Truffe ad assicurazioni, 115 denunce a Taranto. Indagati tre avvocati

Schermata 03-2456376 alle 10.11.09La Squadra di Polizia Giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Taranto, nell’ambito di una indagine coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Filomena Di Tursi, ha denunciato, a vario titolo, 115 persone in concorso tra loro, per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni delle maggiori compagnie assicurative italiane, falso materiale, falso ideologico e fraudolento danneggiamento di beni assicurati.

L’operazione denominata ‘Zeta‘, in riferimento alla compagnia di assicurazioni Zurich, che nel marzo 2009 ha depositato querela riguardo una serie di 34 sinistri stradali che vedevano coinvolta sempre la stessa vettura nell’arco temporale di 9 mesi, riveste una particolare importanza per il numero delle persone coinvolte, alcune delle quali pluripregiudicati per reati specifici e già coinvolti nelle operazione Delfino e Lepro.

Si tratta di componenti di quattro diversi nuclei familiari che ormai consideravano la truffa alle assicurazioni una voce attiva del bilancio familiare. Il blitz assume una notevole importanza sociale. L’attività criminosa, infatti, ha arrecato un grave danno ai cittadini di Taranto per il rincaro delle tariffe applicato dalle società assicurative, in conseguenza dell’aumentato numero di incidenti stradali e dei conseguenti rimborsi corrisposti; l’indagine ha accertato infatti il pagamento di indennizzi per 88 falsi incidenti, tutti avvenuti tra il 2008 e la metà del 2010 per un ammontare complessivo di 400.000 euro.

Questo tipo di crimine rende a tutt’oggi la provincia di Taranto una delle province di Italia con il pagamento dei più esosi premi assicurativi per singola polizza. L’indagine, particolarmente lunga e complessa, si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche durate oltre quattro mesi che hano accertato la presenza sul territorio ionico di un gruppo stabilmente dedito alle frodi assicurative, molto disinvolto. L’organizzazione si avvaleva della collaborazione di figure professionali specifiche nell’ambito dell’infortunistica stradale. In alcune circostanze la truffa è avvenuta con l’ausilio di falsa documentazione o falsificata in ogni modo, che veniva esibita alle compagnie assicuratrici per attestare la proprietà del mezzo a persone pulite e quindi non risultanti plurisinistrate; venivano infatti creati ad arte permessi provvisori di circolazione apparentemente rilasciati da diverse agenzie di pratiche automobilistiche tarantine, risultate tutte ignare dell’illecito.

Tra gli indagati figurano tre avvocati compiacenti, del foro di Taranto, di cui uno risulta coinvolto direttamente in un falso sinistro stradale mentre gli altri due hanno assunto la strumentale e consapevole difesa di soggetti coinvolti nei falsi sinistri. L’organizzazione criminale attuava la cosiddetta pratica del «parafango», limitando la denuncia dei danni patiti nei falsi sinistri stradali quasi esclusivamente a danni materiali, con l’intento di eludere o sterilizzare le attività di verifica e di indagine delle forze di polizia. Determinante per il concretizzarsi del disegno criminale appare l’operato di sette periti, che attribuivano in sede di perizia tecnica la compatibilità dei danni riscontrati sui veicoli con la dinamica denunciata nel falso sinistro stradale, inducendo di fatto in errore le compagnie assicurative, che liquidavano indennizzi per fatti mai realmente accaduti.

Tra gli indagati figura altresì il titolare di un’agenzia investigativa, della quale le Unità Antifrode delle compagnie assicurative si avvalevano per un primo accertamento riguardo la veridicità derll’evento infortunistico.

Singolare appare il coinvolgimento, in un falso sinistro stradale, di un carro funebre, fortunatamente privo di salma, che vedeva però ferito, a seguto dell’evento, il trasportato nel sedile anteriore, per il quale la compagnia liquidava (sia per danni materiali che fisici) complessivamente 13.000 euro. Anche i danni sui veicoli venivano riutilizzati per diversi sinistri, in particolare appare irreale ma effettivamente accaduto che la stessa autovettura, una Fiat Punto fosse coinvolta in venti sinistri ed il proprietario della stessa risulti essere nel contempo il conducente della vettura Lancia Y coinvolta a sua volta in altri 34 incidenti stradali.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno