Traffico e costi fanno calare l’uso dell’auto

Con la crisi si percorrono meno chilometri, i dati dalle scatole nere degli assicuratifoto traffico

Non sprecare. È questo l’undicesimo comandamento degli italiani che, negli ultimi anni, hanno ridotto i consumi, anche quelli dell’auto. Nel 2013 si sono percorsi 600 km in meno rispetto al 2011, per un totale di 45 km al giorno. Un fattore determinato sia dalla crisi, sia da un profondo cambiamento culturale e sociale. Dentro all’abitacolo si sta ogni giorno il tempo di un film: un’ora e 22 minuti. Alla media, tra strade urbane, extraurbane e autostrade, di 33 km all’ora.

È il quadro che emerge dal primo Osservatorio UnipolSai sulle abitudini al volante degli italiani, realizzato sui dati del 2013 provenienti da 1,8 milioni di vetture assicurate con la compagnia e dotate di scatola nera. Sì, perché le check box – che si stanno diffondendo anche grazie agli sconti previsti per la loro installazione – non registrano solo gli elementi relativi agli incidenti, ma anche informazioni accessorie come i tempi di marcia e sosta, i chilometri percorsi nella giornata e nella settimana.
Così si scopre che le cose vanno meglio al Nord, in particolare in Friuli Venezia Giulia, dove si sta in macchina «solo» un’ora e un quarto al dì, a una velocità media di 41 km/h. Le condizioni peggiori le vivono i campani, con un’ora e mezzo di guida giornaliera alla metà della velocità dei friulani. E se i liguri, tradizionalmente attenti al portafoglio, sono quelli che fanno meno strada in auto, sotto gli 11mila chilometri all’anno, è in Molise la seconda regione più piccola d’Italia, dopo la Valle d’Aosta, dove si macina più strada (oltre 15mila km).

Una sostanziale differenza c’è tra chi abita in piccole o in grandi città. «Chi vive in provincia arriva a percorrere oltre 5mila km in più l’anno rispetto a chi vive nelle aree metropolitane di Roma, Milano, Genova, Torino, Palermo e Napoli», commenta Enrico San Pietro, vicedirettore generale area danni e sinistri di UnipolSai. Un dato che si spiega con la diversità climatica e geografica di ogni area, ma che anche ragioni pratiche: nelle grandi città è difficile trovare parcheggio in centro, il traffico riduce la velocità, i mezzi pubblici sono più efficienti e capillari, le persone sono più predisposte all’uso di scooter, biciclette e forme di mobilità alternativa.
Abitudini più affini si hanno tra le diverse fasce d’età. Il venerdì è il giorno prediletto da tutti per viaggiare in auto, seguito dal sabato. Tutti tranne i giovani, che preferiscono fare il contrario e sono anche i più nottambuli: percorrono l’8% dei km dalla mezzanotte alle sei di mattina, circa il doppio rispetto alla media che si attesta sul 4,6%. «Un numero che potrebbe essere anche più alto, ma che non è possibile rilevare perché la scatola nera non registra il cambio di guidatore. Ed è probabile che i ragazzi prendano in prestito la macchina dei genitori, piuttosto che l’opposto», aggiunge il vice direttore.
Infine, lo studio sembrerebbe sfatare il mito della spericolatezza dei giovani: la loro velocità di guida è in media di 34,6 km/h, solo 1 km/h in più rispetto agli altri. È chi usa l’auto per lavoro che tende a spingere di più sull’acceleratore. I più prudenti, nemmeno a dirlo, sono gli anziani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Incidenti stradali e truffe, in calo solo al sud: Liguria al secondo posto tra le Regioni del nord

assicurazione auto tagliando   Liguria. Una piaga italiana, quella delle truffe nei sinistri stradali, che resta attualissima – nonostante le numerose ed inutili riforme succedutesi negli anni, tra cui il famigerato “indennizzo diretto” – com’è possibile verificare dai dati che l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) che ha sostituito nelle funzioni l’ISVAP, elabora e pubblica ogni anno circa le statistiche con il numero dei casi accertati di frode rispetto al complesso degli incidenti denunciati.

Nel 2011 risulta che in Italia sono stati rilevati 54.502 sinistri fraudolenti, pari al 2,04% di tutti quelli accaduti e denunciati nel medesimo anno. La cifra è in calo rispetto all’anno precedente, che aveva visto 69.763 casi (il 2,3% del totale) di truffe. Il problema interessa l’intero Paese, seppur con spiccate differenze territoriali. È interessante notare che la riduzione dei casi di sinistri fraudolenti che ha caratterizzato il 2011 riguarda soprattutto le zone in cui il fenomeno ha un’incidenza più alta.

L’Italia settentrionale è l’area con la minore incidenza di casi di frode. Tuttavia, la maggior parte delle regioni del Nord presentano aumenti rispetto agli anni precedenti. La regione settentrionale con la maggior incidenza di frodi è il Piemonte, stabile all’1,21% dei casi di sinistri denunciati risultati fraudolenti. Seguono, in crescita, la Liguria (1,03%), l’Emilia Romagna (0,97%), la Lombardia (0,93%), il Veneto (0,72%), la Valle d’Aosta (0,66%), il Friuli Venezia Giulia (0,57%) e il Trentino Alto Adige (0,25%).

Per quanto riguarda il centro Italia, abbiamo dati perlopiù stabili. Abruzzo e Lazio segnalano l’1,42% di casi di sinistri fraudolenti, la Toscana l’1,22% e le Marche l’1,02%. L’Umbria è in aumento, con lo 0,77% dei casi.

Preoccupanti restano i dati delle regioni meridionali, seppure tutte in calo rispetto all’anno precedente: Campania (7,32% dei casi), Puglia (5,17%), Calabria (4,52%), Basilicata (2,95%) e Molise (2,61%). Per quanto riguarda le isole, la Sicilia è in calo con il 2,82% dei casi, mentre la Sardegna aumenta con lo 0,93%.

Dalla lettura dei dati in questione, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tuttavia, emergono degli aspetti inequivocabili: da una parte, come si diceva, il fenomeno resta assai diffuso, dall’altra si evince che la riduzione in valore dei risarcimenti per le cosiddette “micropermanenti” in particolare i cosiddetti “colpi di frusta” e le numerose indagini avviate hanno comportato una contrazione del fenomeno nelle aree calde.

“Se è vero, quindi, che i sinistri fraudolenti comportino risarcimenti non previsti per le assicurazioni, con un aumento dei costi che, per il principio di mutualità su cui si basano le compagnie assicurative, viene ripartito tra i clienti andando così ad aumentare le tariffe applicate e quindi i premi delle polizze, dall’altra le recenti proposte di modifica del codice delle assicurazioni, bocciate nel famigerato Decreto “Destinazione Italia” e riproposte in un disegno di legge tuttora in piedi, non appaiono assolutamente decisive e necessarie per sradicare un fenomeno che ha radici lontane ed è diventato quasi “culturale” in alcune aree del paese dove esistono vere e proprie organizzazioni che si sono sempre più specializzate in questo specifico settore criminale”, spiega il fondatore dello sportello.

“L’idee della Carta di Bologna dell’11 gennaio scorso sottoscritte dallo Sportello dei Diritti – tra cui la creazione di un’agenzia antifrode indipendente e la ‘rottamazione dell’indennizzo diretto’ – appaiono quindi tracciare la strada più giusta e corretta per limitare le truffe senza ridurre i risarcimenti che rimangono un caposaldo dell’equa tutela dei danneggiati e delle vittime della strada, come al contrario sostiene la lobby delle compagnie assicurative che negli scorsi anni ha fattivamente lavorato nel senso opposto con il supporto di governi compiacenti ed il silenzio della quasi generalità delle associazioni dei consumatori più rappresentative”, conclude D’Agata.

Redazione Genova24

Carrozzerie a rischio chiusura in Fvg (Friuli Venezia Giulia)

Luca Ciriani: “Il provvedimento di abbassare il costo della polizza auto se la vettura verrà riparata da una carrozzeria convenzionata con la compagnia di assicurazione deve essere abrogato”

 

Carrozzerie a rischio chiusura in Fvg

 

“Il provvedimento varato dal Governo di abbassare il costo della polizza auto se la vettura verrà riparata da una carrozzeria convenzionata con la compagnia di assicurazione deve essere abrogato, perché così facendo si rischia di far chiudere centinaia di carrozzerie indipendenti in FVG che non operano in convenzione con le assicurazioni e si impedisce ai cittadini di esercitare la libera scelta di essere risarciti in denaro o di lasciare il credito di risarcimento assicurativo al proprio carrozzerie affinchè quest’ultimo possa effettuare la riparazione”.

Ad aver depositato una mozione che chiede un intervento della Giunta regionale nei confronti dell’Esecutivo e del Parlamento affinchè modifichino il decreto legge in sede di conversione sono i consiglieri regionali di centrodestra Luca Ciriani, Alessandro Colautti, Paride Cargnelutti, Rodolfo Ziberna e Giuseppe Sibau.

“Con l’augurio che questa mozione venga accolta anche dai colleghi della maggioranza, è opportuno precisare che questa norma – spiegano – va contro le liberalizzazioni perché indirizza tutto il mercato della riparazione verso carrozzerie convenzionate, con il concreto pericolo che lavorino sotto costo per rispettare condizioni capestro dettate dalle compagnie, a rischio della qualità degli interventi”.

“In FVG sono a rischio centinaia di officine che hanno scelto nella propria indipendenza la strategia di mercato. La norma – concludono – crea un conflitto di interessi per le assicurazioni, che per legge sono obbligate a risarcire il danno e non a occuparsi della riparazione. È opportuno, quindi, un intervento della Regione per evitare danni gravissimi a questo comparto imprenditoriale”.

http://www.ilfriuli.it/articolo/Politica/Carrozzerie_a_rischio_chiusura_in_Fvg/3/128084