Come sono le gomme delle auto elettriche? | Fleet Magazine

Gli pneumatici delle auto elettriche sono diversi rispetto a quelli delle auto con motore termico. Ecco in cosa si differenziano.

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MERCATO AUTO A GENNAIO -7,5% 

La decrescita del mercato auto rievoca lo spettro della crisi 
Reagire subito è un dovere

Inizia in affanno il mercato auto 2019, infatti, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti le autovetture immatricolate a gennaio sono state 164.864, con una diminuzione del -7,5% rispetto alle 178.326 di gennaio 2018. Guardando ai canali di vendita, si assiste ad un incremento delle immatricolazioni a privati (+4,1%), ad una flessione consistente delle immatricolazioni a società (-29,5%) e ad un più contenuto calo delle immatricolazioni a società di noleggio (-17,8%). Relativamente alle motorizzazioni, continua l’inesorabile erosione delle vendite di auto diesel che scendono del -30,9% e una quota di rappresentatività sul totale che arriva al 41,09%; in forte flessione anche le vendite di auto a metano (-46,1%) mentre crescono quelle alimentate a benzina (+27,4%), GPL (+8%), ibride (+18,8%) ed elettriche (+26,6%). Negli ultimi tre giorni del mese è stato immatricolato il 40,8% del totale mercato, mentre le auto-immatricolazioni di case e concessionari, secondo le stime Dataforce, hanno inciso per il 10,2% sui volumi di vendita mensili. In particolare, le auto-immatricolazioni dei dealer sono diminuite del 13%, attestandosi a 16.114 vetture (2.407 in meno rispetto a gennaio 2018), mentre si sono pressoché azzerate le Kilometri zero delle case auto (-91,7%).

“L’anno parte in decrescita – ha dichiarato Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari auto – e questa per noi non rappresenta una prospettiva felice. Fisiologicamente gennaio è un mese positivo, tranne che negli anni di crisi. E noi di crisi ne abbiamo abbastanza, avendone alle spalle una piuttosto lunga, che ha lasciato sul terreno il 48% delle concessionarie. Oggi il rallentamento del mercato automobilistico può essere espressione del dato generale di flessione economica del Paese, ma temiamo che a breve possa essere ulteriormente aggravato da fattori specifici imputabili alle scelte politiche del Governo. Per terminare l’analisi di quanto accaduto a gennaio, va comunque detto che le immatricolazioni avrebbero potuto presentare un consuntivo ben più pesante, dal momento che esse comprendono una quota non trascurabile di vetture a Kilometri zero e demo, in misura quasi totalitaria a carico delle concessionarie”.

Aggiunge il Presidente di Federauto: “La recessione non è un meteorite che precipita dallo spazio e necessita, a nostro avviso, di reazioni immediate da parte di chi ha il controllo della politica economica di un paese. Ci chiediamo quanto potrà incidere sulla crescita dell’economia italiana un settore auto che segna il passo, con pesanti conseguenze determinate dal calo della domanda e, conseguentemente, sull’assetto delle imprese della filiera commerciale ed industriale”.

“Reagire subito significa, anzitutto, chiedere al Governo di riflettere con urgenza sul provvedimento contenuto nella legge di bilancio relativo al bonus/malus in vigore dal prossimo marzo, che oggi sembra poter ulteriormente danneggiare il mercato, ingenerare nel cliente l’errata convinzione che il motore endotermico possa avere vita breve. Crediamo che il Ministro Di Maio abbia il dovere di ascoltare la voce del settore: abbiamo un mese di tempo, non di più”.

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Il dettaglio delle immatricolazioni rese note dal Ministero dei Trasporti è disponibile cliccando qui di seguito:

Nuovo – Gennaio 2019

Usato – Gennaio 2019

Furti di autoveicoli, ladri sempre più evoluti

  Cala il numero di vetture rubate, ma è allarme per la diffusione di dispositivi hi-tech per sottrarre veicoli

La tecnologia non spaventa i ladri. Se da lato i nuovi dispositivi di sicurezza nel settore automotive rendono più complicato il furto, dall’altro ciò sembra spingere i criminali a una maggiore specializzazione verso i veicoli di fascia medio-alta, molto apprezzati nel mercato nero dell’est Europa. Ogni giorno in Italia vengono rubate 274 vetture, e di queste ben 164 spariscono nel nulla. Nel 2017 i furti sono diminuiti sotto la soglia dei 100mila (da 108.000 a 99.987, cono un calo del 7,6% sull’anno precedente), ma sono calati ancor più signifcativamente i recuperi: -15,08% (solo 4 vetture su 10 vengono recuperate). Secondo quanto emerge dal dossier L’evoluzione dei furti d’auto: emergenza Suv, elaborato da LoJack Italia, i criminali fanno sempre più uso di dispositivi hi-tech.
Il target si sta spostando verso i Suv, i cui furti, in controtendenza con il dato generale, sono cresciuti dell’8,2% rispetto al 2016, con ben 4.623 episodi.
A rendere ancora più allarmante il dato, è la percentuale di recupero
spontaneo ferma al 31% e inferiore di quasi 10 punti percentuali rispetto a quella delle autovetture: su 10 Suv rubati, 7 non vengono più recuperati. Le pratiche tradizionali (rottura del fnestrino, forzatura della serratura di portiere o bagagliaio, furto delle chiavi in ristoranti e appartamenti) resistono, ma stanno cedendo il passo a nuove modalità hi-tech. Lo studio di Lojack mette in evidenza due pericoli: il sistema di riprogrammazione della chiave e il relay attack. Il primo si serve della connessione alle porte Obd del veicolo e consente al ladro di accedere all’unità di controllo elettronico della vettura, per ottenere facilmente una nuova chiave anche in meno di 15 secondi. Il relay attack sfrutta le debolezze dei software delle case costruttrici e può essere applicato alla maggioranza dei veicoli dotati di smart key: attraverso l’uso di due ripetitori in radiofrequenza, si fa rimbalzare la comunicazione tra l’auto e la sua chiave anche quando questa è a distanza.
A.G.P.

Una APP calcola l’aspettativa di vita di un veicolo

Un argoritmo che calcola la vetustà di ogni veicolo messo a punto per Airvo, associazione rivenditori auto usate

Ercole Messina Presidente di AIRVO

(ANSA) – TORINO, 7 GIU – Nasce a Torino Airvo, associazione italiana rivenditori veicoli d’occasione. Il suo primo obiettivo – spiega il presidente Ercole Messina al Salone di Torino Parco del Valentino – è la divulgazione di uno strumento in grado di dare un’indicazione oggettiva sullo stato di salute di un’auto usata: è basato su un algoritmo, messo a punto dalla società torinese Movi con il Dipartimento di Ingegneria gestionale e della produzione del Politecnico di Torino, in grado di indicare la percentuale di vita residua di un veicolo usato attraverso un calcolo che tiene conto dell’utilizzo pregresso del mezzo, dell’età, dei chilometri percorsi, del prezzo di listino del nuovo e del prezzo di vendita dell’usato.

“Il nostro obiettivo è impedire ai rivenditori scorretti di fregare i consumatori ma anche tutelare chi acquista un’auto usata. Già due multinazionali Fca Bank attraverso Lysis e Ald Automotive del gruppo Société Generale utilizzano questo strumento”, spiega Messina, che è anche presidente del gruppo Movi.

Il mercato dei veicoli usati in Italia genera, secondo i dati Unrae, un giro d’affari di 34 miliardi di euro contro i 41,5 di quelli nuovi. Nel 2017 sono stati registrati 2,8 milioni di passaggi di proprietà di auto con un incremento del 4,5% rispetto al 2016. Ogni 100 auto nuove sono state acquistate 146 auto di seconda mano, uno dei valori più bassi rispetto ai maggiori mercati europei. Il prezzo medio di vendita dell’usato e di 12.000 euro, con una flessione del 2,1% rispetto al 2016.

In testa alla classifica dei brand figura la Fiat, con Punto e Panda in particolare, seguita da Ford, Alfa Romeo, Peugeot, Renault, Volkswagen, Opel, Citroen, Audi, Mercedes.(ANSA).

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Auto gratis con il “carvertising”? Occhio al raggiro

L’auto privata come mezzo pubblicitario per guadagnare? In Italia non si può, è vietato dalla legge, e le truffe sono dietro l’angolo

Nell’economia che si fa sempre più condivisa c’è una pratica che da qualche anno promette ai privati di guadagnare facendo della propria auto un mezzo pubblicitario. Si chiama “carvertising”, unione delle due parole “car” ed “advertising”, cioè rispettivamente “auto” e “pubblicità” ed è un sistema diffuso negli USA ed in diversi Paesi d’Europa.

In sostanza, un privato sottoscrive un contratto con una concessionaria pubblicitaria per mettere a disposizione la carrozzeria della propria auto su cui verrà apposta una grafica pubblicitaria tramite la tecnica del “wrapping”. Questa potrà cambiare ogni volta che la concessionaria lancerà una nuova campagna per conto di un inserzionista, tipicamente un’azienda o un’attività commerciale. In cambio dovrà offrire alcune garanzie, come un chilometraggio annuo minimo e la manutenzione in buono stato dello spazio pubblicitario. Alcune aziende richiedono addirittura di postare una quantità prestabilita di foto o “selfie” sui social network.

Altre formule di carvertising addirittura offrono un’auto gratis in cambio del versamento di una quota di iscrizione. In questo caso il sospetto che dietro l’offerta allettante si nasconda la truffa è molto alto. Una regola d’oro da seguire per evitare i raggiri, in ogni ambito, è che non si deve mai pagare per una promessa di guadagno.

Nella maggioranza dei casi, infatti, si tratta di vendite piramidali proibite per leggecome insegna il “caso Dexcar” di cui ci siamo occupati di recente. Se viene accertato dalle autorità che si tratta di uno schema piramidale o multivello, l’azienda viene chiusa e recuperare i soldi versati sarà molto difficile. L’alto numero di siti web oscurati o chiusi di servizi di carvertising non fa che alimentare i sospetti che si tratti di un business poco affidabile per chi è in cerca di guadagni facili.

In ogni caso, in Italia la legge vieta ai privati la pubblicità sulle auto per conto terzi. Lo dice l’articolo 23 del Codice della Strada e il regolamento di attuazione (Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495), che all’articolo 57 comma 1 specifica che «L’apposizione sui veicoli di pubblicità non luminosa è consentita […] unicamente se non effettuata per conto terzi a titolo oneroso. […] Sulle autovetture ad uso privato è consentita unicamente l’apposizione del marchio e della ragione sociale della ditta cui appartiene il veicolo», mentre il comma 2 recita: «La pubblicità non luminosa per conto terzi è consentita sui veicoli adibiti al trasporto di linea e non di linea, ad eccezione dei taxi […]».

Ciò significa che in Italia solo le auto aziendali possono esporre messaggi pubblicitari e limitatamente alla loro attività, oltre ai mezzi di trasporto pubblici e i taxi e alle auto da corsa. Guadagnare semplicemente guidando, dunque, è al momento possibile solo ai piloti professionisti.

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Quanto costa trasportare un’auto

Cosa bisogna fare per sapere il costo di un trasporto di un auto, che sia marciante o meno?

Bisogna fare delle ricerche su internet oppure fare qualche telefonata ai vari bisarchisti. Ma da oggi si può risparmiare tempo e denaro grazie all’esperienza ed alla potenza contrattuale di un leader del mercato. Si può avere subito il miglior preventivo grazie al sistema logistica di Hertz.

http://hertz.logisticar.it/

Le parole chiave dell’automotive

  Quando ci facciamo fare un sito da un professionista ci chiede qualche centinaio di parole chiave con cui indicizzarlo. Ma quali sono le parole chiave o Tagkeyword che di si voglia di un sito che parla di auto?

Noi abbiamo selezionato queste. Se ne avete altre inseritele tra i commenti, le metteremo nel “lago di parole” qui sotto

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APAID Compra Auto con i Concessionari Auto Locali

striscione compriamo auto

Dopo il boom dei Compro Oro, arriva quello dei Compro Auto. Con il perdurare della crisi, dopo l’oro gli italiani si vendono le macchine.

Sempre più italiani hanno bisogno di vendere l’auto per realizzare subito un capitale per pagare altre inpellenze e poi comprarne una più economica. Oppure semplicemente per toglierne una da una casa dove ce ne sono altre.

C’è anche il caso di chi vuole comprarne un’altra da un privato e vuole vendere velocemente la propria.

Invece che rivolgersi direttamente ad un commerciante può essere conveniente rivolgersi ad APAID, associazione di periti auto indipendenti, dove un perito incaricato super partes valuta la vettura e la propone a più commercianti, ottenendo in soli tre giorni la miglior quotazione di mercato.

La prima valutazione, da remoto è gratuita collegandosi al sito partner http://www.autobiz-usato.it/. In caso di accordo su quel valore un perito dell’associazione si incontra con un nostro perito. Questa perizia è anche gratuita in caso di cessione. Se non si realizza la vendita ha un costo visibile qui  http://stimaonline.it/preventivo.php? in caso si desideri avere il documento di perizia in mano,  oppure del 50% del costo indicato se la scheda di perizia non sia necessaria.

La vettura verrà poi trasportata al nuovo acquirente con la procedura Logisticar, partner dell’associazione.

La parte economica è lasciata al concessionario che acquista la vettura. La logistica a Rentek srl

Sulle vetture periziate e cedute ai privati, può essere richiesta in convenzione la garanzia guasti Easy Drive, l’assistenza Road24h, il finanziamento e la polizza assicurativa Incendio Furo e Kasco pluriennale.

Per info ai privati tel. 010 0984400

Per i commercianti info@cuagency.it

I Periti Auto associati in regola con l’associazione sono invitati a comunicare le loro tariffe dettagliate per comune di competenza a info@apaid.it

Tutto quello che (forse) non sapete sulle auto blindate

mercedes-blindataQuello delle auto blindate è un mercato che non conosce crisi: top manager, politici, personalità di rilievo e chiunque tema per la propria incolumità hanno solo l’imbarazzo della scelta. Tra le proposte delle Case e gli allestimenti personalizzati delle carrozzerie specializzate esiste certamente la vettura adatta a ogni esigenza di sicurezza. L’auto blindata, tuttavia, non va considerata alla stregua di un carro armato: è invece un mezzo che, pur dovendo proteggere gli occupanti, ha la necessità di mantenere la stessa apparenza di uno di serie. Per questa ragione, è necessario scendere a compromessi (ma nemmeno troppo). Ecco alcuni segreti di queste vetture capaci di resistere agli attentati.

Resistenza certificata. Come si fa a stabilire se un’auto blindata è sicura oppure no? Un primo indizio lo fornisce il livello di protezione certificato. Nel corso degli anni, il progresso dei materiali e l’accuratezza dei test hanno determinato il susseguirsi di varie classificazioni, generando un po’ di confusione. Come regola generale, si tende a suddividere i livelli di sicurezza dei veicoli in base al calibro dell’arma da fuoco (corta o lunga) a cui si cerca di opporre resistenza. Al livello più basso, il primo (norme PM, VR, BR, BSW e HVN), la vettura deve resistere a colpi calibro .22 LR da 10 metri, una cartuccia in grado di imprimere alla pallottola un’energia di 168 Joule. Al quarto e quinto livello, la protezione dev’essere efficace contro i calibri .357 e .44 Magnum capaci di arrivare, rispettivamente, a 1.194 e 1.510 Joule. Per offrire un termine di paragone, le cartucce calibro 9X19 mm Parabellum in dotazione alle forze dell’ordine (e le similari 9X21 mm in vendita sul mercato civile) esprimono, con caricamenti standard, circa 518 Joule se sparate da una pistola.

Vetri a prova di tutto. Salendo ancora di livello, il sesto, il settimo e l’ottavo, pur con qualche sovrapposizone tra le varie norme, certificano la resistenza ai colpi delle armi lunghe, dal calibro .223 Remington (ovvero il 5,56X45 mm adottato dalle forze Nato) al .308 Winchester (il vecchio 7,62 Nato) passando per il 7,62X39 mm del famigerato Ak-47 Kalashnikov: qui le energie in gioco vanno da 1.805 a 3.289 Joule a seconda dei caricamenti. Al top della protezione, i livelli 13 e 14 che devono opporsi ai calibri .50 (12,7X99 mm) delle mitragliatrici pesanti e ai 14,5 mm dei cannoncini automatici: in quest’ultimo caso, l’energia da stoppare è di ben 26.308 Joule. A questo punto si potrebbe pensare che, con le scocche protette, il punto debole siano i cristalli. E invece no: anche i moderni vetri blindati possono resistere con successo ai colpi d’arma da fuoco. Oltre alla collaudata tecnica a strati (cristallo+plastica), sono arrivati sul mercato nuovi materiali con una buona trasparenza in grado di elevare il livello di protezione. I vetri, dunque, non sono il tallone d’Achille delle auto blindate.

nella foto: Mercedes Classe S Guard

Blindata inarrestabile. In caso di attentato, nemmeno mirare alle gomme potrebbe fermare una di queste auto. Varie sono le tecniche per assicurare la mobilità anche con rilevanti danni alla copertura, dalle mousse interne all’uso di strutture di plastica intorno al cerchio che mantengono la luce da terra costante anche se non c’è più pressione nel pneumatico. Ai livelli di protezione più alti, le auto devono anche resistere alle esplosioni. Il test si effettua facendo brillare 6 kg di tritolo sotto le ruote. Ulteriori accorgimenti per impedire che la vettura venga bloccata consistono nell’adozione di protezioni per parti vitali della meccanica come il vano motore, le centraline, la batteria e il radiatore. Un impianto automatico, poi, provvede a estinguere gli incendi in caso di utilizzo di munizioni incendiarie. I veri punti deboli, semmai, sono le giunzioni tra porte e carrozzeria e il sottoscocca. Anche qui, tuttavia, è possibile ridurre al massimo il rischio.

Originale o aftermarket? Molte case automobilistiche offrono vetture blindate allestite direttamente in fabbrica. Il vantaggio di questa soluzione consiste nella perfetta integrazione tra il corpo vettura e le blindature, oltre alla possibilità di adottare soluzioni (e modifiche) mirate a rafforzare i punti deboli. La Mercedes ha una piccola gamma di blindate, la serie Guard: le Classi E, G, M ed S, infatti, possono essere ordinate con livelli di protezione da VR1 a VR10. Anche la BMW offre lo speciale allestimento Security su Serie 7 e X5 certificate da VR4 a VR9. Non è da meno l’Audi con l’A8 L Security, berlina di rappresentanza di livelllo VR9. Sebbene le Case offrano la possibilità di personalizzare queste auto, è opinione di molti che il lavoro delle carrozzerie specializzate, che blindano vetture di serie in aftermarket, sia altrettanto valido, con il vantaggio di una personalizzazione ancor più spinta. Insomma, anche se non siamo ai livelli dell’auto del presidente Usa (che è un vero autoblindo travestita da berlina), questi mezzi danno sicuramente filo da torcere all’industria del crimine.

Cosimo Murianni

Fingevano incidenti stradali per truffare le assicurazioni

truffa-palermo     La Polizia Stradale di Palermo sta eseguendo alcune misure cautelari nei confronti di persone inserite in un’organizzazione criminale che era specializzata nel riciclaggio e nella ricettazione di autovetture di piccola e media cilindrata. Un altro campo di attività era quello delle truffe alle compagnie assicurative per falsi sinistri stradali.

L’operazione, denominata “New Life”, ha avuto inizio nel 2013 e ha visto impegnati, per più di un anno gli investigatori della stradale che sono riusciti a individuare e recuperare oltre una ventina di autovetture di provenienza furtiva ed accertare svariate truffe alle compagnie assicurative.

L’associazione criminale, acquistava veicoli da rottamare per utilizzarne la documentazione originale e i contrassegni identificativi, ovvero telaio e targhetta, al fine di riciclare identici veicoli, per tipo e modello, di provenienza illecita che poi venivano commercializzati presso un noto autosalone cittadino o tramite siti specializzati.

L’indagine ha consentito anche di identificare e restituire ai legittimi proprietari, diverse autovetture.

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Patto Chiaro tra Venditore ed Acquirente di un auto usata di ADICONSUM

adiconsum L’acquisto di un’auto usata è spesso una soluzione conveniente, ma il Consumatore è spesso e volentieri titubante all’acquisto da un commerciante, per le tante storie sentite nel passato, su “dolorosi” imprevisti verificatisi dopo l’acquisto. Nella pratica la proposta di un veicolo usato è spesso accompagnata da dichiarazioni rassicuranti e roboanti sulle eccezionali qualità dello specifico veicolo, che sfociano spesso in amare delusioni, a cui il Consumatore non può cercare rimedio, a meno di imbarcarsi in cause civili che si chiudono in tempi biblici, tali da scoraggiare anche il più determinato dei Consumatori. In realtà l’acquisto di un’auto usata significa l’acquisto di una percorrenza residua; il costo chilometrico non è molto diverso da quello di un’auto nuova, ma con pesi diversi di due fattori chiave: In sostanza nell’acquisto dell’usato la chiave è non dover affrontare costi per riparazioni non prevedibili. Se si tiene conto che le Case Costruttrici progettano i moderni veicoli per una percorrenza utile di circa 350.000 Km, purché il veicolo sia sottoposto alla regolare manutenzione, un veicolo che abbia percorso circa 100.000 Km in quattro anni, ha ancora 2/3 della sua vita utile a disposizione, ma ha un valore largamente inferiore alla metà del corrispondente veicolo a nuovo. Ed allora? Da oggi il Consumatore può contare sulle innovazioni del D.L. 24 del 2/2/2002 che hanno come finalità primaria la tutela del Consumatore, nei riguardi della Garanzia sui beni di consumo, nuovi ed usati. Il commercio dell’auto usata diventa trasparente, e sicuro come quello del nuovo, e le amare sorprese del passato devono diventare un ricordo. Oggi la legge prescrive obblighi specifici per i Venditori, e definisce con chiarezza i diritti del Consumatore acquirente. Questa guida vi indica i nuovi diritti, e come fare per trarne il dovuto vantaggio.

OGNI CLAUSOLA CHE LIMITASSE I DIRITTI DEL CONSUMATORE PREVISTI DALLA LEGGE E’ VESSATORIA E NULLA DI FRONTE AL GIUDICE.

SCARICA IL MANUALE E LE TABELLE

Arriva il decreto per la trasformazione dei veicoli a benzina e diesel in elettrici

auto trasformata in elettricaPubblicato il decreto che consente a officine e carrozzerie la trasformazione delle auto a benzina e gasolio in auto elettriche. Una vittoria a cui ha contibuito attivamente Confartigianato

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (11 gennaio) il decreto che disciplina la trasformazione dei veicoli a motore endotermico in veicoli elettrici. Questo passaggio era necessario per regolamentare, come previsto dal nuovo Codice della Strada, le procedure per commutare (il cosiddetto “retrofit”) un veicolo con motore a benzina o gasolio in uno a esclusiva trazione elettrica. Una vittoria ottenuta grazie anche all’impegno di Confartigianato e che aprirà la strada ad una maggiore fruibilità dell’auto elettrica.

Finora, tale possibilità era fortemente penalizzata dai costi della conversione, ancora troppo elevati rispetto alle aspettative del mercato: le principali cause erano proprio la mancanza di norme tecniche e gli ingenti oneri di omologazione.

Grazie al decreto fortemente voluto da Confartigianato Vicenza e Marca Trevigiana che hanno dato un contributo determinante alla definizione della norma seguendone l’iter oltre che a Roma anche a Bruxelles, ora vi sono le basi per effettuare la trasformazione dei veicoli utilizzando un kit composto da un motore elettrico con convertitore di potenza, un pacco batterie e un interfaccia con la rete per la ricarica delle batterie stesse. Il tutto con una procedura molto simile a quella del montaggio di un impianto a GPL o metano.

In pratica il produttore del kit deve sottoporlo all’omologazione e fornire le prescrizioni per il montaggio, che verrà poi eseguito dall’autoriparatore; questi, una volta terminata l’installazione, porterà l’auto alla Motorizzazione che, a seguito di visita e prova, provvederà all’aggiornamento della carta di circolazione del mezzo.

L’Italia gioca di anticipo rispetto al resto dei Paesi della Comunità Europea creando le condizioni per una soluzione innovativa ai problemi correlati ai continui sforamenti dei livelli di pm10 derivanti anche dalla circolazione delle auto. Uno strumento di rilevante importanza per la diffusione della mobilità sostenibile che può fungere anche da stimolo per l’accelerazione della messa sul mercato di auto pulite, ecologiche e ad emissioni zero.

“L’auto elettrica – commenta Luigino Bari, componente della Giunta di Confartigianato Vicenza – da un certo punto di vista ripercorre la storia dei primi computer: ingombranti, costosi, ma interessanti per le opportunità che lasciavano intravedere. Certo, oggi l’auto elettrica non sta godendo dello stesso slancio sebbene la tecnologia sia molto avanzata ma purtroppo ancora poco diffusa, però siamo in una fase di evoluzione continua e ciò soprattutto grazie alla volontà del sistema Confartigianato, che da più di due anni si è attivato nei confronti del Ministero dei Trasporti per trovare soluzione agli aspetti burocratici e normativi che rendevano difficile, e molto costoso, omologare nel nostro Paese un’auto riconvertita a elettrica. Le nostre Associazioni – prosegue Bari – sono senz’altro interessate agli aspetti sociali ed ecologici della questione, ma considerano con attenzione anche tutte le opportunità che questo mercato può rivestire per le piccole imprese del settore. L’obiettivo è intervenire sul parco-auto delle ‘city car’ già esistente: dal punto di vista sociale e lavorativo, l’attività di trasformazione dei veicoli a benzina in elettrici è la soluzione che può recuperare gran parte di quei mezzi, altrimenti dismessi. Il ‘retrofit’ ha un impatto energetico ottimale ed economico, inserendosi appieno in un sistema di recupero virtuoso”.

“Il comparto dell’autoriparazione – aggiunge Severino Dal Bo, presidente degli autoriparatori di Confartigianato Marca Trevigiana – ha il potenziale per crearsi opportunità di lavoro e aprire ulteriori prospettive: si creerebbe una filiera locale rilanciando anche i settori dell’elettromeccanica e delle carrozzerie. L’attività di ‘retrofit’ può essere svolta completamente all’interno di una singola autofficina, portandole valore aggiunto: riqualificazione tecnica di attività esistenti e, attraverso corsi specifici, riqualificazione del personale occupato. È da questi assunti che le nostre Associazioni hanno stimolato la nascita e la realizzazione del progetto Reborn-trasforma la tua auto che ha già ultimato la prototipazione di un veicolo che abbiamo visto circolare per le strade di Milano in occasione di Expo. Ora gli imprenditori che vedranno in questo segmento una potenzialità per le loro attività potranno attivarsi”.

“Dal punto di vista ambientale – aggiunge Roberto Cazzaro, presidente provinciale dei Carrozzieri di Confartigianato Vicenza – con il ‘retrofit’ si può promuovere e diffondere più rapidamente la mobilità sostenibile. La riduzione dei processi di combustione comporterebbe minori emissioni inquinanti. L’auto trasformata può quindi modificare la situazione e aprire nuovi scenari, consentendo a molte persone di accedere al mercato dell’elettrico e di ridare una seconda vita ad auto che hanno qualche anno sul telaio”

– See more at: http://www.carrozzeria.it/news/2016/01/18/news/arriva_il_decreto_per_la_trasformazione_dei_veicoli_a_benzina_e_diesel_in_elettrici-120915/#sthash.KZ04zRjp.dpuf

Pneumatici invernali o catene da neve, quali dei due è consigliabile usare sulle nostre auto?

Scegliere tra pneumatici invernali e catene da neve
La stagione natalizia sta arrivando, e con essa anche le prime nevi. È giunta quindi l’ora di montare le gomme invernali. Però, quando arriva il momento di dover cambiare le gomme e montare quelle termiche ci si chiede sempre se non sarebbe meglio usare le catene all’occorrenza, lasciando quelle estive.
I quesiti e dubbi tra i due metodi anti sdrucciolevoli sono molti e proveremo a chiarirli per permettere di fare una scelta ponderata in base alle esigenze dell’automobilista.

Pro e contro dei pneumatici invernali
Gli pneumatici invernali garantiscono sicurezza per chi vive in zone dove nevica e dove si forma il ghiaccio a seguito del perdurare di basse temperature.
La legge lo impone, perché il potere di aderenza delle gomme invernali può proteggere guidatore e passeggero fino a velocità che sfiorano anche gli 80 km orari, anche in curva e in fase di frenata, che si accorcia rispetto a quello che potrebbero fare gli pneumatici estivi.
Nessun pneumatico invernale però è immune dal fenomeno dell’aquaplaning, come si potrebbe credere.
Una velocità che superi i 70 km orari non permette alla struttura delle gomme di smaltire in tempi utili il flusso di acqua e si finisce letteralmente per “sciare” con l’auto.
Sfortunatamente il costo delle gomme termiche è di poco superiore a quello delle estive e lo si può anche verificare online. Il web però ci viene incontro fornendoci diverse possibilità per risparmiare sull’acquisto delle gomme termiche, uno di questi metodi è relativo all’uso dei codici sconto. Sul sito codice-sconto365.it è infatti possibile trovare una pagina dedicata ai codici sconto da usare su Gommadiretto, uno dei leader nel settore della vendita delle gomme, che ci permetterà di acquistare ciò che ci serve con un risparmio consistente.

Visto che montare le gomme invernali non è una scelta opzionale, si può dire che cercare un modo per risparmiare è quasi d’obbligo, considerando anche che l’uso di gomme invernali è diventato obbligatorio per alcune regioni e provincie, a partire dal 15 novembre fino al 15 aprile.
In alternativa si devono avere a bordo le catene. I due metodi dunque sono complementari e non alternativi.
Naturalmente le gomme termiche vanno montate su tutto il treno per garantire stabilità durante tutte le fasi della marcia, ma in compenso durano per più inverni.
I nuovi modelli hanno anche raggiunto una qualità molto elevata che migliora continuamente.
È infatti possibile, grazie alle ultime tecnologie, tenere le gomme invernali durante l’estate, tenendo presente che se mantenute a bassa temperatura ed evitando le alte velocità durano anche più di quelle estive.
Ogni pneumatico invernale ha anche una velocità massima a cui può essere sottoposto per garantire gli standard di sicurezza per cui è stato costruito.
Il limite è indicato da una lettera presente dopo il numero che indica i pollici del cerchio (14,15, 16, ecc).
Le lettere possono essere Q, S, T, H, V, Z, che corrispondono rispettivamente alla velocità massima di 160 km/h, 170 km/h, 180 KM/h, 210 km/h, 240 km/h e oltre.

I pro e i contro delle catene da neve
Le catene da neve a bordo sono un ottimo modo per affrontare neve e ghiaccio all’occorrenza. Sono utili insomma per chi ha a che fare con queste condizioni atmosferiche avverse in modo saltuario.
Nonostante molti temano la difficoltà del montaggio, oggi i sistemi sono stati molto facilitati.
Vanno sempre montate su tutto il treno delle 4 ruote, con la pecca di consentire una velocità massima che non può superare i 50 km/h.

Esempi di Check List

Quando ci chiedono di controllare un veicolo per stilare un rapporto di stato d’uso, solitamente ci affidano anche una Check List dei punti che desiderano siano controllati.

Di queste check list ne esistono di vari tipi e soprattutto di varie misure. Si va da un controllo di esterni, gomme, chilometri, cristalli, avviamento, cambio e freni a liste di decine e decine di componenti. Ne ho viste anche di oltre 150 punti, ma è chiaro, più punti da controllare, più tempo, maggior costo della perizia, anche perché queste solitamente sono perizie che si fanno in serie ed anche solo qualche euro in più fa aumentare il valore dell’appalto di qualche migliaio di euro.

Check list

Ne avete altre? Potete inviarle a info@peritiauto.it verranno pubblicate qui!

 

 

Targa auto rubata cosa fare: come agire se ho un sospetto

Auto-rubataUn’auto sembra rubata: cosa fare? Come agire se ho un sospetto? Quante volte vi sarà capitato di vedere sempre quella stessa macchina parcheggiata, sempre nello stesso posto. Magari leggermente danneggiata, coperta da un bello strato spesso di polvere: è facile che si tratti di un’auto abbandonata, magari rubata. Come agire in questi casi? Il primo passo che è bene fare è sicuramente quello della visura della targa all’ACI, sempre che il veicolo abbia ancora la targa montata.

Dopo la visura della targa, vi sarà possibile risalire al proprietario per poi contattarlo e capire, quindi, se l’auto sia effettivamente abbandonata, rubata o semplicemente “dimenticata” in attesa di tempi migliori. Se non riuscite a contattare il proprietario e l’auto si trova sul suolo pubblico, a questo punto sarà meglio che vi rechiate dal Sindaco del Comune con annotati il numero di telaio e, se possibile, anche la targa del mezzo. Riguardo a questa casistica, riportiamo un articolo:

Art. 928 del Codice Civile, cose ritrovate: “il sindaco rende nota la consegna per mezzo di pubblicazione nell’albo pretorio del Comune, da farsi per due domeniche successive e da restare affissa per tre giorni ogni volta”.

Se la macchina è, invece, su suolo privato, a quel punto dovrete contattare il proprietario del terreno. Se la targa è ben visibile potete procedere come detto prima, mentre se non è visibile occhio perchè potreste rischiare una denuncia per violazione di domicilio.

La Polizia mette a disposizione un utile servizio per il controllo della targa dell’auto sospetta: CLICCA qui per inserire la targa dell’auto sospetta.

 Se risulta rubata bisogna immediatamente fare una segnalazione alle Forze dell’Ordine.

Di Alessandro Corgnati 

Risparmiare sulla manutenzione dell’auto con il fai da te

classic-car-76423_640Acquistare un’auto può comportare delle grosse spese, anche per la corretta gestione e il mantenimento di essa. Per questo motivo sono in molti a voler conoscere i migliori metodi per risparmiare e, soprattutto per quanto riguarda la manutenzione, la soluzione ideale è rappresentata sicuramente dal fai da te. Anche se questo può sembrare difficile, è sempre consigliabile provare ad effettuare autonomamente almeno la manutenzione ordinaria di base della propria auto. Questo può comportare un grande risparmio, ma anche la possibilità di far durare il proprio veicolo molto di più e di assicurarsi sempre delle ottime performance. A questo proposito, ecco una panoramica che vi indicherà come e perché scegliere la manutenzione fai da te e quali sono i migliori metodi per facilitare ogni procedimento.

Come ben sappiamo, portare l’auto in un’officina per controlli, manutenzioni e riparazioni può costare dai 30 euro in su, e questa è solo una cifra minima relativa alla manodopera. Perciò, questo si presenta certamente come la prima ragione per cui imparare ad effettuare almeno le piccole operazioni di manutenzione del proprio veicolo è una valida soluzione per risparmiare delle cospicue somme di denaro nel corso di ogni anno. Anche quando si tratta di interventi straordinari, recarsi da un meccanico significa pagare il prodotto (senza la certezza di non aver subito rincari) e la manodopera. Invece, decidendo di provvedere alle riparazioni e sostituzioni autonomamente, sarà possibile acquistare i pezzi di ricambio online risparmiando tramite l’utilizzo di codici sconto come quelli mister auto reperibili su advisato.it.

A questo proposito, è opportuno sapere anche che le spazzole dei tergicristalli sono gli elementi più semplici da sostituire, e perciò non è obbligatorio affidarsi al personale di un’officina meccanica per questo: cinque minuti del vostro tempo vi permetteranno di evitare una spesa quasi inutile. Le persone più intraprendenti possono provvedere autonomamente anche alla sostituzione del filtro dell’aria. Questa operazione di manutenzione è un po’ più complessa rispetto alla precedente, ma è perfettamente fattibile. Nel libretto del veicolo è possibile trovare tutti i dati utili per acquistare il prodotto giusto e anche molte valide indicazioni che consentono di eseguire la sostituzione in poco tempo.

Sappiate anche che controllare periodicamente il filtro è un’altra buona mossa valida per risparmiare. Infatti, questo elemento potrebbe otturarsi facilmente, comportando problemi al motore, una maggiore emissione di gas inquinanti e un incremento del consumo del carburante. Perciò, il consiglio è di studiare bene le indicazioni riportate sul libretto della propria auto e imparare ad effettuare i vari controlli e le sostituzioni da soli. In questo caso, non solo si potranno risparmiare le spese del meccanico, ma sarà anche possibile evitare di spendere cifre più elevate per il carburante.

Un’altra semplice operazione di manutenzione fai da te è il cambio delle lampadine. Anche in questa eventualità, sul libretto si potranno trovare le istruzioni per comprare il prodotto giusto e montarlo in pochissimo tempo. Lo stesso vale per il cambio dell’olio: in officina utilizzeranno probabilmente il liquido più costoso e aggiungeranno la manodopera. Scegliendo la manutenzione fai da te, per effettuare l’operazione basteranno circa 15 euro e due minuti del proprio tempo (almeno ogni 15mila km). Così come il filtro dell’aria, è opportuno controllare periodicamente anche le candele, in modo da prevenire problematiche al motore. Pulirle è molto semplice: basterà munirsi di uno spazzolino di ottone per strofinarle con un po’ di benzina e utilizzare un panno per asciugare. Se sono troppo annerite, significa che vanno sostituite. Anche in questo caso il libretto della vostra auto si rivelerà un ottimo alleato.

Queste erano le operazioni di manutenzione dell’auto più semplici e che si possono eseguire anche in maniera autonoma. Tuttavia, ci sono anche altre preziose abitudini che permettono di risparmiare sulle spese di gestione dei veicoli. Una di queste è il controllo periodico della pressione delle gomme, un’operazione da effettuare almeno una volta al mese per garantirsi una maggiore sicurezza e un minor rischio di forare e consumare inutilmente troppo carburante.

Oltre all’olio, ogni liquido presente nell’auto (come quello dei freni e del raffreddamento) va periodicamente monitorato. Infine, è bene ricordare che è doveroso fare il tagliando dal meccanico almeno una volta all’anno, o ogni 20mila km. Tuttavia, la frequenza di controllo e manutenzione di ogni auto dipende da quanto la utilizziamo e da molti altri fattori correlati alla tipologia del motore. Perciò, il suggerimento finale è quello di cercare di calcolare i tempi in base all’utilizzo del veicolo e alle indicazioni contenute sul libretto: effettuando le giuste operazioni a tempo debito sarà possibile risparmiare, prevenire i danni e garantire una costante sicurezza a tutti coloro che viaggiano su quella determinata auto.

Il Salone dell’auto torna a Torino

Pienone al parco del Valentino

Per la prima edizione della rassegna (11-14 giugno) presenti 35 marchiPV_planimetria_13_05_2015 A-kjvG-U43080786522828KJD-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443

Da giovedì 11 giugno a domenica 14 giugno, si svolgerà a Torino, il Parco Valentino Salone & Gran Premio. Non definitelo però un altro salone dell’Auto: «L’unico punto di contatto con la definizione classica di Salone è la presenza di 35 marchi con le loro novità. Tutto il resto è un format nuovo, così come è nuovo il fatto che sia gratis, all’aperto e visitabile fino a mezzanotte (ndr orario di apertura 10 – 24): è qualcosa di diverso, nato con l’obiettivo di dare all’Italia il grande festival automobilistico che mancava», spiega Andrea Levy, presidente del Comitato organizzatore della manifestazione.
Dai centri stile alle università

Lungo l’elenco, come ricordava Levy, delle Case automobilistiche presenti con le proprie pedane nel parco del Valentino, alle quali proprio nelle ultime ore si è aggiunta anche Mercedes: Abarth, Alfa Romeo, Audi, Bentley, Bmw, Ferrari, Fiat, Jaguar, Jeep, Kia, Lamborghini, Lancia, Land Rover, Lexus, Lotus, Maserati, McLaren, Mercedes, Porsche, Pagani, Subaru, Suzuki, Tesla, Toyota e Volkswagen. Alle Case si aggiungono i Centri Stile e i Carrozzieri: Centro Stile Ferrari, Fioravanti, I.DE.A Institute, IED Torino, Italdesign Giugiaro, Pininfarina, Spada, Studiotorino, Torino Design e UP Design. Per l’innovazione sarà presente il Politecnico di Torino e la B-Tron. Un interesse mostrato già nei confronti della prossima edizione: «Ci sono marchi, anche tra gli assenti di quest’anno, già prenotati per il 2016», dichiara Levy. Domenica 14 giugno è poi previsto il Gran Premio Parco Valentino (riedizione del Gran Premio che si correva negli stessi luoghi dal 1935 al 1955): auto storiche e concept moderni, vetture da competizione di Formula 1 e rally, sfileranno per le vie del centro partendo da Piazza San Carlo per arrivare fino ai giardini della Reggia di Venaria. Auto ma non solo. Gli organizzatori assicurano eventi d’intrattenimento durante tutti i 4 giorni della manifestazione e un’area dedicata allo street food.

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LE CENTRALINE ELETTRONICHE DELLE AUTO

centraline auto

Abbiamo ricevuto queste domande:

Cosa ne pensate della modifica della centralina dell’auto per aumentarne le prestazioni?

È una pratica legale?

È un’operazione consigliabile?

A:

L’elettronica di bordo dell’automobile, in particolare quella di controllo dell’iniezione e dell’accensione, ha subito una rapidissima evoluzione. Le automobili che, agli albori dell’elettronica, hanno beneficiato di centraline di controllo elettroniche (ECU dall’inglese Electronic Control Unit) facilmente “elaborabili”, oggi hanno hardware e software più sofisticati e spesso inviolabili. I primi anni ’90 sono passati alla storia per il pensionamento forzato di carburatori, spinterogeni o moduli di accensione elettronica. L’evoluzione ha portato i suoi benefici in materia di emissioni inquinanti ma, al contempo, ha complicato l’elettronica di gestione di ogni vettura. Prima dell’avvento dell’elettronica la gestione del motore risultava relativamente semplice ma approssimativa, anche se i carburatori potevano essere considerati abbastanza evoluti. La perfetta messa a punto di un propulsore, senza sprechi di carburante o eccessi di emissioni inquinanti, era praticamente impossibile da attuare, sfruttando solamente dispositivi di controllo e “correzione” meccanici. Ciò si verifica (e da sempre è così), perché il propulsore mostra esigenze diverse a seconda delle condizioni in cui è chiamato ad operare. Ad esempio, più cresce il numero di giri, maggiore sarà l’anticipo con cui dovrà scoccare la scintilla rispetto al punto morto superiore. Tralasciando le condizioni di contorno (come la temperatura di esercizio, quella dell’aria ecc.) per sfruttare al massimo le potenzialità meccaniche del motore è indispensabile calibrare finemente sia la miscela aria/benzinaessere considerati abbastanza evoluti. La perfetta messa a punto di un propulsore, senza sprechi di carburante o eccessi di emissioni inquinanti, era praticamente impossibile da attuare, sfruttando solamente dispositivi di controllo e “correzione” meccanici. Ciò si verifica (e da sempre è così), perché il propulsore mostra esigenze diverse a seconda delle condizioni in cui è chiamato ad operare. Ad esempio, più cresce il numero di giri, maggiore sarà l’anticipo con cui dovrà scoccare la scintilla rispetto al punto morto superiore. Tralasciando le condizioni di contorno (come la temperatura di esercizio, quella dell’aria ecc.) per sfruttare al massimo le potenzialità meccaniche del motore è indispensabile calibrare finemente sia la miscela aria/benzina sia l’istante in cui scocca la scintilla. Per raggiungere questo scopo è necessario stabilire due parametri fondamentali: la posizione della farfalla dell’acceleratore (carico motore) ed il numero di giri del motore. Dal momento che la meccanica non poteva offrire tanto, si è resa indispensabile l’introduzione di sistemi più flessibili, cioè veloci ed “intelligenti”, che facessero largo uso dell’elettronica. Sulle auto comparvero dunque, le accensioni elettroniche e le iniezioni (di tipo elettromeccanico prima e totalmente elettronico poi). I primi sistemi utilizzavano due centraline separate per iniezione ed accensione, ma la storia che c’interessa ebbe inizio solamente quando le due funzioni vennero racchiuse in un unico modulo di controllo: la centralina elettronica come la conosciamo oggi. La figura tradizionale del meccanico subì, da quel momento in poi, un’evoluzione, in quanto, per intervenire sulla messa a punto del motore si sarebbe reso necessario l’aiuto di un esperto d’elettronica. Oggi, in particolare nel mondo dell’automobile, l’elaboratore ha imparato ad intervenire sulle centraline per ottimizzare il rendimento del propulsore, anche a seguito di profonde modifiche. Ma come funziona la centralina? La centralina elettronica è in grado di gestire un motore grazie ad alcuni sensori (di giri, di posizione farfalla, di pressione, di temperatura ecc.) che la “informano” sulle condizioni di funzionamento. Il programma scritto nella memoria dell’elaboratore stabilisce il da farsi in base ai dati ricevuti, comandando gli attuatori che dosano il carburante o l’anticipo di accensione della scintilla. La strategia di gestione è scritta (sotto forma di tabelle esadecimali) in un programma, per cui la centralina non decide autonomamente cosa fare, ma esegue semplicemente gli ordini impartiti da chi l’ha progettata. Il tuner elettronico, per elaborarla, riscrive “solo alcune” informazioni nelle tabelle, modificando parzialmente le modalità d’intervento sul propulsore. Ciò è possibile perché i costruttori si lasciano un congruo margine di affidabilità, sia per compensare naturali differenze tra un propulsore e l’altro, sia per tollerare usura e scarsa manutenzione. Insomma, dal motore è sempre possibile spremere qualcosa, l’importante è sapere dove e come, in modo da colmare alcune “lacune” del software (in realtà si tratta di un margine di miglioramento “volutamente” non sfruttato dagli ingegneri che hanno sviluppato la centralina). Nessun elaboratore si sognerebbe mai di modificare l’intero programma di gestione del motore, anche perché è praticamente impossibile, essi si limitano ad intervenire su alcune tabelle (cioè sulle mappe) che definiscono la quantità di carburante da iniettare, l’istante di accensione ed altro, a seconda della tipologia di motore (benzina, diesel, sovralimentato o meno). Ad esempio, per scegliere l’anticipo di accensione, l’unità di controllo va a leggersi nella relativa tabella una casella alla volta. Le righe e le colonne indicano da un lato il numero dei giri motore e dall’altro il carico (quantità di fluido aspirato, estrapolato dall’apertura della farfalla e dalla densità dell’aria). Se i giri/m sono 3.000 ed il carico è al 50%, la casella corrispondente risulterà una soltanto. In essa c’è scritto “un numero” che corrisponde ai gradi di anticipo. Basta modificare quel valore per cambiare strategia d’intervento. Lo stesso accade per i tempi d’iniezione carburante, per la pressione di sovralimentazione dei motori sovralimentati ecc., a seconda del tipo di propulsore (benzina o diesel). Le mappe contenute nel programma sono davvero tante e non tutte si possono modificare.

Cara auto, quanto mi costi? Italia ed Europa, fiscalità a confronto

LeasePlan

Rivedere la fiscalità sull’auto aziendale in Italia, con l’obiettivo di raggiungere uniformità a livello europeo. E’ questo l’obiettivo alla base dell’analisi condotta da LeasePlan – operatore attivo nel noleggio a lungo termine e nella gestione delle flotte aziendali – che prende in esame le differenze del settore e mette in luce gli aspetti che indeboliscono il nostro paese.

La componente imposte

In Italia la principale causa di penalizzazione del settore è rappresentata dal costo del carburante, nettamente più elevato rispetto ad altri paesi vicini in virtù del valore variabile delle accise che, insieme al costo industriale e all’IVA, costituiscono le componenti di determinazione del prezzo al consumo.

Un recente  studio  della  Federazione  Italiana  Gestori  Impianti  Stradali  Carburanti  (FIGISC),  ha  messo  infatti in evidenza il trend negativo dell’incremento della componente imposte nel prezzo al consumo della benzina nel periodo 2005 – 2014. In particolare:

– se la media UE ha registrato una riduzione della pressione fiscale di circa 5 punti, l’Italia ha invece visto un aumento di circa 3 punti;

– se in Italia i fattori di aumento del prezzo al consumo del carburante  sono stati per il 49% le imposte e per il 51% il prezzo industriale, nella media UE l’incremento delle imposte ha avuto un peso del 36%.

La deducibilità

Secondo fattore di analisi è rappresentato dalla tassazione ai fini delle imposte dirette e dell’IVA, ossia quando e quanto si può dedurre dal reddito imponibile per IRPEF o IRES o quanto si può detrarre di IVA. Anche in questo caso l’Italia arranca.

Le ragioni vanno viste nel nostro sistema tributario che risulta essere più rigido e più improntato a criteri di presunzione relativa. In Italia, quanto e quando si può dedurre o detrarre, dipende dalla risposta a due domande fondamentali: se il veicolo acquisito è o meno inerente all’attività di impresa ed in quale forma giuridica è svolta l’attività da parte del contribuente.

Nella maggior parte dei paesi europei, invece, i fattori determinanti le misure di deducibilità o detraibilità di oneri e di IVA sono l’inerenza all’attività di impresa e il livello di emissioni di CO2 godendo, i veicoli meno inquinanti, di maggiori agevolazioni fiscali.

In conclusione, nonostante il regime fiscale per le auto aziendali attualmente in vigore in Italia presenti numerosi aspetti critici, il settore del noleggio a lungo termine si sta affermando come modalità preferita dal business, sia grandi aziende, professionisti che PMI.

“Non solo grandi clienti, già da alcuni anni stiamo esplorando anche il canale dello small business e i risultati si vedono, siamo fiduciosi di poter continuare su questa strada. Certo, occorre prima di tutto un cambiamento culturale, poiché  in Italia le piccole aziende sono ancora molto legate al concetto di proprietà e, in secondo luogo, necessitano di maggior  conoscenza del prodotto di noleggio a lungo termine e dei benefici ad esso legati. Un adeguato supporto dal punto di vista della fiscalità potrà sicuramente essere da impulso all’intero settore” commenta Alfonso Martinez, Amministratore Delegato LeasePlan Italia.

ALLEGATI

1) Comparazione detraibilità IVA

Allegato 1

 

2) Comparazione deducibilità oneri di gestione ai fini delle imposte sul reddito

 

Allegato 2

– See more at: http://www.fleetblog.it/2015/03/06/cara-auto-quanto-mi-costi-italia-ed-europa-fiscalita-a-confronto/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+fleetblogNoleggioALungoTermineLeasingAutoNoleggioLungoTermine+%28FLEETBLOG+-+RSS+2%29#sthash.KUTDlcKt.dpuf

Milano AutoClassica scalda i motori

Mancano pochi giorni alla quarta edizione di Milano AutoClassica, il salone di auto d’epoca che torna dal 20 al 22 marzo a Fiera Milano (Rho). L’appuntamento inaugura la stagione primaverile dell’automotive con un parterre straordinario di importanti case automobilistiche.

Si comincia con Lamborghini che avrà una triplice presenza: casa ufficiale, Museo Lamborghini e il suo top dealer del nord Italia, il Gruppo Bonaldi; Aston Martin, sarà presente con la splendida Istant Classic ONE 77; Maserati, oltre alla presenza istituzionale della casa madre e del museo, renderà indimenticabile l’esperienza del salone permettendo al visitatore di guidare una fuoriserie a fianco di un pilota della Maserati Driving School.

Anche per quest’anno la pista esterna omologata, unica nel suo genere, sarà protagonista indiscussa della manifestazione con un intenso calendario di appuntamenti che andranno dalle vetture di Formula Junior degli anni ‘50 alla drive experience di Maserati fino all’Alfa Romeo test drive e alle auto da rally.

Nei padiglioni di Fiera Milano sarà presente un’importante rappresentanza delle vetture più belle provenienti dal Museo Ferrari. Il cavallino rampante presenterà anche le tre regine della manifestazione, vetture cabriolet prodotte in serie limitatissima che sarà possibile ammirare solo in questa edizione di Milano AutoClassica.

Non mancherà infine la storica Fiat Torpedo 2800 di proprietà di Fondazione Fiera Milano. Immatricolata nel maggio del 1948 la Torpedo, di colore blu, è oggi una delle numerose testimonianze della storia di Fiera Milano custodite e valorizzate dall’ Archivio Storico di Fondazione.