Diligenza del buon padre di famiglia: significato

La condotta del buon padre di famiglia riveste il ruolo di criterio oggettivo di valutazione di un comportamento. La diligenza del buon padre di famiglia è un canone di lealtà, impegno, rigore, onestà. 

Il buon padre di famiglia è un’icona esistente nella nostra società. Che cosa dovrebbe fare una persona per essere tale, per essere considerato “buon padre di famiglia”? Si tratta di una semplice etichetta? Quali sono i criteri di valutazione? E’ un concetto che s’incontra anche nelle vicende di carattere legale. Svariati sono i riferimenti normativi a tale espressione. Cosa significa, dunque, comportarsi da buon padre di famiglia, anche fuori dalle “mura” domestiche? Mentre nella vita familiare, nella vita di ogni giorno, quando si chiude la porta di casa al mondo esterno, si scopre l’essenza di un buon padre, la sua persona, il suo cuore. Ti è stato contestato di non aver adempiuto una prestazione, cui sei tenuto per contratto o per vicenda di altra natura, secondo la diligenza del buon padre di famiglia? Hai necessità di conoscere il significato attribuito a tale espressione in campo normativo? In questo articolo ti spiegheremo diligenza del buon padre di famiglia: significato.

Indice

Il buon padre di famiglia: il significato normativo

Il buon padre di famiglia è una figura storica della società. E’ quell’uomo considerato di alto rigore, lealtà, onestà, impegno, determinazione, cura e dedizione per la famiglia. Un uomo di alta considerazione e stima sociale.

L’espressione “buon padre di famiglia” assume un significato pregnante anche nel mondo giuridico, nell’ambito di svariate norme di legge, così come nella giurisprudenza. Qual è il suo significato? Chi è il buon padre di famiglia nell’ambito dei rapporti contrattuali o di altra natura? La variegata e innumerevole mole di fattispecie che si sviluppano nella società, non può che esigere un metodo di osservazione oggettivo. Ne consegue che il buon padre di famiglia rappresenta un criterio oggettivo, generale e astratto di valutazione di un comportamento. Un metro di valutazione di una condotta.

Diligente come il buon padre di famiglia è chi esegue la prestazione cui è obbligato per contratto o per vicende di altra natura, con il livello di rigore, impegno, correttezza, cura, lealtà che si possa pretendere e attribuire a un uomo medio. Un livello, dunque, di diligenza non straordinario ed eccezionale bensì di medio livello, proprio di un uomo normale. Il buon padre di famiglia può definirsi, dunque, come un canone di riferimento oggettivo, avente funzione di misurazione della qualità di condotta assunta dall’uomo medio normale, nell’ambito dei rapporti di natura contrattuale o di altra differente natura.

Il buon padre di famiglia e la diligenza nell’amministrare

Il buon padre di famiglia s’incontra nell’istituto della “Tutela del minore”. Il tutore di un minore è nominato, laddove entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la responsabilità genitoriale. Rileva la responsabilità del tutore nell’amministrare il patrimonio del minore, in quanto la detta amministrazione deve essere conforme alla diligenza del buon padre di famiglia [1].

Una condotta, pertanto, diligente, corretta, leale e secondo buona fede, finalizzata alla piena e fedele realizzazione degli interessi del minore, siano essi di natura materiale che spirituale.

Altro ruolo di gestione e amministrazione tenuto a conformarsi alla diligenza del buon padre di famiglia è rivestito dall’esecutore testamentario, il quale è tenuto a curare e tutelare l’esecuzione esatta delle disposizioni di ultima volontà del defunto [2]. I beni dell’eredità devono essere gestiti con la diligenza del buon padre di famiglia, nel pieno rispetto delle volontà del testatore e per la piena ed efficiente gestione della massa ereditaria.

Il buon padre di famiglia e la diligenza nell’adempimento

L’importanza della diligenza del buon padre di famiglia è rimarcata anche nella sfera dell’adempimento delle obbligazioni [3]. Una qualità di condotta che il debitore è tenuto ad osservare nell’adempimento delle proprie obbligazioni, siano esse di natura contrattuale [4] o derivanti atto illecito [5], è l’onestà e la correttezza.

Non è diligente, il lavoratore che, nell’esecuzione delle mansioni proprie del suo lavoro, adotti un atteggiamento distratto, negligente, superficiale, poco preciso e di scarso rendimento, determinando, così facendo, una reale compromissione degli interessi dell’impresa, anche nei confronti di soggetti terzi. Non conforme alla diligenza del buon padre di famiglia è, per porre un esempio, la condotta del banchiere che, dinanzi ad un documento di riconoscimento, grossolanamente falsificato, procede all’accensione di un conto corrente con rilascio contestuale del libretto di assegni al nuovo cliente. Il banchiere si rileva non diligente in quanto trascura un attento esame del documento suddetto che, gli consentirebbe di notare immediatamente la falsificazione, omettendo i più elementari controlli atti ad evitare il rischio di rilascio del libretto di assegni a persona non autorizzata.

La diligenza nell’adempimento è dovuta anche dal soggetto obbligato a risarcire il danno a persona lesa, per aver posto in essere una condotta illecita che abbia determinato un danno ingiusto in capo al soggetto leso.

Per porre un esempio, nell’ipotesi di tamponamento tra due veicoli, il soggetto responsabile dell’incidente è obbligato a risarcire il danno in favore del conducente dell’altro veicolo; una condotta risarcitoria che consiste nel pagamento di una somma di denaro, il cui ammontare dipende dalla stima dei danni subiti, di natura materiale (danni a veicolo) o di natura personale (danni fisici, ad esempio distorsioni, fratture, traumi di vario tipo). Il soggetto obbligato deve, pertanto, comportarsi secondo il buon padre di famiglia, prodigandosi con impegno, lealtà, correttezza e buona fede per porre rimedio ai danni provocati dall’evento lesivo. Così come, il mandatario [6] è tenuto ad adempiere ed eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia, nonché l’agente nell’adempimento della propria prestazione lavorativa [7].

Un caso pratico è la condotta dello spedizioniere, il quale è obbligato, nell’eseguire il contratto di trasporto, nonché ogni altra attività accessoria ad esso connessa, a conformarsi alla diligenza del buon padre di famiglia, seguendo con impegno e rigore ogni istruzione impartita dal committente e nell’interesse di quest’ultimo. In ogni caso, in assenza di istruzioni specifiche, è tenuto a comportarsi secondo correttezza e  “buon senso”.

In tale ambito, rilievo assume la diligenza richiesta all’esercente attività professionale, come ad esempio un medico, un avvocato o un notaio, in quanto non è richiesta la sola e semplice diligenza media del buon padre di famiglia, bensì una diligenza di natura professionale [8], in quanto l’esercente deve adeguare l’esecuzione della prestazione ai parametri di valutazione specifici richiesti dalla natura dell’attività posta in essere.  Si tratta in questo caso di una diligenza qualificata, di carattere tecnico, ove anche il risultato raggiunto ha la sua rilevanza. Ad esempio, colui che esercita professioni sanitarie è tenuto, nello svolgimento della propria attività, ad attenersi a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.

Il buon padre di famiglia e la diligenza nel godimento, nella custodia e nella conservazione della cosa

La legge [9] delinea la condotta del buon padre di famiglia in capo al possessore della cosa che, è colui che esercita sulla cosa un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale, come ad esempio il possesso di servitù o l’usucapione.

Un possesso in buona fede dei frutti naturali e dei frutti civili, fino alla restituzione della cosa stessa, usando la diligenza propria del buon padre di famiglia. Allo stesso modo, tra le principali obbligazioni del conduttore [10], rileva l’utilizzo della cosa con la diligenza del buon padre di famiglia, nel pieno rispetto dell’uso determinato nel contratto o per l’uso che può, altrimenti, presumersi dalle circostanze. Rilevanza assume la diligenza del buon padre di famiglia anche, nell’istituto del deposito [11], ovvero il contratto con il quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura. E’ nella custodia che, il depositario deve essere diligente come il buon padre di famiglia.

Per porre un esempio: il proprietario di un’auto che deposita la stessa presso un’autofficina per la riparazione, si attende una condotta del depositario tale da prevenire furti e rapine, come l’installazione di porte e finestre di ferro, di un sistema di allarme, nonché di un servizio di vigilanza anche notturno. Sulla medesima linea, s’inserisce anche il contratto di comodato [12], con il quale una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile, affinché ne faccia uso per un determinato periodo o per una finalità determinata, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Il comodatario, infatti, deve custodire e conservare la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia. Ciò comporta che, lo stesso, non può servirsene che per l’uso determinato dal contratto o dalla natura della cosa, e non può, altresì, concedere a terzi il godimento della cosa, senza il consenso del comodante. L’inosservanza di tale diligenza nell’adempimento degli obblighi assunti comporterebbe la richiesta di immediata restituzione della cosa da parte del comodante, nonché l’eventuale risarcimento del danno.

Per porre un esempio, lo studente universitario che, riceve in comodato d’uso gratuito una camera nel campus universitario, è tenuto ad essere diligente nella conservazione e nella custodia di detta camera e di ogni suo componente, ad utilizzarla per le finalità strettamente connesse alle esigenze di studio e non può, altresì, concedere il proprio diritto a terzi.

Il buon padre di famiglia: la sua figura agli occhi di un figlio 

La figura del padre nell’ambito familiare riveste un’importanza fondamentale che non deve passare inosservata. Una figura, in tal caso, dai connotati strettamente personali e privati che, ad ogni modo, assume la sua rilevanza in eventuali procedimenti e controversie che attengono alla famiglia, ai rapporti tra coniugi e i figli.

Insegna a vivere

Il padre è una figura di riferimento per ogni persona. Fin dalla nascita, le sue braccia, la sua voce, il suo sguardo trasmettono sicurezza, protezione, calore. Il padre accompagna il proprio figlio nella crescita di ogni giorno, insegna le piccole cose, conduce il figlio alla scoperta del mondo. Il ruolo del padre è centrale nella crescita e nello sviluppo della personalità del figlio. Un buon padre è docile e paziente, conduce il figlio alla scoperta di sensazioni ed emozioni nuove. E’ colui che non alza la voce, bensì porge la mano e con calma e pazienza ridona il sorriso.

E’ l’esempio da seguire

Il buon padre è colui che, in famiglia, porta l’esempio. Un esempio di onestà, impegno, rispetto. Un figlio guarda il mondo attraverso gli occhi del proprio padre. Il modo di essere di un padre trasmette al proprio figlio i valori di ogni giorno. La bellezza di un abbraccio al mattino e di un bacio della buonanotte sono attimi che non si dimenticano. La dolcezza e il rispetto del buon padre nei confronti della propria madre e della famiglia tracciano linee importanti del carattere di un figlio.

E’ il faro nella tempesta 

Il buon padre rappresenta il faro, la luce, il bastone. Il mondo esterno è, talvolta, troppo rude. Il buon padre è colui che mantiene quel filo sottile tra sè e la libertà del proprio figlio. Un filo che, giorno dopo giorno, lascia correre con fiducia. Un filo sempre vigile, che talvolta, non può che tornare indietro, al punto di partenza, nelle sue mani. Mani che rigenerano, mani che danno calore, speranza, coraggio. Un filo che, nonostante gli inevitabili nodi, non si spezzerà mai. Il buon padre è colui che accarezza, ama e tiene per mano.

Di LAURA GAGLIARDI

note

[1] Art. 382 cod. civ.

[2] Art. 703 cod. civ.

[3] Art. 1176 cod. civ.

[4] Art. 1218 cod. civ.

[5] Art. 2043 cod. civ.

[6] Art. 1710 cod. civ.

[7] Art. 1746 cod. civ.

[8] Art. 1176 co. 1 cod. civ.

[9] Art. 1148 cod. civ.

[10] Art. 1587 cod. civ.

[11] Art.1766 cod. civ.

[12] Art. 1803 cod. civ.

Sorgente: Diligenza del buon padre di famiglia: significato

Truffa milionaria sui mutui Il pm chiude la maxi inchiesta

False perizie per «gonfiare» dei prestiti mai rimborsati Verso il rinvio a giudizio di tre immobiliaristi bresciani  Irrisolto il nodo delle presunte complicità di alto livello

False perizie e stime «gonfiate»: era un giro milionario

False perizie e stime «gonfiate»: era un giro milionario

Perizie compiacenti avevano trasformato dei ruderi in case di lusso gonfiando in modo fraudolento il valore degli immobili. Attraverso acquirenti di comodo, riuscirono a ottenere dalle banche mutui rimborsati poi solo in minima parte. In questo modo truffarono dieci istituti di credito e riuscirono ad intascare cinque milioni di euro attraverso 42 raggiri messi a segno nel Cremonese e nel Bresciano dal giugno del 2006 fino all’estate del 2011.
Ora la procura ha chiuso l’indagine nei confronti di settanta indagati, tra cui cinque professionisti finiti un anno fa in manette nell’ambito dell’inchiesta «Domus» della Guardia di finanza di Cremona, coordinata dal sostituto procuratore Fabio Saponara. Fra i presunti registi della truffa figurano un immobiliarista di Rovato e due di Manerbio. Per loro e altre 67 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, si va verso la richiesta di rinvio a giudizio. Dieci venditori degli immobili al centro della truffa – uno residente in Franciacorta e tre nella Bassa – sono usciti dall’inchiesta. Assistiti dall’avvocato Paolo Carletti, hanno dimostrato di essere stati vittime e non complici del raggiro, ha detto l’avvocato Paolo Carletti. Il blitz scattò nel maggio del 2013, quando furono arrestati Cristian S. e la sua compagna Simona D., entrambi residenti a Ostiano. In cella finirono anche i titolari di tre agenzie immobiliari: Stefano B. e Mario S. di Manerbio e Pierluigi T. di Rovato. Tutti sono attualmente in libertà.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il meccanismo della truffa era semplice «ma – si leggeva nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip, Guido Salvini -, seriale e portata avanti con grande capacità organizzativa in un momento in cui era facile accendere mutui». Individuate le case da acquistare, generalmente immobili fatiscenti, i titolari delle agenzie stilavano false perizie di stima. Poi assoldavano i compratori fittizi, pregiudicati o sinti reclutati nei campi nomadi di Pavia, come Athos, 30 anni, nipote di Mafalda, «la regina dei rom» morta nel ’77. Contraffatte erano anche le attestazioni di reddito degli acquirenti di comodo.
OTTENUTO IL MUTUO, gli immobiliaristi intascavano la differenza fra il prezzo reale e quello gonfiato, ne consegnavano una parte ai complici neointestatari della casa che nel frattempo si erano resi irreperibili, interrompendo il rimborso del prestito fondiario. Quarantatre gli episodi contestati: fra questi compravendite ad Alfianello, Cerveno, San Gervasio, Urago d’Oglio, Verolanuova, Pontevico, Seniga, Borgo San Giacomo, Gambara, Milzano, Comezzano-Cizzato, Rovato e Palazzolo.
Nell’indagine restano alcuni punti oscuri. «Non vi è dubbio alcuno che gli indagati, per portare a compimento la truffa – ha scritto fra l’altro il Gip -, potevano contare stabilmente su non ancora individute complicità di funzionari di banca, promotori finanziari, professionisti incaricati della stima degli immobili nonchè sui notai incaricati di redigere i contratti».

R.PR.

Furto auto senza indennizzo se il parcheggio è incustodito

Esonerata la società che gestisce l’area perché il cartello di omessa custodia era ben visibile

Cassazione - Esterno (2) Imc Il cartello “parcheggio incustodito” esposto all’ingresso dell’area di sosta a pagamento, istituita con delibera comunale, libera il gestore da ogni responsabilità per il furto del mezzo. La sola predisposizione del servizio, difatti, non comporta di per sé l’assunzione dell’obbligo di custodire i veicoli parcheggiati. Lo puntualizza la Cassazione, terza sezione civile, con sentenza n. 14067/13.

Ad aprire la questione è la richiesta di risarcimento danni, formulata da un utente nei confronti dell’azienda incaricata di amministrare, per conto del Comune, il parcheggio multipiano in cui aveva lasciato in sosta la sua macchina, poi rubatagli. Secondo il conducente la società è tenuta a rispondere dell’accaduto, a titolo di omessa custodia della vettura. In primo grado il Tribunale aveva bocciato la domanda: oggetto del contratto era solo il godimento dello spazio di sosta e non anche la custodia del bene. Diversa, però, è stata la soluzione adottata in appello. Nel caso di specie, avevano rilevato i giudici, è ravvisabile un “contratto atipico di parcheggio“, disciplinato dalle norme sul deposito. Il gestore dell’area, dunque, era obbligato ad assicurare sia la «messa a disposizione di uno spazio per il parcheggio» che la custodia del veicolo «risultando irrilevanti eventuali condizioni generali di contratto dell’impresa che gestisce il parcheggio, che escludono un obbligo di custodia». Del resto, aveva concluso la Corte, le modalità – rapidissime – con cui si conclude il contratto consentono di ritenere l’utente ignaro dei particolari sottesi al rapporto negoziale. Non solo. Il parcheggio – chiamato di “corrispondenza” poiché sito nelle vicinanze della metropolitana milanese – non era espressamente segnalato come incustodito.

Prevedibile il ricorso della società: l’area va ricondotta in quella tipologia di parcheggio che gli enti comunali – ex articolo 15 della legge 122/89 – sono chiamati a predisporre per esigenze di decongestionamento del traffico cittadino. Si tratterebbe, perciò, di strutture attrezzate – mediante il modello multipiano del silos e il “sistema a sbarra” – per il solo controllo della durata della permanenza, e non per la custodia dei mezzi.

Concorda la Cassazione, che ha accolto il ricorso della società. L’istituzione da parte dei Comuni di aree di sosta a pagamento – spiega, richiamando il precedente a Sezioni Unite n. 14319/11 – non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli parcheggiati «se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto». Informativa, che consente di inquadrare l’accordo tra l’utente che immette il veicolo nell’area di interscambio e il gestore, come negozio atipico di parcheggio incustodito, e non come deposito con obbligo di custodia, a nulla valendo – per via dell’interesse pubblico al servizio – l’eventuale buona fede del fruitore. Va esclusa, per queste ragioni, la responsabilità della concessionaria comunale, per il furto del veicolo avvenuto nell’area di sosta gestita.

Autore: Selene Pascasi – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

Rc professionali al via

20130618-075446.jpgDal 15 agosto 2013 diventa obbligatoria la polizza per i professionisti

Ferragosto: scatta l’obbligo dell’assicurazione. La proroga introdotta dalla Riforma delle professioni (DPR n. 137/2012) ha fatto slittare di un anno quanto disposto dalla legge n. 148/2011 (che conferma quanto previsto dall’articolo 3, punto 5, lettera e) del D.Lgs. n. 138 del 13 agosto 2011) che così recita «a tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative di cui al presente comma possono essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti».

Dunque, entro il 15 agosto prossimo, tutti i professionisti iscritti a un Albo dovranno aver stipulato una polizza assicurativa di responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. In generale, l’assicurazione andrà a coprire le responsabilità in caso di inadempienza, negligenza, imprudenza o imprerizia che possono comprendere, ad esempio, lo smarrimento, il danneggiamento o la distruzione di documenti, denaro o titoli ricevuti in custodia dal cliente oppure errori nella tenuta dei registri contabili. La polizza non coppre naturalmente il professionista che compia volontariamente un atto illecito.

L’obbligo di assicurarsi, come specificato dalla legge, è mirato alla tutela del cliente, il quale dovrà essere informato dal professionista degli estremi della polizza stipulata e del relativo massimale (DL n. 1/2012, art. 9) al momento dell’assunzione dell’incarico, ma è chiaro che l’assicurazione tutela al contempo anche il patrimonio del professionista. Va poi ricordato che non adempiere a tale disposizione e non informare il cliente circa l’assicurazione professionale costituiscono illecito disciplinare deontologico che sarà valutato dall’Ordine professionale dì competenza.

Nell’area giuridica, l’obbligo di polizza assicurativa era già previsto per i notai. La legge n. 89/1913, poi modificata dal D.Lgs. n. 182/2006, dispone infatti negli articoli 19 e 20 che il Consiglio Nazionale del Notariato provveda a forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile derivante dall’esercizio dell’attività notarile, uniformi per rutti i notai, con oneri a carico del proprio bilancio e che l’impresa assicuratrice debba essere scelta con procedure ad evidenza pubblica. Inoltre, la legge prevede che «nell’ipotesi di ricorso a forme collettive di copertura assicurativa, è fatta salva la facoltà di ciascun notaio di stipulare polizza aggiuntiva a proprie spese» e che «gli estremi della polizza collettiva o di quelle individuali attuative dell’obbligo sono resi disponibili ai terzi senza alcuna formalità presso il consiglio notarile distrettuale al quale il notaio è iscritto». Infine, la legge specifica che «se mancano le forme collettive di assicurazione di cui all’articolo 19, il notaio provvede alla stipula di polizza assicurativa individuale per la responsabilità civile derivante dai danni cagionati nell’esercizio dell’attività professionale» e che «in caso di mancato adempimento dell’obbligo di assicurazione il notaio è soggetto a procedimento disciplinare».

L’assicurazione professionale obbligatoria costituisce però una novità per la categoria degli avvocati, finora esentati da questa disposizione. Invece la Riforma forense (legge n. 247/2012), non solo ha previsto con l’articolo 12 la stipula della polizza assicurativa di responsabilità civile per il professionista, associazioni o società di professionisti, ma ha altresì introdotto l’obbligo di stipula di un’assicurazione a copertura degli eventuali infortuni legati all’attività professionale, svolta anche fuori i locali dello studio, sia dal titolare che da tutti i suoi collaboratori, praticanti e dipendenti. L’avvocato dovrà peraltro comunicare gli estremi dell’assicurazione e ogni possibile modifica non solo al cliente, ma anche al Consiglio Nazionale Forense.

La consulenza del broker

Con l’arrivo delle nuove norme, il professionista si trova perciò a dover scegliere la soluzione assicurativa a lui più confacente, anche se può capitare che le formule presenti sul mercato o le coperture proposte dagli Ordini, frutto di convenzioni con compagnie assicurative, non siano modificabili e che la differenza principale risieda, ad esempio, nel massimale indicato. «Le coperture assicurative offerte dalle convenzioni sono molto differenziate fra loro: alcuni Ordini professionali hanno scelto dì offrire coperture essenziali e quindi mirare al maggior numero possibile di adesioni con la possibilità di integrare individualmente la copertura assicurativa, altri Ordini hanno scelto soluzioni più complete – spiega Francesco G. Paparella, presidente di AIBA, l’Associazione Italiana Brokers di Assicurazione e Riassicurazione -. E’ importante che ciascun sottoscrittore verifichi l’adeguatezza della soluzione rispetto alle sue caratteristiche professionali. Non è semplice valutare senza l’aiuto di un esperto l’adeguatezza di una polizza perché gli elementi da valutare sono molteplici e non tutti di immediata comprensione».

Infatti, per barcamenarsi nel mare delle Rc professionali, può essere strategico avvalersi dell’aiuto di un broker. Il broker d’assicurazioni è un intermediario indipendente e specializzato che offre consulenza mirata aiutando il cliente a individuare, sul mercato nazionale ed estero, la soluzione a lui più adatta e lo rappresenta di fronte alle compagnie per ottenere la copertura assicurativa più idonea e vantaggiosa. Oltre ad agire dunque nell’interesse del cliente, poiché non ha vincoli con le società assicurative, il broker consente di risparmiare su tempi e costi in quanto percepisce le commissioni dalla compagnia assicurativa prescelta al termine delle valutazioni. Un’attività che viene sempre più apprezzata, conferma Paparella: «Se è vero che anche nel 2012 il mercato assicurativo italiano ha chiuso, complice la crisi, con una raccolta premi in diminuzione del 4,3%, i broker di assicurazione hanno aumentato la loro quota di mercato, dimostrando di aver saputo dare concreta percezione alla clientela del proprio valore professionale e della capacità di guidarla nelle scelte consapevoli di tutela: non è un caso che almeno il 70% dei rischi riferìbili al comparto industriale sia gestito dai broker».

Come si concretizza, dunque, il lavoro del broker? «Con procedure di risk management e continui scambi di informazioni identifichiamo con precisione le reali esigenze e le aree di rischio che devono essere assicurate» spiega Mauro Oriana, responsabile risk management di Mansutti, società di brokeraggio assicurativo con specializzazione nel settore delle Rc professionali per avvocati e commercialisti. «Inoltre – continua Oriana – offriamo servizi mirati quale, ad esempio, l’Insurance Compliance and Cost Review che permette di analizzare le coperture in essere identificando eventuali lacune e ottimizzando al massimo i costi delle polizze. Molte compagnie, poi, non offrono una corretta Deeming clause (clausola secondo la quale vengono considerati come sinistri anche qualsiasi circostanza di cui l’assicurato venga a conoscenza e che si presuma possa dare origine ad una richiesta di risarcimento nei confronti dell’assicurato), il che rende conseguentemente la polizza non adatta a coprire queste tipologie di rischio». La pensa così anche Gioacchino Acampora, broker assicurativo per importanti associazioni di categoria, che aggiunge come «valutare attentamente le esigenze del cliente è possibile solo attraverso un’attenta analisi dei rischi basata, ad esempio, sulle esperienze assicurative del professionista, su eventuali sinistri che hanno colpito la sua attività professionale, sulla verifica degli incarichi in essere o futuri. Ciò rende possibile un’offerta tailor made che rispetti il criterio fondamentale dell’adeguatezza».

A ciascuno la sua polizza

In alternativa alle soluzioni assicurative proposte in convenzione con gli Ordini professionali, il professionista può quindi optare per una polizza individuale, cosiddetta tailor made, ovvero personalizzata sulle sue specifiche esigenze, ma soprattutto in questo caso occorre prestare attenzione. Oggi il mercato del settore assicurativo è sempre più variegato, poiché accanto alle compagnie di assicurazioni generaliste, vi sono compagnie specializzate (in particolare dell’area anglosassone) e, negli ultimi tempi, si sono proposti come nuovi operatori anche le banche e le Poste.

Come orientarsi? «I prodotti sono generalmente All Risk – spiega il presidente di AIBA, Paparella – ma non mancano le differenze: quelli di matrice anglosassone hanno un’impostazione All Inclusive, mentre quelli nazionali sono caratterizzati da numerose specifiche per singole attività o Funzioni svolte dal professionista. Questo comporta spesso la presenza di sottolimiti, franchigie e scoperti per sinistri specifici e quindi diventa molto importante verificare l’adeguatezza della soluzione anche nei dettagli». A tal proposito, Ezio Valagussa di Assiconsulenze consiglia che «garanzie importanti per valutare una polizza sono: la Claims made, che permette di coprire le richieste di risarcimento pervenute per la prima volta dopo la stipula della polizza Rc professionale originate da errori professionali non noti al professionista fino a quel momento; la “retroattività”, che rende operante la copertura assicurativa della polizza anche per fatti avvenuti prima della stipula della stessa (importante è avere una retroattività di almeno 5 anni, anche se l’ottimale è una retroattività illimitata); la “postuma”, che assicura che le richieste di risarcimento per fatti accaduti durante il periodo di validità della polizza siano comprese dopo la cessazione dell’assicurazione per gli anni indicati in polizza».

L’offerta assicurativa è dunque vasta, ma per il professionista la polizza rappresenta un costo ulteriore in un periodo davvero non facile. Luca Polli, sales manager di Trust Risk Group, società di brokeraggio assicurativo specializzata nella gestione dei rischi sanitari e professionali, nota che «sul fronte dei professionisti sembra consolidata la tendenza a ricorrere a “schemi” assicurativi nella ricerca di soluzioni più economiche e tecnicamente ad ampio raggio quantomeno per la percentuale maggiore degli utenti. In questo senso pertanto le organizzazioni sindacali, gli Ordini, le società scientifiche rappresentano veicoli che sono stati investiti, o si sono cadidati spontaneamente per farsene carico, del compito di trattare con il mercato assicurativo con maggior forza contrattuale, generalmente con il supporto tecnico dei brokers. Quindi nella maggior parte dei casi questi programmi assicurativi “strutturati” sono in grado di garantire risposte mediamente efficaci a costi contenuti. Ovviamente tali strumenti hanno approccio massivo, pertanto tendono inevitabilmente a standardizzare la platea dei destinatari cui non sempre i professionisti si riconoscono e qui ritorniamo a quanto sia importante, anche in questi casi, poter contare su di un consulente calato nel mercato, competente e in grado quindi di consigliare al meglio il proprio cliente».

Ma quali particolari caratteristiche dovrebbe avere una Rc professionale per un avvocato, un commercialista o un consulente del lavoro? «La scelta va orientata e quindi proposta in base alle specifiche esigenze del professionista – chiarisce Alessandro Panizza di Alessandro Panizza Insurance Broker -. La polizza di Rc professionale deve assicurare tutte le attività previste dalla legge per le singole professioni o l’attività limitata svolta dal professionista e dai suoi collaboratori, con estensione alla responsabilità derivante dalla conduzione e/o proprietà dell’ufficio o laboratorio».

Prezioso il suggerimento di Fabrizio Callarà, CEO di AEC Wholesale Group, agenzia di sottoscrizione indipendente e Lloyd’s Broker, grossista che elabora soluzioni per il cliente finale o per Consigli nazionali e Casse di previdenza. «In generale – precisa Callarà – un’idonea copertura di responsabilità professionale deve essere valutata in base a: Attività assicurata, la polizza deve coprire tutte le attività professionali previste per legge (salvo quanto specificatamente escluso) e non riportare, ove possibile, un elenco di attività/opere in garanzia; Ampiezza della garanzia, piena copertura fino al massimale previsto per qualsiasi tipologia di danno (danni materiali, danni diretti, danni indiretti, perdite patrimoniali); Massimale, in funzione sia del volume d’affari annuo, ma anche del valore del singolo incarico che superi oltre il doppio della media degli altri incarichi (una distinzione va sicuramente fatta tra assicurati persone fisiche e persone giuridiche); Sottolimiti, evitare ove possibile i sottolimiti per tipologia di danno (ad esempio danni materiali, danni diretti, danni indiretti, perdite patrimoniali) o per singola attività esercitata. Nel caso non fosse possibile, si consiglia di considerare il valore del sottolimite più basso quale massimale di polizza ai fini della valutazione del massimale minimo richiesto: Franchigia, prediligere un importo fìsso ed evitare gli scoperti in percentuale sul danno, in particolare quelli con un minimo e senza un massimo; si suggerisce di prediligere coperture in cui sia prevista la clausola di non opponibilità della franchigia ai terzi; Assicuratori, preferire assicuratori che abbiamo maturato una consistente esperienza nel settore della responsabilità professionale e richiedere le referenze su queste esperienze».

Autore: Barbara Lacchini – Il Sole 24 Ore