Quando una tesi di laurea diventa azienda e finisce su Kickstarter

AdvicyDrive è un wearable device che rileva la sonnolenza alla guida analizzando il battito cardiaco. Nel 2008, con questo argomento, Vincenzo Ferreri diventa dottore in ingegneria elettronica. Nel 2014, 4 colleghi ne fanno una startup e ora hanno lanciato una campagna sulla piattaforma di crowdfunding. Guarda il VIDEO

LA STORIA

di Concetta Desando

I founder di AdvicyDrive. In alto da sinistra: Vincenzo Ferreri, Paolo Sangregorio; in basso: Giorgio Ferrari, Rodolfo PintoI founder di AdvicyDrive. In alto da sinistra: Vincenzo Ferreri, Paolo Sangregorio; in basso: Giorgio Ferrari, Rodolfo PintoIl colpo di sonno alla guida è causa di oltre il 20% degli incidenti stradali al mondo. Solo in Italia si contano più di mille morti l’anno in incidenti d’auto dovuti al colpo di sonno e più di sei miliardi di euro di spese sanitarie. I numeri crescono a dismisura negli Stati Uniti: 250mila guidatori al giorno ammettono di aver guidato in stato di sonnolenza, più di 100mila incidenti l’anno sono causati da colpo di sonno al volante e quasi 12 miliardi di dollari vengono persi in spese assicurative e sanitarie.

Partendo da questi dati, Vincenzo Ferreri ha scritto una tesi di laurea in ingegneria elettronica proponendo una soluzione innovativa al problema: AdvicyDrive, un wearable device che rileva lo stato di sonnolenza alla guida analizzando il battito cardiaco. Era il 2008. Nel 2014 il giovane ingegnere decide di fare di questa idea una startup e di lanciare una campagna di crowdfunding su Kickstarter.Obiettivo: raggiungere 70mila sterline entro 45 giorni. “Questo traguardo ci permetterà di rendere di passare dal prototipo a un piano di industrializzazione e commercializzazione”, dice Rodolfo Pinto, uno dei founder.

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La sua storia è la dimostrazione di come le buone idee sono destinate a durare. E a diventare impresa.  Dopo la laurea e diversi anni passati nella direzione marketing e vendite di multinazionali, nel 2014 Vincenzo conosce Giorgio Ferrari, 30 anni, ingegnere gestionale, che dopo aver lavorato in diverse multinazionali di consulenza, da qualche anno si occupa di startup, lavorando in una piattaforma di investimento. I due colleghi decidono che è il momento di riprendere quella tesi di laurea dal cassetto e di farne un’azienda. Con l’aiuto Paolo Sangregorio, 27 anni, una laurea in informatica e diverse esperienze all’estero, iniziano a sviluppare l’app. Poi, ai tre si unisce Rodolfo Pinto, 24 anni,amministratore di una società che investe in realtà innovative in Italia e all’estero ed esperto di startup. “Non è il tradizionale team di una startup. Tutti e quattro i cofondatori, infatti, hanno già avuto diverse esperienze lavorative nel mondo corporate e startup. Nel novembre del 2014 abbiamo creato un prototipo  e lo abbiamo testato: AdvicyDrive funziona” racconta il giovane imprenditore.

Il sistema combina un sensore indossabile a una applicazione per smartphone. Il sensore è provvisto di clip e può essere indossato o su un braccialetto prodotto dalla stessa azienda, o su qualunque altro punto del corpo, purché rimanga ben aderito alla pelle. “La tecnologia usata dal sensore, infatti, è la fotopletismografia –spiega ancora Rodolfo Pinto – attraverso cui è possibile rilevare la frequenza cardiaca, attraverso le variazioni di colore della pelle generate dal flusso sanguigno sotto l’epidermide. Una volta rilevata la frequenza cardiaca, il sensore invia i dati all’app smartphone AdvicyDrive, che grazie ad un algoritmo brevettato, rileva una soglia di attenzione che viene poi usata come termine di paragone durante la guida. Se il livello di attenzione scende al di sotto della soglia, il guidatore viene allertato attraverso un suono acuto e una luce intermittente che suggerisce, quindi, una sosta forzata”.

Un sistema innovativo che offre diversi vantaggi  rispetto alle soluzioni già esistenti. “Molte case automobilistiche, soprattutto di lusso, hanno già sviluppato sistemi di rilevamento della sonnolenza alla guida, per evitare incidenti dovuti al colpo di sonno – continua il founder -. I parametri utilizzati, però, spesso sono poco sicuri: alcuni sistemi valutano il movimento delle palpebre del guidatore, che può però essere influenzato da altri fattori quali occhiali o bagliori. Altri sistemi valutano il controllo attivo dello sterzo, ma chi è abituato a guidare sa bene che il più delle volte si guida con una sola mano sul volante. AdvicyDrive, invece, valuta un dato biologico quale la frequenza cardiaca, che numerosi studi dimostrano essere oggettivamente correlato all’addormentamento”.

AdvicyDrive richiede una configurazione da eseguire solo al primo utilizzo, in modo da poter effettuare un’analisi “personalizzata” del battito cardiaco del guidatore, rilevando la sua specifica soglia di addormentamento: ciascuno infatti ha un comportamento cardiaco che varia a seconda delle abitudini di vita. Un altro vantaggio rispetto agli attuali sistemi è che AdvicyDrive non è incorporato al veicolo, ma segue il guidatore, che può quindi utilizzarlo con qualunque vettura, dall’auto a noleggio all’auto di un familiare.

Una volta verificato che il prodotto funziona e che il mercato ne è attratto, i quattro imprenditori decidono che è il momento di affacciarsi al mercato globale e, anziché percorrere la tradizionale via della ricerca di investitori o di chiedere finanziamenti alle banche, optano per una campagna di crowdfunding, attraverso la quale chiunque potrà supportare l’azienda preordinando il prodotto o facendo un’offerta. “Rispetto alle classiche startup, noi abbiamo un prodotto pronto e funzionante. Ecco perché abbiamo preferito il crowdfunding all’investitore” spiega.

Dal 1° aprile, infatti, è possibile supportare AdvicyDrive su kickstarter.com, la più grande piattaforma di crowdfunding al mondo. Gli utenti possono preacquistare il prodotto o fare un’offerta acquistando altri gadget, a partire da  5 sterline.

Ecco il nuovo rendering del prodotto che verrà rilasciato sul mercato se la campagna di crowdfunding verrà completata con successo:

La manutenzione stradale carente è la maggior causa di incidenti

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Secondo una nota rilasciata dall’Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale, la gran parte degli incidenti è dovuta al pietoso stato delle strade e alla segnaletica, in molti casi errata o illeggibile. I dati dicono che quasi la metà dei cartelli è fuori legge

Negli ultimi anni il numero di incidenti stradali è sempre in calo, purtroppo non abbastanza. Sono ancora molti, troppi, coloro i quali perdono la vita o rimangono feriti in un incidente stradale. Secondo i dati ISTAT (Istituto nazionale di statistica) nel 2013 si sono verificati in Italia 182.700 incidenti con lesioni a persone, 3.400 i decessi e oltre 259.000 feriti. Numeri inammissibili, soprattutto se si considera che la maggior parte degli incidenti avviene per colpa della mancanza di manutenzione delle nostre strade e della segnaletica stradale, in molti casi illeggibile o errata. Così afferma l’ANEIS (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale).

SEGNALETICA SPESSO FUORI LEGGE

Basta circolare per qualche ora nelle nostre città per rendersi conto dell’effettivo stato delle strade: buche, lavori in corso, manto stradale spesso rattoppato non nel migliore dei modi, corsie a larghezza ridotta, deviazioni, strade dissestate, insomma… un continuo disagio per motociclisti e automobilisti. Nella gallery trovate alcune foto che documentano lo stato di degrado. A denunciare l’incuria delle nostre strade è l’ANEIS (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale), secondo la quale il 60 % degli incidenti è causato dalla scarsa manutenzione. I dati, rilevati dalla SIIV (Società Italiana di Infrastrutture Viarie), sostengono che solo il 40 % dei sinistri avviene per responsabilità del conducente, mentre il 30 % è causato dalla mancata manutenzione delle strade e il restante 30 % dalla segnaletica inadeguata. Questo problema era già stato portato alla luce nel 2007, ma nel frattempo nulla è stato fatto, anzi… la situazione sembra essere peggiorata. Secondo l’ANEIS, buona parte dei 12 milioni di cartelli stradali presenti nel nostro Paese sono errati o fuorvianti e per mettere a norma di legge tutti i segnali stradali sbagliati ci vorrebbero tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro.

LA RESPONSABILITÀ È DEGLI ENTI (MA NON SEMPRE)

Della manutenzione e della segnaletica stradale sono responsabili gli Enti proprietari della strada, ma in caso di incidente non sempre è possibile rivalersi su di essi; queste le parole di Luigi Cipriano, Presidente ANEIS: “L’incidente deve avere le connotazioni della imprevedibilità. Per esempio, per un incidente causato da una buca sulla strada si viene risarciti solo se si prova che non era visibile ed era oltretutto imprevedibile, in caso contrario il conducente avrebbe dovuto individuarla ed evitarla; mentre per quanto riguarda i cartelli stradali posti in modo errato, la responsabilità resta sempre dell’Ente, purché si riesca a fornire la prova che la segnaletica era inadeguata”.

Negli ultimi anni qualche comune si è inventato delle soluzioni “alternative” per cercare di ridurre il problema dei danni causati dalle buche e dall’incuria delle strade; è stato scritto anche un libro composto dai tweet degli utenti con lo scopo di sensibilizzare i cittadini e le autorità sul tema delle infrastrutture stradali e sul attuale stato dei manti di asfalto. Speriamo che la situazione delle nostre strade migliori! In ogni caso quando si parla di sicurezza, non ci si può dimenticare che il primo passo da fare è sempre quello di stare ben attenti. E se capita qualcosa, scattate più foto possibile!

di Giuseppe Cucco