Fca Bank lancia la sua carta di credito, la prima di un gruppo auto in Italia

Una carta di credito che rappresenta uno strumento di fidelizzazione per il gruppo Fca. Dagli sconti sui tradizionali servizi di manutenzione e riparazione all’accesso privilegiato al merchandising del gruppo automobilistico torinese sono diversi i vantaggi per i possessori della carta Fca Bank che opera sul circuito Visa, è 100% online e può essere richiesta e gestita completamente sul web

La carta Fca Bank, la prima di una casa automobilistica in Italia, permette al cliente di rimborsare ogni transazione nella modalità più adeguata alle proprie esigenze. La funzione MyBudget permette infatti di scegliere tra l’addebito a saldo o a rate, a sua volta personalizzando in quest’ultimo caso l’importo della mensilità. La sicurezza è garantita grazie al servizio MyControl, che consente di abilitare o disabilitare gli acquisti online nonché l’utilizzo all’estero o anche il ritiro dei contanti.

Il nuovo prodotto di Fca Bank, banca specializzata nel finanziamento e nel leasing auto detenuta pariteticamente da Fca Italy e Crédit Agricole Consumer Finance, si affianca al Conto Deposito, a disposizione di chiunque, ma diretta in primo luogo ai clienti Fca: ai primi è garantito un tasso annuo dell’1,15%, che sale al 2% per i clienti che hanno sottoscritto un finanziamento per l’autovettura con la banca.

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Slitta all’anno prossimo l’obbligo di avere il POS

L’obbligo del Pos per professionisti e imprese slitta al 30 giugno 2015. Forse. Il Governo, infatti, potrebbe anticipare il tutto al 30 giugno 2014. Per chiudere il valzer delle proroghe bisognerà aspettare il voto dell’Aula di oggi.

Il decreto che introduce l’obbligo del Pos per professionisti, negozi e imprese che vendono prodotti o servizi alle persone fisiche, pubblicato solo due giorni fa nella Gazzetta Ufficiale 21, è appena nato ma ha già bisogno di un restyling.

Sono stati approvati ieri in Commissione affari costituzionali del Senato due emendamenti identici, che prevedono una posticipazione della sua entrata in vigore al 30 giugno 2015. Ma il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Sabrina De Camillis, corregge il tiro: «Il Governo ha dato parere favorevole per una proroga al 30 giugno 2014 – spiega –. Se il testo riporta una data diversa sarà corretto in Aula».

Bisognerà dunque aspettare la versione definitiva del decreto milleproroghe per sapere come andrà a finire.

Quello di ieri non è il primo caso di “confusione” di testi sulla questione Pos. Infatti sono circolate versioni differenti anche dello stesso decreto; la prima è quella che è quella che è stata inviata a dicembre alla Banca d’Italia per il parere e che è stata pubblicata in Gazzetta. Due settimane fa, però, è circolata fra gli Ordini una seconda versione, più in linea con le richieste avanzate al ministero dello Sviluppo economico dalle professioni di cui non è chiara la paternità.

L’obbligo del pagamento elettronico con carta di debito doveva, secondo l’articolo 15, comma 4 del Dl 179/2012, scattare dal 1° gennaio 2014, ma la mancanza del decreto ne aveva fatto slittare la scadenza. Ora, senza gli emendamenti di proroga, l’obbligo per negozi, professionisti e imprese di dotarsi di Pos per consentire ai privati di pagare con bancomat importi superiori a 30 euro scatta dal 28 marzo 2014 e riguarda, fino al 30 giugno 2014, solo chi lo scorso anno ha dichiarato un fatturato superiore a 200mila euro. Poi entro il 28 giugno sarà emanato un secondo decreto che potrebbe modificare soglie e limiti minimi.

Le professioni hanno accolto con un sollievo la dilazione anche se trovano preoccupante la crescente confusione.

«Il rinvio è opportuno – commenta il presidente degli Ingegneri e coordinatore della Rete professioni tecniche Armando Zambrano – perché ci consente di far correggere questo decreto, in modo che abbia un senso e un’utilità». Secondo Zambrano così come è imposto quest’obbligo, e quindi a tutti con solo l’iniziale discrimine del fatturato, è come imporre l’assicurazione auto anche a chi non ce l’ha. «Il Pos obbligatorio non è necessario per la tracciabilità – afferma Zambrano –, i nostri pagamenti al 90% sono fatti con assegno o bonifico. Può aver senso renderlo obbligatorio, ma solo se il professionista ha clienti tra le persone fisiche; per chi lavora con aziende o pubbliche amministrazioni non ha senso».

Dello stesso parere Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup, il Comitato unitario delle professioni, che aggiunge: «Sarebbe interessante capire perché secondo il legislatore il pagamento deve avvenire con il bancomat ma non con la carta di credito. Quest’ultima – spiega Calderone – potrebbe rivelarsi interessante per il professionista perché aumenta le sue possibilità di essere pagato». Per Calderone, se l’obbligo permane, il Governo dovrebbe imporre il costo zero del Pos: «Se questa forma di pagamento serve per il bene sociale ci deve guadagnare solo la collettività e non le banche».

Il Consiglio nazionale degli architetti ha fatto sapere che contro questo decreto presenterà ricorso al Tar e all’Autorità garante della concorrenza. «È inaccettabile imporci il Pos con la scusa della tracciabilità – dice il presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie –, significa dare alla banca 150 euro l’anno per l’affitto della macchinetta e il 4% su ogni transazione. Dobbiamo in pratica arricchire chi ci ritira i fidi e non ci dà credito in un momento in cui c’è la crisi, sono aumentate le tasse e i contributi previdenziali a fronte di una contrazione delle concessioni edilizie del 37% nel 2013». Freyrie si rifiuta di prendere sul serio l’Agenda digitale, alla base del Pos obbligatorio:

«Gli Ordini hanno tutti la posta elettronica certificata – racconta – ma la pubblica amministrazione non è strutturata per riceverla; lo stesso ministero della Giustizia non accetta il voto via posta elettronica certificata e ci chiede di continuare a votare “via fax” perché così prevede la legge». E conclude: «Questa è gente che predica bene ma razzola male».

Autore: Federica Micardi – Il Sole 24 Ore