Fleet Motor Day 2022: tutte le aziende protagoniste

Fleet Motor Day 2021 Vallelunga

Sorgente: Fleet Motor Day 2022: tutte le aziende protagoniste | Fleet Magazine

Tra cinque anni la gomma senza aria

Lo promette Bridgestone. Sarebbe la realizzazione del sogno di non bucare e di non dover controllare la pressione. Dando anche bel taglio al consumo e all’inquinamento

bridgestone pneumatico airfree

TOKYO – Gli pneumatici delle nostre auto stanno per «sgonfiarsi». O meglio, non avranno più bisogno dell’aria per funzionare. Lo garantisce Bridgestone, che entro cinque anni metterà in commercio lo pneumatico «airfree». Per il momento è ancora un prototipo, benché di seconda generazione, ma con capacità di carico e prestazioni di guida già interessanti.

 Riduce anche l’inquinamento

Questa gomma potrà fare a meno dell’aria grazie ad una struttura a raggi in resina termoplastica che collega la parte centrale al battistrada, fornendo il supporto necessario. Una rivoluzione per gli automobilisti che non correranno più il rischio di forare. Né dovranno preoccuparsi della pressione. Aspetto, quest’ultimo, che dovrebbe avere una positiva ricaduta sull’inquinamento: le gomme sgonfie (una gran parte di quelle in circolazione, secondo la Polstrada), oltre a compromettere la sicurezza del veicolo, fanno consumare più carburante e, di conseguenza, aumentano l’emissione di CO2. «Nel 2011, nel mondo, c’erano 6 miliardi di persone e 900 milioni di veicoli – spiega Hiroshi Morinaga, responsabile pianificazione ambientale di Bridgestone in Giappone –. Nel 2050 si stima che arriveremo a 9 miliardi di individui e 2,3 miliardi di veicoli. Il nostro obiettivo è dimezzare da qui a quella data la CO2 prodotta dalle gomme».

 Sempre più sostenibili

Sulla strada che porta a quel traguardo, Bridgestone persegue anche altri obiettivi. Innanzitutto la promozione degli pneumatici runflat (consentono di viaggiare anche con una foratura, sia pure a bassa velocità), perché riducono gli scarti e eliminano la necessità della ruota di scorta. Poi ci sono le gomme rigenerate, cioè usate e riportate alle condizioni originarie, o quasi: fanno risparmiare il 68% di materie prime. Infine, lo studio di materiali alternativi per sostituire i componenti più inquinanti con altri sostenibili e rinnovabili, tipo il guayule e il Dente di Leone.

 Una filiera sostenibile

La tecnologia «ologica», invece, appartiene già al presente: viene applicata all’elettrica Bmw i3. In pratica consiste in pneumatici di maggiore diametro, ma dalla sezione inferiore: si ottengono prestazioni simili a quelle delle gomme «normali», ma con una minore resistenza aerodinamica ed al rotolamento, quindi – rieccoci al punto – consumi di carburante inferiori. La riduzione degli inquinanti coinvolge naturalmente anche gli stabilimenti produttivi di Bridgestone: sono undici solo in Europa, di cui uno a Modugno, in provincia di Bari, aperto nel lontano 1962 e di recente ammodernato con un investimento di 41,3 milioni di euro. Nella fabbrica di Tochigi, invece, a due ore di distanza da Tokyo, il 35% del fabbisogno energetico produttivo viene da un inceneritore di pneumatici usati, acquistati sul mercato dalle prefetture vicine.

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