Incidenti d’auto, un drone stana i colpevoli

Tecnico chiamato dalla Procura per ricostruire uno scontro mortale in 3D: mai successo prima

Incidenti d'auto, un drone stana i colpevoli

L’apparecchio volante, «un quadricottero», sarà in grado «di cristallizzare la realtà dall’alto proprio con una serie di immagini e filmati», spiega lui, che dà una spiegazione scientifica del suo lavoro: «Tecnicamente faccio un’aerofotogrammetria». Tradotto in parole più semplici: «Riesco a riprodurre a computer l’incidente, fornendo informazioni sulla velocità in cui viaggiavano i veicoli coinvolti, la visuale delle persone alla guida, la frenata, il punto di impatto».

Insomma, Omicini riesce a riprodurre quello che è successo nella realtà in scala e lo fa «utilizzando delle tecnologie che in Italia non hanno ancora preso piede: saremo al massimo in cinque a fare questo mestiere, in questo modo». L’utilità delle sue ricostruzioni l’hanno però capita le procure, magistrati e anche numerosi privati, che si affidano all’ex agente della stradale per capire di chi sono le colpe, chi ha sbagliato, chi ha sbandato, chi deve pagare negli incidenti su cui serve fare chiarezza. «In Germania, Svizzera e Francia, ma anche nel Nord America la tecnica del tridimensionale con il drone, dotato di telecamera molto sofisticata, ha preso piede già da tempo».

I costi per raggiungere questi livelli non sono però accessibili a tutti: «Il software che uso per elaborare le immagini riprese dall’alto può costare fino 30 mila euro». Ecco perché si tratta di «un lavoro di nicchia: non esiste una scuola di infortunistica e per fare quello che faccio servono conoscenze di fisica, meccanica, codice della strada e capacità investigative: 30 anni di polizia stradale mi hanno dato un aiuto fondamentale, ma posso assicurare che non è per niente facile».

 SIMONE MASCIA

Confermati arresti per due rapinatori del dottor Benghi. Un perito assicurativo ed un disoccupato

Rimini – Il Gip ha confermato la custodia cautelare in carcere per Nicola Milani e Gennaro Terracciano che hanno confessato la tentata rapina nei confronti del dottor Marcello Benghi avvenuta venerdì scorso all’uscita dal suo studio medico. I tre colpi din pistola in aria esplosi dal medico, li hanno messi in fuga. L’arma, una scacciacani (nella foto), è quella utilizzata per la rapina.

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Un caso (raro) nel quale i rapinatori sono più impacciati della loro vittima. E’ stato anche questo a permettere la reazione a sangue freddo del dottor Marcello Benghi, che il 7 marzo scorso, all’uscita dal suo studio medico nei pressi del complesso residenziale ‘Leon Battista Alberti’ sulla Flaminia, si è trovato di fronte tre persone il cui scopo era portargli via l’incasso della giornata: circa 2.000 euro. Grazie ai tre colpi sparati in aria con la sua Beretta Nano, regolarmente detenuta, è riuscito a metterli in fuga.
Il modus operandi del riminese Nicola Milani 42 anni perito assicuratore e di Gennaro Terracciano, napoletano di 36 anni, è da manuale di goffaggine. Spinti dalle difficoltà economiche (Terracciano non lavora da due anni, prima lavorava in una ditta di spurghi) ha detto ai carabinieri di essere disperato. Sia Terracciano che Milani conoscevano il dottor Benghi: era il dottore di alcuni familiari di Milani e aveva curato Terracciano diversi anni fa a Bellaria.
Sapevano che l’attività del medico ortopedico che svolgeva anche consulenze per il tribunale, era proficua. Ma, sin dall’inizio, le cose non sono andate come avrebbero dovuto. I due hanno infatti dato il tempo al dottore d’insospettirsi: Terracciano si era presentato una settimana prima (in orario di chiusura) nello studio medico, con la scusa di alcuni dolori al braccio. Era lì che doveva avvenire la rapina. Invece non ha avuto il coraggio, ed è uscito dallo studio dopo essersi fatto fare delle infiltrazioni. A questo punto entra in scena il terzo complice, arruolato dopo il primo flop. Probabilmente uno che non si faceva scrupoli ad usare una pistola. Infatti la pistola scacciacani a salve, senza tappo rosso, calibro 8 mm ritrovata sotto un cespuglio in via Colonna, l’ha impugnata lui. Le impronte digitali potranno fornire elementi sulla sua identità, visto che i due arrestati non hanno ancora fatto il suo nome.
Una precisazione importante quella fatta dai carabinieri durante la conferenza stampa di oggi: ‘Questa volta è andata bene – ha detto il Comandante Ferruccio Nardacci– il medico sapeva utilizzare l’arma e ha coscienziosamente sparato in aria, tuttavia la giustizia ‘fai da te’ è da evitare. A quell’ora di venerdì sera (la rapina è avvenuta intorno alle 22) la zona era molto frequentata, inoltre lì c’è un complesso residenziale. La soluzione più prudente è fare intervenire le forze dell’ordine per evitare di fare sciocchezze’.L’arma del medico è stata sequestrata.