Rifiuti da incidente stradale

Durante un incidente stradale, oltre ai danni causati alle persone e ai veicoli, si producono rifiuti, i quali hanno un impatto ambientale e devono essere gestiti in base al Testo Unico dell’Ambiente il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale “.

Possiamo classificare tali rifiuti in due grandi categorie, la prima composta dai rifiuti solidi, quali elementi di alluminio, lamiere, porzioni in plastica, pezzi di vetro, pneumatici. Tali rifiuti vengono recuperati. La seconda costituita da rifiuti liquidi: oli, carburanti, refrigeranti, lubrificanti, liquidi prodotti dalle batterie in stato d’avaria. A causa del loro stato fisico questi rifiuti vengono abbandonati sul suolo sperando che le precipitazioni atmosferiche e il flusso veicolare ne comporti da dispersione fittizia. Spesso sono gli stessi Agenti di polizia stradale che stendono materiale assorbente (non biodegradabile, quindi anch’esso rifiuto) per facilitare l’assorbimento e non causare un potenziale pericolo per gli altri veicoli, ripristinando le condizioni di sicurezza della strada pregiudicata dalla presenza di rifiuti.

Prescrizioni dettate dal Codice della Strada

Prima di prendere in considerazione il Testo Unico Ambientale, dobbiamo osservare attentamente il Codice della Strada in quanto disciplina i compiti degli enti proprietari della strada e gli atti vietati.

L’articolo 14 del Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 sancisce che tra i compiti degli enti proprietari delle strade rientra la manutenzione e la pulizia delle stesse. Infatti al comma 1 lettera a) si legge: “1. Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono: a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi (..)”

L’ art. 15 del Codice della Strada sanziona il getto o deposito di rifiuti e l’ insudiciare e l’ imbrattare la strada. L’art. 15 sancisce al comma 1 lettera f) “1. Su tutte le strade e loro pertinenze è vietato: (…) f) gettare o depositare rifiuti o materie di qualsiasi specie, insudiciare e imbrattare comunque la strada e le sue pertinenze (…).”. Altresì consegue la sanzione amministrativa accessoria dell’obbligo per l’autore della violazione stessa del ripristino dei luoghi a proprie spese, indicato dal comma 4 del medesimo articolo.

Altro importante articolo è il 161 del C.d.S. che sanziona chiunque non abbia potuto evitare la caduta o lo spargimento di materie viscide, infiammabili o comunque atte a creare pericolo o intralcio alla circolazione deve provvedere immediatamente ad adottare le cautele necessarie per rendere sicura la circolazione e libero il transito. Al terzo comma sancisce che l’utente deve provvedere a segnalare il pericolo o l’intralcio agli utenti mediante il triangolo o in mancanza con altri mezzi idonei, nonché informare l’ente proprietario della strada od un organo di polizia. Letteralmente l’art. 161 stabilisce ai commi 2 e 3: “(…) 2. Chiunque non abbia potuto evitare la caduta o lo spargimento di materie viscide, infiammabili o comunque atte a creare pericolo o intralcio alla circolazione deve provvedere immediatamente ad adottare le cautele necessarie per rendere sicura la circolazione e libero il transito.  3. Nei casi previsti dal presente articolo, l’utente deve provvedere a segnalare il pericolo o l’intralcio agli utenti mediante il segnale di cui all’art. 162 o in mancanza con altri mezzi idonei, nonché informare l’ente proprietario della strada od un organo di polizia. (…)”

L’art. 211 del Codice della Strada rubricato “Sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione di opere abusive” chiarisce quale sia il soggetto tenuto a gravarsi degli gli oneri derivanti dalla pulizia della strada successiva all’incidente e il ripristino delle condizioni di sicurezza della strada. L’ art. 211 comma 1 del C.d.S. determina il procedimento sanzionatorio che deve essere attivato dall’ agente accertatore nel caso di una violazione, come nella fattispecie prevista dall’ art. 15 del C.d.S., da cui deriva la sanzione accessoria dell’ obbligo di ripristino dei luoghi. In particolare: “1. Nel caso in cui le norme del presente codice dispongono che da una violazione consegua la sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dei luoghi, ovvero l’obbligo di rimozione di opere abusive, l’agente accertatore ne fa menzione nel verbale di contestazione da redigere ai sensi dell’art. 200 o, in mancanza, nella notificazione prescritta dall’art. 201. Il verbale così redatto costituisce titolo anche per l’applicazione della sanzione accessoria. (..) 6. Nei casi di immediato pericolo per la circolazione e nella ipotesi di impossibilità a provvedere da parte del trasgressore, l’agente accertatore trasmette, senza indugio, al prefetto il verbale di contestazione. In tal caso il prefetto può disporre l’esecuzione degli interventi necessari a cura dell’ente proprietario, con le modalità di cui al comma 4(…).” Importante è il comma 6 nel quale rientra specificatamente la fattispecie in esame in quanto il conducente/trasgressore sarà impossibilitato alla rimozione dei rifiuti in quanto sarà in uno stato d’animo non tranquillo dopo l’incidente.

Obblighi del risarcimento a carico delle compagnie assicurative

Per quanto riguarda il sistema di copertura assicurativa successiva ad incidente stradale, ricomprende anche le spese sostenute al ripristino delle condizioni di sicurezza della strada. Anche se i costi versati dall’ assicurazione R.C.A. eccezionalmente liquidano tali spese, in quanto raramente, infatti i rifiuti solidi li ritroviamo lungo le banchine delle strade e quelli liquidi rimangono sul manto stradale, aumentando le possibilità di altri incidenti causati dalla scarsa sicurezza della strada.

Prescrizioni dettate dal Testo Unico Ambientale

Per quanto riguarda il Testo Unico dell’Ambiente il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si deve osservare che sanziona chiunque (anche il conducente del veicolo interessato dal sinistro) abbandona i rifiuti, e quindi anche quelli derivanti da incidente stradale, sia solidi che liquidi, che vengono collocati a lato della strada.

Bisogna diversificare la trattazione in base al grado dell’evento dannoso incidente stradale.

Nel caso in cui non sussiste l’esigenza e il dovere di far intervenire un  mezzo di soccorso o una forza di polizia, si pensi ai classici tamponamenti, dove vengono prodotti solo danni alle cose e i conducenti compilano la “constatazione amichevolmente”, e non vi sia stata la perdita o versamento al suolo di liquidi pericolosi o infiammabili. In tal caso non vi è pericolo o intralcio per la circolazione però è possibile che siano presenti resti di parti di veicoli  o della merce trasportata e che tali generino pericolo per la circolazione. Successivamente la compilazione del C.I.D., i conducenti si devono attivare a rimuovere tali materiali.

Non è sempre detto che tali materiali si configurino come rifiuto in quanto il conducente potrebbe riutilizzarli, se funzionanti o interessanti per altre attività. In tal caso non devono essere considerati come rifiuto, ma sussiste comunque l’obbligo di rimuoverli dalla sede stradale in base al Codice della Strada.

In caso contrario se il conducente se ne vuole disfare, il materiale sarà considerato rifiuto e come tale deve essere gestito.

L’art. 255 D.lgs 152 del 2006 rubricato “Abbandono di rifiuti”, aggiornato al Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, sancisce che “(…) chiunque, (….), abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila euro. Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa e’ aumentata fino al doppio. (…)”.

Con la diretta conseguenza che se l’agente accertatore riesce a risalire al nominativo del conducente/trasgressore, quest’ultimo, può essere sanzionato per abbandono di rifiuti al suolo con la conseguente sanzione pecuniaria.

Nel caso dell’incidente stradale in cui è intervenuta una forza di polizia ad accertare la dinamica del sinistro, un mezzo di soccorso per i feriti e si è in presenza di produzione di materiali solidi e liquidi di risulta dell’incidente stesso, la disciplina non è quella sopra indicata. In tale circostanza si rientra nel caso dell’urgenza, in quanto sono presenti difficoltà di rimozione del materiale. Come sopra indicato spetta all’ente proprietario della strada e non direttamente ai conducenti il ripristino della sicurezza della strada e la rimozione dei rifiuti.

Altra questione è la liquidazione successiva degli oneri successivi a tali attività, soggette al Codice Civile e alla normativa in materia di assicurazione obbligatoria contro terzi.

Tornando alla disamina della seconda ipotesi, l’ente proprietario della strada provvede direttamente o concede in appalto i lavori di recupero dei rifiuti dalla strada ditte esterne specializzate. Queste imprese sono considerate detentori di rifiuti e non come produttori, in quanto recuperano i rifiuti prodotti da terzi successivamente l’incidente. Proprio per tale questione ai conducenti potrà essere addebitata gli oneri per il ripristino della strada e il recupero dei rifiuti.

Conseguentemente, una volta preso in carico il rifiuto, la ditta deve adempiere alla regole del Testo Unico Ambientale, sia per quanto concerne il trasporto, smaltimento e il recupero dei rifiuti derivanti da incidenti stradali.

Troppe volte il personale degli enti pubblici o di aziende private appaltanti con troppa semplicità provvedono ad eliminare i materiali solidi e liquidi nelle cunette laterali o spargerli vicino ai campi adiacenti alla strada, dimenticandosi di essere enti o aziende e potranno essere accusati del reato di smaltimento abusivo di rifiuti.

Tali rifiuti possono essere classificati come rifiuti urbani in quanto possono rientrare nella classificazione dell’art. 183 lettera c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade o d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua. In quanto a posteriori sussiste l’obbligo imposto dall’art. 14 del Codice della Strada degli enti proprietari delle strade della manutenzione e la pulizia delle stesse o un contratto d’appalto del ente proprietario della strada con un impresa terza per adempiere alla pulizia e ma nutazione della stessa.

Ora che i rifiuti da incidente stradale sono stati classificati bisogna prendere in considerazione il trasporto e lo smaltimento dello stesso rifiuto.

In base alle regole generali sul trasporto di rifiuti di cui all’art. 193 del D.Lgs. n. 152/2006, ogni trasporto di rifiuti deve essere accompagnato dal formulario di identificazione del rifiuto, e dal momento dell’entrata in vigore del sistri, ad oggi il primo giugno 2011, deve essere accompagnato dalla Scheda movimentazione rifiuto.  Unica esenzione sono le ipotesi di cui al comma 4 del sopra citato articolo: il trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico.

Una volta giunto al centro di raccolta il rifiuto sarà gestito in base alle diverse autorizzazioni dell’impianto stesso e avviato alla smaltimento, recupero o riciclaggio.

GLI OBBLIGHI DEI CENTRI DI SOCCORSO STRADALE

Il carro-attrezzi di una impresa adibita al Soccorso Stradale non è abilitato a trasportare rifiuti, in quanto tale veicolo non è iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Pertanto , al fine della rimozione di eventuali oli, vetri e/o parti di veicolo che al momento sono da classificare rifiuto, non possono essere trasportati da tali veicoli. Attualmente sono in essere centinaia di veicoli/furgoni attrezzati alla rimozione dei rifiuti, con lo specifico allestimento all’interno dello stesso  . Tali  furgoni, spesso, sono in dotazione ai Centri di Soccorso Stradale, anche se di proprietà/gestione di una ditta che esercita nello specifico tale attività. In questo caso specifico il furgone è iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, trasporta i rifiuti con tutti gli adempimenti necessari per il trasporto di rifiuti, che ad oggi, maggio 2011, è il Formulario di Identificazione de Rifiuto, e domani sarà la Scheda movimentazione rifiuto, con il collegamento satellitare Sistri.

Solo in questo modo il Centro di Soccorso Stradale non rischia eventuali sanzioni amministrative o denunce penali in quanto trasporta rifiuti sul carro attrezzi, veicolo non autorizzato a ciò.

COME PUO’ UN SOCCORSO STRADALE GESTIRE TALI RIFIUTI PRESSO LA PROPRIA AZIENDA ?

Il Centro di soccorso stradale si trova, pertanto, negli obblighi della gestione dei rifiuti presso la propria azienda, entro i limiti quantitativi, temporali e in base alla tipologia degli stessi, il relativo contenimento secondo i dettami del deposito temporaneo ( a seguito la manutenzione fatta sulla strada  – di ripristino da incidente –  si può attuare tale forma di deposito  in quanto conseguenza dell’art. 230 / 152 “ Rifiuti derivanti da manutenzione alle infrastrutture ) .

Per quanto riguarda il deposito temporaneo di rifiuti ex art. 183, comma 1, lett. bb) (antecedentemente alDecreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, disciplinato dall’art. 183 comma 1 lettera m) ), si vede sottolineare che tale raggruppamento è effettuato, prima della raccolta, nel sito in cui sono prodotti, alle seguenti limitazioni:

bb) definizione: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni:

1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;

2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita’ alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantita’ in deposito, quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorche’ il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo non puo’ avere durata superiore ad un anno;

3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche’, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;

4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose;

5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità’ di gestione del deposito temporaneo.

Avv. Rosa Bertuzzi

Sorgente: Rifiuti. Rifiuti da incidente stradale

Listino prezzi ANAS:

Rivalutazione veicoli dell’impresa. La migliore consulenza nelle perizie tecniche di valutazione

L’articolo 110 del decreto legge 104/2020 da alle aziende la possibilità di rivalutare i propri asset ai fini patrimoniali, fiscali e bilancistici.

La settimana scorsa mi chiama il commercialista e mi dice: c’è la possibilità di alzare il valore a bilancio dell’immobile della società. Basta solo una perizia giurata, il resto è senza spese. Chiamo il geometra e mi conferma che è la moda del momento, ne sta facendo un sacco. Sono da fare prima della chiusura del bilancio 2020. Danno la possibilità alle aziende di rivalutare tutti i beni aziendali, quindi anche i macchinari, gli impianti e tutte le attrezzatture.

Ieri mi chiama l’amministratore di una grossa società di noleggio e mi dice: devo fare la rivalutazione del parco veicoli, mi ha detto il commercialista di chiamare un perito del tribunale, tu le puoi fare?

Si è aperto un mondo, noi periti assicurativi, iscritti tra i consulenti del tribunale, per la prima volta a memoria d’uomo siamo chiamati a svolgere un servizio pubblico facile, comodo e ben remunerato.

Scrivo questo breve articolo solo per consigliarvi di contattare velocemente tutte le aziende che conoscete che gestiscono parchi veicolari di camion, bus, auto, furgoni, moto, veicoli attrezzati, macchine edili, movimento terra e di tutto quanto si muove per fare le perizie di stima che andranno riferite al valore del 31/12/2020 ed asseverate in cancelleria.

Buon lavoro!

 

Art. 110 

 
Rivalutazione generale dei beni d'impresa e delle partecipazioni 2020 
 
  1. I soggetti indicati nell'articolo 73, comma 1, lettere a) e  b),
del testo unico delle imposte sui redditi,  di  cui  al  decreto  del
Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  che  non
adottano i principi  contabili  internazionali  nella  redazione  del
bilancio, possono, anche  in  deroga  all'articolo  2426  del  codice
civile e ad ogni altra disposizione  di  legge  vigente  in  materia,
rivalutare i beni d'impresa e le partecipazioni di cui  alla  sezione
II del capo I della legge 21 novembre 2000,  n.  342,  ad  esclusione
degli immobili alla cui  produzione  o  al  cui  scambio  e'  diretta
l'attivita' di impresa, risultanti  dal  bilancio  dell'esercizio  in
corso al 31 dicembre 2019. 
  2. La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio o  rendiconto
dell'esercizio successivo a quello di cui al  comma  1,  puo'  essere
effettuata distintamente per ciascun bene e deve essere annotata  nel
relativo inventario e nella nota integrativa. 
  3. Il saldo attivo della rivalutazione puo' essere  affrancato,  in
tutto o in  parte,  con  l'applicazione  in  capo  alla  societa'  di
un'imposta  sostitutiva  delle  imposte  sui  redditi,   dell'imposta
regionale sulle attivita' produttive e di eventuali addizionali nella
misura del 10 per cento, da versare  con  le  modalita'  indicate  al
comma 6. 
  4. Il maggior valore attribuito ai beni in  sede  di  rivalutazione
puo'  essere  riconosciuto  ai  fini  delle  imposte  sui  redditi  e
dell'imposta  regionale  sulle  attivita'  produttive   a   decorrere
dall'esercizio successivo  a  quello  con  riferimento  al  quale  la
rivalutazione e' stata eseguita, mediante il versamento di un'imposta
sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale  sulle
attivita' produttive e di eventuali addizionali nella  misura  del  3
per cento per i beni ammortizzabili e non ammortizzabili. 
  5. Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci o
di  destinazione  a  finalita'  estranee  all'esercizio  dell'impresa
ovvero al consumo personale o familiare  dell'imprenditore  dei  beni
rivalutati in data anteriore a quella di inizio del quarto  esercizio
successivo a quello  nel  cui  bilancio  la  rivalutazione  e'  stata
eseguita,  ai  fini  della   determinazione   delle   plusvalenze   o
minusvalenze  si  ha  riguardo  al  costo  del   bene   prima   della
rivalutazione. 
  6. Le imposte sostitutive di cui ai commi 3 e 4 sono versate in  un
massimo di tre rate di pari importo di  cui  la  prima  con  scadenza
entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui
redditi relative al periodo d'imposta con  riferimento  al  quale  la
rivalutazione e' eseguita, e le altre con scadenza entro  il  termine
rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte  sui
redditi relative ai periodi  d'imposta  successivi.  Gli  importi  da
versare possono essere compensati ai sensi della sezione I  del  capo
III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. 
  7. Si applicano,  in  quanto  compatibili,  le  disposizioni  degli
articoli 11, 13, 14 e 15 della legge 21 novembre 2000, n. 342, quelle
del regolamento di cui al  decreto  del  Ministro  delle  finanze  13
aprile 2001, n. 162, nonche' quelle del regolamento di cui al decreto
del Ministro dell'economia e delle finanze 19 aprile 2002, n.  86,  e
dei commi 475, 477 e 478 dell'articolo  1  della  legge  30  dicembre
2004, n. 311. 
  8. Le previsioni di cui all'articolo 14, comma 1,  della  legge  21
novembre 2000, n. 342, si applicano anche ai soggetti che redigono il
bilancio in base ai  principi  contabili  internazionali  di  cui  al
regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 luglio 2002, anche con  riferimento  alle  partecipazioni,  in
societa' ed enti, costituenti immobilizzazioni finanziarie  ai  sensi
dell'articolo 85, comma 3-bis, del  testo  unico  delle  imposte  sui
redditi, di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  22
dicembre  1986,  n.   917.   Per   tali   soggetti,   per   l'importo
corrispondente ai maggiori valori oggetto di riallineamento, al netto
dell'imposta sostitutiva di cui al comma 4, e' vincolata una  riserva
in sospensione d'imposta ai fini fiscali che puo'  essere  affrancata
ai sensi del comma 3. 
  9. Agli oneri derivanti dal  presente  articolo  valutati  in  74,8
milioni di euro per l'anno 2022, 254,3 milioni  di  euro  per  l'anno
2023, 172 milioni di euro per l'anno 2024 e 176,9 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede ai  sensi  dell'articolo
114.

CON TARGA PROVA SOVRAPPOSTA (VIETATA) VALE SEMPRE RCA DEL VEICOLO 

Ordinanza 28433 2020 Cassazione: vietato sovrapporre la targa prova ai veicoli immatricolati responsabili in caso di sinistro

Dopo le circolari del Ministero dell’Interno e dei Trasporti arriva la conferma giurisprudenziale della Cassazione ribadita dall’ordinanza n. 28433 pubblicata il 14 dicembre 2020 dalla terza sezione della Corte di Cassazione. 
L’importanza della pronuncia

Una pronuncia che chiude inequivocabilmente l’argomento stigmatizzando l’errato utilizzo della targa prova, ancora molto diffuso, sui veicoli già immatricolati che in caso di sinistro devono rispondere con la copertura assicurativa della propria targa anche se circolano momentaneamente con targa prova sovrapposta. Gli ermellini non potevano utilizzare parole più dirette per mettere ordine su un tema molto dibattuto: «E se la targa di prova presuppone l’autorizzazione ministeriale, e se quest’ultima può essere concessa solo per i veicoli privi di carta di circolazione, ne consegue che l’apposizione della targa di prova sui veicoli già targati è una prassi che non trova riscontro nella disciplina di settore». Chiarendo anche la responsabilità in caso di sinistro: «Nell’ipotesi in cui un veicolo munito di carta di circolazione, regolarmente targato e quindi coperto dalla ordinaria assicurazione della responsabilità civile, venga posto in circolazione con l’apposizione di una targa prova, sovrapposta a quella ordinaria, troverà applicazione la garanzia del veicolo».

Il caso

La causa sottoposta al giudizio della Corte riguarda un sinistro stradale in cui un meccanico, dipendente di un’officina incaricata di verificare un guasto, aveva perso il controllo della vettura, già immatricolata, dotata di carta di circolazione ed assicurata per la RCA dal proprietario, ma per l’occasione, circolante con la targa di prova sovrapposta facente capo all’officina, causando la morte del conducente del veicolo con il quale si era scontrato.

di G. Begani, M. Schiavone e MR. OLIVIERO

Sorgente: CON TARGA PROVA SOVRAPPOSTA (VIETATA) VALE SEMPRE RCA DEL VEICOLO Assinews.it

ALTRO SULLO STESSO ARGOMENTO: https://www.altalex.com/documents/news/2020/12/24/targa-prova-puo-essere-apposta-solo-su-veicoli-senza-carta-di-circolazione

 

Il 31 ottobre scade il termine per il versamento del contributo annuale dei Periti Assicurativi alla Consap

  Sono tenuti al pagamento i soggetti che risultano iscritti nel Ruolo alla data del 30 maggio 2020, secondo le modalità e i termini di cui al provvedimento Consap n.17 del 31 agosto 2020, di seguito riepilogati:

  • Versamento: bonifico bancario
  • Banca: BNL – Gruppo BNP Paribas
  • Beneficiario: CONSAP S.p.A. – Ruolo Periti Assicurativi
  • IBAN: IT 76 W 01005 03239 000000001002
  • Swift Code: BNL II TRR
  • Causale (obbligatoria): matricola, cognome e nome perito, anno del contributo (esempio: P000009999, Rossi Mario, 2020)
  • Scadenza: 31 ottobre 2020

Un aiuto concreto ai lavoratori dei servizi finanziari e assicurativi (tra i quali i Periti Assicurativi)

NARDO’ – Allargato l’accesso al credito anche a questa categoria di lavoratori che, non meno di altre, ha dovuto sopportare il peso di una crisi sanitaria che purtroppo presenta anche ripercussioni economiche.

Approvato in via definitiva alla Camera il dl Agosto che prevede, grazie al lavoro congiunto svolto con il collega senatore Cristiano Anastasi, un aiuto concreto alle persone fisiche che forniscono servizi finanziari e assicurativi.
Abbiamo infatti inserito nel decreto un emendamento – che è stato approvato nella prima lettura del Senato e oggi confermato con il voto finale – che consentirà di erogare finanziamenti non solo agli intermediari del credito ma anche ai periti assicurativi e agenti in attività finanziaria (cioè a tutte le persone fisiche esercenti attività della sezione K del codice ATECO).

Abbiamo dunque allargato l’accesso al credito anche a questa categoria di lavoratori che, non meno di altre, ha dovuto sopportare il peso di una crisi sanitaria che purtroppo presenta anche ripercussioni economiche.

Il Paese riparte davvero solo se nessuno è lasciato indietro!

Soave Alemanno, deputata MoVimento 5 Stelle – Commissione Attività produttive e Finanze

Sorgente: Porta di Mare – Un aiuto concreto ai lavoratori dei servizi finanziari e assicurativi

Carote in calcestruzzo, norme cogenti, norme volontarie, CTU e CTP, sentenze e regolamenti: che casino

Di recente è stata pubblicata la versione italiana della norma UNI EN 13791:2019 – Valutazione della resistenza a compressione in sito nelle strutture e nei componenti prefabbricati di calcestruzzo. Si tratta di una norma importante, visto che il tema della qualità del calcestruzzo in opera è sempre più oggetto di discussione. È una norma che modifica sostanzialmente la precedente versione del 2008, prevedendo la possibilità di effettuare carote più piccole, fissando (finalmente) un numero minimo di carote, dei criteri di valutazione dell’affidabilità dei risultati … ma in questo articolo non parlo solo di questo !!!

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Cambiano le norme sul calcestruzzo: ma si applicano le nuove norme ?

La norma, di cui abbiamo pubblicato un bell’approfondimento del dott. Roberto Marino (Cambia la valutazione della resistenza in opera di strutture in calcestruzzo: analisi della nuova norma) in cui si spiegano i passaggi più complessi, riguarda un tema importante.

E non è un semplice passaggio di metodo di prova: nell’articolo si dimostra come con il nuovo riferimento normativo la verifica della resistenza in situ diventa più severa. Nell’esempio riportato di circa un 10% delle prestazioni attese. Questo avrebbe conseguenze anche sulla progettazione del calcestruzzo da parte dei fornitori.

C’è però un problema.

La nuova norma (rev. 2019) sulle carote in calcestruzzo non è applicabile

Il problema è che le norme tecniche, le NTC 2018, citano le norme del 2008. Per quanto riguarda la gerarchia delle norme (La L.1086 e la gerarchia delle norme: una guida alla comprensione del valore delle norme) infatti prevale, di fronte a due prescrizioni normative diverse, l’indicazione delle NTC.

Nelle NTC 2018 la resistenza caratteristica del calcestruzzo in situ va calcolata secondo quanto previsto nella norma UNI EN 13791:2008, ai §§ 7.3.2 e 7.3.3, considerando l’approccio B se il numero di carote è minore di 15, oppure l’approccio A se il numero di carote non è minore di 15, in accordo alle Linee Guida per la messa in opera del calcestruzzo strutturale e per la valutazione delle caratteristiche meccaniche del calcestruzzo elaborate e pubblicate dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Quindi, a norma di legge, continua ad avere efficacia la norma del 2008, ritirata però in sede UNI e CEN.

La nuova norma (rev. 2019) sulle carote in calcestruzzo è applicabile

Non è però del tutto così. Infatti le norme tecniche si applicano per i calcestruzzi strutturali. Ma nel caso di calcestruzzi non strutturali, a quale riferimento normativo mi riferisco?

Il campo di applicazione delle norme tecniche per le costruzioni lo troviamo nell’oggetto stesso del documento “Le presenti Norme tecniche per le costruzioni definiscono i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni, nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, anche in caso di incendio, e di durabilità.

Esse forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, definiscono le caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, più in generale, trattano gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere.”

Quindi, considerando i requisiti essenziali, se abbiamo un’opera in calcestruzzo che non rientra in questo oggetto delle NTC, ci troviamo in una situazione in cui non vi è la prescrizione cogente alla norma del 2008, e quindi, vale la norma del 2019.

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Quale norma applico ? Prendiamo il caso dei Pavimenti Industriali

Una delle situazioni più complesse e universalmente dibattute è quella delle pavimentazioni industriali in calcestruzzo. Un caso che ho trattato più volte su INGENIO, e di cui in questo articolo avevamo fatto un quadro piuttosto esaustivo “Lo strano caso dei pavimenti industriali in calcestruzzo” ricordando la genesi dei pareri e delle posizioni ufficiali sull’argomento, fino al parere firmato dal Consiglio Superiore dei LLPP.

Riprendendo dal punto in cui ci lascia l’articolo suddetto e applicandolo a queste riflessioni, … quindi … , se una pavimentazione industriale rientra all’interno delle fattispecie considerate dal parere del Consiglio Superiore dei LLPPallora siamo in un caso di pavimentazione industriale strutturale e … quindi … si applicano le Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 e … quindi … in caso di contenzioso, le carote si fanno nel rispetto della UNI EN 13791:2008, mentre nel caso in cui la pavimentazione NON rientri nelle fattispecie di cui allo stesso parere del Consupp e quindi non sia strutturale si applica la UNI EN 13791:2019 con tutte le conseguenze del caso.

Opera strutturale o non strutturale, NTC o non NTC, norme vecchie e norme nuove … un bel casino

Se a qualcuno, per caso, la situazione sembra fino a questo momento di semplice applicazione … vorrei con un esempio spiegare perchè in realtà non lo è.

Prendiamo il caso di un’immobiliare che decide di realizzare un pavimento industriale, scollegato da strutture e fondazioni, in cui non è prevista l’installazione di scaffalature o impianti che possano portare a situazioni di pericolo. Il professionista chiamato a valutare – come il parere del CONSUPP prevede – se l’opera ricade nel concetto di struttura o meno, decide di non caratterizzarla come struttura. Si procede quindi alla realizzazione nel rispetto del DPR 380/2001 e successive integrazioni senza l’onere del progetto, della direzione lavori e collaudo. Il capannone viene acquistato dall’azienda Rossi che decide di realizzarci delle scaffalature di modesta entità. Chiede al progettista delle scaffalature di valutare se l’installazione delle stesse possa creare dei problemi in merito al requisito sulla sicurezza (Requisito 1 Allegato I del Regolamento (UE) n. 305/2011) il quale dichiara che vista la modesta entità delle scaffalature non vi è questo problema. Dopo l’installazione delle stesse, e un certo periodo di utilizzo del capanno, si creano delle fessure alla pavimentazione. Nasce un contenzioso legale, il giudice nomina un CTU il quale ritiene che il problema sia strutturale e, di conseguenza, che la pavimentazione debba intendersi come struttura. Per saggiare la qualità del calcestruzzo fa quindi delle carote.

Semplice? Provate a rispondere alle seguenti domande:

  • Quale giudizio prevale, quello del professionista iniziale, quello che ha dato l’avvallo per l’installazione delle scaffalature o quello del CTU ?
  • Le NTC si applicano?
  • Con quale norma si faranno le prove di carotatura? Quelle del 2008 o del 2019?

Faccio notare che nell’esempio ho considerato la presenza di una serie di pareri scritti dei professionisti che nella realtà quasi mai abbiamo. Quindi stiamo parlando di un esempio virtuoso, virtuosissimo. Inoltre, possiamo aggiungerne altre di domande:

  • il committente che aveva commissionato l’opera come non strutturale ha delle responsabilità?
  • i professionisti che sono stati chiamati a esprimere dei pareri tecnici giudicando l’opera come non strutturale hanno delle responsabilità?
  • l’impresa che aveva realizzato l’opera come non strutturale ha delle responsabilità?
  • il fornitore di calcestruzzo per l’opera come non strutturale ha delle responsabilità?

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Serve chiarezza e semplificazione

Il DPR 380 dopo vent’anni di onesta vita in servizio andrebbe aggiornato. E sappiamo che è in fase di aggiornamento. Speriamo che si operi una grande azione di semplificazione e razionalizzazione.

Occorre superare il tema del non strutturale e strutturale

Una balaustra di un terrazzo, strutturale o meno, deve essere progettata, la sua costruzione deve essere verificata da un direttore dei lavori, e compresa nel collaudo. Un controsoffitto fa male se cade sulla testa delle persone a prescindere che qualcuno lo abbia catalogato struttura o non struttura. Quando attacco una libreria – in sospensione – a un muro non dovrebbe bastare una valutazione sul costo delle viti e dei tasselli per comprendere se è un pericolo o meno per i figli che ci dovranno studiare a fianco. Occorrono norme basate sui principi, e quindi semplici, con poche differenziazioni.

Più tecnicismi inseriamo nelle norme – come ci insegnava Pozzati – e più rendiamo difficile l’applicazione della legge e la qualificazione delle costruzioni.

Il nuovo testo unico delle costruzioni (già un passaggio importante, non più testo unico della sola edilizia) dovrebbe essere davvero unico, e riguardare tutte le opere, prevedendo sempre la figura del progettista, del direttore lavori e del collaudatore in ogni costruzione, e la presenza di uno strutturista in ogni intervento di ristrutturazione.

Oggi ci sono norme e prassi, riconosciute da Accredia, che affidano il compito di verifica della sicurezza e della progettazione di un serramento a un installatore !!! Ho un caro amico che è stato fermo per tre mesi – miracolato – perchè gli è caduto un infisso in testa mentre passava sotto una palazzina.

E per quanto riguarda la normativa tecnica occorre al più presto arrivare a un riordinamento e a una semplificazione. Valore universale delle NTC, passaggio istituzionale per qualsiasi modifica di una norma richiamata, che deve essere sempre gratuita, visto che è obbligatoria.

Non è possibile che oggi un operatore del settore delle costruzioni – dal professionista all’impresario, dal tecnico all’applicatore – debba sapersi muovere in un marasma di Norme di legge, Istruzioni CNR, Linee Guida CONSUPP, Ordinanze Protezione Civile e Commissari, documenti ENEA, Circolari dell’Agenzia delle Entrate, Marcature CE europee, certificazioni volontarie, CAM EPD CVT, sentenze della Cassazione, sentenze del TAR, sentenze della Corte dei Conti, ANAC, regolamenti edilizi che cambiano all’interno dei 7.982 comuni italiani … 

Per chi in questi mesi si è incazzato solo perchè doveva cambiare l’autocertificazione ogni 20 giorni provi a pensare per un momento a povero tecnico delle costruzioni che a seconda che si chiami pergolato, pergotenda o tenda cambiano le leggi di comune in comune.

Non possiamo pensare di lavorare in un sistema delle costruzioni in cui è la rincorsa alla sentenza più favorevole, allo spostamento della responsabilità tramite asseverazione, alla gigliottina del silenzio assenso che viene affidata la gestione delle regole del buon costruire.

Occorre tirare fuori la testa dalla sabbia, e per una volta affrontare con serietà il problema. Sono partito da un semplice caso, quelle delle carote in calcestruzzo, per arrivare a un problema molto più ampio, quello della normazione del settore delle costruzioni.

Serve una grande opera di semplificazione

La legge non ammette ignoranza! Sì, ma non solo di chi le deve applicare, ma anche di chi le scrive.

Sorgente: https://www.ingenio-web.it/27149-carote-in-calcestruzzo-norme-cogenti-norme-volontarie-ctu-e-ctp-sentenze-e-regolamenti-che-casino

ANIA – Indicazioni operative per periti indipendenti CARD

Linee Guida Vers.12 e precedenti – Vertenze NE-NA perizie “de visu”

Vista la situazione emergenziale…….verranno ritenute convenzionalmente valide le video perizie e/o le perizie effettuate su base documentale fotografica.circolare ania 20 marzo coronavirus periti

Il danneggiato deve fornire una prova specifica del danno da fermo tecnico

La Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 5447 del 28 febbraio 2020 conferma il principio per cui il danno da fermo tecnico del veicolo incidentato debba essere specificamente allegato e dimostrato, non essendo sufficiente affermare la mera indisponibilità del mezzo.

Sorgente: Il danneggiato deve fornire una prova specifica del danno da fermo tecnico

Da oggi al 29 maggio aperti i termini per le iscrizioni al Ruolo Periti Assicurativi

Consap ha indetto la prova di idoneità per la sessione 2018 con Provvedimento n. 13 del 20.12.2018 pubblicato sul sito https://www.consap.it   il 17 gennaio 2019. Clicca qui per visualizzare il bando 2018.

Informazioni per i candidati al Ruolo

REQUISITI PER L’ISCRIZIONE (ART. 158 CODICE DELLE ASSICURAZIONI E ART.7 DEL REGOLAMENTO CONSAP N.1 DEL 23 OTTOBRE 2015)

  • Aver svolto il previsto tirocinio;
  • Aver superato la prova d’idoneità;
  • Godimento dei diritti civili;
  • Possesso dei requisiti di onorabilità;
  • Possesso di un diploma di scuola media secondaria superiore o di laurea triennale;
  • Non essere iscritto nel registro degli intermediari di assicurazione e di riassicurazione;
  • Non essere pubblico dipendente;
  • Non esercitare, direttamente o indirettamente mediante partecipazioni di controllo in società ovvero esercizio di cariche sociali, l’attività di riparatore di veicoli o di natanti.

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Il CTU non invia la bozza della perizia ai consulenti di parte: conseguenze e rimedi

La Corte di Cassazione, nell’ordinanza n. 21984/2018 si pronuncia in merito alle conseguenze derivanti dal mancato invio da parte del CTU della bozza della relazione peritale ai consulenti delle parti.

Il caso: D.P. propone ricorso avanti alla Corte di Cassazione avverso la sentenza del Tribunale che ha rigettato il ricorso ex art. 445 c.p.c., comma 6 proposto per ottenere il riconoscimento delle condizioni sanitarie legittimanti il diritto all’assegno di invalidità della L. n. 118 del 1971, ex art. 13.

In via pregiudiziale, il ricorrente lamenta violazione e/o falsa applicazione dell’art. 195 c.p.c., comma 3, in relazione agli artt. 445 bis e 696 bis c.p.c., nonchè in relazione agli artt. 156 e 157 c.p.c..:

– il Tribunale erroneamente non aveva rilevato la nullità della consulenza tecnica d’ufficio per mancato rispetto dei termini dell’art. 195 c.p.c., determinata dal fatto che il c.t.u. non aveva mai inoltrato alle parti la bozza dell’elaborato ed aveva depositato direttamente nel fascicolo informatico la consulenza in data 9/6/2015, oltre la scadenza dei termini per il deposito;

– la nullità era stata fatta valere nel primo atto difensivo successivo la scadenza del termine, rappresentato dal ricorso ex art. 445 bis c.p.c., comma 6.

La Corte di Cassazione ritiene fondata la doglianza e sul punto ribadisce quanto segue:

a) l’art. 195 c.p.c., comma 3, come sostituito dal comma 5 della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46, ha introdotto una sorta di sub procedimento nella fase conclusiva della consulenza tecnica d’ ufficio, regolando, attraverso scansioni temporali rimesse alla concreta determinazione del giudice, i compiti del c.t.u. e le facoltà difensive delle parti nel momento del deposito della relazione scritta;

b) l’obiettivo è quello di garantire la piena esplicazione di un contraddittorio tecnico e, quindi, del diritto di difesa delle parti anche nella fase dell’ elaborazione dei risultati dell’indagine peritale, prima che gli esiti dell’indagine stessa vengano sottoposti al vaglio del giudice;

c) l’omesso invio da parte del consulente tecnico della bozza di relazione alla parte, in quanto posta a presidio del diritto di difesa, integra un’ipotesi di nullità della consulenza, a carattere relativo e quindi assoggettata al rigoroso limite preclusivo di cui all’art. 157 c.p.c.;

d) tale nullità resta sanata se non eccepita nella prima istanza o difesa successiva al deposito;

e) la nullità derivante dal mancato invio della bozza alle parti è suscettibile anche di sanatoria per rinnovazione, potendo il contraddittorio sui risultati dell’indagine essere recuperato dal giudice e ripristinato successivamente al deposito della relazione, in modo da potere comunque, all’esito, esercitare con piena cognizione di causa i poteri attribuiti ai sensi dell’art. 196 c.p.c., cioè valutare la necessità o l’opportunità di assumere chiarimenti dal c.t.u., disporre accertamenti suppletivi o addirittura la rinnovazione delle indagini o la sostituzione del consulente.

Avv. Anna Andreani

Allegato:

Cassazione civile Sez. VI – Lavoro Ordinanza n. 21984 del 11/09/2018

© AvvocatoAndreani.it Risorse Legali – Articolo originale: Il CTU non invia la bozza della perizia ai consulenti di parte: conseguenze e rimedi

Le 10 cose da sapere sull’ecotassa 2019

Il 1° marzo scatta l’ecotassa. Come stabilito dalla manovra 2019, l’imposta si basa sulle emissioni dell’auto nuova da acquistare (anche in leasing). In base al valore di CO2, si dovrà pagare una tassa da 1.100 a 2.500 euro. L’ecotassa include i modelli con emissioni superiori a 160 g/km di CO2.

Il 1° marzo entrano in vigore l’ecotassa e l’ecobonus. A partire da questa data (e fino al 31 dicembre 2021), chi compra un’auto nuova deve misurarsi non solo con le classi inquinanti (Euro 6cEuro 6d-TempEuro 6d), ma anche con le emissioni di anidride carbonica.

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Alt ai furbetti-residenti con auto targata all’estero

    Vietato circolare con targa estera, se si risiede in Italia. A sorpresa, il maxiemendamento al decreto sicurezza votato al Senato mette un freno atteso da anni all’esterovestizione, cioè l’utilizzo di targhe estere per risparmiare su bollo e assicurazione, sottrarsi di fatto alle multe e rendersi invisibili al fisco italiano. Ma resta un enorme varco: se il mezzo è in leasing o a noleggio, basta avere a bordo una dichiarazione della società intestataria del mezzo per essere in regola. Ciò rischia di mettere fuori mercato gli operatori italiani, salvo che chiudano e si trasferiscano all’estero.

Il fenomeno ha una tripla faccia: quella degli italiani che comprano soprattutto auto nuove di lusso o esportano fittiziamente quella che già hanno per non pagare più il superbollo, quella degli stranieri con permesso di soggiorno che acquistano e usano in Italia ma immatricolano nel loro Paese e quella degli stranieri irregolari che sfruttano la targa estera per rendersi meno identificabili. In concreto, si va dagli italiani residenti in zone di confine ricche come il Trentino-Alto Adige che circolano con targhe austriache e tedesche a caporali e sfruttati che si spostano nelle campagne del Foggiano con catorci locali ritargati in Bulgaria.

Vengono modificati gli articoli 93 e 132 del Codice della strada.
Nell’articolo 93 sono inseriti cinque nuovi commi. Il primo vieta di circolare in Italia con un veicolo immatricolato all’estero, a chi abbia la residenza nel Paese da oltre 60 giorni. Il secondo stabilisce le eccezioni, valide solo se a bordo c’è un documento di data certa firmato dall’intestatario del mezzo, da cui «risulti il titolo e la durata della disponibilità del veicolo»: utilizzo di veicolo in leasing o in locazione senza conducente (noleggio), se lo si prende da un operatore costituito in un altro Stato Ue o See (Spazio economico europeo) e senza sede secondaria o effettiva in Italia; veicolo dato in comodato da un’impresa Ue o See (che non ha in Italia sedi secondarie o effettive) a suo lavoratore o collaboratore.

Chi viola il divieto, oltre a pagare una sanzione amministrativa di almeno 712 euro, dovrà tenere il mezzo in deposito e immatricolarlo in Italia entro 180 giorni, scaduti i quali scatterà la confisca. In alternativa, pagata la sanzione, vanno consegnate targhe e documenti alla Motorizzazione chiedendo il foglio di via e la targa provvisoria per portare il veicolo fuori Italia.
Chi ha un mezzo in comodato ma non ha a bordo il documento che ne attesta la disponibilità dovrà pagare 250 euro ed esibirlo entro 30 giorni; nel frattempo scatterà un fermo amministrativo.

Nell’articolo 132 sono aggiunti l’obbligo di rimpatriare consegnando targhe e documenti esteri dopo un anno dall’importazione se non c’è stata la reimmatricolazione in Italia.

FONTE ilsole24ore.com

Stop benefici auto immatricolate all’estero — QuiFinanza

(Teleborsa) – Chi fino a ieri utilizzava in Italia auto immatricolate all’estero, pur risiedendo nel nostro Paese, non potranno più eludere tasse e controlli. Lo ha dichiarato

via Stop benefici auto immatricolate all’estero — QuiFinanza

COMPENSI C.T.U.: INSUSSISTENZA DEL DIRITTO AL COMPENSO PER NULLITÀ DELLA RELAZIONE PERITALE

  In tema di compensi dei Consulenti tecnici d’ufficio (C.T.U.), la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito all’insussistenza del diritto al compenso per la nullità della relazione peritale ed all’ambito della valutazione del giudice del procedimento di opposizione avverso il decreto di liquidazione del compenso.

Con riferimento ai compensi del C.T.U., l’Ord. C. Cass. civ. 25/09/2018, n. 22725, precisa che il diritto del C.T.U. alla liquidazione del compenso non sussiste nei casi in cui la sua attività non sia neppure astrattamente utilizzabile nell’ambito del processo.

In proposito, la Suprema Corte ricorda che, secondo costante giurisprudenza, compete in via esclusiva al giudice di merito il potere di addivenire alla dichiarazione di nullità della consulenza svolta dal C.T.U., idonea a determinare l’insussistenza del diritto al compenso di quest’ultimo.

Inoltre, nell’ambito del procedimento di opposizione avverso il decreto di liquidazione del compenso al C.T.U., secondo la disciplina recata dal D.P.R. 115/2002, art. 170, non possono proporsi questioni relative all’utilità e validità della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno fatte valere nella relativa sede.

FONTE

Una batosta incredibile dell’INPS ai Periti Assicurativi

——– Messaggio inoltrato ——–

Da: <studio-maffei@libero.it>
A: APAID<info@apaid.it>
Data: venerdì 10 agosto 2018, 21:21 +0200
Oggetto: Informazioni

Buonasera Roberto,

sono Angelo Maffei da Bari, ………… Ti disturbo affinché attraverso il tuo sito è possibile chiedere ai vari colleghi se hanno ricevuto dall’INPS la notifica di pagamento del famoso Contributo Integrativo da parte di coloro, che seppur aver rinunciato a qualsiasi forma di assistenza da parte dell’Ente e quindi non riportando la percentuale del 4% in fattura, si ritrova a pagare in maniera retroattiva (2012) l’importo a gestione separata quindi nella misura del 18% sino ad oggi con importo in media di circa €. 20.000,00 per ogni anno, per cui una batosta incredibile. Inoltre, chiedere se vi sono precedenti oppure NO e se è possibile fare una azione su tutto il territorio nazionale o altro.

………………….  Saluto Cordialmente

Angelo Maffei

Sono gradite le risposte nei commenti.