Se la telecamera a bordo fosse resa obbligatoria?

road scan rac
Un quarto degli automobilisti del Regno Unito pensa che le telecamere in auto debbano  essere obbligatorie Photo: RAC

Un aumento dei cosiddetti “incidenti falsi”,  le truffe alle assicurazioni ha portato ad un aumento degli automobilisti che utilizzando le telecamere in auto, con il 26% di rimborso, l’azione  per rendere obbligatoria la tecnologia che  la ricerca dal RAC (Royal Association Car) ha trovato.

Quasi il 39% dei conducenti stanno prendendo in considerazione il montaggio di una macchina fotografica in auto e il 71% degli automobilisti intervistati credono che contribuirebbero a ridurre i falsi risarcimenti delle assicurazione auto da incidenti stradali.

La pratica è diventata un’industria miliardi di sterline per i criminali d’ auto, con un aumento del 34% dei sinistri fasulli fatte lo scorso anno, secondo l’Associazione degli assicuratori britannici.

I reclami falsi aggiungono 90 £ l’anno al premio del automobilista medio.

traffico autostrada
Richieste danni per sinistri falsi  aggiungono circa 90 sterline l’anno al premio medio rc auto ‘ Credit: PA

Il capo degli affari esterni del RAC Pete Williams ha detto: “Finché sono utilizzate correttamente, le road scan  sono una preziosa testimonianza delle circostanze che si sono verificati intorno a un incidente e come tale possono contribuire a ridurre il costo dei sinistri e le  lesioni personali che, a loro volta, dovrebbe in ultima analisi, ridurre il costo di assicurazione.

“Fare diventare le telecamere in auto obbligatoria darebbe un costo iniziale, ma si potrebbe pagare con forme alternative e potrebbero tagliare i premi della nazione.”

INSTALLA TELECAMERE IN AUTO E SMASCHERA CHI GLI RIGAVA LA CARROZZERIA

Una donna era stufa dei continui atti vandalici. Il fatto si è verificato a Sant’Egidio alla Vibrata. Denunciato un 66enne

Installa telecamere in auto e smaschera chi gli rigava la carrozzeriaUN VANDALO DI 66 ANNI. Mal tollerava che quella donna gli parcheggiasse sempre davanti casa, nonostante la sosta avvenisse su strada pubblica. Piu’ di una volta la proprietaria della vettura si era ritrovata graffi sulla carrozzeria. Un atto vandalico di cui non sapeva chi fosse l’autore e perche’ avesse preso di mira proprio la sua macchina.

L’IDEA GENIALE. E’ stato cosi’ che, per smascherare il colpevole, la vittima ha deciso di farsi installare da un elettrauto le telecamere in auto. Le lenti degli obiettivi, implacabili, hanno registrato l’uomo mentre riga la carrozzeria. La donna ha cosi’ incastrato colui che provocava i danni alla sua auto e ha consegnato il filmato ai Carabinieri di Sant’Egidio alla Vibrata, che hanno denunciato un 66enne del posto con l’accusa di danneggiamento aggravato continuato.

 

Fonte: www.abruzzoindependent.it

Ecco la telecamera per auto che notifica gli incidenti

Quante volte avrete avuto voglia, osservando un’automobilista che commette un’infrazione grave, di riprenderlo per poi denunciarlo alle forze dell’ordine. Lo scopo per cui è nata la telecamera KP1 prodotta da SmartWitness non è

sicuramente questo, ma i campi del suo utilizzo potrebbero essere molteplici. In buona sostanza, si tratta di un piccolo dispositivo che va installato all’interno dell’auto e che è in grado di fornire in meno di un minuto sia la notifica istantanea di un incidente stradale che il relativo video. Presentata durante il Commercial Vehicle Show di Birmingham, in Inghilterra, è figlia di un’azienda che opera nel campo dei sistemi di sicurezza per i veicoli.

UNA PICCOLA DASH CAM – Di dimensioni paragonabili a quelle di una webcam per computer, ha un nome più specifico, che è “dash cam”, con evidente riferimento al termine “dashboard”, che in inglese significa cruscotto. Questi dispositivi sono montati, per esempio, su tutte le auto della polizia degli Stati Uniti, per filmare inseguimenti e arresti, ma sono anche molto diffuse in Russia, dove le compagnie di assicurazione le usano come scatola nera per ricostruire le dinamiche dei sinistri. Ad ogni modo, la KP1 riesce a sfruttare le reti 3G o 4G, connettendosi nel giro di 60 secondi, inviando il video e i dati telematici di un incidente che si è appena verificato. La fotocamera è rivolta in avanti e va installata sul parabrezza con un tampone adesivo o con una ventosa. La trasmissione dei dati è supportata anche da un modulo GPS da 10 Hz e consente l’interazione con Google Maps, Google Street View e Google Earth per registrare le immagini della strada, con un angolo di visuale di 170 gradi.

SENSORE GPS E RETE 4G – Ma la KP1 è in grado anche di rilevare e inviare altri dati, come la posizione del veicolo, la sua velocità, l’accelerazione, l’angolo di sterzo e la forza frenante utilizzata. Per attivarsi il sistema utilizza un sensore giroscopio di terza generazione fornito da Bosch, che rileva l’accelerazione laterale. L’avvio è istantaneo e vengono ripresi i 10 secondi successivi all’impatto, occupando uno spazio di memoria pari a 150 KB. Così il file compresso è di piccole dimensioni e può essere inviato via mail in breve tempo utilizzando le reti mobili 3G o 4G. Il destinatario può essere chiunque, come l’assicurazione, un parente o il datore di lavoro, ma deve essere autorizzato dall’utente.

UN ELEMENTO DI SICUREZZA – Inoltre, la dash cam SmartWitness KP1 può essere utile anche in altre situazioni, come azioni premeditate durante l’incidente, rivendicazioni false sugli infortuni occorsi, contestazione su eventi reali, assenza di testimoni, accuse sui reati della guida, multe per eccesso di velocità e violazioni dei segnali del traffico. Anche per questo, specialmente per uso professionale, come quello che fanno i tassisti, una seconda dash cam può essere installata con l’obiettivo rivolto verso l’abitacolo, ma anche puntato lateralmente, per avere una visione completa negli incroci o negli attraversamenti.

di Alessandro Vai

Fonte : iltergicristallo.it

Incidenti stradali: un detector emozionale per prevenirli

hiteckIl professor Jean-Philippe Thiran del Politecnico Federale di Losanna (EPFL) continua a fare boccacce e strane espressioni davanti ad un monitor. No, non è improvvisamente diventato matto… Sta solo testando un detector emozionale, per registrare stati di ira o condizioni di sonno al volante. Obiettivo: bloccare sul nascere le più comuni cause di incidenti stradali.

“Principalmente ci sono una telecamera, una serie di luci e un computer che analizza i video in tempo reale. La prima difficoltà è rappresentata dalle condizioni di luce: per risolvere il problema siamo ricorsi ad una telecamera ad infrarossi, in modo da risolvere il problema della luminosità e poter lavorare di giorno e di notte”, spiega Thiran.

Il detector è posizionato sul cruscotto, dietro al volante. È stato sviluppato nell’ambito di una sinergia tra il Politecnico Federale di Losanna e il gruppo automobilistico PSA Peugeot Citroën.

Nel corso dei test l’algoritmo del rilevatore è stato in grado di identificare correttamente nell’85 per cento dei casi gli stati emotivi del conducente, analizzando le immagini con la misurazione di punti chiave del viso.

Buoni risultati sono arrivati anche dal monitoraggio del movimento delle palpebre, per prevedere i pericolisissimi colpi di sonno. Il passo successivo sarà lo sviluppo di un sistema che allerti l’automobilista.

“Se l’auto rileva che il conducente è stanco o si sta addormentando, può cominciare a diffondere una musica che lo svegli, o può cambiare le luci scegliendone di più aggressive. Al contrario, se la persona è stressata il veicolo può far partire una musica che lo calmi”, dice Thiran.

Il detector emozionale può essere funzionale ad una guida parzialmente assistita, non totalmente automatizzata.

In futuro si tenterà di testare il detector su ogni tipo di veicolo.

Decolla in Francia l’aereo elettrico

Un aereo che fa meno rumore di un asciugacapelli. Così l’Airbus di Tolosa ha presentato il suo aereo interamente elettrico, che ha fatto decollare da uno scalo vicino Bordeaux.

Il sogno è creare un velivolo che non produca inquinamento atmosferico e acustico.

“Ogni motore è alimentato da 60 batterie, sono nascoste nelle ali”, spiega il pilota Didier Esteyne.

Il volo inaugurale è durato meno di dieci minuti, nonostante l’aereo abbia un’autonomia di un’ora. La velocità massima è di 220 chilometri orari e per ora c‘è spazio solo per il pilota e un passeggero. E-Fan, questo il nome che è stato dato all’aeroplano, non è dunque ancora in grado di essere competitivo sul mercato. Ma i ricercatori sono fiduciosi di fare grandi progressi nei prossimi anni.

“Se parliamo di aerei regionali, con 80 o 90 passeggeri, sarebbero sufficienti due o tre ore di autonomia. Possiamo ipotizzare in futuro che questi velivoli possano usare un sistema ibrido”, dichiara Jean Botti, che dirige il settore Innovazione di Airbus.

Oltre ai benefici per l’ambiente, la produzione di arerei elettrici potrà comportare viaggi molto più economici.

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Incidenti d’auto, un drone stana i colpevoli

Tecnico chiamato dalla Procura per ricostruire uno scontro mortale in 3D: mai successo prima

Incidenti d'auto, un drone stana i colpevoli

L’apparecchio volante, «un quadricottero», sarà in grado «di cristallizzare la realtà dall’alto proprio con una serie di immagini e filmati», spiega lui, che dà una spiegazione scientifica del suo lavoro: «Tecnicamente faccio un’aerofotogrammetria». Tradotto in parole più semplici: «Riesco a riprodurre a computer l’incidente, fornendo informazioni sulla velocità in cui viaggiavano i veicoli coinvolti, la visuale delle persone alla guida, la frenata, il punto di impatto».

Insomma, Omicini riesce a riprodurre quello che è successo nella realtà in scala e lo fa «utilizzando delle tecnologie che in Italia non hanno ancora preso piede: saremo al massimo in cinque a fare questo mestiere, in questo modo». L’utilità delle sue ricostruzioni l’hanno però capita le procure, magistrati e anche numerosi privati, che si affidano all’ex agente della stradale per capire di chi sono le colpe, chi ha sbagliato, chi ha sbandato, chi deve pagare negli incidenti su cui serve fare chiarezza. «In Germania, Svizzera e Francia, ma anche nel Nord America la tecnica del tridimensionale con il drone, dotato di telecamera molto sofisticata, ha preso piede già da tempo».

I costi per raggiungere questi livelli non sono però accessibili a tutti: «Il software che uso per elaborare le immagini riprese dall’alto può costare fino 30 mila euro». Ecco perché si tratta di «un lavoro di nicchia: non esiste una scuola di infortunistica e per fare quello che faccio servono conoscenze di fisica, meccanica, codice della strada e capacità investigative: 30 anni di polizia stradale mi hanno dato un aiuto fondamentale, ma posso assicurare che non è per niente facile».

 SIMONE MASCIA

SICUREZZA STRADALE, PARTE IL PROGETTO FEDERTRASPORTI – FONDAZIONE ANIA CON TELECAMERE SUI MEZZI PESANTI

Autotrasporto Imc Tecnologia e sicurezza stradale. Un binomio che si fa sempre più stretto e che si conferma nella nuova iniziativa di Fondazione ANIA e del Gruppo Federtrasporti, attraverso la società Federservice (che all’interno del gruppo si occupa di servizi assicurativi, formativi, editoriali). Per contrastare incidenti e truffe assicurative – si legge in una nota – è partito un progetto pilota che prevede l’installazione su 2.000 veicoli – circa cioè il 40% del proprio parco veicolare di camion e furgoni – di una piccola telecamera (chiamataRoadscan) dotata di accelerometro e localizzatore Gps, che diventa a tutti gli effetti un testimone in grado di ricostruire un incidente in maniera oggettiva.

Con questo test, il primo del genere a essere condotto in Europa nel mondo del trasporto pesante, il Gruppo Federtrasporti reputa di ottenere “un prezioso aiuto in quel pluriennale percorso verso la riduzione degli incidenti che, a partire dal 2002, quando la frequenza sinistri dei suoi veicoli si attestava intorno al 72,8%, è arrivata nel 2013 al 33,4%“.

Un esperimento simile è stato già condotto dalla Fondazione ANIA sui bus che svolgono servizio urbano in alcune città d’Italia. L’idea del progetto sviluppato con Federtrasporti, è quella di monitorare ciò che accade anche in ambito extra urbano.

«Nel periodo in cui abbiamo monitorato i bus – spiega Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA – abbiamo rilevato delle caratteristiche ricorrenti nei sinistri che riguardano i mezzi di trasporto pubblico urbano. In molti casi, ad esempio, abbiamo rilevato che gli incidenti sono dovuti a momenti di distrazione degli autisti. Con questo esperimento, vogliamo capire quali sono le cause più ricorrenti che provocano gli incidenti stradali in cui sono coinvolti i mezzi di trasporto pesante. I roadscan, inoltre, consentono di ricostruire le dinamiche dei sinistri, attribuendo le giuste responsabilità. I dati che si ricavano da queste osservazioni, costituiscono un’ottima base per la formazione degli autisti».

Va sottolineato – prosegue la nota – che le telecamere agiscono nel totale rispetto della privacy e, oltre a garantire la ricostruzione in maniera oggettiva di un sinistro e a porre un argine alle truffe assicurative, hanno anche un’altra funzionalità. La loro collocazione in cabina “incoraggia la concentrazione dell’autista e produce un effetto deterrente rispetto a comportamenti di guida errati“. Effetto che pare confermarsi anche sul campo, visto che «nessuno dei veicoli su cui sono state installate alcuni mesi fa le prime telecamere – riscontra Valerio Baldi, Responsabile dell’Ufficio Assicurativo di Federservice – ha denunciato sinistri».

COME FUNZIONA LA ROADSCAN
Il modello di telecamera scelto da Federservice per la sperimentazione si chiama Roadscan PRO. Viene applicata sul parabrezza del veicolo e collegata al vano motore tramite una semplice installazione. A quel punto è in grado di memorizzare immagini e dati di guida verificatisi prima e dopo l’incidente, ricostruendone così l’intera dinamica. Per la precisione la telecamera registra la traccia video, un accelerometro rileva gli scostamenti di velocità lungo i tre assi (quindi anche sobbalzi o scostamenti laterali), mentre un GPS localizza posizione del veicolo, data e ora.

La registrazione avviene automaticamente quando il sistema rileva una variazione di accelerazione superiore a uno dei valori di soglia impostati e tiene in memoria il periodo precedente e quello successivo a tale variazione, così che se effettivamente questa coincide con un sinistro potrà essere utilizzata. Roadscan PRO conserva in una memoria interna oltre 60 eventi con sovrascrittura dei più remoti, ma protezione di quelli di più grave entità. Il trasferimento delle informazioni dal sistema al PC avviene tramite una semplice scheda SD, identica a quella in uso sulla fotocamere, ma può essere effettuato anche tramite wi-fi.

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