Che cosa succede se avviene un incidente ad un’auto già danneggiata secondo leggi 2021

Che cosa succede se avviene un incidente

Incidente a un’auto già danneggiata, cosa succede?

La compagnia di assicurazione si trova davanti a un bivio: liquidare completamente il danno o svalutarli poiché le componenti da riparare erano già danneggiate. In questo caso spetta ai periti assicurativi trovare la soluzione e lo possono fare con maggiore sicurezza se l’automobilista danneggiata è in grado di esibire ricevute o fatture per la riparazione di danni precedentemente subiti.

Si tratta di una delle situazione che è storicamente oggetto di controversie. Non solo tra automobilisti, ma anche tra il danneggiato e la compagnia di assicurazione chiamata a risarcire i danni provocati dall’assicurato.

Cosa succede nel caso viene coinvolta in un incidente un’auto già danneggiata. Al centro della controversi c’è il danneggiamento di parti già danneggiate. Non si tratta di un gioco di parole, ma di una circostanza che potrebbe verificarsi nel caso in cui il veicolo fosse già stato protagonista di altri sinistri stradali senza che sia seguita la riparazione. Ecco quindi che diventa inevitabili chiedersi come si comporta la società di assicurazione e qual è la procedura prevista in questi casi. Vediamo in questo articolo:
  • Incidente a un’auto già danneggiata, cosa succede
  • Incidente ad un’auto già danneggiata, quale procedura

A essere interessato dal risarcimento danni nel caso di coinvolgimento di un’auto già danneggiata è proprio l’automobilista che deve farsi liquidare la somma corrispondente per la riparazione del veicolo. La questione non è affatto di immediata risoluzione poiché la compagnia di assicurazione si trova davanti a un bivio: liquidare completamente il danno o svalutarli poiché le componenti da riparare erano già danneggiate.

In questo caso spetta ai periti assicurativi trovare la soluzione e lo possono fare con maggiore sicurezza se l’automobilista danneggiata è in grado di esibire ricevute o fatture per la riparazione di danni precedentemente subiti. In caso contrario, l’assicuratore potrebbe procedere al ribasso ovvero proporre un’offerta di risarcimento inferiore rispetto a quanto spetterebbe per danni su un’auto intatta.

Se il danno non è mai stato riparato e dunque non c’è alcun documento da mostrare, è difficile dimostrare che i danni subiti dall’incidente non risalgono a un precedente sinistro. La decisione spetta quindi al perito assicurativo, che – ricordiamolo – è comunque una figura fiduciaria della compagnia di assicurazione.
Incidente ad un’auto già danneggiata, quale procedura

L’assicurato è chiamato a denunciare il sinistro in tempi brevi. La compagnia di assicurazione, una volta ricevuta la richiesta danni, verifica con la controparte la dinamica dell’incidente.

Di conseguenza la denuncia deve contenere i nomi e i recapiti degli assicurati, le targhe dei veicoli coinvolti, la denominazione delle rispettive compagnie di assicurazione, la descrizione delle circostanze e delle modalità del sinistro, le generalità e i recapiti di eventuali testimoni, l’indicazione dell’eventuale intervento degli organi di polizia. E ancora: il luogo, i giorni e le ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per la perizia di accertamento dell’entità del danno.

Nel caso di lesioni subite dai conducenti, bisogna indicare pure età, attività e reddito del danneggiato, entità delle lesioni subite, dichiarazione relativa a prestazioni erogate da istituti di assicurazione sociale obbligatoria, attestazione medica comprovante l’avventa guarigione ed eventuale consulenza, medico legale di parte.

Ricevuta la richiesta danni, la compagnia di assicurazione comunica al danneggiato la propria offerta di risarcimento del danno o i motivi che impediscono di formulare l’offerta di risarcimento. I tempi sono certi: 30 giorni nel caso di danni ai veicoli o alle cose, qualora il modulo di denuncia del sinistro sia sottoscritto da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro; 60 giorni nel caso di danni riguardanti solo i veicoli o le cose in assenza di constatazione amichevole compilata e firmata da entrambi i conducenti coinvolti nell’incidente; 90 giorni nel caso di lesioni laddove venga prodotta tutta la documentazione richiesta.

Nel caso in cui l’incidente stradale non rientri nella procedura di risarcimento diretto, la compagnia di assicurazione informa l’assicurato entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta danni e trasmette alla compagnia di controparte la richiesta accompagnata dalla documentazione acquisita.

SORGENTE: https://www.businessonline.it/articoli/che-cosa-succede-se-avviene-un-incidente-ad-unauto-gia-danneggiata-secondo-leggi-.html

Attentato al perito assicurativo di Foggia, inflitti 6 anni a mandante ed esecutore materiale

 

Sono stati condannati a tre anni e quattro mesi e due anni e otto mesi di reclusione, i due foggiani ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore materiale dell’attentato dell’18 Novembre scorso a Foggia è questo l’esito della sentenza del processo con rito abbreviato che si è celebrato presso il tribunale di Foggia.

I due imputati erano accusati di danneggiamento aggravato e di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un ordigno esplosivo. Vennero arrestati la mattina del 11 marzo scorso dai carabinieri di Foggia che riuscirono a risalire alla loro identità grazie alle immagini dalle telecamere della videosorveglianza.

Secondo l’accusa il giovane voleva vendicarsi in quanto il perito non avrebbe curato la pratica relativa ad un presunto falso incidente stradale. Dalle telecamere i carabinieri sono riusciti ad identificare uno dei due che tre secondi prima che avvenisse la deflagrazione si è allontanato correndo da via Molfetta. Visionate anche i filmati delle telecamere posizionate nelle vicinanze dell’abitazione di Consalvo quando nel pomeriggio proprio De Stefano consegnò a quest’ultimo una busta contenente l’ordigno esplosivo.

Sorgente: Attentato al perito assicurativo di Foggia, inflitti 6 anni a mandante ed esecutore materiale

Assicurazioni. Drago (FdI): iniziato iter ddl tutela periti assicurativi. Dare maggiore dignità e professionalità a categoria

“E’  incardinato in Commissione  il disegno di legge che ho presentato per ridefinire le  che disciplinano l’inquadramento previdenziale dei periti assicurativi. Un esame che porterà all’elaborazione di un testo unico grazie al contributo degli ddl presentati in Commissione”.
Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia Tiziana Drago.

“L’obiettivo del disegno di legge è di ridefinire le  che disciplinano l’inquadramento previdenziale per ricondurre la categoria all’interno di un sistema di tutele maggiormente consono alle esigenze dei professionisti. Per questo è allo studio un progetto complessivo ed organico che, grazie ad una serie di proposte fra le quali spiccano l’istituzione di un albo professionale e la revisione del  previdenziale, ha l’obiettivo preciso di dare alla categoria maggiore dignità e professionalità” conclude la senatrice Drago.

Sorgente: Assicurazioni. Drago (FdI): iniziato iter ddl tutela periti assicurativi. Dare maggiore dignità e professionalità a categoria | La Voce del Patriota

1° Incontro “Domanda e Offerta di Professionalità. Tecnologia e Sicurezza guidano il percorso” – 9 Giugno 2021 – 

Il giorno ven 14 mag 2021 alle ore 12:39 GUELFI SILVANO <d019522@polito.it> ha scritto:

Manodopera quanto mi costi! Le differenze tra generalisti e concessionari.

Quando andiamo dal meccanico o dal carrozziere per una qualunque riparazione riceviamo una fattura che elenca le lavorazioni eseguite, le ore di manodopera impiegate, i ricambi e i materiali impiegati. Quel che appare evidente è specialmente il costo della manodopera, spesso molto caro. Tuttavia dietro questo costo sono presenti una serie di spese, anche se non si possono percepire.
Il meccanico o il carrozziere si è trovato a diventare un vero e proprio manager che deve curare molti altri aspetti organizzativi oltre a quelli strettamente inerenti alla sua attività. L’ evoluzione dei mezzi obbliga l’autoriparatore ad una formazione continua sua personale e dei dipendenti e a un rinnovamento e aggiornamento costanti delle attrezzature diagnostiche d’officina, alla sostituzione o perlomento una taratura periodica. Un peso notevole è poi il costo del personale che a causa degli oneri fiscali detti “cuneo fiscale” impongono un esborso notevole per l’azienda a fronte di uno stipendio che spesso deve essere addolcito con “premi” fuori busta per fidelizzare il dipendente.
Tutto questo porta, sempre più spesso, al non riuscire a contenere queste voci in una tariffa di manodopera adeguata. Possiamo stimare il costo orario della manodopera delle officine generaliste in circa 50 euro al nord, 40 al centro e 30 al sud.
Ci sono comunque dei fattori che possono portare a differenze anche sostanziali pur nella stessa area geografica. Incide l’aspetto esterno dei locali che hanno un costo di locazione proporzionato alla zona, alle dimensioni, alla pulizia, l’ordine, l’aspetto e lo stato generale dei locali. Il livello formativo del personale e la capacità di eseguire interventi complessi e altro ancora.
Confartigianato e le altre organizzazioni o le associazioni locali di categoria fissano annualmente le tariffe di riferimento ma il professionista in genere si tiene più basso. Le tariffe depositate per esempio a Genova per il 2019 sono 59,50 euro/ora + IVA per la manodopera con la possibilità di variarle di un più o meno 15%. Lo smaltimento dei rifiuti vale il 3% sull’imponibile (fino ad un massimo di 60 euro) + IVA. Per confronto citiamo i costi orari del Gruppo Mercedes: si va da 66 Euro + IVA, per le Smart mentre le Mercedes vengono riparate a 72 Euro l’ora. Le flotte però possono beneficiare di convenzioni che prevedono sconti sia sulla manodopera che sui ricambi dal 20% fino ad arrivare al 50%.
Sono pesanti gli oneri bancari e gli adempimenti continui.
Le voci sono molteplici e fra le più impegnative ci sono adempimenti a scadenze quasi giornaliere. Nel 2018 le imprese ne hanno espletate 279 e uno studio di Confartigianato Lombardia le ha stimate equivalere a 238 ore/anno di incombenze, 20 in più della Germania, 86 in più della Spagna e 99 di più della Francia. Queste ore, considerando un costo medio per gli impiegati di 30 euro/ora, portano il totale a circa 7.000€. Anche la voce smaltimento rifiuti ha il suo costo e i suoi oneri dati dalla compilazione di formulari e registi che implicano anche una responsabilità penale e che, se non compiuta dal titolare implica costi del personale, materiali e così via.
Si registrano 11 tipologie diverse di rifiuti (oli, vetri, solventi, plastiche ecc.) e, a parte gli pneumatici il cui costo di smaltimento è incluso in quello di acquisto, per tutti gli altri ci sono ulteriori costi che per le officine valgono mediamente 700/800 euro l’anno più il MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale), che costa circa 200 euro/anno.
Bisogna inoltre pensare che a queste voci, piuttosto prevedibili, se ne aggiungono molte altre, a volte impensabili. Partendo da quelle evidenti quali l’eventuale affiliazione a qualche Rete (A Posto, Car Clinic, Punto Pro, Bosch, Rhiag e simili), per circa 1.000 euro/anno, per finire all’iscrizione a Confartigianato o a qualche altra associazione. Occorre poi pensare alla contabilità, la gestione delle buste paga e dei Cud, che assommano a circa 6.000 euro + IVA all’anno per un’officina/carrozzeria con circa 10 addetti.
Ai costi citati bisogna aggiungere quelli imposti dal marchio della casa automobilistica di cui si è concessionario o licenziatario che incidono per oltre 40.000 euro come start up, attrezzature, insegne, impianti e base di ricambi e materiali di consumo per finire ogni anno con costi dati dalla formazione obbligatoria, dalla pubblicità e delle royalty che si aggirano sui 8.000 euro l’anno.
Quest’ultima voce oltre a quella dei locali spesso più prestigiosi, è quella che definisce anche la differenza tra costo medio dei generalisti e quelli delle officine e carrozzerie dei concessionari.

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When we go to the mechanic or body shop for any repairs we receive an invoice that lists the work performed, the hours of labor used, the spare parts and the materials used. What is evident is especially the cost of labor, which is often very expensive. However, behind this cost there are a series of expenses, even if they cannot be perceived.
The mechanic or the coachbuilder has found himself becoming a real manager who must take care of many other organizational aspects in addition to those strictly related to his activity. The evolution of the vehicles obliges the repairer to carry out continuous training of his staff and to constantly renew and update the workshop diagnostic equipment, to replace or perhaps periodically calibrate. A considerable weight is also the cost of personnel which, due to the tax burdens called “tax wedge”, impose a considerable outlay for the company in the face of a salary that often has to be sweetened with “prizes” outside the envelope for retain the employee.
All this leads, more and more often, to not being able to contain these items in an adequate labor rate. We can estimate the hourly cost of labor for generalist workshops to be around 50 euros in the north, 40 in the center and 30 in the south.
However, there are factors that can lead to even substantial differences even in the same geographical area. It affects the external appearance of the premises which have a rental cost in proportion to the area, size, cleanliness, order, appearance and general condition of the premises. The training level of the staff and the ability to perform complex interventions and more.
Confartigianato and other organizations or local trade associations set the reference rates annually, but the professional generally stays lower. The rates filed for example in Genoa for 2019 are 59.50 euros / hour + VAT for labor with the possibility of varying them by more or less 15%. Waste disposal is worth 3% of the taxable amount (up to a maximum of 60 euros) + VAT. For comparison, we mention the hourly costs of the Mercedes Group a Genova: they range from 66 Euros + VAT, for Smart cars while Mercedes are repaired at 70 Euros per hour. However, fleets can benefit from agreements that provide discounts on both labor and spare parts from 20% up to 50%.
Also Bank charges and ongoing obligations are heavy. The items are many and among the most demanding there are fulfilments at almost daily deadlines. In 2018, completed 279 and a study by Confartigianato Lombardia estimated them to be equivalent to 238 hours / year of tasks, 20 more than Germany, 86 more than Spain and 99 more than France. These hours, considering an average cost for employees of € 30 / hour, bring the total to about € 7,000. The waste disposal item also has its cost and its charges given by the compilation of forms and directors which also imply criminal responsibility and which, if not carried out by the owner, implies costs for personnel, materials and so on.
There are 11 different types of waste (oils, glass, solvents, plastics, etc.) and, apart from tires whose disposal cost is included in the purchase cost, for all the others there are additional costs that are worth on average for workshops, 700/800 euros a year plus the MUD (Single Environmental Declaration Model), which costs around 200 euros / year.
We must also think that to these rather predictable rumors, there are many others, sometimes unthinkable. Starting from the obvious ones such as the possible affiliation to some Network (A Posto, Car Clinic, Punto Pro, Bosch, Rhiag and the like), for about 1,000 euros / year, and to end up registering with Confartigianato or some other association. It is then necessary to think about accounting, the management of payrolls and Cud (tax declaration) , which amount to about 8,000 euros + VAT per year for a workshop / body shop with about 10 employees.
To the costs mentioned must be added those imposed by the brand of the car manufacturer of which you are the concessionaire or licensee which affect for over 40,000 euros such as start-ups, equipment, signs, systems and spare parts and consumables base, to end every year with costs given by the compulsory training, advertising and royalties that are around 12,000 euros a year.
This last item, in addition to that of the often more prestigious premises, is the one that also defines the difference between the average cost of generalists and those of the workshops and body shops of dealers.

 

UN PRIMO VERO APPROFONDIMENTO GIURIDICO SULLA VIDEO PERIZIA

Nel mese di marzo dello scorso anno, in pieno lockdown, tutti i professionisti del nostro bel Paese e non solo, si son ritrovati ad affrontare oltre agli innumerevoli problemi legati alla estemporaneità dell’evento pandemico, anche una attenta ricerca di soluzioni per il lavoro a distanza. In tanti si sono così avvicinati per la prima volta ad applicazioni del tipo Teamviewer, Skype o Zoom, facendo scorgere dietro alla drammatica disavventura della Covid-19, anche qualche piccola ma interessante, nuova prospettiva di lavoro.

In Italia, nel frattempo, le Imprese assicurative, tramite l’ANIA, ovvero l’associazione che le rappresenta nella quasi totalità, hanno diramato una direttiva che invitava le reti fiduciarie a utilizzare lo strumento della video perizia al fine di limitare i contatti con i danneggiati e quindi i potenziali contagi, adempiendo quanto più possibile alle prescrizioni dei vari DPCM che di lì a poco si andavano susseguendo sotto il Governo Conte 2. La direttiva, invero, invitava a utilizzare tale strumento di perizia in remoto anche al termine dell’emergenza sanitaria, delineando così una prospettiva per il futuro che la vedrebbe preponderante, se non addirittura sostitutiva, rispetto alla classica ispezione diretta dei danni alla quale siamo stati, talvolta anche con intimidazione, abituati a operare per anni.

Il significativo cambiamento di questo paradigma non poteva che portare a una minima riflessione in più rispetto a quanto deliberato sotto la sola spinta emotiva dell’emergenza sanitaria, pertanto con alcuni illustri colleghi della città di Latina, abbiamo deciso di avviare una serie di appuntamenti via Skype. Ne è nato un interessante dibattito che con il prosieguo degli incontri ha fatto emergere numerose criticità. Tra queste, però, ve ne erano alcune che richiedevano assolutamente il supporto di un esperto del settore sotto il profilo giuridico, e quindi, vista la mia conoscenza diretta con l’Avvocato Annunziata Candida Fusco, che è sicuramente la più formata in Italia in materia di Periti assicurativi, abbiamo deciso di commissionare a lei un lavoro di ricerca, il cui risultato viene allegato a questa e-mail. Possiamo definire tale interessantissima relazione tecnica il primo vero punto di partenza di un dibattito finora mai seriamente affrontato, ma assolutamente pertinente e necessario. Al termine della lettura di questo prezioso lavoro vi domanderete anche voi con molte probabilità, quanto la “perizia da remoto” sia per la nostra professione veramente efficace e funzionale oppure, viceversa, pericolosa o, addirittura, non aderente al nostro sistema normativo.

L’obiettivo, tuttavia, è quello di arricchire e completare la ricerca in maniera imparziale, con il contributo di tutti i colleghi, anche di aree geografiche diverse, tramite testimonianze e discussioni, che portino poi l’intero comparto assicurativo a riconfigurare queste nuove procedure di lavoro, in un nuovo quadro operativo, e facendone così un uso più pertinente e conforme alle leggi vigenti.

A tal proposito, quindi, vi invito a partecipare tutti, nessuno escluso, a questo importante dibattito, per arricchirlo oppure solo per informarvi in maniera corretta ed esaustiva.

Confidando in una tua fattiva partecipazione, con il gruppo di Periti che ha dato il via a questa importante ricerca, abbiamo creato una apposita casella di posta elettronica, verso la quale potrai indirizzare le tue testimonianze o solo manifestare il tuo interesse. Ti ricordo che questo confronto tra tutte le parti interessate (invero anche i consumatori lo sono) è assolutamente necessario per evitare che tali procedure vengano adottate erroneamente in maniera definitiva, quindi non perdere l’attimo e partecipa a tutte le iniziative che intraprenderemo su questo delicato tema.

Email per partecipare al dibattito: incontri.videoperizia@gmail.com

Buona lettura
Un cordiale saluto

Massimiliano Panecaldo
Perito Assicurativo e
Consulente Tecnico del Tribunale Civile di Roma

 

 

  Avv. Annunziata Candida Fusco

Avvocato e insegnante di Diritto, la sua sede operativa è a Bergamo. Da anni collabora, oltre ad altre, anche con la rivista giuridica “La Tribuna”, sulla quale sono stati pubblicati molti importanti articoli a sua firma inerenti lo specifico tema della professione del Perito Assicurativo.  avvocatofusco.com

Scarica il pdf: PERIZIA-DA REMOTO-26-feb2021

fonte: https://www.effettivisivistudio.com/video-perizia/home.html?fbclid=IwAR2ymoZXvAMTqyETlMVMYj9vUR0IaZQoAzP2jfYmhCWA9Q0SwpiBBFS9yw4

Come è fatto un sogno?

Come è fatto Supercar HD Ferrari FF

sognare un pò, ma anche per  fare un veloce ripasso di tutte le fasi necessarie per costruire una vettura in maniera evoluta ma per lo più a mano da moderni artigianale.

Per vedere il video click sulla foto o sul link seguente:  Come è fatta una Ferrari FF

I 15 lavori senza laurea con stipendio molto alto (anche da casa): la classifica

Ci sono 15 lavori senza laurea, per i quali basta il solo diploma, che hanno uno stipendio molto alto. Dall’analista di intelligence al perito assicurativo, alcuni è possibile svolgerli da casa, in smart working. Vediamo qual è la classifica.

Ci sono 15 lavori senza laurea con uno stipendio molto alto e parte dei quali si possono svolgere da casa. D’altronde con la pandemia di Covid molte abitudini sono cambiate ed è facile trovare lavori da casa anche ben retribuiti.

La classifica dei 15 lavori senza laurea con stipendio alto è stata elaborata negli Stati Uniti dal sito Business Insider che ha tenuto conto dei dati statistici del 2020 del Bureau of Labor Statistics. Una classifica d’oltreoceano ma che trova chiari riscontri anche nel nostro Paesesebbene con le dovute differenze.

Una parte di questi lavori ben pagati e senza laurea possono anche essere svolti in smart working. Il lavoro agile d’altronde ha occupato gran parte del 2020 e continua a essere raccomandato, dato il perdurare della pandemia, anche con il nuovo anno in Italia e nel resto del mondo.

Abbiamo visto quali sono i 20 lavori per Millennial con stipendi a 6 cifre. Vediamo ora quali sono i 15 lavori senza laurea strapagati e da poter fare anche da casa secondo la classifica.

I 15 LAVORI DA CASA SENZA LAUREA E CON STIPENDIO ALTO: LA CLASSIFICA

Tra i 15 lavori da casa senza laurea e che prevedono uno stipendio alto negli Stati Uniti, la classifica pone al primo posto quello del Gestore di trasporti, stoccaggio e distribuzione.

Un lavoro questo che negli Stati Uniti fanno circa 132mila persone e con uno stipendio di 87mila euro l’anno (103mila dollari). Un lavoro tuttavia che non è possibile svolgere da casa, ma che non richiede la laurea e per il quale basta il diploma.

Andando avanti con la classifica troviamo:

  • Responsabile e supervisore degli addetti alle vendite non al dettaglio

Al secondo posto della classifica troviamo chi si occupa di supervisionare e coordinare l’attività degli addetti alle vendite all’ingrosso. Lo stipendio è di 72mila euro (86mila dollari), si può fare senza laurea e sono 249mila le persone che svolgono questo lavoro negli USA.

  • Analista di intelligence

Al terzo posto della classifica dei 15 lavori senza laurea e con stipendio alto troviamo quello di analista di intelligence. Chi fa questo mestiere ricerca minacce per la sicurezza nazionale e lo stipendio è di 72mila euro 86mila dollari.

Diciamo subito che in Italia per fare l’analista di intelligence e lavorare per la sicurezza nazionale è necessario avere la laurea e inoltre si viene assunti non mediante concorso pubblico, come può avvenire per le Forze dell’ordine, ma attraverso un reclutamento mirato. Per fare l’analista di intelligence in Italia vengono richieste anche elevate conoscenze linguistiche.

  • Agente immobiliare

Per l’agente immobiliare lo stipendio negli USA è di 81mila dollari ovvero 68mila euro per 42mila addetti del settore.

Anche in Italia per fare l’agente immobiliare basta avere il diploma. Nel nostro Paese questo lavoro può essere svolto anche senza laurea, ma è necessario in ogni caso aver frequentato un corso di formazione con il superamento di un esame camerale. Quello dell’Agente immobiliare è un mestiere che in Italia può anche essere svolto come libero professionista.

  • Direttore delle Poste

In USA un direttore delle Poste ha uno stipendio di 78mila dollari l’anno ovvero 65mila euro e per diventarlo non serve la laurea.

Diversa è la situazione in Italia dove oggi, sebbene fino a qualche anno fa era un lavoro che si poteva svolgere anche senza laurea, è molto difficile arrivare a ricoprire il ruolo di direttore o direttrice delle Poste con il solo diploma.

Lo stipendio rispetto agli Stati Uniti poi nel nostro Paese è molto più basso. In Italia lo stipendio di un direttore delle Poste va dai 40 ai 43mila euro annui.

  • Gestori di proprietà e di immobili

60mila euro, vale a dire 71mila dollari, è lo stipendio per i gestori di proprietà e immobili che in USA sono 220mila.

  • Rappresentate

Il rappresentante di vendita è al settimo posto nella classifica dei 15 lavori senza laurea e con stipendio alto. In USA lo stipendio è di 71mila dollari ovvero 60mila euro.

Per fare il rappresentante di vendita in Italia, a seconda sia chiaro del settore, è richiesta la laurea come è evidente dai numerosi annunci che si possono trovare sul web.

  • Perito assicurativo

Il perito assicurativo prende in USA uno stipendio di 69mila dollari che tradotti sono 58mila euro. Il perito assicurativo quantifica i danni per i quali è richiesto un indennizzo. Il lavoro del perito assicurativo può essere svolto senza laurea anche in Italia.

  • Agente assicurativo

L’agente assicurativo invece, come in Italia, vende prodotti e servizi assicurativi. Nella classifica è in nona posizione. Lo stipendio in USA è di 67mila dollari annui che tradotti nel nostro conio sono 56mila euro.

  • Assistente amministrativo

L’assistente amministrativo è colui che fa funzionare l’azienda e si occupa di documenti e scadenze. Lo stipendio è di 62mila dollari medi lordi l’anno che in Italia sono 52mila euro. Un lavoro questo che si può svolgere da casa.

  • Risorse umane per braccianti agricoli

Chi lavora nel campo delle risorse umane per braccianti agricoli si occupa di reclutare operai per i campi. Lo stipendio è di 62mila dollari negli Stati Uniti che in Italia si traduce in 52mila euro.

Quella del reclutatore di braccianti agricoli non è una figura che in Italia sia presente o conosciuta. Nel nostro Paese come sappiamo purtroppo esiste la piaga del caporalato, un sistema criminale di sfruttamento della manodopera, specie di immigrati irregolari, che lavora senza diritti e dignità.

  • Responsabile dipendenti in ufficio

Questa figura coordina i dipendenti in ufficio e funge da tutor. Lo stipendio è in media di 60mila dollari, in euro sono 50mila euro.

  • Responsabile dei lavoratori trasporto merci

Un lavoro senza laurea, per il quale basta il diploma quello del responsabile dei lavoratori del trasporto merci. Negli USA lo stipendio è di 58mila dollari ovvero 49mila euro.

  • Detective

Quello del detective è lavoro che in USA coinvolge 35mila persone con uno stipendio di 57mila dollari ovvero 48mila euro. È difficile trovare in Italia una figura che rispecchi quello che nell’immaginario collettivo è il detective statunitense.

Forse ci si avvicina l’investigatore privato o il commissario di Polizia. In Italia tuttavia per diventare commissario di polizia da civile è richiesta la laurea.

  • Impiegato di agenzie di intermediazione

A chiudere la classifica dei 15 lavori senza laurea, parte dei quali è possibile anche svolgere da casa, è il mestiere dell’Impiegato di agenzie di intermediazione che ha uno stipendio di 55mila dollari, 46mila euro annui.

In Italia lo ricordiamo, tra i lavori senza laurea che si possono svolgere e che sono anche ben pagati con uno stipendio alto, troviamo moltissimi lavori nel campo dell’informatica come il Software Developer. La laurea è preferibile certo e requisito in più, ma non indispensabile.

Teresa Maddonni

Fonte: Money.it

 

 

 

Roma, falsi certificati medico-legali Anche di morte. Sospesi funzionari Asl

I carabinieri del Nas hanno effettuato lunedì mattina 33 perquisizioni domiciliari e in uffici, anche di agenzie funebri. Fino ad ora sequestrata documentazione relativa a oltre 400 posizioni. Il sospetto che alcuni decessi siano stati anche per Covid

Roma, falsi certificati medico-legali Anche di morte. Sospesi funzionari Asl
Oltre 400 certificati per false visite medico legali su cadavere, mai eseguite, per confermare il decesso e anche le cause, consegnati dietro pagamento ai responsabili di alcune agenzie funebri della Capitale. E fra questi anche decessi che si sospetta possano essere avvenuti per Covid, comunque non per cause legate a reati. È solo una parte dell’immensa mole di documentazione contraffatta che il Nas dei carabinieri di Roma ha scoperto nel corso di un’indagine che lunedì mattina ha portato a trentatré perquisizioni di abitazioni e uffici e alla notifica del provvedimento di sospensione dal pubblico servizio per sei mesi nei confronti di due funzionari di una Asl capitolina che lavorano presso il Dipartimento di medicina legale.

Toccherà ai carabinieri, ora, capire dove possibile le cause esatte dei decessi, anche perché in molti casi le tumulazioni sono già avvenute. E anzi sembra proprio che il giro di falsi certificati, firmati a nome dei medici incaricati (da capire se alcuni di loro fossero consapevoli o ignari che il loro nome era finito su quei documenti), servisse proprio per accelerare pratiche che altrimenti, visto il periodo di emergenza coronavirus, avrebbero avuto un iter più lento. E l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato annuncia: «La vicenda oltre che essere grave, mette in cattiva luce lo sforzo che tutta la sanità regionale sta compiendo nel contrasto alla pandemia. I dipendenti Asl infedeli saranno immediatamente sospesi e avviate le procedure per il licenziamento. Le mele marce vanno allontanate e la Regione si costituirà parte civile nell’eventuale procedimento».

I militari dell’Arma contestano ai due funzionari di Asl centrali della Capitale e ad altri indagati, a vario titolo, i reati di corruzione, falsità ideologica e materiale, truffa aggravata ai danni dello Stato. In particolare è stata accertata l’esistenza di una vera e propria banda che dietro pagamento di somme di denaro rilasciava anche falsi certificati a persone che volevano ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile oppure un aggravamento di una condizione già presente, con l’aumento delle percentuali, in modo di ottenere le relative pensioni. I certificati in questione riguardavano anche il riconoscimento della 104 per l’assistenza di familiari invalidi o gravemente malati. Ma dopo che le indagini sono cominciate proprio per scoprire il traffico di questo genere di certificati rilasciati nel corso del 2020, ecco che i carabinieri hanno scoperto il secondo filone, quello legato ai decessi.

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Addio 9-5: nell’ufficio del post covid si giocherà con il 3-2-2 | Business Insider Italia

Dal tradizionale schema 9-5 a un più innovativo 3-2-2: non stiamo parlando di calcio e di impostazioni tattiche, ma di lavoro. In particolare, di come potrà cambiare la struttura della settimana lavorativa tipo dopo la pandemia: un evento dirompente, che ha modificato in modo radicale le abitudini di vita di molti di noi. Ora che l’arrivo del vaccino ha reso più concreta l’ipotesi della fine dell’emergenza, si discute di quali cambiamenti resisteranno anche nella “nuova normalità” ridisegnando le sorti della vita in ufficio.

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Tra i trend più innovativi emersi negli ultimi mesi ci sono la possibilità di lavorare da qualsiasi posto, con il conseguente svuotamento delle città più grandi e costose a favore di un ripopolamento delle province e delle aree rurali, e la settimana lavorativa di quattro giorni. Tuttavia, il vero cambiamento destinato a restare nel lungo termine, secondo l’esperta dell’Harvard Business School Ashley Whillans, riguarda proprio i numeri che governano la struttura degli impegni lavorativi. Anche dopo la pandemia in gran parte degli uffici il vecchio schema 9-5, cioè l’orario lavorativo classico per cinque giorni la settimana, potrebbe andare in pensione in favore di un più nuovo 3-2-2: tre giorni in ufficio, due in remoto, due liberi.

Per l’esperta una soluzione del genere sarebbe il perfetto compromesso, in grado di soddisfare le esigenze di chi apprezza i vantaggi del lavoro da remoto e quelle di chi invece non vede l’ora di ritrovare l’interazione personale tra i colleghi. Una struttura 3-2-2 darebbe ai lavoratori una certa sicurezza e linee guida precise da seguire, lasciandoli al contempo liberi di scegliere l’organizzazione che funziona meglio per la loro vita: questa soluzione consentirebbe di conciliare l’ambiente favorevole dell’ufficio con la libertà di gestire il proprio tempo in famiglia, una delle poche eredità favorevoli del 2020.

Nell’anno funestato dal covid, infatti, lavorare da remoto è diventata una possibilità concreta anche per chi non aveva mai provato questa esperienza: secondo l’indagine di Deloitte “The voice of European workforce”, prima del lockdown solo per il 37% degli europei e per il 33% degli italiani era possibile lavorare in maniera agile, mentre per il 41% (sia in Europa che in Italia) il proprio lavoro non poteva essere svolto in alcun modo da remoto. Per gli italiani, i principali cambiamenti portati dalla pandemia nel proprio lavoro sono stati l’incremento di autonomia (43%) e una maggiore flessibilità della giornata lavorativa (45%). Due dipendenti su tre, sia in Europa che In Italia, si aspettano di lavorare da remoto più spesso del solito nella nuova normalità.

“I lavoratori chiederanno più flessibilità e anche le società ne avranno bisogno”, ha precisato Whillans, secondo cui in ogni caso lo schema verrà adattato in maniera differente a seconda dei settori e delle aree geografiche. Secondo i dati del LinkedIn’s Workforce Confidence Index quasi la metà (47%) dei professionisti Usa crede che continuerà a lavorare, anche parzialmente, da remoto anche dopo la fine della pandemia, con punte del 73% e del 67% rispettivamente in settori come il tech e la finanza.  Tra gli effetti positivi generalizzati ci sarà senz’altro la riduzione dell’affollamento nelle ore di punta, visto che non tutti i lavoratori  si sposteranno negli stessi orari.

In generale, il passaggio a un approccio misto tra il lavoro da remoto e la presenza porterà a vantaggi come una maggiore produttività, una riduzione dell’assenteismo e un aumento della felicità dei dipendenti,  come già avevano dimostrato le esperienze delle società che avevano sperimentato soluzioni simili anche prima della pandemia.  Per questi motivi il passaggio dal vecchio schema 9-5 al nuovo 3-2-2 può essere considerato molto più che un semplice modo per placare le pressanti richieste dei dipendenti di maggiore flessibilità. Di fatto, per gli esperti una soluzione del genere può rappresentare l’arma vincente per garantire allo stesso tempo la serenità dei dipendenti e il successo delle aziende.

Sorgente: Addio 9-5: nell’ufficio del post covid si giocherà con il 3-2-2 | Business Insider Italia

IL PERITO ASSICURATIVO INCENDIO

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Da: <info@collegioligureperiti.it>
Date: mar 29 dic 2020 alle ore 16:31
Subject: info libro Learte Manfredi

Buon giorno gentili colleghi,  con la presente vi presento la pubblicazione del nostro associato Learte Manfredi,  Perito Assicurativo Incendio e Danni Complessi,  www.rischiperizie.it   il libro è rivolto ad aziende e  compagnie assicurative  e tecnici del settore, tutte le informazioni le potrete trovare sulla pagina del nostro collega  del nostro sito    https://www.collegioligureperiti.it/portfolio-articoli/laerte-manfredi/

Cordiali saluti

Gai

 

 

Auto, mercato europeo in picchiata e rallentano anche suv crossover

Secondo l’analisi di Jato Dynamic l’effetto del coronavirus sull’auto si fa ancora sentire nell’11o mese dell’anno. In diminuzione le vendite dei suv-crossover nel 2020

Un nuovo calo in doppia cifra a novembre per il mercato dell’auto in Europa che infatti risente sempre dell’impatto negativo della pandemia. Nell’undicesimo mese dell’anno il mercato ha registrato 1.045.129 nuove auto vendute, il 13% in meno dello stesso mese del 2019. Si tratta del novembre con un volume di vendite più basso dal 2014, quando erano state immatricolate 989.500 unità. Negativi anche i dati dall’inizio dell’anno con un calo del 26%, con 10,71 milioni di vendite tra gennaio e novembre la cifre più bassa dall’inizio di questo secolo.

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Le moto possono circolare nelle Ztl?

Molti utenti ci chiedono se le moto possano circolare nelle Ztl senza particolari restrizioni. La risposta non è univoca perché ogni Comune può permettere che ciclomotori e motocicli entrino liberamente nelle zone a traffico limitato, oppure può vietarlo (o limitarlo a determinati giorni e orari), in base al proprio regolamento. Pertanto non c’è una regola fissa, per esempio del Codice della Strada e quindi valida in tutta Italia, che preveda l’ingresso o meno delle moto in Ztl. L’articolo 7 comma 9 CdS si limita infatti a stabilire che “i Comuni, con deliberazione della giunta, provvedono a delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull’ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio”. Senza fare nessuna distinzione tra auto e moto.

CIRCOLAZIONE DELLE MOTO NELLE ZTL

Comunque dobbiamo dire che le moto sono di solito trattate piuttosto bene quando si tratta di decidere quali veicoli possano o no entrare in una zona a traffico limitato. Infatti in un’indagine di qualche tempo fa sulla mobilità a due ruote nelle principali città italiane, per cui sono state interpellate 104 città capoluogo di provincia, il 63% ha dichiarato di consentire il libero accesso di ciclomotori e motocicli all’interno delle Ztl, ritenendole soluzioni al traffico e all’inquinamento. Insomma, non c’è proprio da lamentarsi, anche se la percentuale potrebbe essere addirittura maggiore.

IN QUALI CITTÀ LE MOTO POSSONO CIRCOLARE NELLE ZTL?

Detto questo, vediamo adesso quali sono le principali città italiane che consentono alle moto di circolare nelle Ztl, tenendo conto che i regolamenti cambiano molto spesso (quindi meglio informarsi bene prima di accedervi, specie se si circola in una città diversa dalla propria) e che in alcuni Comuni sono ancora in vigore misure straordinarie per l’emergenza Coronavirus.

Torino: motocicli e ciclomotori entrano liberamente nella Ztl Centrale.

Genova: possono liberamente accedere alle varie Ztl della città solo i ciclomotori e i motocicli dei residenti (e soggetti assimilati) di ciascuna zona. Previa richiesta di un’autorizzazione.

Milano: motocicli e ciclomotori entrano liberamente in Area C; in Area B sono esclusi modelli a due tempi Euro 0 e 1 e a gasolio Euro 0 e 1.

Verona: possono entrare liberamente in Ztl ciclomotori e motocicli a due ruote.

Padova: il libero accesso di ciclomotori e motocicli nella Ztl di Padova è sempre consentito, salvo dove diversamente specificato e nel rispetto della segnaletica.

Bologna: la Ztl di Bologna del Centro Storico è aperta a ciclomotori e motocicli. Ci sono invece limitazioni per le altre Ztl Zona T, Università e San Francesco.

Firenze: ciclomotori a due ruote e motocicli possono accedere in Ztl previo inserimento nella ‘Lista bianca’.

Perugia: motocicli e ciclomotori per accedere nelle Ztl hanno bisogno di un apposito permesso.

Roma: motocicli e ciclomotori entrano liberamente in tutte le Ztl della Capitale;

Napoli: motocicli e ciclomotori possono accedere nella Ztl Tarsia – Pignasecca – Dante (tranne in via Brombeis), nella Ztl Belledonne – Martiri – Poerio e nella Ztl Mezzocannone. Nella Ztl Centro Antico è consentito l’ingresso soltanto ai ciclomotori, mentre nella Ztl Piazza del Gesù non possono accedere né motocicli né ciclomotori. Anche nella Ztl Marechiaro ciclomotori e motocicli non possono accedere se non espressamente autorizzati.

Bari: la libera circolazione di ciclomotori e motocicli nella Ztl della Città Vecchia è consentita solo nel settore Strada Verde; mentre nelle aree pedonali possono accedervi soltanto nei giorni feriali dalle 9:00 alle 10:00 e dalle 15:00 alle 16:00.

Palermo: ciclomotori e motocicli possono accedere nella Ztl di Palermo senza bisogno di pass.

Catania: per entrare in Ztl le moto hanno bisogno dello specifico contrassegno.

Cagliari: l’accesso e la sosta nelle Ztl di Cagliari è consentita senza nessuna formalità solo ai ciclomotori. Per i motocicli è richiesto invece un pass a pagamento.

SANZIONI PER LE MOTO CHE ENTRANO ABUSIVAMENTE IN ZTL

Quando non è previsto il libero accesso delle moto in Ztl, in caso di infrazione scattano le sanzioni previste dall’articolo 7 comma 13 del Codice della Strada: “Chiunque non ottempera ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 a 345 euro“. Ricordiamo alla fine che in base al comma 9-bis dello stesso articolo, nel delimitare le Ztl “i Comuni consentono, in ogni caso, l’accesso libero a tali zone ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida”. Quindi di norma moto elettriche e ibride entrano gratis nelle Ztl, ma attenzione che potrebbero esserci delle eccezioni.

Sorgente: Le moto possono circolare nelle Ztl?

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