Sinistri, invalidità permanente: liquidazione al netto del «montante di anticipazione»

In caso di invalidità permanente conseguente ad un sinistro stradale, per la liquidazione nella forma della «capitalizzazione anticipata» del danno partrimoniale futuro, dalla somma calcolata va detratto il cosiddetto «montante di anticipazione» consistente nel vantaggio del danneggiato-creditore a vedersi riconosciuta «oggi» una somma di cui avrebbe potuto disporre solo più avanti. È uno dei precedenti giurisprudenziali richiamati dal Relatore della VI Sezione della Corte di cassazione secondo cui era fondato il ricorso incidentale – dichiarato poi inammissibile dalla sentenza 13945/2014 per mancata integrazione del contraddittorio – sollevato sul punto dalla assicurazione. Inoltre, mentre liquidazione del danno deve essere adeguata ai valori monetari al tempo della pronuncia definitiva, la decorrenza degli interessi compensativi e della rivalutazione va fissata nel momento in cui si sono consolidati i postumi permanenti.

Cassazione - Esterno ImcLa vicenda – La vicenda riguardava il risarcimento richiesto da un terzo trasportato per le lesioni subite a seguito di un incidente stradale. L’assicurazione del conducente condannata a pagare una ingente somma di denaro aveva tra l’altro eccepito l’«omessa motivazione circa la non detrazione del “montante di anticipazione”»

La capitalizzazione anticipata – Per il relatore Carluccio la Corte di Appello avrebbe errato in quanto non ha tenuto conto dell’indirizzo della Suprema corte secondo cui «in caso di lesioni personali con postumi invalidanti permanenti, ove il danno patrimoniale futuro sia liquidato nella forma della capitalizzazione anticipata, dalla somma capitalizzata e liquidata in relazione ai valori monetari della data della pronuncia va effettuata la detrazione del montante di anticipazione (calcolato sulla base degli interessi a scalare)». «Il danno patrimoniale futuro derivante dalla perdita della capacità di lavoro e di guadagno – prosegue la Relazione – non può essere liquidato semplicemente moltiplicando il reddito mensile perduto per il numero di mesi per i quali la vittima avrebbe presumibilmente svolto attività lavorativa, perché tale criterio è matematicamente – prima ancora che giuridicamente – scorretto».

«Il danno in esame va, invece, correttamente liquidato attraverso il metodo della capitalizzazione, e cioè moltiplicando il reddito perduto (espresso in moneta rivalutata al momento della liquidazione) per un adeguato coefficiente di capitalizzazione, perché soltanto tale metodo consente di tenere debito conto del c.d. “montante di anticipazione”, e cioè del vantaggio realizzato dal creditore nel percepire oggi una somma che egli avrebbe concretamente perduto solo in futuro». Così come chiarito in precedenti giudizi di Piazza Cavour (sentenze nn. 4252/2012; 1215/2006; 7507/2001).

La sentenza impugnata, invece, «non contiene una motivazione idonea ad esplicitare la necessaria detrazione del “montante di anticipazione”, mancando cosi un iter argomentativo atto a palesare le ragioni della decisione».

Il danno da ritardato adempimento – E ancora, sempre secondo la Relazione, il danno da «ritardato adempimento» è stato fatto «erroneamente decorrere dal giorno del sinistro sino a quello della pronuncia «senza considerare che il danno risarcibile in caso di invalidità non concerne l’incapacità lavorativa in sé, ma la conseguenza del mancato guadagno e, nel caso di invalidità permanente, la riduzione della capacità di guadagno; ne consegue che, trattandosi di debito di valore, la liquidazione deve essere adeguata ai valori monetari del momento della pronuncia giudiziale definitiva, tenendosi conto della sopravvenuta svalutazione monetaria, mentre la decorrenza degli interessi compensativi e della rivalutazione monetaria va fissata nel momento in cui il danno si è verificato; tale momento, per il danno da invalidità permanente parziale che sia successivo ad un periodo d’invalidità temporanea liquidato separatamente, deve essere individuato non nella data dell’infortunio, ma nel momento in cui è cessata l’invalidità temporanea e si sono consolidati i postumi permanenti», secondo quanto chiarito dalla Cassazione in diversi precedenti (sentenze nn. 27584/2011; 1215/2006; 6403/1988).

Autore: Francesco Machina Grifeo 

Quotidiano del Diritto

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