L’indennizzo è più basso per le lesioni da incidente stradale rispetto alle altre cause

Incidenti stradali: risarcimenti più bassi per i danni

L’indennizzo per i danni da sinistro stradale è più basso, per le lesioni di lieve entità fino a 9 punti percentuali, rispetto ai casi in cui lo stesso danno è stato procurato in altro modo.

Se ti fai male a causa di un incidente stradale, il risarcimento è più basso rispetto al caso in cui lo stesso infortunio te lo procuri in qualsiasi altro modo. Per esempio, per una frattura del bacino dovuta a uno scontro frontale tra veicoli ti spettano circa 15.400 euro (se hai 18 anni), mentre te ne spettano ben 26mila se il danno te lo procuri cadendo su un pavimento scivoloso di un ipermercato. Almeno per quanto riguarda il danno non patrimoniale alla salute.

Perché questa discriminazione? Perché chi è coinvolto in un sinistro stradale ha una certezza in più di ottenere i soldi del ristoro: egli può contare, infatti, sul risarcimento (più o meno certo) di un’assicurazione (o, al peggio, sul fondo di garanzia), che è un’azienda solida economicamente, sempre presente. Al contrario, per gli incidenti di altro tipo ottenere un indennizzo può essere decisamente più difficile.

Ma è legittimo questo sistema che, a prima vista, può sembrare estremamente diseguale? Sì, almeno secondo una recentissima sentenza della Corte Costituzionale [1].

Si tratta di una differenza legittima per le lesioni fino a massimo 9 punti di invalidità, che così autorizza, di fatto, soglie ridotte per i risarcimenti a chi subisce lesioni lievi in un incidente stradale. È infatti legittimo calcolare gli indennizzi in base ai valori indicati dal Codice delle assicurazioni [2], anziché applicando quelli – più generosi – elaborati dalla giurisprudenza. In pratica, la Corte ha detto che il ricorso alle tabelle, in uso presso tutti i tribunali, per la liquidazione del danno alla persona, non viola alcun principio della nostra Costituzione.

La Consulta ha ritenuto ammissibile la tabella che, pur comprimendo parzialmente il diritto risarcitorio di una parte, consente di mantenere in equilibrio il sistema assicurativo e quindi di avere un “livello accettabile e sostenibile di premi assicurativi”.

Quali sono gli effetti di questa sentenza?

Dopo la decisione della Corte costituzionale, tutti i danni alla persona che derivano da sinistro stradale, che comportino conseguenze temporanee o permanenti dall’1% al 9% di danno biologico, dovranno essere risarciti esclusivamente sulla base e nei limiti della tabella ministeriale emanata in applicazione del Codice delle assicurazione [2] (da ultimo, aggiornata con il decreto del ministro dello Sviluppo economico del 20 giugno 2014).

[1] C. Cost. sent. n. 235 del 16.10.2014.

[2] Art. 139 Dlgs 209/2005.

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Sinistro stradale: niente danno edonistico, è compreso in quello morale

 

Schermata 03-2456376 alle 10.11.09 Nessun ristoro autonomo per il “c.d. “danno edonistico” per la perdita del rapporto parentale; tale danno – infatti – deve essere valutato unitamente al risarcimento del danno morale iure proprio“.

A deciderlo è la Corte di Cassazione civile, con sentenza n. 15491 dell’8 luglio 2014, rigettando il ricorso dei genitori di un ragazzo deceduto a seguito di un incidente stradale che avevano agito per chiedere il risarcimento di tutti i danni subiti, in proprio e iure hereditatis.

Condividendo le statuizioni della Corte d’appello, la quale ha provveduto al risarcimento del danno morale considerando sia lo stretto vincolo parentale che il grandissimo dolore per la perdita dell’unico figlio e l’estrema intensità della sofferenza subita, la S.C. ha ritenuto infondate le censure dei ricorrenti in ordine alla mancata liquidazione di un danno edonistico autonomo e distinto rispetto al pretium doloris, trattandosi di lesioni della persona costituzionalmente protetti.

Secondo la Cassazione, “il carattere unitario della liquidazione del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. preclude infatti la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona (danno alla vita di relazione, danno estetico, danno esistenziale, ecc.), che costituirebbero vere e proprie duplicazioni risarcitorie, fermo restando, però, l’obbligo del giudice di tenere conto di tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, tramite l’incremento della somma dovuta a titolo risarcitorio, in sede di personalizzazione della liquidazione”.

Anche in ordine all’ulteriore censura formulata con riferimento all’errata quantificazione del danno biologico da postumi permanenti che andava, secondo i ricorrenti, commisurata a tutta la durata della vita, i Supremi Giudici hanno ritenuto corretta la sentenza impugnata.

È pacifico, infatti, per la S.C. che “nel caso in cui intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni colpose e la morte causata dalle stesse è configurabile un danno biologico risarcibile, da liquidarsi in relazione alla menomazione della integrità psicofisica patita dal danneggiato per il periodo di tempo indicato, e il diritto del danneggiato a conseguire il risarcimento del danno è trasmissibile agli eredi ‘iure hereditatis’; in questo caso, l’ammontare del danno biologico terminale sarà commisurato soltanto all’inabilità temporanea, e tuttavia la sua liquidazione dovrà tenere conto, nell’adeguare l’ammontare del danno alle circostanze del caso concreto, del fatto che, se pure temporaneo, tale danno è massimo nella sua entità ed intensità, tanto che la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte“.

Pertanto, la statuizione della Corte d’appello, è conforme ai principi della stessa giurisprudenza di legittimità secondo i quali “l’ammontare del danno biologico, che gli eredi del defunto richiedono iure successionis, va calcolato non con riferimento alla durata probabile della vita del defunto, ma alla sua durata effettiva”.

Per questi motivi, la Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato i ricorrenti alle spese.
Fonte: (www.StudioCataldi.it)

Ecco la telecamera per auto che notifica gli incidenti

Quante volte avrete avuto voglia, osservando un’automobilista che commette un’infrazione grave, di riprenderlo per poi denunciarlo alle forze dell’ordine. Lo scopo per cui è nata la telecamera KP1 prodotta da SmartWitness non è

sicuramente questo, ma i campi del suo utilizzo potrebbero essere molteplici. In buona sostanza, si tratta di un piccolo dispositivo che va installato all’interno dell’auto e che è in grado di fornire in meno di un minuto sia la notifica istantanea di un incidente stradale che il relativo video. Presentata durante il Commercial Vehicle Show di Birmingham, in Inghilterra, è figlia di un’azienda che opera nel campo dei sistemi di sicurezza per i veicoli.

UNA PICCOLA DASH CAM – Di dimensioni paragonabili a quelle di una webcam per computer, ha un nome più specifico, che è “dash cam”, con evidente riferimento al termine “dashboard”, che in inglese significa cruscotto. Questi dispositivi sono montati, per esempio, su tutte le auto della polizia degli Stati Uniti, per filmare inseguimenti e arresti, ma sono anche molto diffuse in Russia, dove le compagnie di assicurazione le usano come scatola nera per ricostruire le dinamiche dei sinistri. Ad ogni modo, la KP1 riesce a sfruttare le reti 3G o 4G, connettendosi nel giro di 60 secondi, inviando il video e i dati telematici di un incidente che si è appena verificato. La fotocamera è rivolta in avanti e va installata sul parabrezza con un tampone adesivo o con una ventosa. La trasmissione dei dati è supportata anche da un modulo GPS da 10 Hz e consente l’interazione con Google Maps, Google Street View e Google Earth per registrare le immagini della strada, con un angolo di visuale di 170 gradi.

SENSORE GPS E RETE 4G – Ma la KP1 è in grado anche di rilevare e inviare altri dati, come la posizione del veicolo, la sua velocità, l’accelerazione, l’angolo di sterzo e la forza frenante utilizzata. Per attivarsi il sistema utilizza un sensore giroscopio di terza generazione fornito da Bosch, che rileva l’accelerazione laterale. L’avvio è istantaneo e vengono ripresi i 10 secondi successivi all’impatto, occupando uno spazio di memoria pari a 150 KB. Così il file compresso è di piccole dimensioni e può essere inviato via mail in breve tempo utilizzando le reti mobili 3G o 4G. Il destinatario può essere chiunque, come l’assicurazione, un parente o il datore di lavoro, ma deve essere autorizzato dall’utente.

UN ELEMENTO DI SICUREZZA – Inoltre, la dash cam SmartWitness KP1 può essere utile anche in altre situazioni, come azioni premeditate durante l’incidente, rivendicazioni false sugli infortuni occorsi, contestazione su eventi reali, assenza di testimoni, accuse sui reati della guida, multe per eccesso di velocità e violazioni dei segnali del traffico. Anche per questo, specialmente per uso professionale, come quello che fanno i tassisti, una seconda dash cam può essere installata con l’obiettivo rivolto verso l’abitacolo, ma anche puntato lateralmente, per avere una visione completa negli incroci o negli attraversamenti.

di Alessandro Vai

Fonte : iltergicristallo.it

Incidenti, niente paura da oggi arriva l’eCall

Incidenti, niente paura da oggi arriva l’eCall

 Il dispositivo è capace di avvertire automaticamente i soccorsi in caso di sinistro stradale, ed è sul punto di diventare legge. Dall’ottobre 2015 ogni autovettura dovrà averne uno all’uscita dalla catena di montaggio.

L’idea è stata partorita dalla Commissione Mercato Interno del Parlamento Europeo, che il 12 febbraio 2014 ha votato una modifica al progetto legislativo da tempo era all’ordine del giorno. La risoluzione è stata approvata con 34 voti favorevoli, due contrari e un’astensione e sarà ora sottoposta all’approvazione dell’aula parlamentare a Strasburgo nel corso dei lavori nell’ultima settimana di febbraio. Nel frattempo, la Commissione studierà la possibilità di estendere l’obbligo d’istallazione dell’eCall ad altre categorie di veicoli, come gli autobus e i mezzi commerciali.

Superato quest’utimo step, tutto sarà pronto, e le nostre strade saranno senz’altro più sicure. Sì perché, se l’iter andrà come previsto, dall’ottobre 2015 ogni autovettura dovrà essere obbligatoriamente dotata di un dispositivo eCall, capace di avvertire automaticamente i soccorsi in caso di incidente stradale. Verrà installato automaticamente su ogni vettura all’uscita dalla catena di montaggio e rappresenterà una vera e propria rivoluzione per il settore automotive, e anche per la sicurezza della società in generale.

Il sistema si attiva quando il sensore d’impatto dell’airbag entra in funzione e genera una chiamata al numero 112, comunicando l’esatta posizione del veicolo e del passeggero, eventualmente ferito, grazie al sistema di geolocalizzazione satellitare Galileo (GNSS),

il cosiddetto GPS europeo. Ma non è tutto. Il dispositivo può essere attivato anche manualmente, tramite un apposito pulsante, quando ad esempio si assiste a un incidente, senza restarne necessariamente coinvolti: la comunicazione con la centrale di soccorso può avvenire sia attraverso un mero scambio di dati, sia mediante una connessione vocale, che consentirà a un qualsiasi passeggero del veicolo di rispondere a domande sul proprio stato di salute, su quello degli altri passeggeri o di fornire dettagli sull’evento.

“Ho piena fiducia che a partire dall’ottobre 2015, tutti i nuovi modelli di auto disporranno del sistema – ha detto la relatrice del disegno di legge europeo Olga Sehnalova, parlamentare della Repubblica Ceca – che si stima possa contribuire a salvare migliaia di vite ogni anno”.

In Europa, secondo i dati del 2012, sono morte sulla strada circa 28mila persone, mentre i feriti hanno superato quota un milione e mezzo. Gli studi che hanno condotto l’eCall a divenire una priorità dell’UE, con la previsione di estenderlo in tempi brevi anche all’Islanda, alla Norvegia e alla Svizzera, prevedono che l’allertamento precoce delle autorità, relativamente a un sinistro e alla sua esatta localizzazione, consentirà di dimezzare la risposta dei servizi di emergenza nelle aree rurali e del 40% in quelle del reticolo urbano, salvando fino a 2.500 persone ogni anno e a ridurre la gravità delle ferite in decine di migliaia di casi. In caso di grave trauma, infatti, la risposta sanitaria nella prima ora, la cosiddetta golden hour (l’ora d’oro), consente di evitare la morte e di limitare enormemente i danni, offrendo migliori prospettive di recupero. Inoltre, lo scenario dell’incidente sarà ripristinato in tempi più brevi, riducendo il rischio di incidenti secondari (si pensi alle code o ai tamponamenti dovuti a curiosi) diminuendo i tempi di congestione e rallentamenti e riducendo anche il consumo di CO2. In termini finanziari, i costi economici derivanti dagli incidenti stradali ammontano a più di160 miliardi di euro ogni anno e, se tutti i veicoli fossero oggi equipaggiati con il sistema eCall, potrebbero venire risparmiati fino a 20 miliardi di euro all’anno anno.

“L’intera operazione – spiegano poi all’Asaps, associazione amici polizia stradale – non costerà ai cittadini europei nemmeno un centesimo, almeno da un punto di vista formale: il Parlamento Europeo ha infatti più volte ribadito il carattere di pubblica utilità del servizio e per questo dovrà essere accessibile gratuitamente a tutti gli automobilisti, i quali, vista la peculiarità del dispositivo, potranno contare anche su una protezione dei dati ad hoc: nessun veicolo potrà essere sottoposto a una sorveglianza costante e le informazioni inviate alla centrale 112 dovranno riguardare solo la modalità di attivazione, la categoria del veicolo da cui parte l’allarme, il tipo di carburante utilizzato, l’ora del sinistro, la sua esatta localizzazione e il senso di marcia, oltre al numero di cinture di sicurezza attivate”. di SARA FICOCELLI

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Privatizzazione incidenti: pagheremo noi quel che lo Stato e le assicurazioni non vogliono pagare

Schermata 03-2456376 alle 10.11.09  Diciamolo chiaro: la privatizzazione degli incidenti, che dovrebbe essere varata oggi dal Consiglio dei ministri, non convince. Quindi è auspicabile che il Parlamento modifichi il testo che uscirà da Palazzo Chigi (e che nel frattempo non entrerà in vigore, perché si tratta di un disegno di legge e non di un decreto-legge).

Ecco i punti che non convincono:

  • La rilevazione degli incidenti senza morti né feriti diventa un’esclusiva dei privati, per cui paradossalmente se una pattuglia interviene a sedare una rissa tra i guidatori coinvolti deve poi alzare le mani quando c’è da verbalizzare il sinistro;
  • E’ vero che gli ausiliari sarebbero inquadrati come pubblici ufficiali e quindi in caso di errori o corruzione rischierebbero praticamente quanto un agente delle forze dell’ordine, ma nei corpi di polizia c’è maggior controllo su quello che fa il personale e quindi ci sono anticorpi più efficaci per far venire a galla la corruzione (almeno a livello di singolo reparto, c’è più “controllo” reciproco tra colleghi);
  • Gli incidenti rilevati dalle forze dell’ordine confluiscono (sia pure a fatica) nei dati Istat, mentre ora – come giustamente nota Stefano Giannini, della Polizia Roma Capitale (i vigili di Roma) – non è chiaro se ciò avverrà anche con i sinistri rilevati dai privati (o poi dovranno pensarci le stesse forze dell’ordine, che secondo la bozza di disegno di legge dovranno essere avvertite dagli ausiliari ogni volta che arriva una chiamata?);
  • Non è detto che si risolva il problema del sovraccarico di lavoro per gli agenti, perché comunque gli atti finiranno nei loro uffici per far partire i verbali relativi alle infrazioni  rilevate dagli ausiliari intervenendo sull’incidente e – verisimilmente – permetterne la consultazione alle assicurazioni e agli interessati.

In sostanza, capiamo che le forze dell’ordine non hanno tempo e uomini per intervenire sugli incidenti banali, per i quali in Italia c’è il vizio di chiamarle anche quando non necessario (la malafede sugli incidenti stradali è massima). Per questo sono nate società di ausiliari. Ma finora i loro bilanci sono negativi (la prima in assoluto è durata solo pochi mesi), perché le assicurazioni non sono interessate al servizio (probabilmente perché costa, mentre è più comodo trasferire il peso delle frodi pari pari sulle tariffe Rc auto). Ora non si vede perché questi bilanci debbano essere raddrizzati dando a queste società l’esclusiva della rilevazione degli incidenti con soli danni a cose.

Peraltro, già nella scorsa legislatura era stato proposto di far intervenire periti specializzati (avevano depositato proposte i deputati Alberto Fluvi del Pd e l’attuale ministro pidiellino dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo). Quindi non pattuglie private, ma professionisti esperti che affiancassero il lavoro delle forze dell’ordine, sgravandolo e rendendolo più preciso. Come mai non si è proseguito su questa strada?

Autore: Maurizio Caprino – Strade sicure (Articolo originale)