Inchiesta sui dottori commercialisti condotta da LeasePlan ed Econometrica

Alfonso Martinez LeaseplanSintesi dei risultati relativi all’attività di consulenza dei dottori commercialisti sull’auto aziendale

LeasePlan, che opera nel settore del noleggio a lungo termine e gestione delle flotte aziendali, ha condotto un sondaggio su un campione rappresentativo di dottori commercialisti sulla attività di consulenza in tema di auto aziendale. Il ruolo dei commercialisti in questo settore è ritenuto particolarmente importante in quanto si valuta che possa incidere sulle scelte dei gestori delle flotte aziendali ed in genere delle aziende, dei professionisti, delle partite Iva e di tutti gli utilizzatori di auto aziendali. La ricerca è stata condotta in collaborazione con Econometrica.

I risultati del sondaggio sono stati presentati ieri a Verona nell’ambito di Fleet Manager Academy  al convegno “Gestione efficiente dell’auto aziendale come strumento di crescita per le PMI”. I risultati sono stati illustrati da Beatrice Selleri, coordinatrice della ricerca e commentati da Alfonso Martinez, Amministratore Delegato di LeasePlan Italia e da Gian Primo Quagliano, Presidente di Econometrica e Centro Studi Promotor. Qui di seguito alcuni dei principali risultati della rilevazione da cui emerge innanzitutto che il 77% dei commercialisti riceve richieste di consulenza in materia di flotte e auto aziendali. Sono le imprese individuali e le piccole imprese le principali interessate ad ottenere consulenza dai commercialisti in materia. Queste piccole realtà economiche rappresentano infatti il 36% dei clienti dei commercialisti che richiedono consulenza in materia. Seguono gli agenti di commercio (22% dei richiedenti), gli artisti e professionisti (21%), le medie imprese (12%) e le grandi imprese (9%).

Per quanto riguarda gli argomenti per i quali viene richiesta consulenza, abbastanza scontato il fatto che il 92% dei clienti è interessato al trattamento fiscale, mentre alla consulenza sulla convenienza economica delle diverse soluzioni per disporre di un’auto aziendale (proprietà, noleggio a lungo termine, leasing) è interessato il 41% dei clienti. Decisamente poco rilevanti sono le richieste di consulenza sulla scelta del tipo di auto (4% dei clienti), sulla valutazione di preventivi e di contratti (3%) e sul tipo di alimentazione da preferire (1%).

Interessanti sono anche le valutazioni dei commercialisti sulle soluzioni più conveniente per le diverse categorie di impresa. Secondo il campione, l’acquisto è la soluzione più conveniente per artisti, professionisti, imprese individuali e piccole imprese, mentre il noleggio a lungo termine viene indicata come soluzione migliore per le grandi e medie imprese e per gli agenti di commercio. Il leasing non viene indicato come soluzione più conveniente per nessuna categoria di clienti.

Interessanti anche le valutazioni dei commercialisti sulle motivazioni per le quali le piccole imprese utilizzano poco il noleggio a lungo termine. La prima motivazione è il fatto che questa soluzione non è, secondo i commercialisti, sufficientemente conosciuta (48% di indicazioni), segue l’opinione che non sia economicamente  conveniente (28% ) e quella che non sia adeguatamente promosso (25%).

Per concludere il 67% dei commercialisti dichiara di avere clienti che rinunciano alle deduzioni e detrazioni fiscali per l’auto aziendale perché sono poco consistenti e comportano procedure troppo farraginose. Il 46% dei commercialisti ritiene infine che la rinuncia alle deduzioni fiscali costituisca uno stimolo all’evasione fiscale nell’acquisto di beni e servizi per l’auto.

“Abbiamo fortemente voluto questa survey perché crediamo nel ruolo cruciale di “advisor” che i Dottori Commercialisti possono svolgere per far comprendere l’importanza dell’auto aziendale come strumento di crescita per gli operatori economici di piccole e medie dimensioni, alla luce anche di un mercato dell’auto che in Italia necessità di adeguato supporto dal punto di vista della fiscalità atto a favorire la ripresa dei consumi”, ha dichiarato Alfonso Martinez, Amministratore Delegato di LeasePlan Italia. “Dall’analisi dei risultati dell’indagine emerge che i Dottori Commercialisti e i loro Clienti ancora non conoscono a fondo i vantaggi e la convenienza economica e gestionale del noleggio a lungo termine. Per questo motivo LeasePlan è costantemente impegnata in un’opera di diffusione della conoscenza di questa soluzione il cui valore aggiunto è rappresentato anche dalla valutazione dei costi di gestione della vettura nel suo complesso. Per i professionisti e la piccola e media impresa, abbiamo studiato una specifica soluzione che rende più semplice il noleggio a lungo termine in questo particolare segmento di mercato, infatti, con il prodotto Formula Permuta i professionisti hanno la possibilità di rivendere la vecchia auto e passare al noleggio e nel caso di rivendita ad un valore superiore rispetto alla valutazione iniziale, l’intero importo viene riconosciuto al cliente”, ha spiegato Martinez. “Le piccole e medie imprese ed i professionisti, hanno dinamiche di acquisto completamente differenti rispetto alle grandi aziende. Inoltre, necessitano di tempi veloci, prodotti snelli e possibilità di liberare risorse finanziarie da destinare al noleggio, in quest’ottica la possibilità di abbandonare la proprietà e, al tempo stesso, avere un servizio noleggio chiavi in mano, a costi certi e determinati, fa di Formula Permuta una soluzione ideale per la Pmi”. “Inoltre, insieme alla nostra Associazione di Categoria – ANIASA –  continueremo a farci portavoce della necessità di allineare la fiscalità italiana al livello degli altri paesi europei, per garantire maggiore competitività alle nostre aziende, favorendo al contempo una soluzione come il noleggio che assicura una piena trasparenza dei costi di tutta la filiera legata all’auto aziendale”, ha concluso Martinez.

Incidenti stradali, nel 93% dei casi è colpa degli altri

Il dato emerge da una ricerca di Direct Line. Il 56% delle donne non ha mai avuto un sinistro, percentuale che cala al 34 per gli uomini. I guidatori più virtuosi? I veronesi

Dopo un incidente. LaPresse       Dopo un incidente. LaPresse
Gli incidenti stradali? Sempre, o quasi, colpa degli altri. E i responsabili sono maggiormente gli uomini, ben più pericolosi al volante delle donne. Sono due dei dati, o delle conferme che dir si voglia, che emergono da un sondaggio che la compagnia di assicurazioni Direct Line ha commissionato a Nexplora su un campione di 1000 persone che ha risposto ad un questionario online.
RESPONSABILE A CHI — In caso di scontro solo il 7% degli intervistati se ne assume la responsabilità affermando che le cause principali dei propri incidenti stradali sono imprudenze o errori di guida compiuti in prima persona. Più numerosi (36%) coloro che dichiarano senza dubbio di non aver mai avuto alcuna responsabilità, e coloro che ammettono di avere avuto responsabilità almeno una volta su due risultano essere il 35% degli italiani. Il 23% è invece colpevole a metà, secondo la formula del concorso di colpa. A causare più incidenti, forse a causa della poca esperienza, sembrano essere i giovani automobilisti, tra i 18 e i 24 anni: il 14% ammette infatti di essere stato dalla parte del torto in tutti gli incidenti in cui è stato coinvolto. I più attenti sono invece i 35 – 44enni, più della metà (52%) risulta non aver mai avuto responsabilità.
IL 2% OLTRE I 5 INCIDENTI — Più della metà degli automobilisti ammette infatti di essere stato coinvolto in almeno un incidente dal conseguimento della patente, con un massimo di 5 sinistri (53%), mentre il 2% ha addirittura superato i 5. Analizzando i dati per genere gli automobilisti più prudenti sono le donne che nel 56% dei casi affermano di non aver mai causato o subito incidenti, con un distacco di ben 22 punti percentuali rispetto ai colleghi uomini (34%). Da sottolineare, comunque, un dato incoraggiante: il 45% degli intervistati afferma di non essere mai incorso in un incidente stradale dal conseguimento della patente, una percentuale ancora inferiore rispetto a chi ha avuto a che fare con sinistri almeno una volta, ma comunque abbastanza consistente.
OCCHIO AI MILANESI — L’indagine di Direct Line offre inoltre uno spaccato regionale del medesimo quadro, dividendo i dati per provincia: milanesi e bresciani sono gli intervistati che collezionano maggiormente fino a un massimo di 5 incidenti (66%), mentre a sfondare il tetto dei 5 sono bolognesi e bresciani, rispettivamente con il 6 e il 7%. I più virtuosi in assoluto sono i veronesi con ben il 73% del campione che afferma di non essere mai stato vittima o causa di un incidente; a seguire, a pari merito con 46% di automobilisti indenni da sinistri, romani, fiorentini e cagliaritani.
ATTENZIONE — “Il sondaggio – commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing – evidenzia che la percentuale di italiani che suo malgrado è stata coinvolta in un incidente stradale è superiore al 50%. Questo significa che l’attenzione non è mai abbastanza e che bisogna comunque tenere sempre alta la concentrazione, essere più che mai vigili e non perdere di vista la strada i veicoli o i pedoni che la condividono con noi”.

Truffa milionaria sui mutui Il pm chiude la maxi inchiesta

False perizie per «gonfiare» dei prestiti mai rimborsati Verso il rinvio a giudizio di tre immobiliaristi bresciani  Irrisolto il nodo delle presunte complicità di alto livello

False perizie e stime «gonfiate»: era un giro milionario

False perizie e stime «gonfiate»: era un giro milionario

Perizie compiacenti avevano trasformato dei ruderi in case di lusso gonfiando in modo fraudolento il valore degli immobili. Attraverso acquirenti di comodo, riuscirono a ottenere dalle banche mutui rimborsati poi solo in minima parte. In questo modo truffarono dieci istituti di credito e riuscirono ad intascare cinque milioni di euro attraverso 42 raggiri messi a segno nel Cremonese e nel Bresciano dal giugno del 2006 fino all’estate del 2011.
Ora la procura ha chiuso l’indagine nei confronti di settanta indagati, tra cui cinque professionisti finiti un anno fa in manette nell’ambito dell’inchiesta «Domus» della Guardia di finanza di Cremona, coordinata dal sostituto procuratore Fabio Saponara. Fra i presunti registi della truffa figurano un immobiliarista di Rovato e due di Manerbio. Per loro e altre 67 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, si va verso la richiesta di rinvio a giudizio. Dieci venditori degli immobili al centro della truffa – uno residente in Franciacorta e tre nella Bassa – sono usciti dall’inchiesta. Assistiti dall’avvocato Paolo Carletti, hanno dimostrato di essere stati vittime e non complici del raggiro, ha detto l’avvocato Paolo Carletti. Il blitz scattò nel maggio del 2013, quando furono arrestati Cristian S. e la sua compagna Simona D., entrambi residenti a Ostiano. In cella finirono anche i titolari di tre agenzie immobiliari: Stefano B. e Mario S. di Manerbio e Pierluigi T. di Rovato. Tutti sono attualmente in libertà.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il meccanismo della truffa era semplice «ma – si leggeva nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip, Guido Salvini -, seriale e portata avanti con grande capacità organizzativa in un momento in cui era facile accendere mutui». Individuate le case da acquistare, generalmente immobili fatiscenti, i titolari delle agenzie stilavano false perizie di stima. Poi assoldavano i compratori fittizi, pregiudicati o sinti reclutati nei campi nomadi di Pavia, come Athos, 30 anni, nipote di Mafalda, «la regina dei rom» morta nel ’77. Contraffatte erano anche le attestazioni di reddito degli acquirenti di comodo.
OTTENUTO IL MUTUO, gli immobiliaristi intascavano la differenza fra il prezzo reale e quello gonfiato, ne consegnavano una parte ai complici neointestatari della casa che nel frattempo si erano resi irreperibili, interrompendo il rimborso del prestito fondiario. Quarantatre gli episodi contestati: fra questi compravendite ad Alfianello, Cerveno, San Gervasio, Urago d’Oglio, Verolanuova, Pontevico, Seniga, Borgo San Giacomo, Gambara, Milzano, Comezzano-Cizzato, Rovato e Palazzolo.
Nell’indagine restano alcuni punti oscuri. «Non vi è dubbio alcuno che gli indagati, per portare a compimento la truffa – ha scritto fra l’altro il Gip -, potevano contare stabilmente su non ancora individute complicità di funzionari di banca, promotori finanziari, professionisti incaricati della stima degli immobili nonchè sui notai incaricati di redigere i contratti».

R.PR.

Aosta: Truffe con falsi incidenti stradali, dieci denunciati

Operazione della polizia stradale di Aosta

Aosta - Porta Praetoria Imc Per concorso in truffa ai danni di compagnie di assicurazione la sezione di polizia giudiziaria della polizia stradale di Aosta ha denunciato a piede libero dieci persone. I reati contestati sono stati commessi ”mediante la creazione di elementi di prova – si legge in una nota – per produrre ad arte sinistri stradali avvenuti con modalità diverse rispetto alla realtà”.

Le indagini hanno permesso di appurare che svariati incidenti stradali autonomi sono stati trasformati in sinistri con il coinvolgimento di altre persone e veicoli al fine di ”ottenere un indebito indennizzo da parte delle compagnie di assicurazione”. Le indagini sono state avviate all’inizio dell’anno. I primi episodi presi riguardano vetture di media-piccola cilindrata. Secondo la polizia, ”l’illecito accordo ha causato un danno totale alle compagnie di assicurazione di circa 50.000 euro”. Tra i denunciati vi sono anche alcuni titolari di carrozzerie delle Valle d’Aosta.

Le indagini sono scattate verificando documentazione ‘sospetta‘ prodotta a seguito di sinistri stradali avvenuti in Valle d’Aosta. Le compagnie assicurative che risultano truffate sono quattro: i risarcimenti elargiti per ciascun falso incidente erano compresi di solito tra gli 8.000 e i 10.000 euro. In un paio di casi le vetture coinvolte sono di media-grande cilindrata. L’indagine è tutt’ora in corso e potrebbe estendersi ad altri incidenti.

Fonte: Regione autonoma Valle d’Aosta / ANSA (Articolo originale #2)

Rca: l’Antitrust interviene. Ed è subito polemica – Antitrust chiama, Ania risponde, il CUPSIT dice la sua su al Volante.

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Il garante del mercato e della concorrenza denuncia il caro-tariffe: gli rispondono le compagnie e i patrocinatori stragiudiziali.

CHI FERMERÀ L’ESCALATION? – Non che si trattasse di una grande novità: già era stranoto che gli automobilisti italiani pagano Rca carissime. Comunque, la recente indagine Antitrust conferma che le tariffe in Italia sono in media più elevate, e crescono più velocemente, rispetto a quelle dei principali paesi europei: si sborsa più del doppio rispetto a Francia e Portogallo; e la Rca italiana supera quella tedesca dell’80% e quella olandese del 70%. La crescita dei prezzi per l’assicurazione sul periodo 2006-2010 è stata quasi il doppio di quella della zona Euro e quasi il triplo di quella registrata in Francia. Il motivo? Risaputo anche questo: il nostro paese si caratterizza per la frequenza e per il costo medio dei sinistri, i più elevati tra i principali paesi europei. Tuttavia, il numero delle frodi ai danni delle compagnie accertate in Italia è quattro volte inferiore a quello del Regno Unito, e la metà di quello della Francia.

COME INTERVENIRE – L’Antitrust individua cinque punti critici della Rca in Italia. Primo: i rimborsi alle compagnie che risarciscono i propri assicurati dovrebbero essere determinati sulla base di forfait definiti secondo le modalità attuali, ma decurtati di una percentuale: andrebbero cioè previsti livelli via via decrescenti delle somme che oggi le compagnie si pagano reciprocamente a fronte dei danni causati dai propri assicurati. Secondo: nuovi modelli contrattuali che aumentino sia la capacità di controllo dei risarcimenti da parte delle compagnie, sia le possibilità di selezione da parte degli assicurati. Terzo: eliminare qualunque elemento di incertezza sulle microlesioni permanenti, rendendo risarcibili solo quelle che emergono da indagini strumentali. Quarto: certezza e chiarezza in merito alle classi interne, prevedendo, in caso di cambiamento di compagnia assicuratrice, che quella nuova attribuisca al neo cliente una classe interna non inferiore a quella che assegnerebbe a un suo assicurato di uguali caratteristiche di rischio. Quinto: favorire lo sviluppo di nuovi ed efficaci strumenti online utili alla comparazione di un ampio numero di premi per la Rca.
ITALIANI POCO “MOBILI” – L’Antitrust denuncia che il tasso di mobilità tra una compagnia e l’altra (un’arma a disposizione dei consumatori per stimolare la concorrenza) è in realtà ancora basso, intorno al 10%: nel periodo 2007-2010, solo le compagnie telefoniche, che tuttavia rappresentano solo un 5% del mercato, sono state caratterizzate da maggiore mobilità in termini di ingressi (16-18%).
SCATOLA NERA? UN FLOP – Anche il ricorso alla scatola nera (vedi qui), dice il Garante, non è stato incentivato: gli oneri contrattuali a carico della clientela per l’istallazione superano gli sconti offerti dalle compagnie. Il numero di contratti con la scatola nera non ha superato il 3% del totale.
L’ANIA: IL PROBLEMA DELLE FRODI – All’indagine Antitrust ha fatto seguito il commento dell’Ania (l’associazione delle assicurazioni), che sostanzialmente concorda col Garante sui motivi che determinano forti differenze di prezzo della Rc auto tra l’Italia e altri paesi europei. In più, l’Ania aggiunge “due punti trascurati dall’Antitrust: va resa operativa con urgenza la tabella per la valutazione economica delle lesioni più gravi, ferma da mesi dopo aver completato l’iter autorizzativo. Il costo delle lesioni gravi in Italia è il doppio che in altri Paesi. E le imprese italiane dovrebbero poter disporre degli stessi strumenti di indagine utilizzati dalle imprese di tutti gli altri paesi e contare su un sistema investigativo e giudiziario efficiente”.
MA I PATROCINATORI NON CI STANNO – Sulla questione, alvolante.it ha voluto sentire anche l’opinione di Stefano Mannacio, presidente del Cupsit (il comitato che riunisce i patrocinatori stragiudiziali): “Il risultato dell’indagine conoscitiva dell’Antitrust sposa, come mai prima, il programma delle compagnie. Che le assicurazioni desiderino pagare i sinistri come vogliono, quando vogliono, con i loro riparatori, con i loro medici e senza alcun contraddittorio, è cosa nota. Che lo desideri anche l’Antitrust, pubblicando un’indagine conoscitiva che si avvale, nei punti critici, solo dei dati dell’Ania e dell’ex autorità di controllo, suscita grandi perplessità. Visto il mutamento radicale dell’orientamento dell’autorità rispetto a documenti precedenti, la domanda è la seguente: è ancora utile il sistema delle Autorità di controllo che, tra scandali di natura finanziaria, indagini conoscitive ‘parziali’ e indagini giudiziarie, invece di salvaguardare il mercato e i consumatori avalla progetti azzardati di fusioni e concentrazioni di imprese traballanti come Unipol e Fonsai? Non è forse meglio restituire le competenze ai ministeri competenti?”.Da CUPSIT 26 febbraio 2013

———- Messaggio inoltrato ———-
Da: luigi mercurio <mercurio_luigi@tin.it>
Date: 26 febbraio 2013 22:16
Oggetto: Antitrust chiama, Ania risponde, il CUPSIT dice la sua su al Volante.
A: info@peritiauto.it

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ANTITRUST, RC AUTO: CHIUSA INDAGINE CONOSCITIVA

  Per ridurre gli oneri a carico degli automobilisti bisogna riformare il sistema del risarcimento diretto e introdurre nuovi modelli contrattuali finalizzati al controllo dei costi per ridurre i premi. Facilitare la mobilità tra una compagnia e l’altra, introducendo sistemi di confronto semplici e rivedendo il meccanismo delle classi di merito interne. In Italia polizze più care che negli altri paesi europei, più sinistri ma minori frodi scoperte. Maggiori anche i costi dei risarcimenti. Pensionati, giovani e quarantenni i più penalizzati

 

 Modificare il sistema del risarcimento diretto introducendo meccanismi che incentivino il controllo dei costi da parte delle compagnie assicurative, per recuperare efficienza e trasferirne i benefici ai consumatori in termini di premi più bassi. Prevedere, inoltre, nuovi modelli contrattuali che consentano, a fronte di sconti consistenti da garantire all’assicurato, la riduzione dei costi tramite lo sviluppo del risarcimento in forma specifica o dietro fattura. Sono alcune delle proposte avanzate dall’Antitrust nella chiusura dell’indagine conoscitiva sulla Rc Auto, decisa il 6 febbraio scorso, finalizzate a rendere meno onerose le polizze obbligatorie che gravano sugli automobilisti.

L’Autorità – riporta il comunicato ufficiale – suggerisce anche soluzioni che facilitino la mobilità tra un’assicurazione e un’altra, rivedendo il meccanismo delle classi di merito interne e mettendo a punto preventivatori che aiutino i consumatori a scegliere la polizza più conveniente. Vediamole in sintesi:

GLI INTERVENTI POSSIBILI

L’indagine, svolta su un campione rappresentativo dell’82% del mercato e delle polizze effettivamente pagate, conferma numerose criticità di natura concorrenziale che si riflettono, da una parte, in livelli, tassi di crescita e variabilità dei premi non concorrenziali; dall’altra, in strutture dei risarcimenti a carico delle compagnie non efficienti in senso produttivo, anch’esse proprie di un equilibrio non concorrenziale. L’introduzione della procedura di risarcimento diretto nel 2007 non sembra aver interrotto questo circolo vizioso.

Gli ultimi interventi normativi, che vanno nella giusta direzione, richiedono ulteriori perfezionamenti oltreché la loro puntuale attuazione e un’attenta verifica. L’Antitrust suggerisce tra l’altro:

  1. Il rimborso alla compagnia che risarcisce il proprio assicurato danneggiato dovrebbe avvenire, sempre tramite stanza di compensazione, come accade oggi, sulla base di un forfait definito secondo le modalità attualmente in vigore, ma decurtato di una percentuale (cd. il “recupero di efficienza“). Andrebbero in sostanza previsti livelli via via decrescenti all’ammontare che oggi le compagnie si pagano reciprocamente a fronte di un danno causato da un proprio assicurato. Ciò avverrebbe introducendo un “cap” sul forfait, così modificando l’attuale sistema di rimborso basato sul mero costo storico. Verrebbe in questo modo innescato un incentivo per le compagnie a controllare e contenere i costi (in parte dovuti anche alle frodi).
  2. Vanno adottati modelli contrattuali che aumentino, da una parte, la capacità di controllo dei risarcimenti da parte delle compagnie e, dall’altra, le possibilità di autoselezione da parte degli assicurati. Il regolatore dovrebbe operare affinché vengano introdotte clausole, facoltative per l’assicurato, associate a congrui sconti di premio (ad esempio risarcimento in forma specifica, con riparazione presso autofficine convenzionate con l’assicurazione, prestazioni di servizi medico-sanitari resi da professionisti individuati e remunerati dalle compagnie). Anche l’installazione della ‘scatola nera’ deve avvenire a fronte di una forte scontistica.
  3. Dal lato dei costi occorre eliminare qualunque elemento di incertezza sulle lesioni micro permanenti rendendo risarcibili solo quelle che emergono da indagini strumentali e va prevista la possibilità di ispezionare i veicoli danneggiati nel corso di un sinistro (CARD) anche per la compagnia del responsabile.
  4. Vanno introdotte certezza e chiarezza in merito alle classi interne, prevedendo, in caso di cambiamento dell’assicuratore, che la ‘nuova’ compagnia attribuisca all’assicurato una classe interna non inferiore a quella che verrebbe assegnata ad un proprio assicurato avente le stesse caratteristiche di rischio.
  5. Va favorito lo sviluppo di nuovi ed efficaci strumenti on line utili alla comparazione di un ampio numero di premi per l’RC Auto di facile e immediato utilizzo e, grazie a idonee icone grafiche, con la specificazione delle principali esclusioni e rivalse connesse a ciascuna offerta.

IN ITALIA PREMI DOPPI RISPETTO A FRANCIA E PORTOGALLO

L’indagine conferma che i premi Rc Auto in Italia sono in media più elevati e crescono più velocemente rispetto a quelli dei principali paesi europei: il premio medio è più del doppio di quelli di Francia e Portogallo, supera quello tedesco dell’80% circa e quello olandese di quasi il 70%. La crescita dei prezzi per l’assicurazione sul periodo 2006-2010 è stata quasi il doppio di quella della zona Euro e quasi il triplo di quella registrata in Francia.

Parallelamente il nostro Paese si caratterizza per la frequenza sinistri e il costo medio dei sinistri più elevati tra i principali paesi europei: in particolare, la frequenza sinistri è quasi il doppio di quella in Francia e in Olanda e supera di circa il 30% quella in Germania; il costo medio dei sinistri in Italia supera quello della Francia di circa il 13%, quello della Germania di oltre il 20% ed è più del doppio di quello del Portogallo. Tuttavia il numero delle frodi accertate ai danni delle compagnie in Italia appare quattro volte inferiore a quello accertato dalle compagnie nel Regno Unito e la metà di quello accertato in Francia.

PENSIONATI, GIOVANI E QUARANTENNI I PIU’ PENALIZZATI

L’indagine conferma, analizzando le polizze reali, aumenti molto forti successivi all’introduzione del risarcimento diretto. E’ stata condotta su sette ipotetici profili di assicurati diversi, ciascuno dei quali con caratteristiche di rischio diverse. Ad ogni compagnia è stato quindi chiesto di fornire informazioni sui premi effettivamente corrisposti da ciascun profilo di assicurato in ciascuna delle trenta province analizzate. I premi per l’RC Auto sono cresciuti sull’arco temporale analizzato (2007-2010)  a tassi piuttosto significativi per quasi tutti i profili di assicurato e in larga parte degli ambiti provinciali considerati nell’indagine, sia per i maschi che per le femmine. I pensionati con vetture di piccola cilindrata, i giovani con ciclomotori e i quarantenni con i motocicli sono le categorie di assicurati per le quali i premi sono aumentati in gran parte delle province incluse nel campione analizzato. Ad esempio, gli aumenti annui medi delle polizze RC Auto a livello provinciale sul periodo 2007-2010 hanno raggiunto il 20% all’anno nel caso di un neo-patentato con un’autovettura di piccola cilindrata, il 16% all’anno per un quarantenne con un’autovettura di media cilindrata, il 9-12% all’anno per un pensionato (donna o uomo) con un’autovettura di piccola cilindrata, il 12-14% all’anno per un diciottenne (donna o uomo) con un ciclomotore e superato il 30% annuo per un quarantenne (donna o uomo) che assicura un motociclo. Le province nelle quali sono stati riscontrati gli aumenti più significativi sono localizzate nella gran parte dei casi nel Centro-Sud Italia; tali province si caratterizzano, infatti, per una crescita dei premi superiore a quella riscontrata nel Nord Italia.

DIFFICILE CAMBIARE COMPAGNIA

Il tasso di mobilità tra una compagnia e l’altra, che rappresenta un’arma a disposizione dei consumatori per stimolare la concorrenza, resta in realtà ancora basso, intorno al 10 per cento: nel periodo 2007-2010 solo le compagnie telefoniche, che tuttavia rappresentano solo un 5% del mercato, sono state caratterizzate da maggiore mobilità in termini di ingressi (16-18%) rispetto alle compagnie tradizionali.

Eppure l’indagine mostra un’estrema variabilità dei premi richiesti: sul mercato è dunque possibile trovare polizze maggiormente convenienti, a patto di avere gli strumenti giusti per trovarle. La spesa per l’RC Auto sostenuta da ciascun consumatore (con il profilo indicato) può variare anche considerevolmente all’interno della provincia di residenza. In particolare, utilizzando il coefficiente di variazione, la variabilità della spesa per l’RC Auto assume valori nell’ordine del 20-30% per un numero significativo di profili in ciascuna macroarea sia per gli assicurati di sesso femminile.

I consumatori non riescono tuttavia a sfruttare queste possibilità perché gli strumenti di informazione e di confronto tra le diverse offerte sono complicati e non si è sviluppata la figura dell’agente plurimandatario. Inoltre la peculiare articolazione delle classi interne e delle regole evolutive adottate dalle compagnie impatta negativamente sulla mobilità degli assicurati: cambiando assicurazione il cliente viene inserito in classi interne più svantaggiate rispetto a quella di provenienza.

POCHI SCONTI PER CHI INSTALLA LA SCATOLA NERA O SCEGLIE IL RISARCIMENTO IN FORMA SPECIFICA

Sia l’andamento della frequenza sinistri che quello del costo (medio) dei sinistri, che congiuntamente determinano il costo per il risarcimento dei sinistri, risultano crescenti: la frequenza sinistri in Italia è aumentata in tutti gli anni successivi all’introduzione della procedura di risarcimento diretto ad eccezione del 2010; l’aumento del costo medio dei sinistri CARD (Convenzione Assicuratori Risarcimento Diretto) sul periodo 2008-2010 è stato pari al 12,4% per i sinistri CARD e al 28,1% per quelli NO CARD. Le compagnie non hanno inoltre sfruttato le possibilità offerte dalla procedura CARD per controllare in maniera più efficace il costo dei risarcimenti: gli sconti offerti agli automobilisti a fronte della clausola del  “risarcimento in forma specifica” non hanno superato il 5% del premio e i contratti di questa tipologia non sia stato più del 6% del totale.

Anche il ricorso alla ‘scatola nera’ non è stato incentivato: gli oneri contrattuali a carico della clientela per l’istallazione della scatola nera risultano superiori alla scontistica offerta dalle compagnie. Il risultato è che il numero di contratti con la “scatola nera” non ha superato il 3% del totale.

Consulta e scarica testo-indagine-conoscitiva-rcauto

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Giro di vite sul «leasing tedesco»

IN ALTO ADIGE

Giro di vite sul «leasing tedesco»
Maxi sequestro di supercar con targa straniera

Blitz della Guardia di Finanza contro le società che offrono servizi per sfuggire al redditometro e al Superbollo

Una delle vetture sequestrate dalla GDF    Una delle vetture sequestrate dalla GDF

MILANO- Auto di grossa cilindrata con targa straniera per eludere redditometro e superbollo. La Guardia di Finanza sferra un duro colpo contro il «leasing tedesco»:scoperta un’evasione di Iva pari a 6,7 milioni e sequestrati automobili e beni per un valore di 4 milioni di euro. Sono 120 le vetture coinvolte, fra le quali tre Ferrari, altrettante Porsche e numerose Audi, Bmw e Mercedes.

 VIDEO

UN’INDAGINE COMPLESSA-L’indagine del Comando provinciale di Bolzano è partita «dal numero di autovetture di grossa cilindrata con targa tedesca circolanti sulle strade dell’Alto Adige, utilizzate da cittadini residenti in base a contratti di noleggio a lungo termine stipulati con aziende estere». Che si promuovono sul web facendo leva sulla riservatezza e sulla difficile rintracciabilità del proprietario: in poche parole significa non fornire informazioni finanziarie a enti o registri italiani, come quello dell’Agenzia dell’Entrate. Dopo un’articolata indagine con controlli su strada, la Guardia di Finanza è arrivata a una società con sede in Germania, i cui servizi sono risultati assai diffusi in Alto Adige. Dai controlli fiscali è emerso che attraverso la stipula di contratti di noleggio, venivano simulate vere e proprie cessioni di autovetture. «A seguito della verifica la residenza fiscale della società tedesca è stata ricondotta in Italia: di qui le contestazioni in materia di IVA per 6,7 milioni di euro e la ricostruzione di un giro d’affari non dichiarato per 34 milioni di euro». Il Gip del tribunale di Bolzano accogliendo la proposta del Pubblico Ministero ha emesso il provvedimento cautelare eseguito in questi giorni dalle fiamme gialle, attraverso il sequestro, oltre che dei beni immobili e delle disponibilità bancarie dell’indagato, anche di molte delle auto con targa tedesca in circolazione sul territorio italiano oggetto dei noleggi.

D.S.

leggi lìarticolo originale del corriere.it ed i commenti dei lettori

leggi il seguito: il ricorso della società coinvolta