Nuove normative per il pagamento del bollo delle auto d’epoca

La legge finanziaria per il 2015, che il parlamento ha “licenziato” sul finire del 2014 su proposta del governo, ha portato una novità negativa per una parte degli automobilisti, quelli che sono possessori di quelle auto che sono catalogate come “auto d’epoca”, e che godono di normative particolari, come l’esenzione dal pagamento del bollo. Fino allo scorso anno bastava che le auto avessero superato i 20 anni dall’immatricolazione, mentre ora per rientrare nella categoria è necessario aver superato i 30 anni. Con questa variazione della normativa, il governo Renzi è andato alla caccia di maggiori entrate per circa 200 milioni di euro.

Secondo l’Aci, e precisamente secondo il suo presidente, Angelo Sticchi Damiani, la normativa è arrivata, come si era a lungo temuto, per la crescita spropositata delle auto con diritto all’esenzione. A tal proposito vengono sciorinati i numeri, e si vede che dalle circa 1500 auto che avevano ottenuto la certificazione di “rilevanza storica”, nel corso del 2011, nel corso dei tre anni successivi si era arrivati a circa 160mila vetture. Secondo l’Aci molte persone hanno approfittato della precedente normativa, tirando troppo la corda, ed ottenendo alla fine questa modifica che penalizza i proprietari. Angelo Sticchi Damiani ha citato anche vari casi avvenuti in Puglia, dove la certificazione era stata ottenuta da vecchi Ford Transit che solitamente vengono usati per il trasporto dei pomodori nei periodi di raccolta. Lo sbarramento a 20 anni, secondo l’Aci penalizza soprattutto le auto con una vera “rilevanza storica”, e sarà quindi necessario sedersi a tavolino con il governo per trovare delle misure “giuste” per non penalizzare il settore, una delle quali potrebbe essere una “lista chiusa”.

Anche Stefano Chiminelli, nella sua veste di presidente del circolo “Veneto auto e moto d’epoca”, conferma le parole di Sticchi Damiani puntando il dito contro quei veicoli “vecchi ed inquinanti”, usati quotidianamente come mezzi di lavoro, e che invece grazie alla certificazione di storicità, “godono” delle agevolazioni fiscali. Questo provvedimento della finanziaria 2015 potrebbe provocare anche la vendita da parte di molti proprietari delle loro auto storiche, perché il “balzello” fiscale si va ad aggiungere ad una serie di maggiori costi come quello dell’assicurazione. Una voce sempre più importante nel budget di spesa di chi possiede un’auto storica, per la quale comunque si potrebbe trovare una soluzione consultando il sito Assicurazioni Storiche che fornisce informazioni sul costo della copertura assicurativa delle auto d’epoca, garantendo così un risparmio.

Pur nelle difficoltà che si trovano ad affrontare molti collezionisti che possiedono auto d’epoca immatricolate nel periodo 1985 – 1995, anche dai loro commenti su questa novità, si evince che il sistema della “lista chiusa” che valorizza i veicoli che hanno un vero “interesse storico”, sia la strada giusta sulla quale puntare. Della stessa opinione è anche un mensile “Ruoteclassiche”, che si occupa proprio di questo settore, il cui direttore, David Giudici, arriva anche a proporre delle modifiche alla normativa, come un “bollo” a scalare, o delle tariffe “agevolate”, destinate solo a fasce di vetture particolari e chiaramente determinate. Anche secondo il mensile la passione dei veri amatori delle auto d’epoca non deve poter sconfinare in una possibilità di evasione fiscale.

Oltretutto a complicare le cose, c’è anche un articolo della nuova normativa che permette alle amministrazioni regionali italiane di stabilire norme diverse per le auto immatricolate in quella regione e sono quindi subito fioccate varie proposte di legge, con la Lombardia che ad esempio, ha mantenuto valida l’esenzione anche per le macchine sopra i 20 anni. Una specie di “disobbedienza” che il governo locale ha voluto fare verso quello nazionale. Dopo la Lombardia si sta muovendo anche la regione Veneto, ed a quanto sembra anche per le vetture immatricolate in quella regione, il limite resterà a 20 anni. In tutte le regioni che hanno cambiato o che sono comunque in procinto di farlo, si studiano soluzioni alternative, ed in quasi tutte le proposte si mette l’accento sul fatto di distinguere con una selezione seria, le vetture di “interesse storico”, da quello dei vecchi “macinini”, che vengono mantenuti in vita anche se più inquinanti dei nuovi modelli, solo per usufruire della detrazione del bollo.

Nel merito di eventuali aggiustamenti della normativa naturalmente vuole dire la sua anche l’Automobilclub storico, che l’ha osteggiata fin dal principio e si dice molto preoccupato per le conseguenze economiche, anche gravi, che potrebbero subire tutti quelli che operano in questo settore. Secondo Roberto Loi, il presidente di questo Automobilclub, molte della auto comprese tra i 20 ed i 30 anni, rischiano la demolizione se non si interverrà nel merito della questione.

Bollo e assicurazione 2015: tutte le indicazioni per auto e moto

auto_soldi_calcolatriceLa fine dell’anno è per antonomasia il periodo di arrivo delle scadenze, e tra queste un posto di rilievo spetta all’assicurazione auto o moto. A riguardo non tutti sapranno dell’esistenza di una norma che stabilisce l’usabilità dell’assicurazione per 15 giorni oltre la sua data di scadenza, anche se in tale lasso di tempo il cliente dovesse sottoscrivere un contratto con un’altra compagnia. Questo vantaggio non è cosa da poco, specie se consideriamo il trend dei prezzi riguardanti le coperture assicurative. Secondo gli esperti infatti il 2015 segnerà un forte aumento del costo delle polizze, un aumento iniziato agli inizi del Duemila e arrestatosi solo con la crisi del 2010. Passati i momenti peggiori infatti gli italiani hanno ripreso ad utilizzare le proprie vetture, facendo così aumentare il numero di sinistri e le conseguenti tariffe. I prossimi mesi allora saranno l’ultimo periodo utile per strappare condizioni particolarmente vantaggiose. Uno dei migliori modi per farlo è navigare per la rete, popolata da siti dedicati al confronto e allo studio delle offerte. Ad esempio per chi volesse verificare il costo per l’assicurazione di uno scooter 50 sarebbe sufficiente ricorrere ad AssicurazionieScooter.com.

Con l’inizio dell’anno nuovo tuttavia non sopraggiungono solo scadenze e rincari, ma anche nuove disposizioni di legge. Tra quelle attese per il 2015 ci sono diversi accorgimenti riguardanti il bollo auto e moto, che andrà incontro ad aumenti sensibili. Le cifre precise contenute nella Legge di Stabilità non sono ancora note, tuttavia ogni regione sarà lasciata libera di aumentare l’ammontare della tassa fino al 12%. Rimangono invariate le esenzioni per gli invalidi e i portatori di handicap (valide per una macchina soltanto), mentre le vetture elettriche godono di un’esenzione lunga cinque anni dall’immatricolazione. Per quanto riguarda le ibride le leggi cambiano per regione, mentre Metano e GPL mantengono una tassazione agevolata ma anch’essa variabile. A rischio invece gli incentivi riguardanti l’acquisto di motoveicoli elettrici ed ibridi. Se prima si poteva favorire di un’agevolazione pari al 15% del prezzo di listino (fino ad un massimo di 3.500 euro), adesso la Legge di Stabilità ha rimosso tale privilegio. Pubblicati i numeri effettivi sarà possibile calcolare il proprio bollo con estrema semplicità. L’Agenzia delle entrate infatti ha messo a disposizione degli appositi calcolatori online. Sulle stesse pagine sono presenti inoltre gli aspetti che determinano il pagamento del Superbollo, ovvero quella tassa aggiuntiva a carico dei possessori di vetture di potenza superiore ai 225 kW. Altro aspetto caldo della riforma è quello riguardante le vetture storiche. Tutte quelle comprese tra 20 e 30 anni di età potrebbero infatti non godere più dell’agevolazione del bollo, che rimane esentato per auto e moto più vecchi di 30 anni.

l’ACI ha calcolato che solo 800 mila degli oltre 4 milioni di veicoli ultraventennali circolanti in Italia hanno valore storico

20130612-192333.jpg Benvenuti alla fiera della piccola furbizia quotidiana degli italiani per eludere le tasse sulle auto. Vessati dal fisco oppressivo e schiacciati dalla crisi che toglie soldi da dedicare alle quattro ruote, antico amore del Paese, molti hanno approfittato delle maglie larghe aperte dalla legge per far considerare auto solo «vecchie» come storiche e godere di benefifici fiscali non indifferenti. Come la riduzione del bollo che può arrivare fino al 90% dell’importo dovuto e uno sconto considerevole sull’assicurazione auto. Risultato: vincono i furbi, perde lo Stato che non incassa il dovuto e i cittadini costretti a vedere sfrecciare sulle strade macchine di vecchia generazione più inquinanti e meno sicure.

I NUMERI – A fare un conto di quanto il fenomeno sia diffuso è stata l’Automobile club d’Italia che ha calcolato che solo 800 mila degli oltre 4 milioni di veicoli ultraventennali circolanti in Italia hanno valore storico. Gli altri 3,2 milioni sono solo auto vecchie, poco sicure, che girano tutti i giorni, inquinano e vanno solo rottamate. A consentire questo fenomeno le maglie della legge troppo larghe nel concedere lo status di «storico» a un veicolo.

CHI PERDE – Il forte sconto assicurato dallo Stato alla tassa di possesso per un veicolo con più di venti anni, quando non se ne avrebbe diritto, ha comportato una riduzione di gettito per lo Stato nel solo 2013 pari a circa 130 milioni di euro. Pur salvaguardando le facilitazioni per i possessori di vere auto storiche ma con una più attenta gestione del sistema, le auto d’epoca originali avrebbero versato oltre 39 milioni di euro nel 2013 in tasse automobilistiche. L’erario avrebbe invece recuperato più di 117 milioni di euro dai veicoli ultraventennali privi di interesse storico e che per questo da assoggettare alla tassazione ordinaria. A questi vanno poi aggiunti 12,5 milioni di euro di gettito recuperabile dall’Imposta Provinciale di Trascrizione, per un totale, appunto, di quasi 130 milioni di euro.

IL VERO E IL FALSO – Tra questi 4 milioni di veicoli bisogna distinguere le auto “vecchie” da quelle di vero “interesse storico“: solo queste ultime sono meritevoli di ogni tutela giuridica, fiscale ed economica, perché trasmettono alle future generazioni un “valore” inestimabile da tramandare. Il fatto che l’80% di questi 4 milioni di veicoli valga molto meno di 10.000 euro dimostra invece che ci sono una miriade di auto obsolete, inquinanti e poco sicure che fino ad oggi sono riuscite ad approfittare della situazione legislativa. Le motivazioni di questa stortura sta soprattutto nel fatto che la legge ha delegato ad alcuni soggetti – perfino privati – il potere di riconoscere i vantaggi fiscali ai veicoli, senza però prevedere i più opportuni strumenti di controllo su come tale potere venga poi esercitato.

LE MAGLIE LARGHE – Due le criticità più evidenti dal lassismo nel settore. La prima è che i possessori di auto d’epoca debbano necessariamente associarsi a un club di auto storiche per ottenere la certificazione di storicità, pagando quindi per vedere riconosciuti diritti di legge. La seconda è la mancata attuazione dell’obbligo di redigere una lista univoca di modelli universalmente riconosciuti come storici da parte di quasi tutti i soggetti menzionati nell’articolo 60 del Codice della Strada, che elenca le strutture preposte alla certificazione dei diritti dei possessori di auto d’epoca. Solo la Federazione Motociclistica Italiana lo ha fatto. Altri soggetti come l’Automobile club Storico Italiano (Asi) sono state meno attenti. Così però si è passati dai 1.500 certificati di rilevanza storica rilasciati dall’Asi nel 2011 agli oltre 130.000 del 2012. Così riporta la Manovella, house organ dell’Associazione, nel numero dello scorso maggio. Troppe dunque.

LE ASSICURAZIONI – Teoricamente le auto d’epoca dovrebbero essere usate di rado per partecipare ad esempio a raduni. Meno percorrenza significa bassa rischiosità e comporta uno sconto fino al 30% della tariffa. Dunque l’iscrizione all’Asi serve anche a economizzare sulla Rc auto. Le compagnia hanno fiutato il pericolo e cominciano a rifiutare la polizza a veicoli non storici ma solo vecchi.

(Autore: Filippo Caleri – Il Tempo)