Palermo, ecco il libro mastro dei falsi incidenti: i nomi degli arrestati nel blitz della polizia

Un momento della conferenza stampa tra polizia e guardia di finanza

Un libro mastro con diversi episodi di rotture di ossa provocati ad arte, nomi di vittime e località dell’incidente: è stato trovato durante le perquisizioni nell’ambito dell’indagine che ha permesso di sgominare due gruppi criminali che organizzavano truffe alle assicurazioni. Oltre 50 le vittime che, con i loro racconti, hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti degli arrestati.

Le operazioni “Tantalo bis” della Polizia, e la “Fides” della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria, hanno portato all’arresto di 42 persone, ma gli indagati sono 250.

I vertici della consorteria colpita dal provvedimento di oggi sono Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi e Salvatore Arena, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, (ndr: non risulta iscritto al Ruolo Consap) Gioacchino Campora, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro, Piero Orlando, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. Si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese e della suddivisione tra i complici delle quote che derivavano dai risarcimenti assicurativi.

Eccoo i nomi degli arrestati dalla polizia:
1. Carlo Alicata;
2. Gaetano Alicata;
3. Filippo Anceschi detto “Il nano”;
4. Salvatore Arena, detto “Mandalà”;
5. Gioacchino Campora detto Ivan;
6. Graziano D’Agostino, incensurato
7. Rita Mazzanares;
8. Salvatore Di Ggregorio detto “Salvino”;
9. Salvatore Di Liberto;
10. Giuseppe Di Maio detto “Fasulina” ;
11. Piero Orlando, detto “Piero SH” , incensurato
12. Mario Fenech, incensurato
13. Vittorio Filippone, incensurato
14. Antonino Giglio detto “Tony ‘U Pacchiune”;
15. Gesué Giglio, incensurato
16. Vincenzo Peduzzo;
17. Alessandro Santoro;
18. Alfredo Santoro detto “Lello” ;
19. Natale Santoro;
20. Antonino Saviano;
21. Letizia Silvestri;
22. Monia Camarda;
23. Vincenzo Cataldo;
24. Orazio Falliti;
25. Gaetano Girgenti;
26. Alfonso Macaluso;
27. Benedetto Mattina;
28. Giuseppe Mazzanares;
29. Maria Mazzanares detta “Mary”;
30. Salvatore Mazzanares;
31. Mario Modica;
32. Cristian Pasca;
33. Giuseppa Rosciglione;
34. Maria Silvestri

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“Mi stanno ammazzando”: i boia spaccavano le ossa nella stanza degli orrori di via Imera

I particolari agghiaccianti che emergono dall’operazione che ha portato a 42 arresti. Finti incidenti per intascare i soldi delle assicurazioni. Le vittime, reclutate nella zona della Stazione, venivano messe su un tavolo, immobilizzate con dei mattoni e poi colpite con dischi di ghisa

Mutilavano gambe e braccia per truffare assicurazioni

Nei minimi particolari gli inquirenti hanno ricostruito 76 episodi ma, sottolinea il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, “i casi sono molti di più e l’inchiesta è molto più complessa”. Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli ‘spaccaossa’ fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il Betaland Cafe, un’agenzia scommesse all’Albergheria dove venivano praticate alcune delle fratture.

Sono 42 le persone arrestate per avere organizzato una truffa alle assicurazioni con vittime compiacenti che si facevano fratturare gli arti in cambio di poche centinaia di euro. I boia non si fermavano davanti a nulla: “Mi state ammazzando… ammazzando… la gamba… ahi, ahi…”, gridava una delle vittime, Antonino B., in uno dei numerosi episodi di cruda violenza. Questa la risposta di Monia Camarda, arrestata oggi: “Non gridare…”. La mutilazione avveniva in via Imera, in una delle ‘stanze degli orrori’ usate dagli spaccaossa per fratturare gli arti alle vittime designate.

Un sedicenne tra le vittime

Neanche l’età delle vittime costituiva un deterrente per la banda. L’ultima, in ordine di tempo, un giovane di sedici anni, reclutato da un amico e pronto a farsi rompere gli arti in cambio della promessa di soldi che, molto probabilmente, non avrebbe mai visto.

“Solo qualche giorno fa abbiamo evitato che a un ragazzino di 16 anni gli venissero fratturate le ossa – spiega il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodelfo Ruperti -. La bravura dei nostri operatori che hanno percepito le intenzioni di due dei soggetti fermati oggi, ci ha permesso di evitare un’altra vittima”. Le vittime venivano reclutate soprattutto fra le persone in difficoltà, era questo il criterio principale. “Molti sono stati reclutati alla stazione centrale di Palermo – aggiunge – dove c’erano proprio dei reclutatori che li avvicinavano raccontandogli di conoscere delle persone, gli spaccaossa, che potevano aiutarli e che sarebbero stati in grado di farli svoltare nella loro vita”.

I numeri dell’operazione

Questi i numeri dell’operazione di oggi: 250 indagati, 159 capi di imputazione, 34 fermati dalla polizia e otto dalla guardia di finanza. “Le indagini – ha aggiunto Ruperti – hanno portato a scoprire non alcuni delitti ma una vera e propria fenomenologia che si era sviluppata sul territorio di Palermo. Determinante è stata la collaborazione di tre persone arrestate ad agosto che hanno aperto uno squarcio su un sistema diffuso con un meccanismo di reclutamento di poveri malcapitati e di arricchimento per questa associazione senza scrupoli”.

I boia parlavano così: “Ho trovato 2 fidanzati…” | Video

Cinquanta le vittime compiacenti che alla fine hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine. “Arrivavano alla Squadra mobile con il braccio o la gamba rotti, in alcuni casi anche entrambi – racconta Ruperti -. Storie tristi di persone che si sentivano anche in colpa per avere, in un primo momento, accettato di farsi fratturare le ossa con la promessa di soldi e rimborsi che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai ricevuto”.

Il libro mastro con i nomi

Nulla era lasciato al caso nell’organizzazione degli ‘spaccaossa’. C’era perfino un libro ‘mastro’ in cui appuntare i nomi delle vittime, le fratture e i rimborsi da riconoscere. “Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell’attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime – ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo. Le indagini della guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell’organizzazione. In particolare “uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto ‘Dolce Vita’ in via Brunelleschi, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d’urgenza”. Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.

Il finto incidente finito in tragedia

Emerge anche un tragico risvolto. Quello della morte di un tunisino, una delle vittime reclutate dal clan criminale. Dovevano ‘solo’ fratturargli le ossa, ma la tortura si è trasformata in un omicidio. “A quest’uomo gli erano state procurate delle fratture molto gravi – ha spiegato Ruperti -. Sembra che a un certo punto il tunisino volesse fermarsi per il troppo dolore, ma per continuare gli avrebbero somministrato del crack che gli avrebbe procurato un arresto cardiocircolatorio”. La morte dell’uomo non ha fatto desistere la banda ‘spaccaossa’. “Lo hanno comunque portato al bordo di una strada – sottolinea Ruperti – tentando di fingere un incidente stradale e istruire la falsa pratica assicurativa”.

Quei medici compiacenti

Le indagini, dicono gli investigatori, “hanno messo in luce uno spaccato criminale variegato, fatto di “reclutatori” che agganciavano le vittime tra le fasce più deboli della società; di “ideatori” che individuavano luoghi non vigilati da telecamere, veicoli per inscenare gli eventi e falsi testimoni; di “boia-spaccaossa” che procedevano alle materiali lesioni fisiche degli arti superiori ed inferiori (ai quali gli indagati si riferivano convenzionalmente come “primo piano e piano terra”); di “medici compiacenti” che vergavano perizie mediche di parte; di “centri fisioterapici” che attestavano cure alle vittime ma mai effettivamente somministrate; di strutture criminali più organizzate che acquistavano le “pratiche” mettendo al lavoro avvocati o sedicenti tali e studi di infortunistica stradale che gestivano poi il conseguente iter finalizzato al risarcimento”.

Nel danaroso business illecito, i vertici dei vari gruppi criminali “mantenevano rapporti di mutua assistenza e solidarietà, prestandosi – vicendevolmente – i propri “boia-spaccaossa” a seconda della impellenza del momento: le strutture delinquenziali individuate – seppur autonomamente costituite, promosse ed organizzate – operano nello stesso “settore”, senza interferire nei rispettivi affari ma dividendosi i proventi illeciti derivanti dai falsi sinistri stradali distintamente organizzati”. Altri gruppi criminali hanno invece mostrato una visione più strategica ed una vocazione marcatamente “imprenditoriale”, preferendo acquistare il “pacchetto” delle menomazioni per poi gestire la pratica sino alla liquidazione del rimborso assicurativo.

Le “vittime”, in preda a lancinanti dolori, venivano trasportati presso gli ospedali cittadini, all’interno dei quali la gestione della frode passava nelle mani di altre persone compiacenti che si facevano carico di vigilare sui ricoverati per provvedere alle loro necessità, ma ancor più per evitare che qualcuno potesse recedere dall’originario intento, magari denunciando i fatti alle forze dell’ordine. Dopo il ricovero dei fratturati, si apriva la fase amministrativa e burocratica dell’istruzione della pratica assicurativa entrando in scena i vertici dell’associazione, che curavano la presentazione delle richieste di risarcimento presso le compagnie assicurative e la successiva suddivisione delle “quote” del premio da liquidare. In questa fase peraltro poteva trovare spazio talvolta la cessione della pratica assicurativa, completa degli atti peritali e dei referti medici, ad altri soggetti ritenuti membri di vertice dell’associazione criminale, che acquistavano la pratica liquidando al “venditore” una quota, così da assumere in prima persona la gestione della fase risarcitoria.

I nomi degli spaccaossa

I vertici del clan sono stati individuati Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi, Salvatore Arena detto “Mandalà”, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, Gioacchino Campora detto “Ivan”, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro detto “Lello”, Piero Orlando detto “SH”, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. A ciascuno di loro viene riconosciuto un ruolo fondamentale: si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese occorrenti e della suddivisione tra i complici delle quote derivanti dai risarcimenti assicurativi. Alla rottura delle ossa erano deputati altri complici, “specializzati” nell’infliggere le fratture alle “vittime”. Tra questi figurano Giuseppe Di Maio detto “fasulina”, Antonino Giglio detto “Tony u’ pacchiune”, Gesuè Giglio, Alfredo Santoro detto “Lello”, Cristian Pasca.

Il gruppo criminale poteva avvalersi pure dell’opera di altri complici incaricati di predisporre con cura la scena dei falsi sinistri, trovando i veicoli da utilizzare, reclutandone i conducenti, e assoldando gli eventuali testimoni. Una volta realizzata la scena del finto incidente questi si occupavano anche dell’assistenza medica delle “vittime” fratturate controllando che non si sottraessero agli impegni presi con l’associazione. Questi i loro nomi: Vincenzo Cataldo, Monia Camarda, Orazio Falliti, Gaetano Girgenti, Alfonso Macaluso, Benedetto Mattina, Giuseppe Mazzanares, Maria Mazzanares, Rita Mazzanares, Salvatore Mazzanares, Giuseppa Rosciglione, Mario Modica, Antonino Saviano, e infine le sorelle Maria e Letizia Silvestri.

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FONTE

 

Le multe a strascico

Cos’è lo “Street Control”street control

Come la tecnica di pesca “a strascico”, anche le multe con lo stesso nome (generate dallo Street Control) prevedono che chi guida guardi la strada e che qualcun’altro a bordo faccia lavorare la lenza. In questo caso il veicolo è quello della pattuglia della polizia municipale, la lenza una telecamera montata sul tetto ed i pesci che “ci danno” gli automobilisti amanti della sosta selvaggia. Questo sistema è stato adottato da Milano, Palermo, Roma, Firenze, Livorno e Foggia.

Come funziona

Molte sono state le polemiche ed i ricorsi al giudice di pace o al prefetto. Le multe “a strascico”, inviate dalla polizia locale direttamente a casa con il sistema dello Street control , sono valide.
Ha fatto chiarezza il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (parere 4.851/2015). I vigili possono multare gli automobilisti  in divieto di sosta con questo sistema, seppure con alcuni vincoli. Le videocamere sull’auto della polizia locale riprendono e fotografano le targhe dei mezzi in strada, nel raggio di 20 metri, e poi inviano tutto a un tablet in uso a un vigile, all’interno dell’auto, che sovraintende alle operazioni. In tempo reale, i dati del mezzo controllato sono trasmessi alla banca dati della polizia locale che interpella altri database (IVASS e Motorizzazione).

A cosa serve

Così in tempo reale  si può scoprire non solo se la macchina ha violato il codice della strada ma anche se non è assicurata, se non è in regola con la revisione o se è stata rubata. Se si riscontra l’irregolarità, il vigile, tramite il tablet, verifica che tutto il verbale sia corretto e fa partire la procedura che porterà alla notifica della multa direttamente a casa dell’automobilista. Il procedimento può avvenire al ritmo di sei verbali al minuto. Anche di notte, perché le telecamere sono a infrarossi. In poche parole, la pattuglia diventa una sorta di macchina da multe. Per evitare contestazioni il parere del ministero, però, ha precisato che occorrono due condizioni: il tablet deve essere supervisionato da un vigile e il conducente da sanzionare non deve essere alla guida o nei paraggi.
Le pattuglie sono destinate ad aumentare. In Italia, oltre ai divieti di sosta, i numeri sull’evasione assicurativa RCA è impressionante. ANIA comunica che sono circa quattro milioni le auto non assicurate

 

Targa auto rubata cosa fare: come agire se ho un sospetto

Auto-rubataUn’auto sembra rubata: cosa fare? Come agire se ho un sospetto? Quante volte vi sarà capitato di vedere sempre quella stessa macchina parcheggiata, sempre nello stesso posto. Magari leggermente danneggiata, coperta da un bello strato spesso di polvere: è facile che si tratti di un’auto abbandonata, magari rubata. Come agire in questi casi? Il primo passo che è bene fare è sicuramente quello della visura della targa all’ACI, sempre che il veicolo abbia ancora la targa montata.

Dopo la visura della targa, vi sarà possibile risalire al proprietario per poi contattarlo e capire, quindi, se l’auto sia effettivamente abbandonata, rubata o semplicemente “dimenticata” in attesa di tempi migliori. Se non riuscite a contattare il proprietario e l’auto si trova sul suolo pubblico, a questo punto sarà meglio che vi rechiate dal Sindaco del Comune con annotati il numero di telaio e, se possibile, anche la targa del mezzo. Riguardo a questa casistica, riportiamo un articolo:

Art. 928 del Codice Civile, cose ritrovate: “il sindaco rende nota la consegna per mezzo di pubblicazione nell’albo pretorio del Comune, da farsi per due domeniche successive e da restare affissa per tre giorni ogni volta”.

Se la macchina è, invece, su suolo privato, a quel punto dovrete contattare il proprietario del terreno. Se la targa è ben visibile potete procedere come detto prima, mentre se non è visibile occhio perchè potreste rischiare una denuncia per violazione di domicilio.

La Polizia mette a disposizione un utile servizio per il controllo della targa dell’auto sospetta: CLICCA qui per inserire la targa dell’auto sospetta.

 Se risulta rubata bisogna immediatamente fare una segnalazione alle Forze dell’Ordine.

Di Alessandro Corgnati 

Incidenti stradali: calo del 6% nel 2014, morti -3,6%

INCIDENTE SUV

I dati rilevati da polizia stradale e carabinieri.  Le infrazioni al codice della strada accertate nell’anno appena trascorso sono state 1.849.219

ROMA – Nel 2014 gli incidenti rilevati dalla polizia stradale e dai carabinieri sono diminuiti del 6% (73.688 contro i 78.359 dell’anno precedente, 4.671 in meno). In calo anche le persone che hanno perso la vita (-3,6%, con 64 persone “salvate”) e i feriti (-6%). Sono questi i dati resi noti dal dipartimento della pubblica sicurezza aggiornati al 21 dicembre. Le infrazioni al codice della strada accertate nell’anno appena trascorso sono state 1.849.219 , una media di 5.066 al giorno: ritirate 60.830 patenti di guida e 61.641 carte di circolazione, mentre i punti complessivamente decurtati sono stati 2.047.081. Le pattuglie impiegate sono state 4.254.070. Si tratta tuttavia di un quadro parziale, perché mancano le rilevazioni dei vigili stradali.

426.960 violazioni dei limiti di velocità. L’utilizzo sistematico del Tutor, articolato su 322 siti su un totale di circa 3mila km di autostrada, ha consentito di accertare, dal 1° gennaio al 30 novembre dell’anno passato, 426.960 violazioni dei limiti di velocità, con un aumento di quasi l’1% rispetto all’analogo periodo del 2013. Il sistema ha funzionato per 356.137 ore. Già presente su alcuni tratti delle strade statali SS 1 Aurelia, SS 7 quater Domitiana e SS 309 Romea, dal 16 agosto 2014 il sistema Vergilius è attivo anche sulla SS 145 variante Sorrentina.

Nei primi 11 mesi del 2014 le ore di funzionamento del sistema sulle strade statali sono aumentate, rispetto allo stesso periodo del 2013, del 77% (da 9.823 a 17.381), mentre

le violazioni dei limiti di velocità accertate (passate da 30.889 a 39.980) sono aumentate del 29,4%. Dal 18 luglio 2014 il sistema è attivo anche sui primi 50 chilometri dell’A3 Salerno – Reggio Calabria, in entrambe le direzioni di marcia. A tutto novembre le ore di funzionamento sono state 16.269 e le violazioni accertate 30.430. I conducenti controllati con etilometri, alcool test e drug test sono stati 1.569.003 – di cui 26.471 sanzionati per guida in stato di ebbrezza alcolica e 1.890 denunciati per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Alcol e guida. A seguito della introduzione, con la legge 120 del 2010, del divieto assoluto di bere per talune categorie di conducenti – minori di 21 anni, neopatentati e trasportatori professionali di persone e cose – la sola Polstrada ha accertato 892 infrazioni per guida con tasso alcolemico superiore a 0 e fino a 0,5 g/l. Nelle sole notti dei fine settimana (dalla mezzanotte alle 6), polizia stradale e carabinieri hanno proceduto al sequestro, ai fini della confisca, di 815 veicoli per guida in stato di ebbrezza alcolica con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l e per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Trasporto professionale. Secondo il protocollo d’intesa tra ministro dell’Interno e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del luglio 2009, sono stati potenziati i servizi di controllo nel settore del trasporto professionale con 4.170 servizi effettuati da 31.636 operatori di polizia che hanno controllato 69.484 veicoli pesanti di cui 12.717 (pari al 18,3%) stranieri, con l’accertamento di 44.881 infrazioni, per 463 patenti e 1.101 carte di circolazione ritirate.

Chi ha causato l’incidente? Te lo dice il drone

Un “Robocop” volante individua i colpevoli dei sinistri, e non solo…

Chi ha causato l'incidente? Te lo dice il drone

Addio truffe assicurative? Forse, ma almeno siamo sulla buona strada, soprattutto sulle controversie sui sinistri. In futuro, un drone potrà stanare ii colpevoli degli incidenti. Parliamo di un apparecchio volante, quasi sempre un quadricottero, che scatta foto e fa filmati dall’alto.

Tecnicamente è un’aerofotogrammetria: si riproduce a computer l’incidente, fornendo informazioni sulla velocità in cui viaggiavano i veicoli coinvolti, la visuale delle persone alla guida, la lunghezza della frenata, l’ipotizzato punto di impatto. Il tutto con un software per elaborare le immagini riprese dall’alto: così, il drone rileva il campo del sinistro volando sopra la zona.

L’obiettivo è ricostruire il campo dell’incidente in modo da avere una planimetria dettagliata. Proprio di recente, a Saltara (Pesaro e Urbino), ha perso la vita il 15enne che si è schiantato frontalmente con il suo scooter contro un’Audi nella frazione di Chiusa di Ginestreto. Il drone usato dai vigili li sta aiutando a capire meglio la dinamica del sinistro. La strumentazione di ripresa, che attraverso un fotogramma fissa dall’alto il luogo dell’incidente, è montata sul veivolo che tecnicamente è un Apr, un aeromobile a pilotaggio remoto. Il “Robocop” volante viene mandato al di sopra della zona dell’incidente ciò che riprende viene fissa la “scena del crimine” che poi, riprodotta in scala, consente di ricostruire con esattezza lo scenario nel quale vengono sviluppati i rilievi.

Ovviamente, i droni sono di diverse tipologie. Esistono quadricotteri che volano per meno di un chilometro a un’altezza di meno di 100 metri; ma pure velivoli capaci di coprire 500 chilometri a un’altezza di 14.000 metri. Oggi, alcuni comandi di polizia locale stanno impiegando, con successo, apparecchi di piccole dimensioni in grado di volare con assoluta discrezione nei cieli delle città italiane. Svolgono anche compiti di sorveglianza di aree “calde” spesso teatro di spaccio oppure per controllare da lontano i venditori abusivi.

Poi, c’è il rovescio della medaglia: si è verificato anche qualche incidente (specie durante le fasi di decollo) dovuto ai droniDi recente, dietro il Duomo di Treviso, un drone con telecamera per riprese aeree ha finito la sua corsa rovinosamente sopra i tavolini di un bar. Nessun ferito perché l’area era stata precedentemente sgomberata. Ma si può porre rimedio con una patente per usare i droni, e magari con una polizza responsabilità civile specifica per i droni.

Incidenti d’auto, un drone stana i colpevoli

Tecnico chiamato dalla Procura per ricostruire uno scontro mortale in 3D: mai successo prima

Incidenti d'auto, un drone stana i colpevoli

L’apparecchio volante, «un quadricottero», sarà in grado «di cristallizzare la realtà dall’alto proprio con una serie di immagini e filmati», spiega lui, che dà una spiegazione scientifica del suo lavoro: «Tecnicamente faccio un’aerofotogrammetria». Tradotto in parole più semplici: «Riesco a riprodurre a computer l’incidente, fornendo informazioni sulla velocità in cui viaggiavano i veicoli coinvolti, la visuale delle persone alla guida, la frenata, il punto di impatto».

Insomma, Omicini riesce a riprodurre quello che è successo nella realtà in scala e lo fa «utilizzando delle tecnologie che in Italia non hanno ancora preso piede: saremo al massimo in cinque a fare questo mestiere, in questo modo». L’utilità delle sue ricostruzioni l’hanno però capita le procure, magistrati e anche numerosi privati, che si affidano all’ex agente della stradale per capire di chi sono le colpe, chi ha sbagliato, chi ha sbandato, chi deve pagare negli incidenti su cui serve fare chiarezza. «In Germania, Svizzera e Francia, ma anche nel Nord America la tecnica del tridimensionale con il drone, dotato di telecamera molto sofisticata, ha preso piede già da tempo».

I costi per raggiungere questi livelli non sono però accessibili a tutti: «Il software che uso per elaborare le immagini riprese dall’alto può costare fino 30 mila euro». Ecco perché si tratta di «un lavoro di nicchia: non esiste una scuola di infortunistica e per fare quello che faccio servono conoscenze di fisica, meccanica, codice della strada e capacità investigative: 30 anni di polizia stradale mi hanno dato un aiuto fondamentale, ma posso assicurare che non è per niente facile».

 SIMONE MASCIA

Truffa alle assicurazioni sulle supercar: arrestati a Milano ex primario e il figlio

Coinvolti Andrea De Amicis e il padre Aldo, rispettivamente nipote e cognato del presidente della Provincia, Podestà. Lamborghini e Bentley risultavano rubate, ma in realtà venivano rivendute all’estero wpid-424360_6647_big_Polstrada5.jpg

Il pezzo forte era una Bentley Continental, ufficialmente superaccessoriata. Assicurata ai Loyd’s di Londra per la bella cifra di 350mila euro. Uno delle 62 fuoriserie acquistate FRA il 2008 e il 2011 dalle società Cavallino Sport e Nuova Santa Valeria dell’imprenditore Andrea De Amicis, 42 anni, nipote del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà (estraneo a ogni accusa). De Amicis è rinchiuso in carcere al termine di un’operazione coordinata dal pm Mauro Clerici e condotta dagli investigatori della polizia stradale. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Le auto — si è scoperto grazie a una denuncia formalizzata dai Loyd’s — dopo l’acquisto e dopo aver ottenuto un contratto di leasing, sparivano con un furto simulato dai complici di De Amicis. Solo una tappa della destinazione finale: secondo l’accusa finivano per essere smerciate su mercati esteri. Un giro che sarebbe fruttato diversi milioni di euro a discapito di assicurazioni e società di leasing, secondo quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip Cristina Di Censo. Agli arresti domiciliari sono finiti anche l’avvocato Egidio Pastore, 78 anni, studio in via Caldare; la sua segretaria Anna Rita Greco e il padre di De Amicis, Aldo (che ha sposato la sorella di Podestà). De Amicis senior, oggi in pensione ma per anni primario del Fatebenefratelli in Ortopedia, è accusato di aver imposto ad alcuni medici del suo reparto le auto che vendeva il figlio. Apparivano come semplici intestatari di contratti che spesso non venivano nemmeno onorati. L’elenco di auto acquistate è impressionante. Porsche, Lamborghini Gallardo, Bmw X5, uno svariato numero di Bentley, versione extralusso. Acquistate, poi assicurate per cifre superiori al reale valore, «sovraffatturando il prezzo di vendita mediante l’indicazione di una falsa serie di optional e allestimenti non veritieri», avrebbero permesso a De Amicis e a Pastore di spartirsi poi il premio assicurativo e, con la complicità di alcuni indagati a piede libero, ottenere anche il prezzo di vendita all’estero. Gli arresti, leggendo l’ordinanza d’arresto, sembrano essere solo una tappa dell’indagine. Restano da scoprire anche i broker assicurativi che si sono prestati a sottoscrivere contratti di leasing palesemente gonfiati, ma anche l’iter seguito per l’immatricolazione al Pra (il registro automobilistico).

di EMILIO RANDACIO

Auto senza assicurazione. Dal 15 febbraio controlli a tappeto

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Giorni contati per i furbetti dell’Rc auto. Tra poco più di due settimane, infatti, i numeri di targa di tutti i veicoli privi di copertura assicurativa saranno nella piena, costante e aggiornata disponibilità delle forze di polizia. Lo ha annunciato oggi a Roma, a margine della presentazione della “Fabbrica delle patenti”, il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Erasmo D’Angelis. Dati incrociati. Dal 15 febbraio l’archivio informatico della Motorizzazione civile, grazie all’incrocio di tutti i dati in possesso del ministero dell Infrastrutture (immatricolato e revisioni) e delle compagnie assicurative, fornirà in tempo reale al ministero dell’Interno e alle Forze dell’ordine, nazionali e locali, i numeri di targa e i nomi degli intestatari di tutte le auto prive di copertura assicurativa che poi potranno essere controllate e sanzionate utilizzando anche i varchi Ztl, i portali autostradali del Tutor e, ovviamente, le pattuglie su strada. “Senza accanimento vessatorio – ha spiegato D’Angelis – verrà comunicato ai cittadini interessati che entro 15 giorni dovranno rimediare pena il pagamento di sanzioni che vanno da un minimo di 841 euro a un massimo di 3.366 euro fino al sequestro dell’auto. Basterà la documentazione fotografica”. Quasi 4 milioni senza assicurazione. “In Italia – ha ricordato il sottosegretario con delega alla Motorizzazione civile e alla sicurezza stradale – dieci auto su cento stanno circolando senza assicurazione, ben 3,8 milioni di veicoli su un parco di 37. Una cifra impressionante che ci consegna il record negativo europeo in materia di infrazioni e irregolarità. I proprietari di veicoli non assicurati – ha sottolineato – creano problemi enormi a migliaia di italiani onesti per l’impossibilità di risarcimento dei danni nei contenziosi post incidenti stradali, anche in presenza di lesioni gravi a passeggeri (nel 2012 sono stati 186.726 gli incidenti stradali con 264.716 feriti e 3653 morti). Era per noi un obbligo morale prima che politico fare un salto di qualità per aumentare la capacità di contrasto alle frodi assicurative perché penalizzano tanti italiani che rispettano le leggi e le regole. In questi mesi – ha proseguito il sottosegretario – grazie al lavoro della direzione della Motorizzazione Civile guidata da Maurizio Vitelli, senza costi aggiuntivi abbiamo creato la piattaforma tecnologica più avanzata d’Europa che modifica radicalmente il sistema degli accertamenti”.
da Roma, Mario Rossi
http://mobile.quattroruote.it/

Cassazione: L’efficacia probatoria del rapporto di sinistro stradale redatto dall’operatore di polizia municipale

Polizia municipale ImcLa Corte di Cassazione ritorna sull’efficacia probatoria del verbale redatto da un pubblico ufficiale, in riferimento agli articoli 2699 e 2700, codice civile. Oggetto della decisione della Suprema Corte di Cassazione è il rapporto di un sinistro stradale redatto da operatori di polizia municipale. Con la sentenza 3 gennaio 2014, n. 38, la Corte di Cassazione Civile ha statuito che “l’atto pubblico (e, dunque, anche il rapporto della polizia municipale) fa piena prova, fino a querela di falso, solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza, mentre, per quanto riguarda le altre circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso dell’indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti, si tratta di materiale probatorio liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle altre risultanze istruttorie raccolte o richieste dalle parti“.

 

Tale decisione, valida anche per i verbali di accertamento delle violazioni alle norme del codice della strada, e per ogni altro atto pubblico redatto da un pubblico ufficiale, si pone in linea con la sentenza 24 luglio 2009, n. 17355, delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione Civile. Il caso trattato dai giudici di legittimità riguarda la ricostruzione della dinamica di un sinistro stradale tra un ciclomotore e un autoveicolo. Entrambi i veicoli avevano medesima percorrenza: l’autoveicolo sorpassa il ciclomotore e poco dopo svolta a destra.

 

L’urto avviene tra la parte anteriore del ciclomotore, che pur dovendo svoltare a destra, proseguiva invece diritto, e la parte posteriore destra dell’autoveicolo. Dal verbale di ricostruzione della dinamica del sinistro si evince che l’organo di polizia stradale intervenuto per i rilievi ha contestato la violazioni degli articoli 148, comma 3, e dell’articolo 154, comma 1, lettera a) e comma 3, lettera a), codice della strada.

 

In sintesi, tali norme sanzionatorie prescrivono che:

 

  • Il conducente che sorpassa un veicolo o altro utente della strada che lo precede sulla stessa corsia, dopo aver fatto l’apposita segnalazione, deve portarsi sulla sinistra dello stesso, superarlo rapidamente tenendosi da questo ad una adeguata distanza laterale e riportarsi a destra appena possibile, senza creare pericolo o intralcio;
  • I conducenti che intendono eseguire una manovra per immettersi nel flusso della circolazione, per cambiare direzione o corsia, per invertire il senso di marcia, per fare retromarcia, per voltare a destra o a sinistra, per impegnare un’altra strada, o per immettersi in un luogo non soggetto a pubblico passaggio, ovvero per fermarsi, devono: assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della posizione, distanza, direzione di essi;
  • I conducenti, devono altresì, per voltare a destra, tenersi il più vicino possibile al margine destro della carreggiata.

 

Nel caso di specie, l’autoveicolo ha sorpassato il ciclomotore, e nell’effettuare tale manovra di sorpasso e l’immediata successiva manovra di svolta a destra, ha causato il sinistro stradale, creando, in tal modo, pericolo e intralcio agli altri utenti della strada; inoltre, nell’effettuare la svolta a destra, l’autoveicolo non si è tenuto il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, altrimenti in sinistro non si sarebbe verificato.

 

Alla luce di tale ricostruzione della dinamica del sinistro, la Corte di Cassazione non ha ritenuto applicabile l’articolo 149, codice della strada, concernente la distanza di sicurezza tra veicoli. Dal punto di vista della responsabilità per la causazione del sinistro, e, di conseguenza, per il risarcimento dei danni causati a seguito dell’urto, i giudici di legittimità rammentano che “in tema di scontro tra veicolo, la presunzione di eguale concorso di colpa stabilita dall’art. 2054, comma secondo, cod. civ., ha funzione sussidiaria, operando soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non consentono di accertare in modo concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l’evento dannoso e di attribuire le effettive responsabilità del sinistro“.

 

Autore: Marco Massavelli – Studio Cataldi (Articolo originale)

Truffa alle assicurazioni, avvocato torna in libertà. Palermo: Operazione “Phantom Crash”

PALERMO. Torna in libertà l’avvocato Rosalba Marchione finita agli arresti domiciliari lo scorso 28 novembre nel corso dell’operazione Phantom Crash della polizia con la quale era stata scoperta una truffa ai danni di importanti compagnie assicurative. I giudici hanno accolto l’istanza di revoca della misura cautelare, presentata, subito dopo l’interrogatorio di garanzia con il giudice Piergiorgio Morosini, dal legale della donna, l’avvocato Vincenzo Alesci.

LA NOTIZIA http://wp.me/p2HmWw-1gW

AICIS: incidenti stradali lievi, arrivano gli ausiliari

AICIS: incidenti stradali lievi, arrivano gli ausiliari

La bozza del decreto legge sul lavoro pubblico all’esame del governo prevede la possibilità per gli organi stradali di affidare ad ausiliari appositamente abilitati il rilievo degli incidenti stradali senza feriti e i servizi di viabilità in occasione di sinistri, lavori, depositi, fiere o altre manifestazioni. Lo scrive in una nota l’AICIS, l’Associazione Italiana Consulenti Infortunistica Stradale.

Le modifiche previste riguardano gli artt. 11 e 12 del codice della strada. La bozza di decreto dispone che gli organi di polizia stradale rilevino i sinistri dai quali sono derivate la morte o lesioni personali.

Il rilievo degli incidenti senza lesioni e i servizi connessi diretti a regolare il traffico potranno essere effettuati da persone specificamente abilitate, che dipendono da imprese, associazioni ed enti autorizzati dal prefetto.

Gli ausiliari – continua l’AICIS – dovranno comunicare l’inizio dell’attività di rilevamento agli organi di polizia stradale competenti per territorio, fatta salva la facoltà di richiedere l’intervento degli stessi qualora nel corso dell’attività di rilevamento emergano lesioni personali.

Alla stessa tipologia di ausiliari potrà essere affidata l’effettuazione di servizi diretti a regolare il traffico in occasione di lavori, depositi, fiere o altre manifestazioni che determinino l’occupazione totale o parziale della sede stradale. Sia per il rilievo degli incidenti stradali sia per i servizi di viabilità appena descritti, le persone dovranno avere raggiunto la maggiore età, essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 11 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, aver effettuato un’attività di formazione di durata non inferiore a sei mesi ed essere abilitate dal ministero dell’interno.

Gli atti di accertamento redatti dalle persone autorizzate avranno l’efficacia probatoria di atto pubblico ai sensi degli artt. 2699 e 2700 del codice civile.

Gli oneri economici relativi alla formazione, abilitazione ed equipaggiamento saranno interamente a carico degli interessati oppure delle imprese, associazioni o enti da cui dipendono. Invece, gli oneri economici per gli interventi effettuati saranno interamente a carico dei richiedenti.

Tra i primi commenti rileviamo quello dell’Associazione Italiana Consulenti Infortunistica Stradale, che fa rilevare che la problematica era già stata affrontata con una “soluzione idonea a garantire legalità e professionalità in ben due progetti di legge presentai nel corso della XVI Legislatura da rappresentanti dei due principali partiti facenti parte dell’attuale coalizione di Governo, PD e PDL.

L’on. Alberto Fluvi del PD e l’attuale Ministro dell’Agricoltura on. Nunzia De Girolamo, rispettivamente con le proposte di legge n. 3486 e n. 4639 depositate alla Camera dei Deputati, nel proporre la trasformazione del Ruolo Periti attualmente gestito dalla CONSAP dal 1.1.2013 (e precedentemente dall’ISVAP) in Albo professionale, dei soli Esperti d’automobile il primo e degli esperti di veicoli e danni a cose il secondo, volevano affidare ad una figura professionale già esistente, che ha superato una prova pubblica d’idoneità su materie quali fisica, topografia, diritto della circolazione, delle assicurazioni, nozioni di diritto pubblico e privato, etc., dopo un tirocinio biennale presso un perito già abilitato, ed assegnandogli le funzioni d’incaricato di pubblico servizio e quindi con tutti gli obblighi civili e penali derivanti dalla funzione ed ancor meglio specificati nelle proposte di legge, previa ulteriore formazione ed iscrizione in apposito elenco specialistico, la funzione di “coadiuvare, integrare o sostituire le autorità” “nella rilevazione degli incidenti stradali” “su richiesta delle medesime” (vedasi rispettivamente commi 4 e 5 della proposta di modifica dell’articolo 156 del D. Lgs. 209/2005 cosi detto Codice delle Assicurazioni, per il PDL 3486 e commi 5 e 6 della proposta di modifica dell’articolo 156 del D. Lgs. 209/2005, per il PDL 4369)”.

L’AICIS invita dunque il Governo a voler rivisitare la prima impostazione data alla problematica nella stesura del Decreto Legge sulla Razionalizzazione della Pubblica Amministrazione, rendendosi disponibile per ogni approfondimento e/o confronto.

http://www.ntr24.tv/it/news/associazioni/aicis-incidenti-stradali-lievi-arrivano-gli-ausiliari.html

Codice delle strada, verso la «privatizzazione» degli incidenti

Codice della strada, la novità principale. Quando non ci sono morti o feriti, per far rilevare il sinistro si potranno chiamare ausiliari abilitati. Polizia in campo sono nei casi gravi

Frode Assicurativa - Incidente ImcLe forze dell’ordine non interverranno più sugli incidenti stradali lievi: potranno effettuare le rilevazioni solo quando ci sono morti o feriti, mentre negli altri casi si apre la porta alla “privatizzazione“. Cioè a rilievi e deviazione del traffico effettuate da ausiliari privati autorizzati dal prefetto, a spese del cittadino che li chiama (anche se si può ipotizzare che di fatto pagherà l’assicurazione, almeno nei casi in cui il privato è convenzionato con essa).

Se ne parlava da tempo ed era anche circolata qualche bozza di modifica al Codice della strada. Ma tra qualche mese (anche potrebbe volerci anche più di un anno, perché ci vorranno anche decreti ministeriali attuativi) questa novità potrebbe arrivare davvero: è inserita nello schema di disegno di legge sulla razionalizzazione del pubblico impiego, all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi.

Tutto nasce da due fattori convergenti.

Il primo – esplicitato nella prima bozza della relazione illustrativa del provvedimento – è il fatto che gli organici delle forze di polizia più attive sul fronte della circolazione stradale sono ai minimi termini. Invece, le liti tra conducenti dopo un incidente sono sempre tante, per cui spesso vengono chiamate pattuglie a “cristallizzare” la scena e a riportare la calma. Un’attività che, quando non ci sono danni a persone, le forze dell’ordine svolgono a fatica, talvolta inducendo i cittadini a soprassedere col ritardo con cui la pattuglia giunge. Inoltre, un deterrente dovrebbe essere l’obbligo di alcoltest che scatta ogni volta che gli agenti intervengono su un incidente. Ma evidentemente non basta a diminuire in modo decisivo le richieste di intervento.

Il secondo fattore è la nascita di iniziative imprenditoriali che prevedono convenzioni con assicurazioni ed enti locali (per le strade di loro competenza): con le prime s’impegnano a fotografare la scena ed effettuare gli altri rilievi (attività che le compagnie in teoria apprezzano perché scoraggiano le truffe), con i secondi s’impegnano a regolare il traffico prima che i veicoli incidentati sgomberino la carreggiata e a ripulire la strada.

Queste attività finora si sono sviluppate senza una “copertura normativa“. Ora viene stabilito che il servizio può essere svolto da imprese, associazioni o enti, autorizzati dal prefetto dopo che il personale ha conseguito un’abilitazione in appositi corsi. Per ogni intervento, gli ausiliari dovranno darne notizia alle forze dell’ordine, segnalando anche eventuali infrazioni al Codice della strada da parte dei conducenti, riscontrate nel ricostruire la dinamica del sinistro.

Queste segnalazioni dovrebbero avere lo stesso valore di atti pubblici redatti da pubblici ufficiali (articoli 2699 e 2700 del Codice civile). Quindi sulla loro base le forze dell’ordine possono multare i responsabili.

Il testo del Ddl sembra escludere che il cittadino possa chiamare le forze dell’ordine se non ci sono danni a persone. Ma la prima bozza della relazione illustrativa afferma il contrario. Si vedrà la versione definitiva della legge.

Autore: Maurizio Caprino – Il Sole 24 Ore

Polizia Stradale: A CACCIA DI ASSICURAZIONI FALSE

Polizia stradale

La Polizia stradale ha portato a termine in tutta Italia un’operazione mirata a contrastare il fenomeno delle polizze false e dei veicoli che circolano privi di copertura assicurativa. Su 6.790 veicoli controllati, il 6% non è risultato in regola: fatto che ha portato alla denuncia di 22 persone e al sequestro di 227 automezzi.

Multa e sequestro del mezzo. In 16 casi, inoltre, sono state avviate indagini giudiziarie a fronte di conducenti che utilizzavano polizze falsificate. La sanzione prevista per chi circola senza copertura va da 841 a 3.366 euro; se i documenti assicurativi sono alterati o contraffatti, si aggiunge il sequestro del veicolo che, alla chiusura delle indagini, viene poi confiscato e messo all’asta. L’operazione della Stradale si è avvalsa della collaborazione dell’Ania, l’associazione delle assicurazioni, e, in particolare, dell’Ufficio antifrode che ha provveduto a riscontri immediati utilizzando la propria banca dati.E.D.

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I FURBETTI DELLA RC AUTO

Allarmi sociali

 Allarmi sociali

Quattroruote lo dice da tempo: sono in aumento le vetture che circolano prive di assicurazione obbligatoria. L’operazione di ieri della Polizia Stradale, che ha visto il sequestro di 231 veicoli e la denuncia di 23 persone in sette regioni d’Italia, non fa altro che testimoniare la fondatezza dell’allarme lanciato. Controlli a tappeto. Gli agenti, suddivisi in 178 pattuglie, hanno passato al setaccio 3.550 veicoli nelle province di Roma, Viterbo, l’Aquila, Pescara, Napoli, Salerno, Brindisi, Lecce, Taranto, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Ragusa, Siracusa, Agrigento e Trapani. Il risultato di questi sforzi ha portato al sequestro di 231 veicoli senza copertura e la denuncia di 23 persone tra cui 13 con tagliandino fasullo. Il dato statistico ricavato è sostanzialmente in linea con quello di un’altra operazione fatta a dicembre 2012. Guai seri. Ricordiamo che circolare senza Rc auto comporta una sanzione che va da 841 a 3.366 euro, oltre al sequestro del veicolo. Inoltre chi circola con documenti alterati o contraffatti subisce la confisca dell’auto, cioè se la prende lo Stato e la vende all’asta. Cosimo Murianni

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