NON PRENDERMI PER IL C….

non prendermi per il chilometro

Non prendermi per il Chilometro, ma con una C grossa come una casa ed il resto della parola chilometro piccolo piccolo. Giusto per parafrasare che chi mi tocca i chilometri mi tocca anche il fondoschiena.

E’una storia romanzata, ma neanche troppo, di un venditore di automobili che racconta la sua carriera e le sue esperienze. Tra tutte quello che l’ha più segnato e l’aver trattato vetture “chilometrate” alle quali era stata fatta la chirurgia plastica di ringiovanimento. Togliere i chilometri, anche più volte sulla stessa macchina. A danno di chi? A favore di chi altro? Sono domande che appaiono scontate ma non lo sono. La prassi tutta Italiana di prenderci in giro anche in questo settore che è tra quelli in cui girano i più grandi capitali industriali ed anche i diffusi risparmi privati.

Secondo le  stime dell’autore, Alfredo Bellucci, ci troviamo di fronte ad una pratica che coinvolge più del 50% del parco circolante ed un fatturato “a nero” di oltre 2 miliardi l’anno di euro.

Vengono esaminati gli aspetti umani, tecnici, economici e psicologici. Con una forma chiara e facile da leggere.

Un esperto di auto non può non sapere queste cose e non tutte sono risapute.

Periti Auto vi consiglia una lettura leggera, ma non troppo. Da Apice Libri.

Vedi anche “USURA E CHILOMETRAGGIO SECONDO EUROTAX”

COME POSSO CHIEDERE IL FERMO TECNICO?

COME POSSO CHIEDERE IL FERMO TECNICO?

Questa è la domanda di un imprenditore che si è visto distruggere il suo camion dalle fiamme per responsabilità di terzi.

Innanzi tutto bisogna porre la domanda ad un legale e

“per  Avv. Chiara Valente del Foro di Trieste;

Email: chiara.valente.it@gmail.com

Il danno da fermo tecnico ha come presupposto che il danneggiato per un certo periodo abbia sopportato le spese di gestione dell’auto, pur senza poterla utilizzare, poiché la stessa era in riparazione.

Un tanto afferma una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione (Cass. civ., sez. III, n. 2070, 30.01.2014) chiamata a pronunciarsi sulla comune questione del risarcimento dei danni per il fermo tecnico dell’auto, da un’automobilista al quale in secondo grado sarebbe stato negato il risarcimento, in quanto ritenuto non provato il nesso eziologico tra il pregiudizio alla vita di relazione da questi dedotto e l’indisponibilità dell’autovettura.

Orbene, secondo i giudici di legittimità, tale voce di danno si ravvisa ogni qualvolta vi sia uno stato transitorio dell’auto che procuri danni al suo proprietario o utilizzatore che si trovi nelle condizioni di dovere sopportarne inutilmente i costi. Se, diversamente, l’auto e definitivamente inservibile, si realizza una vera e propria perdita definitiva per il patrimonio del danneggiato che non potrà configurare fermo tecnico bensì vi saranno i presupposti per una liquidazione del danno per la perdita del bene. 

Ne conseguirà, che in tale caso, al danneggiato potrà essere riconosciuto non solo il danno da perdita del veicolo, bensì anche il diverso danno relativo alle spese di gestione dell’auto nella parte in cui essa non è inutilizzata, e quindi, il residuo del bollo di circolazione e del premio assicurativo, quest’ultimo, fino al momento della sospensione della relativa copertura.

Si osserva che più e più volte la Suprema Corte di Cassazione è stata invocata al fine di definire il c.d. “danno da fermo tecnico”, danno di per se di datata origine giurisprudenziale, ma solo secondo la più recente impostazione, si è chiarito che con tale locuzione non si identificano solo delle conseguenze pregiudizievoli specifiche e determinate bensì sia le spese che il proprietario dell’automobile ha dovuto sostenere per l’impossibilità materiale dell’utilizzo del mezzo durante la sosta forzosa in officina, che tutte le più svariate ed eventuali voci di danno. Tra queste, si può citare a titolo esemplificativo, spese sostenute per il noleggio di un’altra vettura, o per l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici, o altrimenti, per l’impossibilità di esercitare una determinata attività lavorativa con consequenziale lucro cessante.

Ad onore del vero, in un primo tempo, tale danno veniva riconosciuto solo alle vetture del trasporto pubblico, in funzione della perdita di guadagno aziendale correlata alla loro inutilizzabilità per il tempo in cui in  riparazione; tuttavia, con il passare del tempo si è andato sempre più sviluppando la tesi della riconoscibilità di tale pregiudizio anche ai privati in relazione alle più svariate esigenze personali.

E, quindi, tra le tante sentenze sull’argomento, si ricorda a conferma di quanto sopra esposto, Cass. civ. Sez. VI – 3 Ordinanza, 04/10/2013, n. 22687, secondo la quale il danno da “fermo tecnico”, patito dal proprietario di un autoveicolo a causa della impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza di una prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo, infatti, anche durante la sosta forzata è una fonte di spesa per il proprietario (tenuto a sostenere gli oneri per la tassa di circolazione e il premio di assicurazione), ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore.

Tuttavia, non può non rilevarsi che  tale forma di risarcimento deve essere valutata con riferimento al caso concreto, e così che come specifica altra recente pronuncia, Cass. civ. Sez. III, 19/04/2013, n. 9626, il risarcimento del danno da fermo tecnico del veicolo non è dovuto quando la durata della riparazione sia stata particolarmente breve, tale da rendere irrilevante l’entità della spesa per tassa di circolazione, per premio di assicurazione e per deprezzamento di valore del veicolo ai quali si fa abitualmente riferimento per giustificare la liquidazione equitativa di tale tipo di danno.

E ancora sempre per quanto attiene al profilo probatorio della questione, si cita la sentenza Cass. civ. Sez. III, 08/05/2012, n. 6907, per la quale già si riconosceva la possibilità di una liquidazione equitativa del danno, anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato.

Orbene, in tal senso, tale pregiudizio, in funzione dello stato transeunte dell’automobile, è risarcibile in via consequenziale e automatica, per cui il danneggiato è tenuto a dimostrare solo i giorni in cui il veicolo è rimasto fermo in officina, restando evidentemente salvo il diritto del controinteressato a prova contraria.

Diversamente e in ultima analisi, per quanto riguarda le ulteriori eventuali poste di danno in termini di danno emergente (spese sostenute), e di lucro cessante (mancato guadagno), essendo queste ricollegabili solo in via indiretta e non immediata alla sosta forzata, spetterà al proprietario fornirne prova specifica (Cassazione civile, Sezione III, Sentenza del 9 agosto 2011, n. 17135).

Avv. CHIARA VALENTE

Via Fabio Severo, 21 – 34133 TRIESTE

Tel. 040 7600477 – Fax. 0403478660

chiara.valente.it@gmail.com

chiara.valente@avvocatitriestepec.it

Fonte: Il danno da fermo tecnico
(www.StudioCataldi.it)”

A questo punto la domanda è, Come si quantifica?

Ovviamente ogni veicolo ha un diverso valore di fermo tecnico, dato dal valore di acquisto, dall’uso, dalle spese fisse annuali, dal lucro cessante in caso di veicoli commerciali, come meglio spiegato dall’avvocato.

Il camion in questo caso era uno Scania acquistato qualche anno prima per 80.000 €.

Utilizzando la tabella allegata il fermo tecnico vale 124 € al giorno

svalutazione camion

Usura e chilometraggio secondo Eurotax

www.peritiauto.itLe quotazioni del listino auto usate si riferiscono ad auto che non abbiano percorso più chilometri di quelli indicati nelle tabelle in basso (i valori variano secondo la cilindrata del motore e il tipo di alimentazione). Chilometraggi superiori comportano una maggiore svalutazione per usura, che tuttavia non tiene conto di eventuali costi per ripristinare meccanica e carrozzeria, da conteggiare a parte. Per ogni 3.000 km percorsi in più, la quotazione va diminuita dell’1,5% (fino a un massimo del 60%) , a meno che non si tratti di auto con percorrenze elevate, come i taxi e le auto per noleggio con conducente per le quali il limite non c’è. Viceversa, per ogni 5000 km in meno ripetto alla media, il prezzo si rivaluta dell’1%, fino a un massimo del 25%.
Benzina fino a 1100 cm3 1101-1500 cm3 1501-2500 cm3 oltre 2500 cm3
6 mesi 5.000 7.500 10.000 7.500
1 anno 10.000 15.000 20.000 15.000
1,5 anni 15.000 22.5000 30.000 22.5000
2 anni 20.000 30.000 40.000 30.000
2,5 anni 25.000 37.500 50.000 37.500
3 anni 30.000 45.000 57.500 45.000
3,5 anni 35.000 50.000 65.000 50.000
4 anni 40.000 55.000 72.500 55.000
4,5 anni 45.000 60.000 80.000 60.000
5 anni
55.000 70.000 95.000 70.000
6 anni 65.000 80.000 110.000 80.000
7 anni
75.000 90.000 120.000 90.000
2005 85.000 100.000 130.000 100.000
Diesel fino a 1450 cm3 1451-2200 cm3 2201-3200 cm3 oltre 3200 cm3
6 mesi 8.000 12.500 12.500 10.000
1 anno 16.000 25.000 25.000 20.000
1,5 anni 24.000 37.500 37.500 30.000
2 anni 32.000 50.000 50.000 40.000
2,5 anni) 40.000 60.000 60.000 50.000
3 anni 48.000 67.500 67.500 57.500
3,5 anni 56.000 75.000 75.000 65.000
4 anni 62.000 82.500 82.500 72.500
4,5 anni 68.000 90.000 90.000 80.000
5 anni
80.000 105.000 105.000 95.000
6 anni
90.000 120.000 120.000 110.000
7 anni
100.000 135.000 135.000 120.000
8 anni 110.000 150.000 150.000 130.000

LA SVALUTAZIONE COMMERCIALE

07-autostima_1_7.pdfCome si calcola la svalutazione commerciale di una vettura che ha subito un incidente stradale ed è stata riparata? La formula più usata per calcolare la svalutazione commerciale di una vettura riparata è quella messa a punto negli anni 60 da perito Tornaghi. Questa utilizza i seguenti parametri:

Svalutazione commerciale = €SV; La percentuale da applicare al valore della vettura riparata = %SV; Il valore della manodopera di lattoneria e verniciatura = €MO; Percentuale del valore di manodopera (di lattoneria e verniciatura) sul valore della vettura = %MO; Numeri fissi in base ai mesi della vettura = NF: da 0 a 3 = 2, da 3 a6=3,da6a9=4,da9a12= 5,da12a24=10,da24a48= 20; Valore Antesinistro = VA avremo

(1) %SV=%MO/NF;

inoltre

(2) %MO=€MOx100/VA;

Facendo le opportune sostituzioni si ottiene

(3) %SV=€MOx100/(VAxNF);

Siccome

(4) €SV=%SVxVA/100;

quindi

(5) €SV= (€MOx100/(VAxNF))x(VA/100);

semplificando

(6) €SV=€MO/NF.

Ci si rende conto a questo punto che, anche se alcuni parametri vengono presi in considerazione nella formula iniziale, con le semplificazioni vengono completamente trascurati. Quindi in questa formula la svalutazione commerciale, così come finora considerata, sia in via giudiziale che stragiudiziale, non tiene conto del valore antesinistro VA . Il problema è stato analizzato a fondo da vari professionisti ed associazioni professionali. La conclusione comune è stata quella di ritenere giusta l’applcazione di una percentuale invariabile di svalutazione commerciale, a parità di età della vettura e a parità di danno.

Inoltre il conteggio suesposto penalizza costi orari di manodopera più elevati favorendo quelli più economici, come si è visto (6) più alto è il costo orario più elevata è la svalutazione, come dire che più si spende per riparare l’auto, a parità di danno non altrimenti considerato, più l’auto si svaluta. L’ Associazione Periti Auto suggerisce di usare il parametro delle Ore di Manodopera OMO (lattoneria e verniciatura) dal quale dipende direttamente la percentuale di svalutazione commerciale oltre all’età della vettura espressa in mesi, parametro importante (doppio dei mesi) del quale la svalutazione è inversamente proporzionale. Quindi

(7)  %SV=OMO/(n°mesix2)

quindi

(8) €SV= OMO/(n°mesix2)x(VA/100)

MARINO

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