Riduzione dei sinistri in taxi: Fondazione Ania introduce Roadscan

Come migliorare la sicurezza stradale e ridurre il prezzo delle assicurazioni taxi? Fondazione Ania ha presentato un nuovo progetto che prevede l’installazione a bordo dei taxi di Roadscan, una telecamera dotata di accelerometro e localizzatore Gps in grado i monitorare quanto accade durante la guida. La riduzione dei sinistri è il primo obiettivo della fondazione, e la sperimentazione dei dispositivi, iniziata nel 2014 ha già dato i suoi frutti.

Assicurazioni taxi. Introdotte telecamere a bordo per monitorare la guida

Dal 2014 200 vetture appartenenti alla Cooperativa Taxi di Milano sono state coinvolte in un progetto di Fondazione Ania, mirato a ridurre i sinistri stradali e ad abbassare il costo delle assicurazioni taxi. L’iniziativa pilota, che ha già riscosso un discreto successo, prevede l’installazione di dispositivi intelligenti a bordo dei veicoli, capaci di registrare informazioni molto importanti pur nel rispetto dellaprivacy.

Le telecamere utilizzate per il progetto si chiamano Roadscan e permettono di monitorare la guida e di registrare cosa accade durante i tragitti percorsi dai taxi. Le Roadscan sono dotate di accelerometroe Gps e diventano veri e propri testimoni delle modalità di accadimento dei sinistri. Il progetto diFondazione Ania rientra nella vasta gamma di iniziative portate avanti dalle assicurazioni per migliorare la sicurezza stradale e ridurre i sinistri in Italia.

Come anche il progetto Roadscan dimostra, l’utilizzo di dispositivi come le scatole nere, permette dirisparmiare sull’Rc auto. Inoltre, in base alle norme introdotte dal Ddl Concorrenza, le assicurazionisaranno obbligate a praticare sconti consistenti nei confronti degli automobilisti che acconsentiranno all’installazione di tecnologie per il controllo del comportamento alla guida.

COMUNE MILANO: “UBER SI METTA IN REGOLA”

Milano

Da Palazzo Marino una doccia fredda per Uber.

Palazzo Marino “gela” Uber. Dopo larichiesta d’aiuto ai propri clienti, e lapetizione online al sindaco Pisapia, l’app che permette di prenotare berline NCC via smartphone si trova a fare i conti con le ultime dichiarazioni degli assessori Pierfrancesco Maran (Mobilità) e Marco Granelli (Sicurezza e Polizia locale), secondo i quali Uber “non garantisce le condizioni basilari del servizio di NCC”. Ma l’azienda non ci sta, e si prepara a dare battaglia.

La tegola del Comune. “Le start-up, le applicazioni che usano le nuove tecnologie sono le benvenute – scrivono i due assessori – ma devono rispettare le regole dei settori nei quali operano e non possono pensare che la soluzione sia mobilitare i loro utenti e testimonial per sanare loro eventuali violazioni. Il Comune applica le leggi nazionali che sono in vigore e agisce per farle rispettare, nessun tipo di pressione degli utenti o di alcune categorie può mutare questo approccio”. Insomma, le petizioni non servono. Ma Palazzo Marino va oltre e torna sulla legge 21/92, il grande oggetto del contendere: “Crediamo che sia possibile sviluppare applicazioni volte a incrementare il mercato NCC nel rispetto delle regole del settore, garantendo in particolare l’obbligo di partenza dell’auto dalla propria autorimessa e la stipula di un contratto preciso al momento della prenotazione. In base alle nostre verifiche – continuano Granelli e Maran – riteniamo che l’applicazione Uber non garantisca queste condizioni basilari del servizio di NCC, che ne rappresentano la distinzione dai taxi”. Questo, a detta di Palazzo Marino, sarebbe anche il “motivo” delle sanzioni, anche se “nulla vieta a Uber di mettersi rapidamente in regola, nell’interesse delle imprese e dei conducenti NCC che coinvolge. Sarebbe un’azione più saggia rispetto a mobilitare i propri utenti per chiedere al Comune di non far rispettare le leggi nazionali”. In tutto questo, c’è anche un messaggio ai tassisti: “Premesso che solo un anno fa il servizio milanese è stato giudicato il quarto migliore d’Europa – concludono Maran e Granelli – oggi serve rinnovarsi ancora e non si può avere paura delle nuove tecnologie, che sono invece una grande prospettiva di crescita economica per il mondo taxi”. La prossima settimana verranno ricevuti a Palazzo Marino sia i rappresentanti di Uber che le associazioni di categoria NCC, ma le reazioni di entrambi sono istantanee: “L’istituzione ribadisce che le leggi esistenti devono essere rispettate e che non possono essere cambiate su richiesta dei “fan” – commenta Francesco Artusa, vicepresidente FAI-Trasporto Persone – Questo per noi è un segnale importante. E comunque, se si mettono in regola per noi sono i benvenuti”. Al contrario, la società dell’app che viene dagli Usa non nasconde il suo disappunto.

La risposta di Uber. “Prima di trarre conclusioni il Comune dovrebbe fare una corretta analisi del nostro servizio, capendo la differenza tra ciò che è app e ciò che non lo è – risponde la general manager italiana Benedetta Arese Lucini – Quando incontreremo gli assessori, gliela spiegheremo. Uber non è illegale. Pensavamo che la disponibilità a incontrarci fosse un’apertura, invece questa è l’ennesima dimostrazione di quanto sia difficile innovare in Italia”. I sostenitori della petizione online in difesa dell’app hanno raggiunto quota 2.800. La vicenda non è chiusa. E dall’Italia raggiunge anche Bruxelles: proprio oggi, su Uber, l’europarlamentare Carlo Fidanza ha depositato un’interrogazione destinata alla Commissione europea, chiedendo “se intenda adottare misure per bloccare il proliferare di tali servizi”.

Davide Comunello

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