Sinistro stradale: niente danno edonistico, è compreso in quello morale

 

Schermata 03-2456376 alle 10.11.09 Nessun ristoro autonomo per il “c.d. “danno edonistico” per la perdita del rapporto parentale; tale danno – infatti – deve essere valutato unitamente al risarcimento del danno morale iure proprio“.

A deciderlo è la Corte di Cassazione civile, con sentenza n. 15491 dell’8 luglio 2014, rigettando il ricorso dei genitori di un ragazzo deceduto a seguito di un incidente stradale che avevano agito per chiedere il risarcimento di tutti i danni subiti, in proprio e iure hereditatis.

Condividendo le statuizioni della Corte d’appello, la quale ha provveduto al risarcimento del danno morale considerando sia lo stretto vincolo parentale che il grandissimo dolore per la perdita dell’unico figlio e l’estrema intensità della sofferenza subita, la S.C. ha ritenuto infondate le censure dei ricorrenti in ordine alla mancata liquidazione di un danno edonistico autonomo e distinto rispetto al pretium doloris, trattandosi di lesioni della persona costituzionalmente protetti.

Secondo la Cassazione, “il carattere unitario della liquidazione del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. preclude infatti la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona (danno alla vita di relazione, danno estetico, danno esistenziale, ecc.), che costituirebbero vere e proprie duplicazioni risarcitorie, fermo restando, però, l’obbligo del giudice di tenere conto di tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, tramite l’incremento della somma dovuta a titolo risarcitorio, in sede di personalizzazione della liquidazione”.

Anche in ordine all’ulteriore censura formulata con riferimento all’errata quantificazione del danno biologico da postumi permanenti che andava, secondo i ricorrenti, commisurata a tutta la durata della vita, i Supremi Giudici hanno ritenuto corretta la sentenza impugnata.

È pacifico, infatti, per la S.C. che “nel caso in cui intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni colpose e la morte causata dalle stesse è configurabile un danno biologico risarcibile, da liquidarsi in relazione alla menomazione della integrità psicofisica patita dal danneggiato per il periodo di tempo indicato, e il diritto del danneggiato a conseguire il risarcimento del danno è trasmissibile agli eredi ‘iure hereditatis’; in questo caso, l’ammontare del danno biologico terminale sarà commisurato soltanto all’inabilità temporanea, e tuttavia la sua liquidazione dovrà tenere conto, nell’adeguare l’ammontare del danno alle circostanze del caso concreto, del fatto che, se pure temporaneo, tale danno è massimo nella sua entità ed intensità, tanto che la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte“.

Pertanto, la statuizione della Corte d’appello, è conforme ai principi della stessa giurisprudenza di legittimità secondo i quali “l’ammontare del danno biologico, che gli eredi del defunto richiedono iure successionis, va calcolato non con riferimento alla durata probabile della vita del defunto, ma alla sua durata effettiva”.

Per questi motivi, la Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato i ricorrenti alle spese.
Fonte: (www.StudioCataldi.it)

Milano rivede le tabelle sul danno biologico

3logo Sole24Ore                       MILANO


Il tribunale di Milano aumenta gli importi per la liquidazione del danno patrimoniale alla persona. L’Osservatorio sulla giustizia civile ha messo a punto i nuovi valori dopo un confronto che ha coinvolto sia i magistrati sia gli avvocati. Con l’effetto di riallineare le cifre al costo della vita tenendo conto dell’aumento certificato dall’Istat nel biennio 2011-2012: l’incremento sarà quindi del 5,6 per cento. A testimoniare la rilevenza delle tabelle milanesi è stata più volte la Corte di cassazione, che ne ha sottolineato l’efficacia come punto di riferimento per l’autorità giudiziaria al momento di tradurre in numeri una fattispecie assai scivolosa come il danno di natura non patrimoniale.

Tenuto conto proprio della giurisprudenza della Cassazione, i criteri messi a punto prevedono la liquidazione congiunta:

– del danno non patrimoniale relativo a una lesione all’integrità psicofisica della persona «sia nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi ovvero peculiari»;

– del danno non patrimoniale relativo alle medesime lesioni sul piano del «dolore» e della «sofferenza soggettiva», secondo una presunzione relativa a quel tipo di lesione.

Una casistica che risulta assorbire sia il classico danno biologico standard, sia la versione personalizzata dello stesso, sia il danno morale.

Quanto ai numeri, si è proceduto attraverso una valutazione della casistica presentatasi davanti agli uffici giudiziari milanesi per arrivare da una parte a una tabella di valori monetari medi corrispondenti al caso di incidenza della lesione in termini standardizzabili perché assai ricorrente e, dall’altra, a una percentuale di aumento di questi valori medi per aderire in misura maggiore alle peculiarietà del caso singolo.

Così, la versione finale delle tabelle inserisce un nuovo valore del punto aumentato di una percentuale variabile e ponderata in rapporto all’esigenza di comprendere anche la sofferenza soggettiva, per cui:

– dall’1 al 9% di invalidità l’aumento è del 25% fisso;

– dal 10 al 34% l’aumento è progressivo per punto dal 26 al 50%;

– dal 25 al 100% di invalidità l’aumento ritorna a essere del 50%.

Previsto poi un ulteriore aggiornamento del danno non patrimoniale temporaneo. In questo ambito, a fare da punto di riferimento è il «giorno di invalidità temporanea al 100%». Così gli importi oscillano tra un minimo di 96 euro per giorno alla chance di un aumento personalizzato che può arrivare (per giorno) sino a un massimo di 144 euro.

La rivalutazione per il 2013 riguarda ancora l’adeguamento, con una forbice che permette di tenere conto del caso concreto, dei valori di liquidazione del danno anche per la perdita del rapporto parentale prendendo in considerazione, importo per importo, i casi del genitore per la morte del figlio e viceversa, a favore del coniuge o del convivente sopravvissuto, a favore del fratello per more di un fratello o sorella, a favore del nonno per la morte di un nipote.

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L’adeguamento

L’Osservatorio sulla giustizia civile del tribunale di Milano ha proceduto all’adeguamento delle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona, prevedendo in via generale un incremento del 5,6%, pari all’aumento del costo della vita secondo l’Istat conteggiato nel corso del passato biennio

50%

Il massimo di aumento

Per quanto riguarda la liquidazione del danno permanente da lesione all’integrità psicofisica, viene individuato il nuovo valore punto stabilendo però la possibilità di un incremento basato sulla percentuale di invalidità: per esempio dall’1 al 9% di invalidità l’aumento sarà del 35% fisso; il massimo di aumento è del 50% quando l’invalidità è tra il 35 e il 100 per cento

144

La personalizzazione

Le nuove tabelle intervengono anche per affrontare il caso della liquidazione congiunta dell’intero danno non patrimoniale temporaneo che deriva da una lesione alla persona: i valori possono andare, con riferimento a un giorno di inabilità assoluta, da un minimo di 96 a un massimo di 144 per dare modo al giudice di un incremento personalizzato

 

L’applicazione del principio di equità nella liquidazione del danno biologico

Cassazione civile , sez. VI, ordinanza 08.11.2012 n° 19376 (Michele Iaselli)

L’ordinanza in argomento fornisce un ulteriore ed importante contributo alla corretta liquidazione del danno biologico e del conseguente danno morale, argomento questo molto delicato che solo di recente sta trovando un orientamento comune della giurisprudenza di legittimità.

Nel caso di specie, difatti, la Suprema Corte, accogliendo il ricorso della parte danneggiata a seguito di un incidente, ricorda che la liquidazione del danno biologico non può violare il principio di uniformità pecuniaria del risarcimento del danno alla persona, sancito dall’art. 3 della Costituzione.

La Corte d’Appello, in effetti, ha utilizzato un metodo di quantificazione equivoco, non avendo ben specificato i criteri seguiti per la determinazione del valore punto, né chiarito se il relativo importo fosse stato o meno aggiornato al momento della liquidazione. In tal modo la stessa Corte territoriale non ha rispettato il prevalente orientamento giurisprudenziale che accoglie il criterio della liquidazione secondo equità, conforme alle disposizioni normative del codice (art. 1226 c.c.), qualora manchino criteri obiettivi per la esatta quantificazione del pregiudizio considerato (Cassazione 4 settembre 1990, n. 9118 e ss.).

Per offrire, poi, un orientamento comune ad ogni singolo giudice ed evitare quindi ingiustificate disparità di trattamento, la giurisprudenza di merito milanese ha elaborato e diffuso delle tabelle di calcolo, frutto di un’operazione di ricerca compiuta da presidenti e giudici di varie sezioni interessate. Queste tabelle nascono dal confronto tra i vari criteri elaborati dai giudici di tribunale che si sono occupati della materia del danno alla persona e tendono alla affermazione di criteri uniformi che superino le diversità dei parametri usati presso vari uffici ed eliminino le conseguenti incertezze tra gli operatori e le possibili disparità di trattamento.

In concreto, quindi, il danno biologico viene liquidato con riferimento all’invalidità temporanea che consiste nel numero di giorni necessari per la guarigione e per il ritorno alla normale attività ed all’invalidità permanente che viene, ormai, liquidata con riferimento, appunto, al “danno biologico”, uguale per ogni cittadino, da determinarsi con riferimento a requisiti consistenti nella età della danneggiata e nel grado di invalidità permanente (cd. punti).

La stessa Corte di Cassazione aggiunge che, nel caso specifico, negando l’applicazione delle tabelle milanesi, il giudice territoriale ha illegittimamente frustrato l’aspettativa della parte all’applicazione di una regola equitativa uniforme a quella utilizzata per casi analoghi, e ciò anche in considerazione del fatto che il diniego risulta motivato con una pretesapersonalizzazione della valutazione che tuttavia, per la sua assoluta astrattezza e apoditticità, si risolve in una mera formula di stile.

(Altalex, 3 dicembre 2012. Nota di Michele Iaselli)