CLAIMATE – IL GESTIONALE ONLINE PER TUTTE LE PRATICHE (PERIZIE, SINISTRI, RIPARAZIONI)

Quest’oggi abbiamo incontrato il dott. Peter Marino, amministratore di Rentek Srl, la software house che ha realizzato Claimate  www.claimate.com

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Buongiorno dott. Marino, può dirci cos’è Claimate e a chi è rivolto?

Claimate è l’ultima piattaforma web che abbiamo realizzato per consentire a qualunque operatore del settore automotive di sfruttare le potenzialità di uno strumento nato per soddisfare le esigenze di clienti internazionali. Da parecchi anni infatti collaboriamo con importanti partner quali ad esempio Dekra, Tuv Sud, Mercedes, Arval. Per loro abbiamo curato la struttura software legata alla gestione dei sinistri acquisendo in questo campo un solido know-how.

Claimate si rivolge ai periti, agli studi legali, alle officine, alle carrozzerie e più in generale a chiunque abbia la necessità di gestire i sinistri in modo preciso, sistematico e veloce.

 Com’ è fatto?

Claimate racchiude in una nuvola virtuale, per sua natura disponibile ovunque, la propria attività. Diviene possibile in questo modo avere sempre con se la documentazione contenuta in un intero archivio cartaceo.

La realizzazione di Claimate si è sviluppata fin da subito secondo 3 punti fondamentali:

–      Innanzitutto Claimate è semplice, non ci sono schermate ripetitive o pulsanti nascosti, Claimate mostra fin dalla prima pagina ciò che sa fare. Bastano pochi click per capire lo stato di avanzamento di ciascun sinistro o per trovare l’allegato di una pratica gestita anche parecchio tempo prima.

–      Claimate è veloce, grazie alla sua struttura riduce al minimo i tempi di caricamento. Esigenza fondamentale dei nostri clienti è sempre stata quella di avere un programma che non solo funzionasse bene ma che lo facesse subito. Per questa ragione abbiamo eliminato l’inutile ed il superfluo raggiungendo tempi da record nell’apertura degli allegati, nell’inserimento di dati o anche nella semplice ricerca di pratiche. Proprio nella ricerca abbiamo adottato soluzioni innovative grazie alle quali Claimate comincia a cercare fin dal primo carattere che viene inserito, per dare in millesimi di secondo il risultato.

–      Claimate è anche flessibile, questo perché è personalizzabile, si adatta al cliente e non viceversa. Ai nostri clienti, offriamo infatti, anche la possibilità di modificarlo secondo le loro esigenze.

Come funziona?

 Una volta entrati la prima pagina visualizzata è quella dello SCADENZIARIO in cui vengono evidenziate tutte le scadenze per settimana, mese o anche giornalmente. La gestione della singola pratica si divide in 5 schede:

  1. DATI, in cui vengono inserite tutte le informazioni della pratica.
  2. ALLEGATI, dove è possibile caricare la documentazione di ciascun sinistro.
  3. CONTROPARTI, per la gestione delle singole parti coinvolte.
  4. DIARIO DI TRATTAZIONE, una sorta di agenda in cui viene registrata tutta la storia e gli aggiornamenti di ciascuna pratica con la possibilità di inviare notifiche via mail alle parti interessate.
  5. SCADENZE. In questa pagina è possibile impostare dei remainder, dei promemoria che compariranno alla scadenza impostata nello scadenziario.

Con la pagina RICERCA è possibile ricercare le singole pratiche (anche per più campi) oltre ovviamente esportare i report delle pratiche filtrate.

È possibile avere un accesso dimostrativo?

Certamente, proprio perché crediamo nel nostro prodotto, siamo lieti di farlo provare prima dell’acquisto. È possibile registrarsi ed avere un accesso gratuito all’indirizzo http://rentek.it/claimate/private/index.php?page=register_form&register_versione=Free . Oltre alla versione gratuita offriamo 3 versioni misurate in base alle dimensioni del business del cliente. Con queste versioni diviene anche possibile la gestione multiutente dei sinistri.

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Tutto quello che (forse) non sapete sulle auto blindate

mercedes-blindataQuello delle auto blindate è un mercato che non conosce crisi: top manager, politici, personalità di rilievo e chiunque tema per la propria incolumità hanno solo l’imbarazzo della scelta. Tra le proposte delle Case e gli allestimenti personalizzati delle carrozzerie specializzate esiste certamente la vettura adatta a ogni esigenza di sicurezza. L’auto blindata, tuttavia, non va considerata alla stregua di un carro armato: è invece un mezzo che, pur dovendo proteggere gli occupanti, ha la necessità di mantenere la stessa apparenza di uno di serie. Per questa ragione, è necessario scendere a compromessi (ma nemmeno troppo). Ecco alcuni segreti di queste vetture capaci di resistere agli attentati.

Resistenza certificata. Come si fa a stabilire se un’auto blindata è sicura oppure no? Un primo indizio lo fornisce il livello di protezione certificato. Nel corso degli anni, il progresso dei materiali e l’accuratezza dei test hanno determinato il susseguirsi di varie classificazioni, generando un po’ di confusione. Come regola generale, si tende a suddividere i livelli di sicurezza dei veicoli in base al calibro dell’arma da fuoco (corta o lunga) a cui si cerca di opporre resistenza. Al livello più basso, il primo (norme PM, VR, BR, BSW e HVN), la vettura deve resistere a colpi calibro .22 LR da 10 metri, una cartuccia in grado di imprimere alla pallottola un’energia di 168 Joule. Al quarto e quinto livello, la protezione dev’essere efficace contro i calibri .357 e .44 Magnum capaci di arrivare, rispettivamente, a 1.194 e 1.510 Joule. Per offrire un termine di paragone, le cartucce calibro 9X19 mm Parabellum in dotazione alle forze dell’ordine (e le similari 9X21 mm in vendita sul mercato civile) esprimono, con caricamenti standard, circa 518 Joule se sparate da una pistola.

Vetri a prova di tutto. Salendo ancora di livello, il sesto, il settimo e l’ottavo, pur con qualche sovrapposizone tra le varie norme, certificano la resistenza ai colpi delle armi lunghe, dal calibro .223 Remington (ovvero il 5,56X45 mm adottato dalle forze Nato) al .308 Winchester (il vecchio 7,62 Nato) passando per il 7,62X39 mm del famigerato Ak-47 Kalashnikov: qui le energie in gioco vanno da 1.805 a 3.289 Joule a seconda dei caricamenti. Al top della protezione, i livelli 13 e 14 che devono opporsi ai calibri .50 (12,7X99 mm) delle mitragliatrici pesanti e ai 14,5 mm dei cannoncini automatici: in quest’ultimo caso, l’energia da stoppare è di ben 26.308 Joule. A questo punto si potrebbe pensare che, con le scocche protette, il punto debole siano i cristalli. E invece no: anche i moderni vetri blindati possono resistere con successo ai colpi d’arma da fuoco. Oltre alla collaudata tecnica a strati (cristallo+plastica), sono arrivati sul mercato nuovi materiali con una buona trasparenza in grado di elevare il livello di protezione. I vetri, dunque, non sono il tallone d’Achille delle auto blindate.

nella foto: Mercedes Classe S Guard

Blindata inarrestabile. In caso di attentato, nemmeno mirare alle gomme potrebbe fermare una di queste auto. Varie sono le tecniche per assicurare la mobilità anche con rilevanti danni alla copertura, dalle mousse interne all’uso di strutture di plastica intorno al cerchio che mantengono la luce da terra costante anche se non c’è più pressione nel pneumatico. Ai livelli di protezione più alti, le auto devono anche resistere alle esplosioni. Il test si effettua facendo brillare 6 kg di tritolo sotto le ruote. Ulteriori accorgimenti per impedire che la vettura venga bloccata consistono nell’adozione di protezioni per parti vitali della meccanica come il vano motore, le centraline, la batteria e il radiatore. Un impianto automatico, poi, provvede a estinguere gli incendi in caso di utilizzo di munizioni incendiarie. I veri punti deboli, semmai, sono le giunzioni tra porte e carrozzeria e il sottoscocca. Anche qui, tuttavia, è possibile ridurre al massimo il rischio.

Originale o aftermarket? Molte case automobilistiche offrono vetture blindate allestite direttamente in fabbrica. Il vantaggio di questa soluzione consiste nella perfetta integrazione tra il corpo vettura e le blindature, oltre alla possibilità di adottare soluzioni (e modifiche) mirate a rafforzare i punti deboli. La Mercedes ha una piccola gamma di blindate, la serie Guard: le Classi E, G, M ed S, infatti, possono essere ordinate con livelli di protezione da VR1 a VR10. Anche la BMW offre lo speciale allestimento Security su Serie 7 e X5 certificate da VR4 a VR9. Non è da meno l’Audi con l’A8 L Security, berlina di rappresentanza di livelllo VR9. Sebbene le Case offrano la possibilità di personalizzare queste auto, è opinione di molti che il lavoro delle carrozzerie specializzate, che blindano vetture di serie in aftermarket, sia altrettanto valido, con il vantaggio di una personalizzazione ancor più spinta. Insomma, anche se non siamo ai livelli dell’auto del presidente Usa (che è un vero autoblindo travestita da berlina), questi mezzi danno sicuramente filo da torcere all’industria del crimine.

Cosimo Murianni

ASSICURAZIONE: AL VIA GRUPPO DI LAVORO SU PREVENZIONE RISCHI NELLE AZIENDE

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano – Per diffondere la cultura del rischio e le tecniche di prevenzione e gestione degli eventi avversi nelle aziende e’ nato un gruppo di lavoro al quale partecipano imprenditori, risk manager, broker, assicuratori, periti assicurativi e centri di formazione. Ne fanno parte: Marco Oriolo, vice presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Carlo Marietti Andreani, presidente di Aiba (broker assicurativi), Adolfo Bertani, presidente del Cineas (consorzio universitario di formazione manageriale sulla cultura del rischio), Francesco Cincotti (vice presidente dell’Unione giovani assicuratori e riassicuratori italiani), Roberto Bosco (consigliere Anra, l’associazione dei risk manager), Mauro Tamagnone (presidente di Aipai, l’associazione dei periti liquidatori assicurativi) e Marco Santinato, amministratore delegato di Per Consulting. L’idea di un tavolo comune e’ emersa nel corso del workshop ‘Strategie e tecniche per proteggere le imprese: il valore della formazione’, che si e’ tenuto questa mattina a Milano presso la Fondazione Cariplo. Il nuovo gruppo di lavoro comincera’ a riunirsi subito dopo Pasqua.

com-gli

(RADIOCOR) 16-04-14 19:27:29 (0623) 5 NNNN

Intervista al dott. Stefano Re, nuovo direttore di UCI Ufficio Centrale Italiano (Carta Verde)

Mappa dei paesi in cui è operativo il servizio Carta Verde. Si segnala il recente ingresso del Montenegro come Bureau autonomo, la richiesta di ingresso da parte di Kazhakhstan (prevista per il 2014), di Armenia e Georgia (in fase di analisi), mentre rimane sempre sospesa la questione Kossovo, che ha tutte le carte in regola salvo il riconoscimento da parte dell’ONU quale Stato indipendente.

Il dott. Silvio Lovetti, da molti anni Direttore dell’UCI, Ufficio Centrale Italiano, ha terminato l’attività ed il dott. Stefano Re, funzionario dello stesso ente, ne ha assunto le mansioni.
Cos’è l’UCI è la prima domanda che nasce spontanea.
L’UCI è un ente nazionale che opera dal 1953 quale ufficio italiano per la gestione della Carta Verde. Le sue attività sono disciplinate per legge in concerto con gli altri uffici nazionali europei ed extraeuropei detti Bureaux.
L’ Ufficio Centrale Italiano, UCI, è l’Ufficio Nazionale di Assicurazione per l’Italia per i veicoli a motore in circolazione internazionale.
Costituito nel 1953, opera come Bureau per l’Italia nell’ambito del sistema della Carta Verde istituito in Europa dal Sottocomitato dei Trasporti su strada della Commissione per l’Europa dell’ONU.
L’attività dell’UCI è disciplinata dagli articoli 125 e 126 del decreto legislativo 7 settembre 2005, numero 209 (Codice delle assicurazioni private ).
L’UCI si occupa principalmente di gestire le problematiche relative al risarcimento dei danni causati sul territorio italiano da veicoli immatricolati o registrati in Stati esteri che circolano temporaneamente in Italia. L’UCI è anche responsabile degli incidenti provocati all’estero da veicoli italiani, in relazione ai quali è tenuto a rimborsare gli omologhi uffici esteri.
Tutto questo avviene appunto sulla base di convenzioni stipulate con gli omologhi Uffici Nazionali di Assicurazione (Bureaux) costituiti negli altri paesi aderenti al sistema della Carta Verde.
L’UCI è abilitato a provvedere al risarcimento dei danni causati da veicoli esteri che temporaneamente si trovano sul territorio italiano, nella Repubblica di San Marino e nella Città del Vaticano.
L’impegno comporta per l’UCI l’obbligo di liquidare i danni e di pagare agli aventi diritto i relativi risarcimenti. Ha sede a Milano ed occupa circa 30 persone.
Chi sono i soci di UCI?
Sono le compagnie di assicurazione che esercitano il ramo auto in Italia, sia Italiane che estere, purché autorizzate. Quelle che lo sono da anni e quelle che vogliono entrare nel mercato che chiedono di essere soci provvisori per un anno, sottoscrivendo 1000 quote per 510 €, sino al perfezionamento della pratica, dopo l’autorizzazione diventano di diritto soci di UCI.
Con tutti questi soci, alle riunioni ci sarà un sacco di gente?
Una volta era così, oggi con 7 gruppi assicurativi che coprono il 92% del mercato, non c’è neanche bisogno che andiamo a fare le riunioni in un altro locale.
Quanti sinistri gestisce UCI ogni anno?
Sono circa 50.000, affidati alle varie compagnie o società mandatarie delle compagnie estere. Solo circa 3.000 sono gestiti direttamente da UCI e sono quelli che hanno alcune problematiche di gestione. O sono causati da veicoli esteri non assicurati o sono stati restituiti dalle varie società mandatarie.
Come si diventa società mandataria di una compagnia estera?
Anzitutto è necessario sottoscrivere una convenzione con l’UCI, impegnandosi a rispettare le norme a cui è sottoposto l’UCI e fornendo delle qualifiche e garanzie. Va poi contattata direttamente una compagnia estera non rappresentata per proporre la propria candidatura e sottoscrivere con essa un contratto per la gestione dei sinistri avvenuti in Italia con tale compagnia estera non rappresentata. Poiché il mandatario dovrà anticipare i risarcimenti ai danneggiati per conto della Compagnia estera, il contratto dovrà prevedere delle garanzie di ritorno dei capitali.
Ottenuto il mandato di una compagnia estera, questa segnalerà al proprio Bureau nazionale l’intenzione di nominare un mandatario in Italia. Tale richiesta nomina verrà comunicata ad UCI, dopodiché si sottoscrive un accordo con UCI per accettare le regole della procedura ed UCI a quel punto accetterà la nomina dandone conferma al Bureau estero.
Inoltre, ma qui l’UCI non è coinvolto, si può diventare mandatari anche per i sinistri occorsi ad un assicurato italiano con una compagnia estera avvenuta all’estero. Questi ultimi sono i sinistri regolati dalla IV direttiva Auto della Comunità Europea.
Quali sono i paesi che riconoscono la Carta Verde sono scritti sulle varie carte verdi presenti in ognuna delle nostre auto. Ma i confini sono stabili?
No, si era partiti negli anni 60 con alcune delle nazioni europee e ora siamo arrivati a tutto il continente. Le nuove frontiere sono quelle dei paesi dell’ex Unione Sovietica e dei Balcani. Nel 2009 quando è entrata la Russia pensavamo che avendo oltre 150.000 di veicoli avremmo avuto un forte impatto. Fortunatamente l’incremento è stato solo di 2000 sinistri.
Qual è il corrispettivo che una compagnia paga per la gestione di un sinistro?
La tariffa è del 15% del valore liquidato con un minimo di 200 € ed un massimo di 3.500. Ma è possibile, in base ai volumi gestiti o altri parametri di valutazione, che le società mandatarie e le compagnie estere si accordino diversamente.
Date anche un servizio di informazione all’utenza?
Questa attività era demandata per legge all’ISVAP che con le nuove regolamentazioni sta cedendo l’incarico alla CONSAP che è diventato organismo di indennizzo per tutti i sinistri. Noi diamo informazioni solo per i sinistri che derivano dalla gestione della Carta Verde. Non dimentichiamo che il servizio Carta Verde è nato come servizio privato e non pubblico. Anche dopo il 69 con l’RCA obbligatoria, la Carta Verde era facoltativa. Veniva venduta solo in alcune agenzia convenzionate ed ai posti di frontiera. Poi è stato fatto un accordo con le associazioni delle compagnie ed infine è stato regolamentato per legge.
Sul nostro sito è possibile trovare ulteriori informazioni sull’UCI: www.ucimi.it