Periti assicurativi. Drago (FdI): approvare al Senato legge su equo compenso

Tiziana Drago, senatrice di Fratelli d’Italia.

“Mi auguro che la proposta di legge di Giorgia  sull’equo compenso sia al più presto esitata in Commissione  al Senato, visto il  già concluso alla Camera. In questo modo sarebbe possibile intervenire, anche indirettamente, per altre categorie di liberi professionisti come i periti assicurativi”.

A dirlo la senatrice di Fratelli d’Italia, Tiziana Drago, componente della Commissione  nel corso del convegno “Da perito assicurativo a esperto danni e valutazioni. Confronto sul nuovo ddl”, che inoltre ha aggiunto “sul fronte previdenziale e della Cassa Eppi il  che sto svolgendo in Commissione non ha riscontrato alcuna resistenza”.

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Equo compenso, spiraglio per la legge al Senato

Poco fa il confronto nella capigruppo sulla possibilità di inserire la legge a tutela dei professionisti tra i pochi provvedimenti da approvare a Camere sciolte. Decisivo il pressing del sottosegretario Sisto

È un varco che si è aperto grazie all’impegno del sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha seguito fin dall’inizio l’iter in Parlamento per conto dell’esecutivo. Manca ancora un ok definitivo, ma appunto si è aperta una finestra di opportunità.

Nella pre-riunione delle 14, Sisto ha sottoposto a tutte le forze politiche l’ipotesi di preservare il testo sull’equo compenso anche nel regime emergenziale delle Camere sciolte. Pochi minuti dopo i capigruppo si sono riuniti con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Si è stabilito che, per ora, si darà priorità alla conversione dei decreti legge, ma che una nuova riunione della “conferenza”, di qui a una settimana, fisserà il calendario per i ddl. Tra questi, è la linea prevalente fra i gruppi, si valuterà di accludere anche la legge sui professionisti. L’opzione insomma è sul tavolo, seppure in stand by.

Nel caso dell’equo compenso va considerato un aspetto in particolare: il fatto che manchi solo il voto d’Aula. La commissione Giustizia ha licenziato il provvedimento (e dato mandato al relatore, Emanuele Pellegrini della Lega) senza modificare una virgola rispetto all’articolato approvato a Montecitorio nell’ottobre del 2021. Il che vuol dire che con il solo passaggio nell’Aula di Palazzo Madama, la legge andrebbe dritta in Gazzetta ufficiale.

Il “nuovo equo compenso” integra e rafforza i principi della legge approvata 5 anni fa, grazie alla spinta del Consiglio nazionale forense e alla volontà politica dell’allora guardasigilli Andrea Orlando. Rende inequivocabile il riferimento ai parametri ministeriali per il compenso relativo agli incarichi attribuiti a un professionista nel quadro delle convenzioni. Ma di fatto esclude i “liberi accordi” ultraribassisti ogni qual volta vi sia un “committente forte”.

Soprattutto, afferma con chiarezza tali vincoli anche per la Pubblica amministrazione e le partecipate, con due esclusioni di peso: l’Agenzia delle entrate-Riscossione e il settore delle cartolarizzazioni.

Tra le novità rispetto alle norme già in vigore, la più controversa riguarda le sanzioni disciplinari che gli Ordini potranno infliggere agli iscritti qualora questi ultimi accettassero compensi al di sotto dei parametri. Insieme con l’esclusione delle categorie non ordinistiche, proprio questo profilo ha determinato lo scetticismo del Pd, e qualche perplessità anche fra i 5 Stelle. Ma dalle professioni, e dall’avvocatura innanzitutto, la richiesta prevalente è di non sprecare la chance di rafforzare comunque le tutele.

Pesa che il provvedimento abbia come firmatari innanzitutto la leader di FdI Giorgia Meloni, quindi Andrea Mandelli di FI e Jacopo Morrone della Lega. C’è insomma una valenza politica non marginale. Ma che, dal primo confronto di ieri, non sembrerebbe destinata a tagliare le gambe alla legge.

di Errico Novi

Sorgente: https://www.ildubbio.news/2022/07/26/equo-compenso-spiraglio-per-legge-al-senato/

Equo compenso ai professionisti: plafond di 150 milioni di euro l’anno 

Come garantire un equo compenso ai professionisti? Con un plafond di 150 milioni di euro l’anno. Da segnalare poi l’istanza di Luigi Mercurio

In Parlamento, assoluto protagonista di queste ore è l’equo compenso ai professionisti: un pagamento minimo e adeguato per il servizio reso. Arriva un plafond di 150 milioni di euro all’anno per garantire l’equo compenso ai professionisti. Sta tutto scritto in uno degli emendamenti al testo approvati dalla commissione Giustizia della Camera. La questione rientra nel disegno di legge che va a rafforzare la norma sull’equo compenso ai professionisti (Atto Camera 3179).

Come i professionisti ben sanno, l’equo compenso è stato istituito nella sua forma originaria con la legge di bilancio 2018 (legge 205/2017). Attesissima la norma dal mondo professionale, specie dopo la pandemia di Covid che aveva interrotto i lavori.

Equo compenso ai professionisti: sentiamo la Consulta  

Servono tuttavia i pareri di organi preposti. La Consulta per il lavoro autonomo e per le professioni del Cnel: Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Ha inviato un documento a Governo e Parlamento con una serie di indicazioni. Obiettivo: contribuire al processo legislativo in corso con la formulazione di proposte di revisione del testo unificato all’esame della Camera.

Nel mirino della Consulta per il lavoro autonomo e per le professioni del Cnel numerosi elementi. Primo, i parametri economici alle clausole vessatorie. Secondo: i rapporti con la Pubblica amministrazione. Terzo, non certo per ordine di importanza: gli strumenti di controllo. E ancora, quarto: il perimetro di applicazione dell’equo compenso. Questo infatti non può limitarsi ai rapporti di natura convenzionale, ma deve riguardare anche le singole prestazioni professionali.

Da segnalare anche l’istanza avanzata da Luigi Mercurio, presidente dell’AIPED: Associazione italiana periti estimatori danni. Infatti, sono molti i sinistri che vengono periziati da periti dipendenti dalle compagnie. Non da arbitri del tutto imparziali. Di qui, scaturisce il problema della terzietà del perito assicurativo: questo comporta la impossibilità di approntare una tabella unica che stabilisca un equo compenso per le perizie.

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