Brindisi, truffe con falsi incidenti dieci condanne

brindisi palazzo BRINDISI  – Dieci condanne a pene comprese tra sei anni e mezzo reclusione e nove mesi, quattro assoluzioni e due sentenze di non luogo a procedere per prescrizione sono state decise oggi dal Tribunale di Brindisi, in composizione collegiale, al termine di un processo a carico di un gruppo di persone che tra il 2006 e il 2008 avrebbe imbastito truffe ai danni di compagnie assicurative inscenando falsi incidenti stradali.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Brindisi e condotte dalla polizia. La pena più elevata è stata comminata ad un ex carrozziere, Angelo Balestra. Sono stati ritenuti colpevoli anche gli autori materiali dei falsi incidenti stradali, i quali avrebbero peraltro simulato lesioni personali mai subite, traendo in inganno i medici del Pronto soccorso. Tutto ciò allo scopo di ottenere gli indennizzi previsti dalle assicurazioni. Il processo era iniziato nel 2010. Il tribunale ha anche riconosciuto provvisionali di alcune migliaia di euro per le tre compagnie assicurative che si erano costituite parte civile.

COMUNE MILANO: “UBER SI METTA IN REGOLA”

Milano

Da Palazzo Marino una doccia fredda per Uber.

Palazzo Marino “gela” Uber. Dopo larichiesta d’aiuto ai propri clienti, e lapetizione online al sindaco Pisapia, l’app che permette di prenotare berline NCC via smartphone si trova a fare i conti con le ultime dichiarazioni degli assessori Pierfrancesco Maran (Mobilità) e Marco Granelli (Sicurezza e Polizia locale), secondo i quali Uber “non garantisce le condizioni basilari del servizio di NCC”. Ma l’azienda non ci sta, e si prepara a dare battaglia.

La tegola del Comune. “Le start-up, le applicazioni che usano le nuove tecnologie sono le benvenute – scrivono i due assessori – ma devono rispettare le regole dei settori nei quali operano e non possono pensare che la soluzione sia mobilitare i loro utenti e testimonial per sanare loro eventuali violazioni. Il Comune applica le leggi nazionali che sono in vigore e agisce per farle rispettare, nessun tipo di pressione degli utenti o di alcune categorie può mutare questo approccio”. Insomma, le petizioni non servono. Ma Palazzo Marino va oltre e torna sulla legge 21/92, il grande oggetto del contendere: “Crediamo che sia possibile sviluppare applicazioni volte a incrementare il mercato NCC nel rispetto delle regole del settore, garantendo in particolare l’obbligo di partenza dell’auto dalla propria autorimessa e la stipula di un contratto preciso al momento della prenotazione. In base alle nostre verifiche – continuano Granelli e Maran – riteniamo che l’applicazione Uber non garantisca queste condizioni basilari del servizio di NCC, che ne rappresentano la distinzione dai taxi”. Questo, a detta di Palazzo Marino, sarebbe anche il “motivo” delle sanzioni, anche se “nulla vieta a Uber di mettersi rapidamente in regola, nell’interesse delle imprese e dei conducenti NCC che coinvolge. Sarebbe un’azione più saggia rispetto a mobilitare i propri utenti per chiedere al Comune di non far rispettare le leggi nazionali”. In tutto questo, c’è anche un messaggio ai tassisti: “Premesso che solo un anno fa il servizio milanese è stato giudicato il quarto migliore d’Europa – concludono Maran e Granelli – oggi serve rinnovarsi ancora e non si può avere paura delle nuove tecnologie, che sono invece una grande prospettiva di crescita economica per il mondo taxi”. La prossima settimana verranno ricevuti a Palazzo Marino sia i rappresentanti di Uber che le associazioni di categoria NCC, ma le reazioni di entrambi sono istantanee: “L’istituzione ribadisce che le leggi esistenti devono essere rispettate e che non possono essere cambiate su richiesta dei “fan” – commenta Francesco Artusa, vicepresidente FAI-Trasporto Persone – Questo per noi è un segnale importante. E comunque, se si mettono in regola per noi sono i benvenuti”. Al contrario, la società dell’app che viene dagli Usa non nasconde il suo disappunto.

La risposta di Uber. “Prima di trarre conclusioni il Comune dovrebbe fare una corretta analisi del nostro servizio, capendo la differenza tra ciò che è app e ciò che non lo è – risponde la general manager italiana Benedetta Arese Lucini – Quando incontreremo gli assessori, gliela spiegheremo. Uber non è illegale. Pensavamo che la disponibilità a incontrarci fosse un’apertura, invece questa è l’ennesima dimostrazione di quanto sia difficile innovare in Italia”. I sostenitori della petizione online in difesa dell’app hanno raggiunto quota 2.800. La vicenda non è chiusa. E dall’Italia raggiunge anche Bruxelles: proprio oggi, su Uber, l’europarlamentare Carlo Fidanza ha depositato un’interrogazione destinata alla Commissione europea, chiedendo “se intenda adottare misure per bloccare il proliferare di tali servizi”.

Davide Comunello

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