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Palermo, ecco il libro mastro dei falsi incidenti: i nomi degli arrestati nel blitz della polizia

Un momento della conferenza stampa tra polizia e guardia di finanza

Un libro mastro con diversi episodi di rotture di ossa provocati ad arte, nomi di vittime e località dell’incidente: è stato trovato durante le perquisizioni nell’ambito dell’indagine che ha permesso di sgominare due gruppi criminali che organizzavano truffe alle assicurazioni. Oltre 50 le vittime che, con i loro racconti, hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti degli arrestati.

Le operazioni “Tantalo bis” della Polizia, e la “Fides” della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria, hanno portato all’arresto di 42 persone, ma gli indagati sono 250.

I vertici della consorteria colpita dal provvedimento di oggi sono Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi e Salvatore Arena, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, (ndr: non risulta iscritto al Ruolo Consap) Gioacchino Campora, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro, Piero Orlando, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. Si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese e della suddivisione tra i complici delle quote che derivavano dai risarcimenti assicurativi.

Eccoo i nomi degli arrestati dalla polizia:
1. Carlo Alicata;
2. Gaetano Alicata;
3. Filippo Anceschi detto “Il nano”;
4. Salvatore Arena, detto “Mandalà”;
5. Gioacchino Campora detto Ivan;
6. Graziano D’Agostino, incensurato
7. Rita Mazzanares;
8. Salvatore Di Ggregorio detto “Salvino”;
9. Salvatore Di Liberto;
10. Giuseppe Di Maio detto “Fasulina” ;
11. Piero Orlando, detto “Piero SH” , incensurato
12. Mario Fenech, incensurato
13. Vittorio Filippone, incensurato
14. Antonino Giglio detto “Tony ‘U Pacchiune”;
15. Gesué Giglio, incensurato
16. Vincenzo Peduzzo;
17. Alessandro Santoro;
18. Alfredo Santoro detto “Lello” ;
19. Natale Santoro;
20. Antonino Saviano;
21. Letizia Silvestri;
22. Monia Camarda;
23. Vincenzo Cataldo;
24. Orazio Falliti;
25. Gaetano Girgenti;
26. Alfonso Macaluso;
27. Benedetto Mattina;
28. Giuseppe Mazzanares;
29. Maria Mazzanares detta “Mary”;
30. Salvatore Mazzanares;
31. Mario Modica;
32. Cristian Pasca;
33. Giuseppa Rosciglione;
34. Maria Silvestri

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“Mi stanno ammazzando”: i boia spaccavano le ossa nella stanza degli orrori di via Imera

I particolari agghiaccianti che emergono dall’operazione che ha portato a 42 arresti. Finti incidenti per intascare i soldi delle assicurazioni. Le vittime, reclutate nella zona della Stazione, venivano messe su un tavolo, immobilizzate con dei mattoni e poi colpite con dischi di ghisa

Mutilavano gambe e braccia per truffare assicurazioni

Nei minimi particolari gli inquirenti hanno ricostruito 76 episodi ma, sottolinea il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, “i casi sono molti di più e l’inchiesta è molto più complessa”. Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli ‘spaccaossa’ fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il Betaland Cafe, un’agenzia scommesse all’Albergheria dove venivano praticate alcune delle fratture.

Sono 42 le persone arrestate per avere organizzato una truffa alle assicurazioni con vittime compiacenti che si facevano fratturare gli arti in cambio di poche centinaia di euro. I boia non si fermavano davanti a nulla: “Mi state ammazzando… ammazzando… la gamba… ahi, ahi…”, gridava una delle vittime, Antonino B., in uno dei numerosi episodi di cruda violenza. Questa la risposta di Monia Camarda, arrestata oggi: “Non gridare…”. La mutilazione avveniva in via Imera, in una delle ‘stanze degli orrori’ usate dagli spaccaossa per fratturare gli arti alle vittime designate.

Un sedicenne tra le vittime

Neanche l’età delle vittime costituiva un deterrente per la banda. L’ultima, in ordine di tempo, un giovane di sedici anni, reclutato da un amico e pronto a farsi rompere gli arti in cambio della promessa di soldi che, molto probabilmente, non avrebbe mai visto.

“Solo qualche giorno fa abbiamo evitato che a un ragazzino di 16 anni gli venissero fratturate le ossa – spiega il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodelfo Ruperti -. La bravura dei nostri operatori che hanno percepito le intenzioni di due dei soggetti fermati oggi, ci ha permesso di evitare un’altra vittima”. Le vittime venivano reclutate soprattutto fra le persone in difficoltà, era questo il criterio principale. “Molti sono stati reclutati alla stazione centrale di Palermo – aggiunge – dove c’erano proprio dei reclutatori che li avvicinavano raccontandogli di conoscere delle persone, gli spaccaossa, che potevano aiutarli e che sarebbero stati in grado di farli svoltare nella loro vita”.

I numeri dell’operazione

Questi i numeri dell’operazione di oggi: 250 indagati, 159 capi di imputazione, 34 fermati dalla polizia e otto dalla guardia di finanza. “Le indagini – ha aggiunto Ruperti – hanno portato a scoprire non alcuni delitti ma una vera e propria fenomenologia che si era sviluppata sul territorio di Palermo. Determinante è stata la collaborazione di tre persone arrestate ad agosto che hanno aperto uno squarcio su un sistema diffuso con un meccanismo di reclutamento di poveri malcapitati e di arricchimento per questa associazione senza scrupoli”.

I boia parlavano così: “Ho trovato 2 fidanzati…” | Video

Cinquanta le vittime compiacenti che alla fine hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine. “Arrivavano alla Squadra mobile con il braccio o la gamba rotti, in alcuni casi anche entrambi – racconta Ruperti -. Storie tristi di persone che si sentivano anche in colpa per avere, in un primo momento, accettato di farsi fratturare le ossa con la promessa di soldi e rimborsi che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai ricevuto”.

Il libro mastro con i nomi

Nulla era lasciato al caso nell’organizzazione degli ‘spaccaossa’. C’era perfino un libro ‘mastro’ in cui appuntare i nomi delle vittime, le fratture e i rimborsi da riconoscere. “Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell’attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime – ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo. Le indagini della guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell’organizzazione. In particolare “uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto ‘Dolce Vita’ in via Brunelleschi, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d’urgenza”. Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.

Il finto incidente finito in tragedia

Emerge anche un tragico risvolto. Quello della morte di un tunisino, una delle vittime reclutate dal clan criminale. Dovevano ‘solo’ fratturargli le ossa, ma la tortura si è trasformata in un omicidio. “A quest’uomo gli erano state procurate delle fratture molto gravi – ha spiegato Ruperti -. Sembra che a un certo punto il tunisino volesse fermarsi per il troppo dolore, ma per continuare gli avrebbero somministrato del crack che gli avrebbe procurato un arresto cardiocircolatorio”. La morte dell’uomo non ha fatto desistere la banda ‘spaccaossa’. “Lo hanno comunque portato al bordo di una strada – sottolinea Ruperti – tentando di fingere un incidente stradale e istruire la falsa pratica assicurativa”.

Quei medici compiacenti

Le indagini, dicono gli investigatori, “hanno messo in luce uno spaccato criminale variegato, fatto di “reclutatori” che agganciavano le vittime tra le fasce più deboli della società; di “ideatori” che individuavano luoghi non vigilati da telecamere, veicoli per inscenare gli eventi e falsi testimoni; di “boia-spaccaossa” che procedevano alle materiali lesioni fisiche degli arti superiori ed inferiori (ai quali gli indagati si riferivano convenzionalmente come “primo piano e piano terra”); di “medici compiacenti” che vergavano perizie mediche di parte; di “centri fisioterapici” che attestavano cure alle vittime ma mai effettivamente somministrate; di strutture criminali più organizzate che acquistavano le “pratiche” mettendo al lavoro avvocati o sedicenti tali e studi di infortunistica stradale che gestivano poi il conseguente iter finalizzato al risarcimento”.

Nel danaroso business illecito, i vertici dei vari gruppi criminali “mantenevano rapporti di mutua assistenza e solidarietà, prestandosi – vicendevolmente – i propri “boia-spaccaossa” a seconda della impellenza del momento: le strutture delinquenziali individuate – seppur autonomamente costituite, promosse ed organizzate – operano nello stesso “settore”, senza interferire nei rispettivi affari ma dividendosi i proventi illeciti derivanti dai falsi sinistri stradali distintamente organizzati”. Altri gruppi criminali hanno invece mostrato una visione più strategica ed una vocazione marcatamente “imprenditoriale”, preferendo acquistare il “pacchetto” delle menomazioni per poi gestire la pratica sino alla liquidazione del rimborso assicurativo.

Le “vittime”, in preda a lancinanti dolori, venivano trasportati presso gli ospedali cittadini, all’interno dei quali la gestione della frode passava nelle mani di altre persone compiacenti che si facevano carico di vigilare sui ricoverati per provvedere alle loro necessità, ma ancor più per evitare che qualcuno potesse recedere dall’originario intento, magari denunciando i fatti alle forze dell’ordine. Dopo il ricovero dei fratturati, si apriva la fase amministrativa e burocratica dell’istruzione della pratica assicurativa entrando in scena i vertici dell’associazione, che curavano la presentazione delle richieste di risarcimento presso le compagnie assicurative e la successiva suddivisione delle “quote” del premio da liquidare. In questa fase peraltro poteva trovare spazio talvolta la cessione della pratica assicurativa, completa degli atti peritali e dei referti medici, ad altri soggetti ritenuti membri di vertice dell’associazione criminale, che acquistavano la pratica liquidando al “venditore” una quota, così da assumere in prima persona la gestione della fase risarcitoria.

I nomi degli spaccaossa

I vertici del clan sono stati individuati Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi, Salvatore Arena detto “Mandalà”, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, Gioacchino Campora detto “Ivan”, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro detto “Lello”, Piero Orlando detto “SH”, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. A ciascuno di loro viene riconosciuto un ruolo fondamentale: si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese occorrenti e della suddivisione tra i complici delle quote derivanti dai risarcimenti assicurativi. Alla rottura delle ossa erano deputati altri complici, “specializzati” nell’infliggere le fratture alle “vittime”. Tra questi figurano Giuseppe Di Maio detto “fasulina”, Antonino Giglio detto “Tony u’ pacchiune”, Gesuè Giglio, Alfredo Santoro detto “Lello”, Cristian Pasca.

Il gruppo criminale poteva avvalersi pure dell’opera di altri complici incaricati di predisporre con cura la scena dei falsi sinistri, trovando i veicoli da utilizzare, reclutandone i conducenti, e assoldando gli eventuali testimoni. Una volta realizzata la scena del finto incidente questi si occupavano anche dell’assistenza medica delle “vittime” fratturate controllando che non si sottraessero agli impegni presi con l’associazione. Questi i loro nomi: Vincenzo Cataldo, Monia Camarda, Orazio Falliti, Gaetano Girgenti, Alfonso Macaluso, Benedetto Mattina, Giuseppe Mazzanares, Maria Mazzanares, Rita Mazzanares, Salvatore Mazzanares, Giuseppa Rosciglione, Mario Modica, Antonino Saviano, e infine le sorelle Maria e Letizia Silvestri.

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FONTE

 

Falsi incidenti stradali, prescrizioni e assoluzioni

Il tribunale di Verona ha chiuso la vicenda che vedeva imputati avvocati di Napoli e Avellino

falsi incidenti stradali prescrizioni e assoluzioni

Si è conclusa nel tardo pomeriggio di giovedi scorso con prescrizioni e assoluzioni stabilite dal Tribunale di Verona, la lunga vicenda processuale che ha visto coinvolti una trentina di imputati, tra cui una decina di avvocati del Foro di Napoli e di Avellino, accusati, a vario titolo, di aver messo in piedi una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe ai danni della Cattolica Assicurazioni.
In particolare, una dozzina i sinistri stradali “sospetti” che erano finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura di Verona che aveva chiesto, a giugno 2009 con l’allora Procuratore Giovanni Pascucci, il rinvio a giudizio per una trentina di persone, tutte campane, coinvolte secondo l’accusa in una serie di incidenti falsi con conseguenti richieste risarcitorie avanzate alla Cattolica Assicurazioni. I sinistri, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati organizzati a tavolino da alcuni avvocati i quali, spesso anche all’insaputa dei loro ignari clienti, avrebbero utilizzato i dati in loro possesso (fotocopie di carte di identità, codici fiscali, certificazioni mediche, copie di libretti di circolazione e quant’altro) per avanzare richieste risarcitorie in nome e per conto dei loro assistiti, spesso del tutto all’oscuro.
Dopo 8 anni di processo e circa 20 udienze, con l’escussione di decine di persone tra testimoni e periti, il tribunale di Verona, presieduto dalla dottoressa Isidori, ha dovuto dare atto della intervenuta prescrizione per quasi tutti i capi di imputazione aventi ad oggetto fatti risalenti agli anni 2006 e 2007.
Soltanto per un capo di imputazione, relativo alla posizione di due avvocati, uno di Napoli (A.S.) ed uno di Avellino (B.S.), il tribunale scaligero ha dovuto sentenziare nel merito non essendo ancora maturata la prescrizione.
I due professionisti, difesi dall’avvocato Rolando Iorio, sono stati assolti per non aver commesso il fatto.

Paola Iandolo

Massa, truffe a enti pubblici e assicurazioni: 17 arresti e 130 indagati

Tra le persone finite in manette ci sarebbero liberi professionisti, lavoratori dipendenti e operatori sanitari

Sono 17 le ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere e 13 agli arresti domiciliari, in corso di esecuzione con un’operazione condotta dai carabinieri e dalla questura di Massa e coordinata dalla procura, nei confronti di due associazioni per delinquere operanti nel territorio apuano e nelle province di La Spezia, Lucca e Pistoia. Secondo l’accusa i due gruppi criminali avrebbero messo in piedi un vasto giro di truffe ai danni di Enti pubblici locali e compagnie di assicurazione. Tra le accuse anche episodi estorsivi e di corruzione. Le forze dell’ordine stanno effettuando anche alcune perquisizioni. Gli arresti sono stati eseguiti nel territorio apuano, a Lucca e a Milano e, secondo quanto appreso riguardano una serie di soggetti tra cui liberi professionisti, lavoratori dipendenti e operatori sanitari.

Nell’operazione, coordinata dalla procura di Massa, le persone indagate sono 130 con ben 159 capi d’accusa. Tra i diciassette finiti in carcere o ai domiciliari vi sarebbero, secondo quanto appreso, avvocati di Massa, medici legali delle assicurazioni e medici specialistici che lavorano in strutture sanitarie del capoluogo apuano, un appartenente alla polizia municipale. Arrestati anche un investigatore privato con agenzia a Milano, specializzato nel ramo dell’infortunistica stradale, un Pr di un noto locale del litorale versiliese, operai e titolari di stabilimenti balneari. Tra i reati contestati anche quello di associazione per delinquere finalizzata al fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblico ufficiale e da privato, estorsione ed abuso d’ufficio.

Durante l’inchiesta, denominata “Il botto” e iniziata nel 2015, sono stati contati 100 falsi incidenti e si stimano danni per 3 milioni di euro, tutti accertati, a carico delle compagnie assicuratrici.  Nel blitz di questa mattina sono state coinvolte 80 unità delle forze dell’ordine per far eseguire 17 ordinanze di custodia cautelare, di cui quattro in carcere e 13 agli arresti domiciliari. Inoltre risultano 130 denunciati, tra cui anche vere e proprie comparse per simulare i falsi incidenti in strada con una specie di set cinematografici.

La procura ha fornito un filmato realizzato dagli investigatori in cui si vedono i conducenti di due mezzi mettersi d’accordo per simulare l’incidente, l’arrivo dell’ambulanza e il trasporto dei finti feriti all’ospedale, dove, dice l’accusa, medici compiacenti firmavano falsi certificati che poi venivano utilizzati per chiedere i risarcimenti. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti, che ha coordinato le indagini, ha descritto due associazioni per delinquere, che avrebbero lavorato insieme per creare ad arte un sistema di cui “questa indagine è solo la punta dell’iceberg”.

FONTE

Frodi assicurative, operazione Tantalo: i nomi delle undici persone fermate

Nel mirino della polizia sono finiti anche un’infermiera del Civico. Provocavano lesioni e fratture a “vittime” compiacenti per ottenere risarcimenti fino a 150 mila euro

Due organizzazioni spietate che procuravano fratture e lesioni a vittime compiacenti per chiedere rimborsi alle compagnie assicurative. Undici le persone fermate, tra cui l’infermiera del reparto di Neurologia del Civico Antonia Conte.

Ecco la lista completa:

Giuseppe Burrafato, nato a Termini Imerese, 27 anni;
Michele Caltabellotta, nato a Palermo, 45 anni;
Antonia Conte, nata a Palermo, 51 anni;
Michele Di Lorenzo, nato a Palermo, 36 anni;
Francesco Faija, nato a Palermo, 37 anni;
Isidoro Faija, nato a Palermo, 35 anni;
Salvatore La Piana, nato a Palermo, 49 anni;
Francesco Mocciaro, nato a Palermo, 50 anni;
Giuseppe Portanova, nato a Palermo, 41 anni;
Antonino Santono, nato a Palermo, 47 anni;
Massimiliano Vultaggio, nato a Palermo, 48 anni.

Undici fermi per truffe alle assicurazioni, l’Aicis: “Caltabellotta non è un iscritto”

Con una nota l’Associazione italiana consulenti infortunistica stradale chiarisce che il signor Michele Caltabellotta, fermato nell’ambito dell’operazione Tantalo condotta dalla polizia, non è un consulente di infortunistica né un perito assicurativo in quanto non iscritto all’apposito ruolo

Undici fermi per truffe alle assicurazioni, l’Aicis: “Caltabellotta non è un iscritto”
„In merito al servizio pubblicato lo scorso 8 agosto dal titolo Operazione tantalo, i nomi delle undici persone fermate per frodi l’Aicis, l’Associazione italiana consulenti infortunistica stradale – ci segnala che “il signor Michele Caltabellotta non è né un consulente di infortunistica stradale né un perito assicurativo in quanto non iscritto all’apposito ruolo. Tale figura professionale che è, invece, ben regolamentata nel nostro ordinamento legislativo, prevede per l’abilitazione, un tirocinio formativo biennale obbligatorio, un complesso esame di Stato e precisi requisiti di alta moralità. A difesa dei propri associati, quindi, l’Aicis intende far presente che nonostante il frequente uso improprio che si fa di tale titolo, il perito assicurativo è un professionista molto preparato che opera in proprio con diligenza, correttezza e trasparenza, anche contribuendo in maniera significativa e a rischio della propria incolumità personale, allo smascheramento delle vere frodi assicurative negli incidenti stradali e nautici. Si ribadisce, quindi, che il signor Michele Caltabellotta non è né un consulente di infortunistica stradale né un perito assicurativo”.

FONTE: PALERMO TODAY

Scoperto sito truffa per verificare l’autenticità delle polizze rca

Il sito veniva impiegato per attestare falsamente l’autenticità di polizze contraffatte. E il fenomeno delle false polizze Rc auto dilaga, con 12 siti truffa scovati dall’IVASS nel solo mese di gennaio

Il fenomeno dei siti che propongono false assicurazioni auto, generalmente temporanee, sta dilagando. Da inizio anno, e quindi da meno di un mese, l’IVASS ha scovato sul web ben 12 siti di intermediari assicurativi falsi che spacciano polizze rca che non hanno nessun valore – in quanto non riconducibili a intermediari iscritti al Registro Unico degli Intermediari Assicurativi (RUI) – e che lasciano totalmente scoperto l’automobilista. Ma la truffa ha fatto anche un “salto” di qualità. L’IVASS ha infatti scovato anche il sito http://www.coperturaveicolo.it, utilizzato per attestare falsamente l’autenticità di polizze contraffatte promosse e commercializzate tramite falsi siti internet In pratica l’automobilista che incappava in questo sito il per verificare l’autenticità di una polizza “sospetta” veniva a sua imbrogliato da questo sito che ne certificava l’autencità. Per avvalorare le informazioni nell’home page del sito appare un presunto copyright “ANIA Italia”. L’ANIA – Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici ha formalmente disconosciuto la titolarità del sito.

Riportiamo la “lista nera” dei siti truffa identitifcati a gennaio:

www.ferrariassicurazioni.it

www.bolognesiassicurazioni.it

www.coperturaveicolo.it

www.assicurazioniriccio.com

www.europeaassicurazioni.it

www.assicurazionimonte.it

www.serenaassicurazioni.com

www.polizzetemporanee.it

www.piottibroker.it

www.barattiniassicurazioni.it

www.landiassicura.it

www.martiniassicura.it

FONTE CAR CARROZZERIA

Pesaro, truffa alle assicurazioni: in 7 pagano, altri 5 vanno a giudizio. Primo caso di indennizzo per evitare la denuncia.

   PESARO – Tre incidenti stradali sospetti, 12 persone coinvolte e altrettante finite davanti al giudice per con l’accusa di truffa alle assicurazioni. Cinque i rinvii a giudizio mentre in 7 hanno scelto di optare per il risarcimento del danno che consente di estinguere il reato in base alla nuovissima norma che per la prima volta è stata applicata a Pesaro.
Tutto è partito da un’indagine dell’assicurazione Hdi che ha assoldato un’agenzia investigativa privata per vigilare su alcuni risarcimenti richiesti dai clienti. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero aggiustato le dinamiche degli incidenti per ottenere dei risarcimenti.
Somme peraltro tenute in stand by e mai ricevute in attesa delle conclusioni delle indagini. Tutti risultano incensurati e di età compresa fra i 25 anni e i 60. Alcuni di loro erano alla guida, altri erano semplicemente dei passeggeri. Che avrebbero, dopo l’incidente, trovato un accordo tra loro. Alla base delle indagini tre episodi distinti, non collegati fra loro. L’unico indagato con precedenti per truffa alle assicurazioni è un carrozziere di Montecalvo in Foglia. Lui stesso ha preferito arrivare a una transazione con l’assicurazione, riparando il danno, per estinguere il reato anziché essere rinviato a giudizio.

Napoli, finti incidenti per ottenere rimborsi: maxi truffa alle assicurazioni

Le indagini hanno svelato un vero e proprio sistema collaudato che, tramite la dichiarazione di falsi incidenti o di sinistri avvenuti in modo differente da quanto dichiarato, si faceva rimborsare dalle assicurazioni, truffano le maggiori compagnie italiane. Nove persone sono state arrestate.

Era una vera e propria associazione a delinquere, operante con un sistema collaudato che, però, è stato scoperto dalle forze dell’ordine. Questa mattina, agenti della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a nove mandati di custodia cautelare emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura. L’attività investigativa ha infatti permesso di accertare, tramite intercettazioni telefoniche e acquisizioni di atti e documenti, l’esistenza di una associazione a delinquere dedita alla truffa delle compagnie assicurative italiane, nella provincia di Napoli, diretta dall’avvocato Gianluca Piccirillo del Foro di Napoli, legale specializzato nel trattare casi di sinistri stradali.

Nella fattispecie, gli inquirenti hanno notato che l’avvocato Piccirillo, quasi in maniera seriale, denunciava incidenti mai avvenuti, oppure verificatisi con modalità differenti da quelle dichiarate, al fine di ottenere dalle compagnie assicurative rimborsi che in realtà non gli spettavano. Per farlo, il legale si avvaleva di una serie di collaboratori fidati che lo aiutavano ad inscenare i sinistri posticci. Sugli atti processuali, poi, venivano apposte marche da bollo che le indagini hanno rivelato essere contraffatte.

continua su: http://napoli.fanpage.it/napoli-finti-incidenti-per-ottenere-rimborsi-maxi-truffa-alle-assicurazioni/
http://napoli.fanpage.it/

Fingevano incidenti stradali per truffare le assicurazioni

truffa-palermo     La Polizia Stradale di Palermo sta eseguendo alcune misure cautelari nei confronti di persone inserite in un’organizzazione criminale che era specializzata nel riciclaggio e nella ricettazione di autovetture di piccola e media cilindrata. Un altro campo di attività era quello delle truffe alle compagnie assicurative per falsi sinistri stradali.

L’operazione, denominata “New Life”, ha avuto inizio nel 2013 e ha visto impegnati, per più di un anno gli investigatori della stradale che sono riusciti a individuare e recuperare oltre una ventina di autovetture di provenienza furtiva ed accertare svariate truffe alle compagnie assicurative.

L’associazione criminale, acquistava veicoli da rottamare per utilizzarne la documentazione originale e i contrassegni identificativi, ovvero telaio e targhetta, al fine di riciclare identici veicoli, per tipo e modello, di provenienza illecita che poi venivano commercializzati presso un noto autosalone cittadino o tramite siti specializzati.

L’indagine ha consentito anche di identificare e restituire ai legittimi proprietari, diverse autovetture.

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Truffa da tre milioni col “finto morto”

Como, è morto ma vuole l’eredità

Maxi truffa alle assicurazioni: 8 arresti, anche medici e avvocati, 139 indagati

Coinvolti professionisti e i dottori del Santissima Annunziata. Oltre due milioni di euro il danno per 18 compagnie

L’organizzazione simulava incidenti stradali per incassare i risarcimenti dalle Compagnie assicurative e organizzavano le truffe in maniera scientifica. C’era chi reclutava gli automobilisti, chi istruiva la pratica, chi forniva il certificato medico, chi seguiva l’iter fino alla liquidazione del sinistro. La messinscena era davvero plateale: diversi indagati, ignari della presenza dei poliziotti in borghese che avevano iniziato a indagare sul raggiro, entravano in ospedale camminando normalmente e poi uscivano dal pronto soccorso zoppicando.

La presunta organizzazione criminale avrebbe truffato 17 Compagnie utilizzando sempre lo stesso metodo. Sono 25 gli incidenti finti documentati fino a questo momento, ma altre pratiche sono in via di accertamento. L’unico indagato condotto in carcere è Saverio Palumbo, di 48 anni, ritenuto la ‘mente’ della maxi-truffa, che tesseva la rete dell’organizzazione. Un ruolo determinante, secondo gli inquirenti, veniva svolto da Giuseppe Ax, di 61 anni, capo tecnico radiologo, in servizio nel reparto di radiologia dell’ospedale, il quale avrebbe predisposto esami diagnostici contraffatti (Tac ed Ecg) per attestare l’aggravamento della prognosi. Due avvocati, il 42enne Andrea Tagliente e il 37enne Gianfranco Trani, avrebbero curato le pratiche e istruito i soggetti coinvolti nei falsi sinistri anche in relazione alle risposte da dare agli inquirenti nella fase culminante dell’attività investigativa.

Tra gli altri destinatari della misura cautelare figurano un portantino del pronto soccorso dell’ospedale, un autista di ambulanze di un’associazione di volontariato e un ex dipendente di una farmacia di Taranto. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali è emerso che l’organizzazione indicava con il termine ‘partita di calcio’ la data dell’accesso al pronto soccorso, con il termine ‘allenatore’ il medico di turno che avrebbe rilasciato la documentazione sanitaria, mentre con la parola ‘maglietta’ si faceva riferimento al referto medico. Il comandante della locale sezione della Polstrada, Giacomo Mazzotta, ha parlato di una vera ‘piaga sociale’ da debellare, mentre il Codacons ha annunciato che si costituirà parte civile.

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vedi anche

Imperia: Scoperta dai Carabinieri una maxi truffa alle assicurazioni, in manette tre persone

 

La Legge Bersani per ridurre il premio e pagare di meno

Utilizzavano la legge Bersani, per truffare le assicurazioni. Migliaia di automobilisti coinvolti nella truffa che è stata scoperta ad Imperia dai carabinieri della Compagnia, coordinati dal maggiore David Egidi. Questa notte è scattata l’operazione “The Brokers”. Tre persone sono finite in manette, altre sei sono state denunciate in regime di correità con gli arrestati.

L’indagine è partita nel luglio scorso e ha rivelato che la banda aveva il suo cuore nel Napoletano. A seguito di accertamenti incrociati i carabinieri si sono resi conto che c’erano incongruenze circa la veridicità dei dati anagrafici ed assicurativi di alcuni soggetti occasionalmente fermati durante i servizi di controllo del territorio.

I carabinieri, in una conferenza stampa, alla presenza del Comandante Provinciale, colonnello Luciano Zarbano, e del Comandante del Reparto Operativo, Emanuele Gnoni hanno spiegato come si muoveva l’organizzazione. Il maggiore Egidi, in particolare, ha illustrato come colpivano i malviventi, accusati anche di associazione a delinquere: in particolare cinque di loro tutti residenti ed operanti nel napoletano, si procacciavano clienti offrendo loro la possibilità di assicurare la propria autovettura a prezzi certamente vantaggiosi e sicuramente “fuori mercato” se considerata l’area di provenienza.

In effetti la provincia di Napoli, a causa del tasso di incidentalità, è la più cara d’Italia in quanto a tariffe RC Auto. A quel punto raccoglievano i documenti d’identità e di circolazione per inviarli ad un intermediario imperiese, il quale con grande abilità provvedeva a “ricostruire” la storia anagrafica di ognuno, affinchè potesse beneficiare degli effetti del decreto “Bersani”, ovvero essere inserito in stati di famiglia di persone residenti in Imperia o nel basso Piemonte.

Una volta terminata tale operazione, l’intermediario imperiese, avvalendosi della collaborazione di due sodali del posto smistava i documenti a diverse agenzie assicurative presenti nel nostro territorio dove di fatto venivano istruite le pratiche ed emessi i contratti di polizza.

Va ancora aggiunto che uno dei soggetti arrestati lavorava all’interno di una di queste agenzie e che da solo aveva istruito ed emesso circa 250 pratiche. Per ogni pratica i vari soggetti componenti l’associazione trattenevano una somma tra i 120 ed i 140 euro per un giro d’affari che, prime delle operazioni di perquisizione compiute all’alba di ieri, era stimato sugli 80mila euro, somma che, alla luce degli ulteriori elementi raccolti potrebbe crescere.

Considerato invece il volume delle pratiche istruite, il danno che hanno sinora subito le Compagnie Assicurative è stimabile in circa 900mila euro di mancato guadagno. Deferiti per truffa tutti gli automobilisti assicurati.

(Fonte: Tgcom24)

“Ti rompi la gamba a calcetto? La frode può cominciare”

Businessman Crossing Fingers

Un truffatore: “Così recuperiamo i soldi delle polizze”

L’arte dell’arrangiarsi che travalica la legalità ha la fantasia napoletana di chi, come Pasquale – 28 anni, commerciante ambulante, una moglie e un figlio di tre mesi a carico – si crogiola nella massima «avimmo a tirare a campà, qualche cosa ci dobbiamo pure inventà».

Ecco dunque il decalogo per aggirare le assicurazioni. Si parte dal falso incidente. «Molti proprio non pagano l’assicurazione, ma chi come me deve usare la macchina per lavoro non può farne a meno e quindi la paga. Però i soldi s’hanno da recuperare!». E il modo per rifarsi dei denari spesi «2 mila euro all’anno per la macchina e 1.200 per lo scooter» è simulare un incidente stradale per incassare un rimborso «che poi dividi con chi si è prestato alla sceneggiata. Certo però bisogna che hai la fortuna di romperti una gamba o un braccio, che so tipo a calcetto, per giustificare i danni. Sennò, se stai in salute, è meglio che ti butti sull’acquisto della classe di merito».

Per una mente onesta, il meccanismo suona farraginoso, ma funziona così come lo spiega Pasquale: «Praticamente devi trovare un assicuratore, come capita senza troppi problemi, che ti rilascia un falso certificato e poi cambi assicurazione così passi in un attimo dalla classe quattordicesima alla prima e paghi una polizza più bassa».

In altri termini, il falso attestato di rischio per cinque anni ti apre le porte a essere ritenuto meritevole di una classe più bassa e quindi decisamente più conveniente. «Così ti ripaghi quello che hai speso prima». Tra le truffe più diffuse c’è poi anche quella di raggirare anziani automobilisti: «Vedi un nonnetto che guida, gli prendi il numero di targa e poi dici che t’ha investito, anche se di striscio, ed è scappato via. Poi lo vai a trovare, magari con un amico così quello si spaventa di più, e gli fai firmare la lettera per avere la liquidazione dell’assicurazione. Certo al liquidatore gli devi allungare almeno una mancia da mille euro, sennò certo non t’aiuta».

Ma possibile che ci siano persone disposte a commettere una truffa del genere?«Signora, quanto vi credete che guadagna un liquidatore? Quello magari non arriva a 1.500 euro e voi di certo gli fate un favore a dargli la mazzetta».

Imbarazzo, vergogna o anche solo paura della legge non sono di casa nelle parole di questo giovane ambulante. «Signora, ma voi non avete idea di com’è Napoli. Se non ti fai furbo, ti fanno fesso. Come per le multe. E chi le paga qui le multe? Solo i fessi».

E com’è possibile? Se ti arriva una contravvenzione come fai a non saldarla?«Signò, è facilissimo. Mo’ ve lo spiego io».

La parola chiave, in questo caso, è «teste di legno». Dunque, le teste di legno sono persone nullatenenti a cui si intestano le automobili o gli scooter «così quando poi arrivano le multe, loro non le possono pagare proprio perché sono nullatenenti e tu sei salvo».

Di fronte alla nostra perplessità sull’illegalità del sistema, Pasquale non batte ciglio. «Io tengo famiglia, devo lavorare. E posso mica lavorare per pagare le multe. E come me, mille altre persone. Le teste di legno sono la nostra salvezza, gli intestiamo il libretto di circolazione ed è fatta. Da loro il Comune non potrà mai incassare neppure un euro».

(Autore: Grazia Longo – La Stampa)

Truffa alle assicurazioni con false residenze: denunciati 11 napoletani

TAGLIANDO ASSICURAZIONE  I Carabinieri della Stazione di Castel San Vincenzo (Isernia) hanno denunciato undici persone di età compresa tra i venti e i sessant’anni, tutte della provincia di Napoli, per i reati di truffa e falsità ideologica.

Per poter ottenere tariffe dell’assicurazione auto più basse rispetto a quelle delle città dove vivono realmente, avevano chiesto e ottenuto, con documentazione falsa, la residenza nel piccolo comune di Pizzone (Isernia). Le indagini sulla vicenda non sono concluse e i militari dell’Arma non escludono ulteriori sviluppi già nei prossimi giorni.

Brindisi, truffe con falsi incidenti dieci condanne

brindisi palazzo BRINDISI  – Dieci condanne a pene comprese tra sei anni e mezzo reclusione e nove mesi, quattro assoluzioni e due sentenze di non luogo a procedere per prescrizione sono state decise oggi dal Tribunale di Brindisi, in composizione collegiale, al termine di un processo a carico di un gruppo di persone che tra il 2006 e il 2008 avrebbe imbastito truffe ai danni di compagnie assicurative inscenando falsi incidenti stradali.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Brindisi e condotte dalla polizia. La pena più elevata è stata comminata ad un ex carrozziere, Angelo Balestra. Sono stati ritenuti colpevoli anche gli autori materiali dei falsi incidenti stradali, i quali avrebbero peraltro simulato lesioni personali mai subite, traendo in inganno i medici del Pronto soccorso. Tutto ciò allo scopo di ottenere gli indennizzi previsti dalle assicurazioni. Il processo era iniziato nel 2010. Il tribunale ha anche riconosciuto provvisionali di alcune migliaia di euro per le tre compagnie assicurative che si erano costituite parte civile.

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