Furti, riciclaggio e rapine: Due buone notizie

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Li hanno presi con le mani “nel sacco”, mentre erano intenti a smontare un’auto di grossa cilindrata rubata poco prima a Roma. A finire in manette con l’accusa di riciclaggio sono stati un 48enne di Anzio e un 36enne di Aprilia, sorpresi dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Pomezia all’interno di un capannone in via Tre Cannelle. Attirati dai forti rumori provenienti dalla struttura, i militari si sono trovati davanti una scena inequivocabile e, approfondendo la perquisizione, si sono resi conto di aver scoperto un vero e proprio deposito di auto rubate: accatastate all’interno del capannone, infatti, c’erano moltissime parti già smontate, provenienti da mezzi Nissan e Mercedes. In totale, sono stati trovati 7 motori, 16 avantreni, 18 portiere, 18 fra cofani, tetti e cruscotti e altre parti, oltre agli strumenti del mestiere utilizzati per “tagliare” le auto. Dalle prime indagini è poi risultato che parte dei pezzi appartiene a quattro vetture sparite nei giorni scorsi dalle strade capitoline. L’attività investigativa dovrà adesso accertare la provenienza degli altri pezzi sui quali gli arrestati avevano cancellato i numeri di telaio. Nel frattempo capannone e “bottino” sono stati messi sotto sequestro.

Baby gang. Sempre ieri, la Polizia è finalmente riuscita a individuare la banda che da mesi terrorizzava chi si fermava a fare rifornimento al distributore di Castel Romano, sulla Pontina: si tratta di giovanissimi (due 15enni e un 13enne), di etnia rom. In manette è finito “il capo”, un quindicenne descritto come colui che dirigeva ed effettuava in prima persone veri e propri raid. Secondo quanto riferito dalle vittime, i tre portavano a termine i colpi durante l’orario di chiusura della stazione, in alcuni casi fingendo di voler aiutare gli automobilisti a far benzina per poi strappargli dalle mani il denaro oppure, con un collaudato gioco di squadra, distraendo le vittime per poi rubare il veicolo. “A luglio sono cominciate ad arrivare le prime denunce negli uffici del Commissariato Spinaceto”, spiegano gli agenti, “ma l’attività investigativa è apparsa subito difficile, sia per l’estrema difficoltà di effettuare appostamenti in un luogo ‘aperto’, lontano da abitazioni, nelle vicinanze di una via ad alto scorrimento, sia perché le azioni erano rapidissime, e si concludevano con la fuga verso il campo nomadi”.

T.P.

Targa auto rubata cosa fare: come agire se ho un sospetto

Auto-rubataUn’auto sembra rubata: cosa fare? Come agire se ho un sospetto? Quante volte vi sarà capitato di vedere sempre quella stessa macchina parcheggiata, sempre nello stesso posto. Magari leggermente danneggiata, coperta da un bello strato spesso di polvere: è facile che si tratti di un’auto abbandonata, magari rubata. Come agire in questi casi? Il primo passo che è bene fare è sicuramente quello della visura della targa all’ACI, sempre che il veicolo abbia ancora la targa montata.

Dopo la visura della targa, vi sarà possibile risalire al proprietario per poi contattarlo e capire, quindi, se l’auto sia effettivamente abbandonata, rubata o semplicemente “dimenticata” in attesa di tempi migliori. Se non riuscite a contattare il proprietario e l’auto si trova sul suolo pubblico, a questo punto sarà meglio che vi rechiate dal Sindaco del Comune con annotati il numero di telaio e, se possibile, anche la targa del mezzo. Riguardo a questa casistica, riportiamo un articolo:

Art. 928 del Codice Civile, cose ritrovate: “il sindaco rende nota la consegna per mezzo di pubblicazione nell’albo pretorio del Comune, da farsi per due domeniche successive e da restare affissa per tre giorni ogni volta”.

Se la macchina è, invece, su suolo privato, a quel punto dovrete contattare il proprietario del terreno. Se la targa è ben visibile potete procedere come detto prima, mentre se non è visibile occhio perchè potreste rischiare una denuncia per violazione di domicilio.

La Polizia mette a disposizione un utile servizio per il controllo della targa dell’auto sospetta: CLICCA qui per inserire la targa dell’auto sospetta.

 Se risulta rubata bisogna immediatamente fare una segnalazione alle Forze dell’Ordine.

Di Alessandro Corgnati 

Falsi incidenti, 11 indagati a Messina

Messina: Sotto la lente per truffe alle assicurazioni anche due noti fiduciari delle compagnie. Scoperti falsi verbali di pronto soccorso dell’ospedale Piemonte.

Palazzo di giustizia a Messina

 Sono 11 gli indagati, e tra loro ci sono due periti, sospettati di aver truffato diverse compagnie assicurative attraverso falsi incidenti stradali.

Tutto ruota intorno alla coppia Rosaria Mazza e Francesco Patanè. I due figurano in tutti i sinistri finiti sotto la lente della Procura di Messina: per lo più investimenti di pedoni, mai avvenuti, per i quali sono state avanzate richieste di indennizzo, in alcuni casi corredati da certificati di pronto soccorso falsati. I due presentavano falsi cid anche per piccole cifre di risarcimento.

Mini truffe che non hanno peró consentito agli organizzatori di sfuggire agli investigatori, anche perché alcuni di loro erano già stati coinvolti in precedenti inchieste dello stesso tipo, in particolare in “Strike”. Tra i vari casi, anche quello, eclatante, di una ferita da colpo di pistola spacciata per lesione sa sinistro.

Insieme ai coniugi e al perito Tricomo, indagati anche Carlo Fava, Giovanni Napoli, Francesco Conti, Carlo De Salvo, Roberto Ciotto, Fabrizio Cardile, Francesco Cucinotta.

TEMPOSTRETTO

Imperia: Scoperta dai Carabinieri una maxi truffa alle assicurazioni, in manette tre persone

 

La Legge Bersani per ridurre il premio e pagare di meno

Utilizzavano la legge Bersani, per truffare le assicurazioni. Migliaia di automobilisti coinvolti nella truffa che è stata scoperta ad Imperia dai carabinieri della Compagnia, coordinati dal maggiore David Egidi. Questa notte è scattata l’operazione “The Brokers”. Tre persone sono finite in manette, altre sei sono state denunciate in regime di correità con gli arrestati.

L’indagine è partita nel luglio scorso e ha rivelato che la banda aveva il suo cuore nel Napoletano. A seguito di accertamenti incrociati i carabinieri si sono resi conto che c’erano incongruenze circa la veridicità dei dati anagrafici ed assicurativi di alcuni soggetti occasionalmente fermati durante i servizi di controllo del territorio.

I carabinieri, in una conferenza stampa, alla presenza del Comandante Provinciale, colonnello Luciano Zarbano, e del Comandante del Reparto Operativo, Emanuele Gnoni hanno spiegato come si muoveva l’organizzazione. Il maggiore Egidi, in particolare, ha illustrato come colpivano i malviventi, accusati anche di associazione a delinquere: in particolare cinque di loro tutti residenti ed operanti nel napoletano, si procacciavano clienti offrendo loro la possibilità di assicurare la propria autovettura a prezzi certamente vantaggiosi e sicuramente “fuori mercato” se considerata l’area di provenienza.

In effetti la provincia di Napoli, a causa del tasso di incidentalità, è la più cara d’Italia in quanto a tariffe RC Auto. A quel punto raccoglievano i documenti d’identità e di circolazione per inviarli ad un intermediario imperiese, il quale con grande abilità provvedeva a “ricostruire” la storia anagrafica di ognuno, affinchè potesse beneficiare degli effetti del decreto “Bersani”, ovvero essere inserito in stati di famiglia di persone residenti in Imperia o nel basso Piemonte.

Una volta terminata tale operazione, l’intermediario imperiese, avvalendosi della collaborazione di due sodali del posto smistava i documenti a diverse agenzie assicurative presenti nel nostro territorio dove di fatto venivano istruite le pratiche ed emessi i contratti di polizza.

Va ancora aggiunto che uno dei soggetti arrestati lavorava all’interno di una di queste agenzie e che da solo aveva istruito ed emesso circa 250 pratiche. Per ogni pratica i vari soggetti componenti l’associazione trattenevano una somma tra i 120 ed i 140 euro per un giro d’affari che, prime delle operazioni di perquisizione compiute all’alba di ieri, era stimato sugli 80mila euro, somma che, alla luce degli ulteriori elementi raccolti potrebbe crescere.

Considerato invece il volume delle pratiche istruite, il danno che hanno sinora subito le Compagnie Assicurative è stimabile in circa 900mila euro di mancato guadagno. Deferiti per truffa tutti gli automobilisti assicurati.

(Fonte: Tgcom24)

Sequestrate 13.000 polizze false tra Napoli e Caserta

polizzeI carabinieri hanno scoperto e sequestrato 13 mila tagliandi RCA falsi, che venivano venduti a 100 euro l’uno. E’ una delle operazioni più importanti degli ultimi 10 anni

Tredicimila polizze assicurative falsificate sono state sequestrate dai carabinieri in un blitz effettuato due giorni fa tra le province di Napoli e Caserta.

Secondo le indagini dei carabinieri le false polizze, recanti i loghi delle più importanti compagnie assicurative italiane e straniere, venivano vendute ad almeno 100 euro l’una, con guadagni illeciti stimati in quasi un milione e mezzo di euro.

L’operazione è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Marcianise che hanno anche sequestrato duemila tra certificati di proprietà e carte di circolazione: i documenti avrebbero consentito la immatricolazione di almeno mille autovetture. I certificati sarebbero falsificati, mentre le carte di circolazione sarebbero state rubate in Sicilia. Durante il blitz sono state fermate tre persone, sul cui conto sono in corso accertamenti.
L’operazione è tra le più importanti degli ultimi dieci anni per la quantità del materiale sequestrato. Si ipotizza che le false polizze non fossero destinate solo al mercato campano e che non tutti gli acquirenti fossero a conoscenza della falsificazione.

Car Carrozzeria

Causavano incidenti agli autobus: risarcimenti, ci mangiavano in 31

Tre incidenti nell’estate 2012 sarebbero stati pilotati da due “registi”. L’organizzazione poteva contare anche su avvocati e medici compiacenti

Avevano indetto anche delle riunioni collettive per spiegare il copione ai loro attori. Prima lo schianto, poi il dolore simulato (o comunque ingigantito). Una truffa unica nel suo genere, se non altro per il numero di persone indagate: trentuno. Tra loro disoccupati, liberi professionisti e anche tre minorenni, portati anche loro dai genitori sull’autobus Actv che di lì a poco si sarebbe schiantato. Desiderosi magari di intascarsi qualche soldo in più. Per ora nessuna misura cautelare, ma gli accertamenti proseguono.

“ACCERTAMENTI SU ALTRI INCIDENTI” – VIDEO

I carabinieri del nucleo investigativo di Venezia, infatti, hanno ricostruito con certezza che tre incidenti nel giro di poco più di un mese tra luglio e agosto 2012 erano in verità stati pilotati. I feriti, poi, grazie a due studi medici privati compiacenti mestrini (in un caso con sede a Istrana) e a due avvocati, uno di Mestre e uno di Padova, riuscivano a dimostrare sedute di fisioterapia mai avvenute, o effettuate solo in parte. In questo modo le assicurazioni, risultate estranee alle indagini per ora, erano costrette a pagare risarcimenti ben più alti. Per i tre sinistri contestati sono stati sborsati quasi 200mila euro. Una cifra con cui hanno potuto mangiare tutti: gli ideatori del raggiro (un 44enne di Gioia del Colle che all’epoca dei fatti era domiciliato a Scorzè e un 39enne residente a Mira), gli “attori”, residenti tra Veneziano, Padovano e Trevigiano) e i professionisti.

 

Il primo incidente si verificò il 17 luglio 2012 a Marghera: si trattò di un investimento di un pedone. Il tutto architettato ad hoc all’insaputa degli autisti Actv. In quel caso furono due le persone che si fecero refertare al pronto soccorso per poi “aggravare” le proprie condizioni in un secondo momento. Lo spettacolino, poi, è continuato con una replica il 28 luglio, a undici giorni di distanza. In viale della Libertà, infatti, uno dei “promotori” della truffa tamponò un pullman Actv con la propria auto. Chi si trovava a bordo del mezzo pubblico sapeva che più o meno in quel punto si sarebbe verificato un incidente. Furono nove i feriti che “beneficiarono” del raggiro. Infine l’ultimo atto della “trilogia”: il 25 agosto uno dei due promotori (non quello del sinistro precedente) alla guida di un’auto presa a noleggio superò l’autobus di turno sul ponte della Liberta per poi rientrare subito sulla destra e frenare all’improvviso. Inevitabile per il pullman tamponare in pieno il veicolo. In quel caso (evidentemente la voce era circolata) furono ben quindici le persone che si fecero refertare per traumi come colpi di frusta o simili.  Erano gli stessi due promotori, ora indagati al pari delle altre persone coinvolte per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, a darsi da fare per fare proseliti. Incontrando sempre gente nuova pronta a intascarsi un lauto extra.

Incidenti stradali creati ad arte per truffare le assicurazioni: 17 indagati in Campania

Un vasto giro di falsi incidenti stradali creati ad arte per ottenere rimborsi dalle compagnie di assicurazione. A scoprirlo, i carabineri della stazione di Pietrelcina (Benevento): 17 le persone indagate per truffa, falsità in scrittura privata, danneggiamento fraudolento dei beni assicurati e favoreggiamento personale.
L’operazione, denominata ‘Amici mieì, ha avuto inizio nel febbraio 2013 quando un operaio 53enne del luogo denunciò ai carabinieri un sinistro stradale. Nel corso degli accertamenti, i carabinieri hanno portato però alla luce l’esistenza di un gruppo composto da 17 persone, di età compresa tra i 56 e i 22 anni, tra le quali anche donne e incensurati, originari della province di Benevento e di Caserta, che avevano messo in piedi in concorso tra loro e con amici compiacenti un sistema di ricostruzione fittizia di sinistri stradali, spesso anche mai avvenuti, con lo scopo finale di truffare le compagnie di assicurazione per percepire somme di denaro a titolo risarcitorio.

I carabinieri hanno verificato che i sinistri denunciati dai soggetti erano di piccola e media entità e congegnati in modo tale da non insospettire le compagnie assicuratrici sulla genuinità dell’incidente, per poi man mano assicurarsi il risarcimento corrisposto in somme di non notevole importanza. Infatti è stato stimato che il gruppo criminale abbia potuto percepire la somma complessiva di oltre 50mila euro. Le indagini sono state svolte sotto la direzione del pm della Procura di Benevento Flavia Felaco.

Truffa alle assicurazioni auto a Roma: 27 persone indagate

Coinvolti anche un avvocato e 2 medici. Creavano falsi incidenti stradali per i rimborsi

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Roma,  (TMNews) – Creavano falsi incidenti stradali mediante la presentazione di falsa documentazione medica a carico di infortunati ed inesistenti conducenti di autoveicoli, creando un vero e proprio raggiro a danno delle compagnie assicurative. E il meccanismo per indurre in errore le assicurazioni, prevedeva svariate richieste di rimborsi di piccole somme di denaro, proprio per evitare controlli accurati.

Ma i carabinieri della Stazione di Grottaferrata e agenti della Polizia Locale di Roma Capitale U.O. di P.G. presso le Procure della Repubblica hanno interrotto questa truffa alle assicurazioni che operavano nella capitale.

In totale sono 27 le persone indagate per associazione per delinquere finalizzata alle truffe alle assicurazioni. A cinque persone, coloro i quali sono considerati i promotori dell’organizzazione, carabinieri e agenti hanno notificato misure cautelari, emesse dal Gip su richiesta della Procura di Roma. Si tratta di 2 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e 3 ordinanze di sospensione dall’esercizio della professione per un avvocato e due medici (un medico legale ed un radiologo).

L’indagine, nata nell’anno 2011 in seguito alle denunce sporte da alcune compagnie assicurative ai Carabinieri ed alla Polizia Locale di Roma Capitale, ha permesso di individuare un’organizzazione criminale di professionisti (medici, avvocati e periti infortunistici) resisi responsabili della falsa certificazione di 27 sinistri stradali mai verificatisi, nonché della indebita percezione dei risarcimenti assicurativi.

L’illecita attività permetteva la riscossione del risarcimento prevalentemente di incidenti mai esistiti e, in alcuni casi, di incidenti realmente accaduti ma accompagnati dalla denuncia di lesioni false o da falsi referti medici.

Truffa alle assicurazioni, in 61 rinviati a giudizio

I carabinieri di Novi hanno portato alla luce la frode, denominandola “Operazione Photoscape”. Secondo gli inquirenti, il titolare di una carrozzeria di Basaluzzo, avrebbe alterato l’entità dei danni sui veicoli protagonisti di incidenti stradali ritoccandone le foto, per ottenere così risarcimenti gonfiati

NOVI LIGURE – La procura di Alessandria ha chiesto il rinvio a giudizio per 61 persone: si tratta di 54 automobilisti residenti in Novi e nel novese e di altre 7 persone, che sarebbero a vario titolo coinvolte in una ingegnosa truffa ai danni di numerose compagnie di assicurazioni.I carabinieri di Novi, che hanno portato alla luce la frode, l’hanno chiamata “Operazione Photoscape”: secondo gli inquirenti, Paolo Severino Pesce, titolare della carrozzeria “Progetto” di Basaluzzo, con la complicità di alcuni periti assicurativi, avrebbe alterato l’entità dei danni sui veicoli protagonisti di incidenti stradali attraverso un programma di fotoritocco, per ottenere così risarcimenti gonfiati dalle agenzie assicurative, con valori anche triplicati rispetto al dovuto.Il principale accusato è Pesce, che avrebbe già ammesso le proprie responsabilità: per cercare di rientrare degli ingenti investimenti effettuati nella propria azienda, a un certo punto avrebbe deciso di utilizzare sistemi irregolari. Nei guai con lui sono finiti anche due dipendenti della carrozzeria “Progetto”: Anna Maria Impronta, 56 anni, di Novi, e Davide Santacesaria, 33 anni, di Quargnento. E poi quattro periti assicurativi: Gianfranco Tromba (74 anni) e Sergio Caraturo (62 anni) di Novi, Stefano Bisoglio (46 anni) di Alessandria e Pietro Milanesi (60 anni) di Volpedo. Infine 54 automobilisti, che sarebbero stati partecipi dell’attività illegale. Il danno economico della frode si aggirerebbe intorno ai 120 mila euro. Le compagnie assicurative vittime della frode sono Allianz, Axa, Hdi, Generali, Unipol e Itas Mutua.
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Truffa alle assicurazioni, sei anni a ex maresciallo dei carabinieri

Galati Mamertino (Me) – Antonio Zurdi, comandante della stazione dei carabinieri di Galati Mamertino, avrebbe predisposto delle relazioni attestanti il verificarsi di falsi incidenti stradali che servivano poi ad ottenere dei risarcimenti non dovuti dalle compagnie assicurative.

PATTI (ME) – Il collegio del Tribunale di Patti, presidente Lazzara, a latere Molina e Rigoli, ha condannato a sei anni l’ex maresciallo dei Carabinieri di Galati Mamertino Antonio Zurdi, e a cinque anni il consulente assicurativo Carlo Raffa, residente a Sant’Agata di Militello. L’inchiesta, partita da alcuni fatti avvenuti a Messina tra il 2001 e il 2006, aveva portato alla scoperta di un giro di truffe assicurative in cui era coinvolto l’ex comandante della stazione carabinieri di Galati Mamertino.Secondo gli inquirenti, agendo con abuso di potere e in violazione dei doveri d’ufficio di comandante della stazione dei carabinieri di Galati Mamertino, avrebbe predisposto delle relazioni attestanti il verificarsi di falsi incidenti stradali che servivano poi ad ottenere dei risarcimenti non dovuti dalle compagnie assicurative, con il consulente Carlo Raffa, che avrebbe fornito il proprio apporto di esperto del settore selezionando le compagnie da truffare e mantenendo contatti con medici compiacenti per il rilascio delle certificazioni sanitarie necessarie. Ieri la sentenza di primo grado, con l’ex maresciallo ritenuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed al falso ideologico. Raffa è stato invece ritenuto colpevole del reato associativo. Inoltre, cosi come stabilito dal giudice, entrambi sono stati condannati anche a risarcire il danno nei confronti delle compagnie assicurative truffate e al pagamento delle spese processuali. Altre 27 persone, accusate a vario titolo dei reati di simulazione per aver denunciato falsi furti di auto, falso in scritture private per aver denunciato incidenti stradali inesistenti, falso ideologico e falso materiale, sono invece usciti dal processo per prescrizione o per non avere commesso il fatto.

False assicurazioni Rc auto – Arresti in provincia di Caserta

 

Dietro il traffico illecito non ci sarebbero i clan della camorra

I Carabinieri di Sessa Aurunca hanno sgominato un’organizzazione criminale che commercializzava false polizze. Eseguite 17 ordinanze di custodia cautelare e sequestrati oltre 2 mila contrassegni contraffatti. Sono 45 le persone complessivamente indagate. La vendita avveniva attraverso attraverso un call-center collegato a un numero verde utilizzato per la stipula dei contratti on-line

Contratti d’assicurazione auto falsi commercializzati online e attraverso un call-center. Era l’affare principale svolto da un’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, che vendeva su vasta scala di false polizze assicurative Rca. Tra le 17 persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere anche due ritenute vicine al clan ‘Mariniello’ di Acerra e una ritenuta contigua al clan dei Casalesi ma per gli inquirenti la camorra non avrebbe un ruolo specifico nella vicenda. Quarantacinque quelle complessivamente coinvolte nell’indagine. I militari dell’Arma hanno anche sequestrato oltre 2 mila contrassegni contraffatti, anche di compagnie estere, venduti attraverso un call-center collegato a un numero verde utilizzato per la stipula dei contratti on-line.

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa l’imputazione per i destinatari degli ordini d’arresto emessi dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). L’organizzazione operava attraverso una stamperia dove si riproducevano i tagliandi falsi, allestita a Villa Literno nell’abitazione di uno degli arrestati, e un call-center stabilito a Castel Volturno, presso l’abitazione di una donna, arrestata dai Carabinieri. I tagliandi falsi erano venduti anche attraverso agenti e agenzie assicurative compiacenti.

Il prodotto assicurativo maggiormente venduto era una polizza a breve termine, cinque giorni di copertura, che ha anche dato il nome all’operazione delle forze dell’ordine, chiamata appunto ‘Cinque giorni’ coordinata dai giudici inquirenti di Santa Maria Capua Vetere.

Segnalato da Daniele Antonio Iavarone su Linkedin Gruppo Periti Auto

Appalti truccati per 10 milioni di euro : il caso Kaleidos.

Pilotate» tra il 2006 e il 2012 le gare d’appalto per il noleggio auto
Alfredo Robledo, Edmondo Bruti Liberati e il Comandante Provinciale dei Carabinieri Salvatore Luongo (Fotogramma)Nella foto: Alfredo Robledo, Edmondo Bruti Liberati e il Comandante Provinciale dei Carabinieri Salvatore Luongo

MILANO – Tra il 2006 e il 2012, avrebbero «pilotato» gare d’appalto bandite per l’approvvigionamento del parco automezzi delle società di cui erano responsabili, favorendo la Compagnia delle Opere. In base a queste accuse i carabinieri hanno eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare, delle quali 7 in carcere e 9 agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettante persone indagate per presunti appalti truccati per 10 milioni di euro nel campo del noleggio di auto senza conducente.  Le accuse sono di turbativa d’asta e corruzione. Sono state eseguite perquisizioni nella sede dell’Aler di viale Romagna.

KALEIDOS – Al centro delle indagini la Kaleidos Srl, società con sede a Saronno, legata alla Compagnia delle Opere. Già a marzo del 2012 la procura di Milano aveva acceso un «faro» sulla Kaleidos, che offriva alle imprese associate alla CdO «condizioni particolari» per il «noleggio a lungo termine» delle vetture. La Kaleidos poteva far intervenire in suo favore anche l’ex ad di Trenord Giuseppe Biesuz, arrestato lo scorso dicembre nell’ambito di un’altra inchiesta sul fallimento della società «Urban Screen» che lo vede imputato per bancarotta.

IL SISTEMA – «Nelle parole dei due interlocutori – scrive il gip Gennari – che commentano da un lato alcune vicende giudiziarie che hanno riguardato appalti pubblici dell’Aler, dall’altro un articolo di giornale che ha raccolto indiscrezioni proprio circa la presente attività d’indagine, traspare con assoluta evidenza la consapevolezza dell’appartenenza ad un sistema che vede il suo vertice politico-istituzionale nel Presidente della Regione Lombardia (Formigoni non è indagato nell’inchiesta, ndr) e che rappresenta da anni lo strumento delle ingerenze nell’attività dell’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale».

TUTTI GLI ARRESTATI – Le persone raggiunte da una ordinanza di custodia cautelare sono Massimo Vanzulli (presidente del cda di Kaleidos), Oreste Ceriani (ad di Kaleidos), Stefano Ciafaloni (direttore commerciale di Kaleidos), Luca Viotti (direttore vendite di Kaleidos), Alessandro Moretti (agente di commercio per conto della Kaleidos), Monica Pasello (agente di commercio per conto della Kaleidos), Francesco Cristiano Lazzaro (dipendente Arval), Mara Cristina (dipendente Arval), Monica Goi (responsabile dei servizi generali di direzione dell’Aler, agenzia lombarda edilizia residenziale di Milano), Giancarlo Bortolotti (direttore del dipartimento tecnico amministrativo dell’Azienda ospedaliera istituti clinici di perfezionamento di Milano), Cristina Clementi (responsabile gestione degli approvvigionamenti dell’azienda ospedaliera di Desio e Vimercate), Gaetano Peccetti (funzionario amministrativo in Metropolitane Milanesi), Massimiliano Marzioni (dipendente Axus Italiana-Ald Automotive), Albino Pio Doniselli (dipendente Axus Italiana), Francesco Carrus (dipendente Axus Italiana), Fulvio Giuseppe Giacobbe (dipendente Axus Italiana). Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono per Vanzulli, Ceriani, Ciafaloni, Viotti, Moretti, Lazzaro e Goi, mentre quelle ai domiciliari sono per gli altri nove.

Sintesi dell’articolo del Corriere della Sera del 22/1/13