sale utilizzato nei periodi invernali» quando in quel tratto autostradale, tra i caselli di Avellino e Baiano, c’è ghiaccio e neve, scrivono i quattro consulenti di ufficio nominati dalla procura.La perizia, che consta di 650 pagine e contiene 1.500 allegati, in particolare punta l’indice sulla mancata manutenzione rispetto «ad un’azione di corrosione avvenuta negli anni»: «Se ci fosse stata una accorta manutenzione – scrivono i periti – le barriere avrebbero potuto contenere l’impatto del pullman ed evitare che precipitasse dal cavalcavia». Un altro elemento che i periti nelle loro conclusioni affidano ai magistrati, riguarda l’autobus: «Al momento dell’incidente, l’automezzo non aveva in funzione l’impianto frenante e nonostante questo l’autista del bus, Ciro Lametta (morto nell’incidente, ndr) ha fatto di tutto per tenere l’automezzo sulla carreggiata».

Con la consegna delle perizie alle parti, il procuratore di Avellino, Rosario Cantelmo, che coordina l’inchiesta dei pm Adriano Del Bene e Cecilia Annecchini, potrebbe individuare nuovi profili di responsabilità per gli attuali indagati e per altre persone. Alla luce della perizia, sembra destinata alla archiviazione la posizione di Ciro Lametta, la cui iscrizione ‘post mortem’ nel registro degli indagati è stata un atto dovuto.

più info http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/16-giugno-2014/bus-scarpata-perizia-choc-barriere-a16-erano-corrose–223408280827.shtml

Atac, la perizia choc: «Le gomme degli autobus a rischio esplosione»

di Riccardo Tagliapietra

L’ipotesi di reato l’hanno messa nero su bianco i periti della procura di Roma: «Attentato alla sicurezza dei trasporti». Dei romani, s’intende. Almeno di tutti quelli che ogni mattina prendono l’autobus. Perché una delle perizie che è finita nella grande inchiesta calderone sugli sprechi della municipalizzata dei trasporti capitolina racconta la storia della Gommeur, l’azienda di Teramo che aveva in gestione la fornitura e l’assistenza per i mezzi Atac. Che solo di recente avrebbe ricevuto il benservito. Ufficialmente per la fine del contratto. Ufficiosamente per questioni tutte da chiarire. E che in parte sono raccontate nella relazione tecnica sulla gestione del servizio dal 2010 al 2013 recentemente consegnata alla procura di Roma.

Una perizia pesante, che accusa l’azienda di trasporti capitolina di aver accomodato il contratto di fornitura a quasi totale beneficio del fornitore, senza penali per chi sbaglia e soprattutto senza alcun controllo interno. Tanto che tecnici, ingegneri e professionisti che hanno fatto parte del pool di investigatori tracciano conclusioni che fanno rabbrividire. In molti casi, oltre alle condizioni di capitolato, sarebbero state violate le più elementari norme di sicurezza, mettendo a rischio l’incolumità di chi ha viaggiato con i mezzi Atac. Pneumatici troppo vecchi per essere ricondizionati, altri di dubbia provenienza, alcuni senza marchiatura. C’erano perfino dei bus che viaggiavano sulle cosiddette tele, con la gomma praticamente a rischio scoppio. Sotto accusa anche le manovre negligenti di molti autisti troppo disinvolti nella guida che avrebbero rovinato, oltre ai cordoli delle fermate, pure gli pneumatici dei mezzi.

I BLITZ
Tutto comincia nel 2012 con una serie di verifiche a sorpresa dei tecnici del pool investigativo napoletano. Vengono controllati bus e pulmini. Prima alle fermate capolinea, poi ai depositi. Molti mezzi hanno le gomme sgonfie. Sono pericolosi. Altri corrono su pneumatici vecchi anche di dieci anni. E mentre un team controlla su strada, altri professionisti cominciano a spulciare tra le carte. Nel 2010 Adalberto Bertucci, ad di Atac finito al centro di numerose polemiche sull’assunzione in azienda di persone vicine al Pdl provenienti da Roma Nord, firma l’appalto per la fornitura con Gommeur di Francesco Massi che vince la gara. Un capitolato di circa 10 milioni di euro in tre anni. In cambio, Gommeur deve fornire pneumatici e servizio cambio gomme, con un equipaggio munito di furgone d’emergenza per riparare i mezzi rimasti in panne. I periti, intanto, sollevano perplessità sulla documentazione presentata dalle aziende durante la gara.

LE CARTE
Le prime contestazioni, invece, riguardano proprio il contratto. Secondo i tecnici «lascia troppo libero l’appaltatore», determinando una «pericolosa lacuna che si traduce in un potenziale danno per Atac», su forniture e qualità dei materiali. Qualcuno si chiede perché Atac abbia sottoscritto un documento del genere, configurando l’ipotesi per la gestione di alcuni stock di pneumatici di «danno erariale doloso». Anche sull’assistenza stradale vengono sollevati dubbi e anche qui ci sono lacune contrattuali, tutte a favore del fornitore. «Le responsabilità per Atac – scrivono i periti – diventano gravissime». Ci sono mezzi che camminano con gomme sgonfie, con battistrada a zero, con cattiva equilibratura e convergenza. Ed è a questo punto che il pool di esperti formula l’ipotesi choc del reato di attentato alla sicurezza dei trasporti, perché in quelle condizioni appare quantomai probabile che gli automezzi pubblici possano avere qualche incidente.

L’AZOTO INESISTENTE
Continuano i controlli nei depositi. Grottarossa, Tor Vergata, Collatina, Tor Sapienza. «Capitolati più scrupolosi di quelli di Atac – spiega il rapporto – impongono gomme non più vecchie di un anno». I ricostruttori di pneumatici solitamente rifiutano di ricoprire carcasse più vecchie di 4-5 anni. Quelli ritrovati sui mezzi Atac, invece, hanno anche 12 anni, arrivano anche da Turchia e paesi dell’Est Europa, molti non si sa nemmeno da dove provengono. Ma c’è un altro particolare allarmante. Dalle verifiche effettuate sul campo, le gomme non risultano gonfiate con azoto (serve per mantenere alti pressione, stabilità e sicurezza) e la scolpitura degli pneumatici è stata eseguita malissimo – scrivono i periti – tanto da arrecare più un danno che un beneficio. Alcune gomme scolpite hanno perfino le tele esposte fino alle cordicelle d’acciaio, una situazione oltre il limite di sicurezza: in strada la polizia sarebbe costretta a sequestrare il veicolo.

BOOM DI ROTTURE
«I bus forano prevalentemente in officina», cita testualmente il rapporto. E il boom di rotture si registra in agosto, mese in cui viene ridotto il servizio. Ma anche a gennaio e febbraio del 2012, in concomitanza con la famosa nevicata, per «uso maldestro della catene da neve», con numeri raddoppiati rispetto alla media. Così come risulta raddoppiato il costo delle riparazioni (con l’affidamento alla Gommeur) rispetto a quello che sosteneva internamente l’azienda. Una gestione creativa che nessuno ha mai spiegato.