Giù le mani dalle carrozzerie: il grido dell’Assemblea regionale pubblica dei Carrozzieri liguri

Schermata 12-2456629 alle 13.52.02 Al grido simbolico di Giù le mani dalle carrozzerie, si è svolta oggi a Savona nella sede dell’Amministrazione Provinciale l’Assemblea regionale pubblica dei Carrozzieri liguri, organizzata dalla CNA Liguria con la collaborazione della CNA di Savona.

Alla presenza degliOnorevoli Cristina Bargero eFabio Lavagno, Membri della VI Commissione (Finanze) della Camera dei Deputatiil Presidente nazionale CNA–Autoriparazioni Franco Mingozzi eil Responsabile nazionale CNA–Autoriparazioni Mario Turco hanno espresso la loro preoccupazione.

“Ho avuto oggi occasione di ribadire all’assemblea ed ai due Parlamentari della Commissione Finanza la mia apprensione per quanto sta succedendo. – ha detto Franco Mingozzi – In diversi interventi abbiamo espresso la speranza che il nostro accorato appello venga ascoltato anche dai Parlamentari direttamente interessati, primi fra tutti la senatrice Vicari. Quello che sta succedendo nel mondo dell’autoriparazione mette a rischio migliaia di aziende, e questo è un rischio che non possiamo correre.

Abbiamo l’impressione che chi propone iniziative come queste sappia poco della base sulla quale questi provvedimenti impattano. Richieste che penalizzano in maniera così devastante un intero comparto non dovrebbero nemmeno essere proposte. Accanto alle carrozzerie, infatti, c’è tutto il mondo delle vetture, e le ricadute sono ancora più ampie dei pur 18mila piccoli imprenditori che sono in gioco in questo settore in tutta Italia”.

“Sono molto preoccupato – ha rincarato Mingozzi – anche perché gli Onorevoli interessati al settore ci hanno confermato di non aver ancora potuto visionare il pacchetto Vicari nella sua interezza. In questo paio di mesi – da quando sono divenuto Presidente di questo comparto – avevo avuto l’impressione che tutto dovesse finire in una bolla di sapone, ma è nostro dovere tenere la guardia molto alta, perché non siamo ad oggi sicuri di nulla. Noi carrozzieri abbiamo un marea di proposte alternative al pacchetto Vicari, che semplicemente fanno già parte del nostro ordinamento: non occorre inventare nulla di nuovo, non chiediamo di stravolgere accordi ma semplicemente desideriamo quello che già c’è. La lobby delle assicurazioni cerca di impossessarsi di un mestiere che non è il suo, tagliando via dal mercato una fetta di circa 14mila imprenditori per convogliare verso i rimanenti 4mila tutti gli assicurati. Le assicurazioni intendono gestire, come un pacchetto completo, la decisione su quanto tempo serva per riparare una vettura, quanti soldi verrà a costare la riparazione, il costo orario, gestire insomma il sinistro in tutte le sue sfaccettature. Ma l’Italia ha un impianto diverso dagli altri Paesi, l’esistente è composto per lo più da piccole medie imprese che in altri paesi non sono così presenti. Noi ripetiamo quindi con forza: Ognuno badi al proprio mestiere!”

“Siamo abbastanza impensieriti a proposito di questa proposta Vicari – ha rincarato Mario Turco –  perché pare che stia per approdare a breve al Consiglio dei Ministri… Vogliamo ripetere con decisione che le nostre richieste sono circoscritte alla questione della riparazione; non vogliamo interessarci di altro: il danno fisico, le procedure… non ci riguardano! Ma vogliamo entrare, dobbiamo entrare nella questione specifica delle carrozzerie. Il pacchetto Vicari per noi significa ammazzare migliaia di imprese, e faremo battaglia per difendere la democrazia economica e di tutela del quadro giuridico normativo già esistente nel nostro paese. La filiera delle assicurazioni contribuirà ad abbassare il costo delle polizze tramite contratti capestro, con i quali costringeranno le aziende a lavorare sotto costo, chiedendo servizi aggiuntivi a titolo gratuito, senza una ricerca di qualità ma nella direzione del risparmio di chi accetta anche condizioni di sicurezza carenti. Noi che ce ne intendiamo sappiamo che non si può lavorare in sicurezza ai prezzi proposti dalle assicurazioni, 18 euro l’ora nel sud , 25 euro nel centro Italia e 28 euro l’ora nel nord!”

In entrambi i provvedimenti di cui si è discusso oggi si renderebbe di fatto obbligatorio il risarcimento ‘in forma specifica’, vale a dire far riparare il veicolo incidentato esclusivamente dalle officine di carrozzeria convenzionate con l’assicurazione. “In tal modo – ha ripetuto Giancarlo Micolucci Presidente della CNA-Autoriparazioni della Liguria – oltre a ledere la libertà di scelta dei consumatori, si metterebbero in ginocchio 2/3 delle imprese di carrozzeria indipendenti che non operano in convenzione con le compagnie di assicurazione. Se non saranno ascoltati,i carrozzieri sono pronti ad occupare piazza Montecitorio”.

“Le Associazioni dei Carrozzieri – ha dichiarato infine Gino Angelo Lattanzi, dirigente del Dip.to Sindacale della CNA Liguria – hanno quindi chiesto l’eliminazione dell’obbligo del risarcimento in forma specifica dalla risoluzione Gutgeld, sottolineando che esso impedirebbe agli automobilisti di esercitare la libera scelta di essere risarciti in denaro e di farsi riparare l’auto dall’officina di fiducia del carrozziere”.

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I carrozzieri liguri sulle barricate

Un’autocarrozzeria  Un’autocarrozzeria

Genova – «A causa della crisi sempre più famiglie rimandano la riparazione della propria auto con il risultato che sulle nostre strade circolano mezzi sempre meno sicuri, con grave danno per la sicurezza stradale e un’innegabile perdita economica per gli operatori del settore della riparazione di autoveicoli». Così Pino Pace, presidente regionale di Confartigianato Carrozzieri, lancia l’allarme di un settore, rappresentato in Liguria da circa 800 operatori, che in questi giorni è col fiato sospeso anche per le decisioni al vaglio di governo e parlamento.

«Attualmente – spiega Pace – sono al vaglio a Roma due provvedimenti che la nostra categoria ritiene fortemente lesivi sia per gli automobilisti sia per gli operatori stessi e che, se passeranno, metteranno a rischio la sopravvivenza di due terzi delle 17mila officine che oggi operano sul mercato».

L’attenzione dei carrozzieri è puntata sul pacchetto di norme nel settore assicurativo, sul quale sta lavorando il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, e sulla risoluzione, primo firmatario Yoram Gutgeld, in discussione presso la commissione Finanze della Camera.

«In entrambi – spiega Pace – si renderebbe di fatto obbligatorio il risarcimento “in forma specifica”, vale a dire far riparare il veicolo incidentato esclusivamente dalle officine di carrozzeria convenzionate con l’assicurazione. In tal modo, oltre a ledere la libertà di scelta dei consumatori, si metterebbero in ginocchio la stragrande maggioranza delle imprese di carrozzeria indipendenti che non operano in convenzione con le compagnie di assicurazione».

La categoria denuncia, inoltre, che l’obbligo del risarcimento in forma specifica è incostituzionale perché “aggira la sentenza della Corte Costituzionale 19 giugno 2009, n. 180, dove viene confermato che il sistema del risarcimento diretto è facoltativo e che tale sistema non può e non deve essere considerato e/o utilizzato come se fosse “obbligatorio”, quanto piuttosto quale alternativa rispetto al sistema tradizionale (risarcimento corrisposto dalla compagnia del responsabile)”.

A dar ragione alle Associazioni di categoria dei carrozzieri è anche il decreto legge ‘CrescItalia’ varato il 24 gennaio 2012, dal quale, grazie alle battaglie delle tre associazioni, è stata eliminata proprio una norma che avrebbe limitato la libertà dei cittadini e altera la concorrenza nel mercato delle riparazioni di auto.

«Nel pacchetto di riforme proposte dal ministero dello Sviluppo economico – aggiunge Pace – c’è anche l’invalidazione della cessione del credito: in pratica, se passasse questa misura, l’automobilista danneggiato non potrebbe più scegliere di lasciare il credito di risarcimento assicurativo al proprio carrozziere affinché quest’ultimo possa effettuare la riparazione. Infine, le compagnie di assicurazione vorrebbero abbassare i tempi per la richiesta di risarcimento danni, oggi fissati a 24 mesi, con conseguente limitazioni all’utente finale».

La Liguria non è certo un’isola felice per i carrozzieri. Infatti, secondo l’Osservatorio regionale dell’artigianato su dati Aci 2011, il numero di autoveicoli nella nostra regione è di 523 ogni 1.000 abitanti. Si tratta del dato più basso a livello nazionale, con una incidenza abbondantemente al di sotto di quanto fatto registrare dalla media italiana, pari a 610 auto per abitante; anche l’aumento veicolare degli ultimi anni è stato inferiore alla media nazionale, in crescita del 1,1%.

Questa condizione trova in parte spiegazione dall’analisi della tipologia del parco veicolare circolante in Liguria: nel territorio si registra una minore presenza di autovetture rispetto alla media italiana (63% rispetto al 75% Italia) e una maggiore presenza di motocicli (27% contro il 13% nazionale). L’incidenza più elevata di autovetture si ritrova per la provincia di La Spezia (68% del totale), a Savona del 62,8%, mentre per Imperia e Genova si registrano le incidenza minori (rispettivamente 61% e 62%).

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IL SECOLO XIX