Chi giudica le riparazioni a regola d’arte?

Il 22 ottobre c’è stato il primo incontro tra i Carrozzieri di Confartigianato, Ania e Consumatori sulle linee guida delle riparazioni a regola d’arte.

Nell’ambito dell’incontro si è deciso di proseguire il confronto sempre e strettamente trilaterale approfondendo alcuni temi necessari per mettere a punto le regole condivise dai tre schieramenti senza periti, finalizzate a migliorare i servizi di riparazione, tutelare gli utenti e garantire la sicurezza stradale, rimuovere le attuali distorsioni del mercato che penalizzano gli autoriparatori, assicurare la corretta e trasparente informazione dei consumatori su diritti e tutele in materia di qualità del servizio di riparazione dei veicoli. Fregandosene di quanto possano dire i periti, del contributo che dovranno per legge dare su tutto quanto discusso e sulle regole non condivise ancorché condivisibili.

Gli aspetti che saranno oggetto della prossima riunione alla quale ad oggi non mi risulta siano state invitate associazioni di periti è fissata per il 20 novembre.

Si legge nel comunicato di Confartigianato che il prossimo incontro riguarderà le riparazioni a regola d’arte secondo gli standard delle case automobilistiche eseguite solo da aziende abilitate in base alla legge n. 122 del 1992 e successive modifiche, per continuare con gli aspetti dell’innovazione tecnologica dei sistemi e degli strumenti riparativi e con la formazione continua per l’aggiornamento costante delle competenze, in linea con l’evoluzione in campo automobilistico. Di questo ai periti non deve interessare nulla, sono solo dei addetti alle operazioni ausiliarie del traffico che compilano un moduletto di perizia e poi quel che capita non deve interessare loro.

Altri temi che saranno esaminati nel prossimo incontro del 20 novembre riguardano la tracciabilità dell’intervento ripartivo e la carta d’identità dell’automobile e l’uso di componenti, materiali di consumo e ricambi conformi alle normative vigenti.

Chiedo a Confartigianato, Ania ed Associazioni dei Consumatori che partecipano agli incontri di invitare anche le associazioni dei Periti Assicurativi, non per dar loro un contentino, ma per attingere dalla loro professionalità e competenza e per coinvolgerli sin da subito un un’evoluzione che comunque li vedrà coinvolti.

 

 

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RCA: stabile la sinistrosità nel 2017, cresce il costo medio dei sinistri

L’ANIA ha fornito i risultati dei principali indicatori tecnici del ramo R.C. Auto (e della relativa gestione della convenzione per il risarcimento diretto – cosiddetta CARD) per l’anno 2017, relativi  a 37,5 milioni di assicurati e a oltre 2 milioni di sinistri accaduti.

La frequenza dei sinistri accaduti (escludendo i sinistri che vengono denunciati tardivamente) per il totale dei veicoli risulta nel 2017 sostanzialmente stabile, attestandosi a un valore pari a 5,57% (5,58% nel 2016). Se nel 2015 e nel 2016 si era assistito a una ripresa della sinistrosità, questa sembra essersi arrestata nel 2017.

Dopo un quadriennio (2013-2016), infatti, in cui il prezzo al consumo del carburante era costantemente diminuito (-20% per la benzina, -25% per il gasolio per auto e -31% per il GPL), nel 2017 si è assistito ad un significativo aumento (+5,9% la benzina, +8,0% il gasolio per auto e +12,4% il GPL – fonte MISE). Tale andamento potrebbe aver spinto ad un minore utilizzo dei veicoli e, quindi, aver influito sull’incidentalità stradale. Il trend della frequenza sinistri osservato nell’ultimo anno sarebbe anche giustificato da quello dei consumi di carburante, che nel 2017 (dati ancora provvisori – fonte MISE) sono in lieve riduzione (-1,8%).

Anche nel 2017, per il terzo anno consecutivo, il settore dei motoveicoli registra un incremento della frequenza sinistri (+2,8%); in particolare hanno contribuito a tale andamento sia i ciclomotori (+2,3% rispetto al 2016) sia i motocicli ad uso privato (+2,4%). Seppur lieve, si registra invece una diminuzione per la frequenza sinistri delle autovetture, che nel 2017 si attesta al 6,06% (era 6,08% nel 2016). In aumento dell’1,5% nel 2017 la frequenza per il settore degli autocarri; tuttavia per quelli con peso inferiore ai 35 quintali la sinistrosità risulta invariata, mentre per gli autocarri con peso superiore ai 35 quintali la frequenza è in aumento del 5,6%.

Il costo medio dei sinistri accaduti e liquidati nel 2017 (cosiddetti “sinistri gestiti di generazione corrente”) è stato pari a € 1.766, in lieve aumento (+0,9%) rispetto al 2016 quando era pari a € 1.751. Ha contribuito a tale andamento sia l’incremento del 3,9% registrato dalle partite di danno a favore dei terzi trasportati (partite CTT), sia quello più contenuto registrato dalle partite di danno CID (+0,8% rispetto al 2016); risulta invece quasi invariato l’importo liquidato dei sinistri che non sono rientrati nel sistema di risarcimento diretto (sinistri NO CARD), per i quali si è risarcito nel 2017 mediamente € 3.018 (€ 3.014 nel 2016).

Se si escludono i motoveicoli, per i quali l’importo medio liquidato dei sinistri gestiti di generazione corrente è rimasto invariato rispetto al 2016, per tutti gli altri nel 2017 tale indicatore si è incrementato, anche se in modo contenuto. In particolare il settore degli autocarri mostra un aumento dell’importo medio liquidato di poco superiore all’1%, mentre per le autovetture tale incremento si ferma allo 0,8%.

Avendo a disposizione i dati per l’intero anno 2017 distintamente per ciascun trimestre è possibile anche valutare i trend di crescita dell’importo medio liquidato dei sinistri per effetto del normale processo di valutazione e liquidazione dei danni. In particolare, per il totale dei settori, si può osservare che l’indicatore si incrementa, a ogni trimestre mediamente del 6,9% (l’incremento medio era pari al 7,4% nel 2016, 7,2% nel 2015, 7,5% nel 2014, 7,9% nel 2013 e all’8,5% nel 2012) e di circa il 22% nell’anno (da € 1.446 del primo trimestre 2017 raggiunge € 1.766 al quarto trimestre). Per il settore dei motoveicoli la crescita dell’importo medio liquidato dei sinistri di generazione corrente risulta però particolarmente più accentuata, con dei tassi trimestrali di variazione di oltre il 20%, con un incremento nell’anno di oltre il 73%. Questo effetto è di fatto correlato con la più alta incidenza dei sinistri con danni fisici che si riscontra in questo settore.

Importo medio liquidato delle singole partite gestite CARD. I dati della Tavola 4 mettono in evidenza che nel 2017, per quanto riguarda le singole partite CID dei sinistri di generazione corrente di accadimento, si è registrato per la totalità dei settori un incremento dell’importo medio liquidato di poco inferiore all’1%, determinato principalmente dalle autovetture. È rimasto invece nel complesso invariato l’importo liquidato per gli autocarri, mentre è lievemente diminuito quello dei motoveicoli (-0,6%). L’importo medio liquidato delle partite CTT, sempre di generazione corrente, risulta per il totale dei settori in aumento del 3,6% rispetto al 2016 (€ 1.735). Occorre segnalare che le elevate variazioni registrate per questa tipologia di partite per i settori degli autocarri e dei motoveicoli sono dovute al fatto che il numero effettivo di liquidazioni a titolo definitivo risarcite nell’anno di accadimento è molto limitato e quindi è influenzato da liquidazioni di danni di importo eccezionalmente elevati. Per quanto riguarda invece i sinistri di generazioni di accadimento precedenti, occorre segnalare che, a livello totale, il costo medio delle le partite CID mostra una diminuzione del 2,4%, determinato in particolare dall’analoga diminuzione registrata per le autovetture. Anche l’importo liquidato medio delle partite CTT evidenzia, a livello totale, una diminuzione di quasi il 4% e sempre a causa della bassa numerosità delle partite risarcite, gli importi liquidati sono più soggetti a variazioni occasionali per quei settori che sono appunto statisticamente meno rilevanti.

Importo medio dei sinistri gestiti e liquidati per le generazioni di accadimento precedenti. Questo indicatore viene calcolato considerando tutti i sinistri che, pur accaduti negli anni precedenti, vengono chiusi e liquidati nell’anno oggetto di rilevazione (ad esempio i sinistri liquidati al quarto trimestre 2017 derivano dai sinistri accaduti a partire dal 1° febbraio 2007 fino al quarto trimestre 2016). Tali importi, detti appunto di generazioni precedenti, sono comprensivi degli eventuali pagamenti parziali effettuati durante la definizione del sinistro. Occorre però puntualizzare che l’andamento dell’indicatore nel tempo è influenzato dal fatto che il monitoraggio dei sinistri accaduti nelle generazioni precedenti si è avviato solo con l’anno 2008 e pertanto per alcuni settori come gli autocarri o i motoveicoli, la numerosità di questi sinistri potrebbe essere ancora non totale e, quindi, potrebbe non fornire indicazioni complete riguardo il loro reale costo ultimo. L’incremento degli importi liquidati che si osserva nel corso degli anni non deve, peraltro, essere interpretato come una crescita del costo medio dei sinistri ma essenzialmente come il risultato del fatto che i sinistri liquidati nel 2017 hanno un anno di sviluppo in più rispetto a quelli liquidati nel 2016 (due in più rispetto a quelli liquidati nel 2015, tre in più rispetto a quelli del 2014 e così via) e che, con il passare del tempo, vengono definiti i sinistri con danni di entità via via più elevata (danni materiali rilevanti e danni fisici) (Tavola 3). Alla fine del 2017, l’importo medio liquidato era pari a € 5.833 per il totale dei settori (in diminuzione del 5,3% rispetto al 2016). Si è registrato un calo dell’importo medio liquidato per tutti i settori. In particolare, per le autovetture si attestava a € 5.071, valore inferiore del 6,1% rispetto a quello del 2016, per i motoveicoli era pari a
€ 8.125 (in diminuzione del 4,2%) e per gli autocarri a € 8.302 (in diminuzione del 4,5%).

Nel 2017 l’incidenza dei sinistri rientrati in CARD è stata pari all’82,5% del totale dei sinistri gestiti dalle imprese (che includono quindi anche quelli trattati fuori convenzione). Questa percentuale risulta in lieve diminuzione rispetto a quanto osservato nel 2016 (82,6%) e si registra conseguentemente un contenuto incremento dei sinistri che non rientrano nella procedura di risarcimento diretto (18,4% rispetto a 18,2%); il fenomeno si è registrato in particolare per le autovetture (da 85,3% a 85,2%) e per gli autocarri (da 66,0% a 65,6%), mentre risulta in aumento l’incidenza per i motoveicoli (da 82,6% a 82,9%) e in particolare per i ciclomotori ad uso privato (da 81,8% a 83,1%).

Velocità di liquidazione.

I sinistri che sono stati definitivamente liquidati nel primo anno di osservazione (cosiddetta velocità di liquidazione) rappresentano il 73,0% del totale dei sinistri gestiti nel 2017 (tavola 6). Tale percentuale è in aumento rispetto a quella del 2016, quando era pari a 72,5%; ha contribuito a tale andamento l’incremento della velocità di liquidazione registrata per entrambe le tipologie di sinistro. La velocità di liquidazione dei sinistri CARD è passata infatti dal 77,4% nel 2016 al 78,0% nel 2017, mentre per i sinistri non rientranti in procedura di risarcimento diretto, la velocità di liquidazione si è incrementata da 50,5% a 51,0%. Il valore dell’indicatore differisce tra le due tipologie di sinistri per il fatto che, oltre ai sinistri tra più veicoli, nella tipologia NO-CARD rientrano le partite con rilevanti danni alla persona (invalidità permanente del conducente non responsabile superiore a 9 punti, i danni ai passanti e i danni ai terzi trasportati sul veicolo responsabile assicurato dall’impresa) che richiedono generalmente tempi più lunghi per la completa definizione. Tutte le tipologie di veicoli hanno registrato un incremento della velocità di liquidazione di entrambe le tipologie di sinistro. Per le autovetture i sinistri CARD liquidati nel primo anno di osservazione, sono stati il 79,4% (erano il 78,8% nel 2016), quelli NO CARD il 47,6% (erano 47,0%). Per i motoveicoli la velocità di liquidazione dei sinistri CARD è aumentata dal 60,0% nel 2016 al 62,0% nel 2017, mentre quella dei sinistri NO CARD dal 33,7% al 35,3%. Il settore dei ciclomotori ad uso privato è quello che ha fatto registrare l’incremento più elevato: la velocità di liquidazione delle due tipologie di sinistri è passata da 62,2% a 64,8% per quelli CARD e da 38,0% a 40,4% per quelli NO CARD. Anche per gli autocarri la velocità di liquidazione è in aumento, anche se in misura più contenuta (da 75,9% a 76,4% per i sinistri CARD e da 57,5% a 58,2% per quelli NO CARD).

La statistica integrale sul sito dell’ANIA.

Fonte: ANIA

Nuovo Accordo Sinistri R.E.

Come da circolare Ania (1° allegato), dal 01 gennaio 2018 è divenuto operativo il  “Nuovo Accordo per la gestione dei sinistri in coassicurazione indiretta relativi a polizze incendio e/o furto o a polizze multirischio che prevedono tali garanzie” (2° allegato).

In allegato anche l’elenco delle Imprese Assicuratrici aderenti (3° allegato), aggiornato al 16 gennaio 2018. Questo elenco è ancora in via di completamento e come tale potrebbe subire delle successive variazioni. 20180116

elenco imprese accordo gestione sinistri in coassicurazione

Accordo

Circolare Ania

 

Ricambio originale, quanto mi costi!

Il costo di un paraurti anteriore della Fiat Panda passa dai 216 euro del 2014 ai 225 di quest’anno. Quello di una Volkswagen Golf salta dai 247 euro di tre anni fa ai 335 euro del 2017. Ed ancora un faro posteriore destro della Peugeot 208 aumenta da 81 euro (2014) agli 85 euro attuali (secondo l’ultimo listino disponibile) con una crescita del 6,42 per cento nel triennio preso in esame. Sono solo alcuni esempi che testimoniano l’ultimo trend dei prezzi di ricambio originale. Il tutto all’insegna di un generale rincaro. Lo si evince dall’ultimo studio della DAT-Italia, che spiega le motivazioni di questa impennata.

I ricambi di carrozzeria sotto esame

Pezzi di ricambio autoPer lo studio sono stati presi in considerazione i ricambi di carrozzeria coinvolti nei più frequenti sinistri (paraurti, parafanghi, porte, parabrezza, fari) e le auto più vendute nel 2016. Si passa dalla Fiat che in 3 anni si è accontentata del 4-5 per cento alle Volkswagen Golf 16-35 per cento e Toyota Yaris 13-23 per cento, sempre in 3 anni. Nel mezzo Renault Clio 7-30, Peugeot 4-7 per cento, Ford 6-18 per cento.

Meno mobilità meno incidenti

“Analizzando i dati dell’ANIA – spiega l’ingegnere Antonio Coppola, direttore Generale Dat-Italia – si vede che negli ultimi 5 anni i sinistri sono diminuiti di circa il 9 per cento. Non è un caso perché a causa della crisi, circa il 60 per cento del parco circolante (ovvero le auto a benzina) ha consumato il 9 per cento di combustibile in meno e quindi meno mobilità ha inevitabilmente generato una minor frequenza di sinistri (mentre il consumo e la presenza del diesel nel parco circolante è rimasto pressocché invariato). Sicuramente anche le campagne di sicurezza stradale avranno fatto la loro parte nella riduzione dei sinistri, ma questo sarà confermato dalla ripresa della mobilità. La conseguenza di ciò è stata una leggera riduzione dei costi dei sinistri RC auto per le assicurazioni (3,8mrd nel 2012 e 3,7mrd nel 2015 per RC auto danni a cose). Poca roba insomma”.

Più sostituzioni che riparazioni ed il prezzo dei ricambi va alle stelle

Negli ultimi 5 anni, evidenzia l’analisi,  il costo della manodopera pagata dalle assicurazioni si è ridotta del 5 per cento, mentre l’importo pagato per i Meccanico in officinaricambi è rimasto invariato (circa 1,6mrd/anno). L’autoriparatore ha preferito sostituire i ricambi piuttosto che ripararli e la maggior richiesta ha fatto aumentare i prezzi dei ricambi a discapito della manodopera.. “Il buonsenso – conclude Coppola – avrebbe dovuto portare ad incentivare la vendita di auto e a dare un miglior servizio post vendita, e non lucrare sui ricambi. Si consideri che il prezzo di un ricambio originale viaggia da 3 fino a 20 volte il prezzo della serie. Quindi era già ben pagato…”. Come finirà? Probabilmente ci sarà un fiorire dei ricambi alternativi e/o equivalenti che riporteranno giù i prezzi. E già adesso alcune assicurazioni si sono già attrezzate con programmi per la “ottimizzazione” dei prezzi dei ricambi per mantenere i propri profitti”. Un settore, quello dell’aftermarket indipendente, in verità già vivo e vegeto che sta crescendo a ritmi spediti, erodendo sempre più quote di mercato all’OES.

fonte: inforicambi.it

Come si determina la responsabilitá di un sinistro stradale?

screenshot_2016-12-08-08-08-26  Secondo il codice civile, la responsabilità é concorsuale se non ci sono prove contrarie. Le varie dinamiche sono poi valutate in base al codice della strada e alla norma che si é violata che ha causato il sinistro. Ad esempio in caso di tamponamento, chi tampona non ha tenuto la debita distanza di sicurezza, chi causa l’urto ad un incrocio ha omesso la precedenza, chi invade la corsia dell’altro è il responsabile perché ha violato la norma che lo vieta. Se il danneggiato non ha violato nessuna norma avrà ragione al 100%. Se anche lui ha commesso qualche infrazione la responsabilità sarà concorsuale.
Esiste un prontuario che fu distribuito dall’ ANIA in occasione dell’approvazione della legge sull’indennizzo diretto (CID) che ancora oggi é il riferimento dei liquidatori 8delle Compagnie di assicurazione. Lo trovi qui: barem_responsscreenshot_2016-12-08-08-35-46-1

Periti assicurativi, lotta continua per sopravvivere ai cambiamenti.

150509-Affari&Finanza-Periti assicurativiTra diminuzione degli incidenti e incremento dei rapporti diretti tra compagnie assicurative e carrozzieri, si riduce il business di questa categoria professionale, che ebbe un boom quando l’Rc Auto divenne obbligatoria

Tra diminuzione degli incidenti e incremento dei rapporti diretti tra compagnie assicurative e carrozzieri, si riduce il business dei periti assicurativi.

La professione nacque come consulenza per avvocati e giudici, chiamati a dirimere le cause per i risarcimenti richiesti dagli automobilisti danneggiati nei confronti di quelli che avevano procurato l’incidente. A seguito dell’introduzione, con la legge 990 del 1969, dell’obbligatorietà dell’assicurazione per la responsabilità civile delle automobili (Rca), ci fu un vero boom delle perizie per incidenti: «In quegli anni – spiega Marco Mambretti, presidente di Aicis (Associazione italiana consulenti infortunistica stradale) – i periti entrarono nell’orbita delle società di assicurazione, con l’incarico di quantificare i danni subiti dalle automobili, e ad essi si aggiunsero molti ‘dopolavoristi’, come i vigili, esperti del codice della strada, gli stessi autoriparatori».

L’importanza dei periti assicurativi crebbe in parallelo con la motorizzazione del Paese, tanto che nel 1992 si pervenne alla regolamentazione di questa figura professionale. La regolamentazione della professione riguardò anche le tariffe, senza che assumessero però valore legale. «In ogni caso, dal 1992 – ricorda il Presidente di Aicis – vi fu un duplice sistema tariffario: uno per gli incarichi dei privati (automobilisti, avvocati), e un altro per la remunerazione dell’attività svolta per le compagnie assicurative, frutto quest’ultimo di un negoziato con l’Ania».

In parallelo con la regolamentazione della professione, emerse un primo problema per i periti assicurativi: l’accordo tra Ania e il mondo dell’artigianato, e meccanici). «Quell’accordo – continua Mambretti – prevedeva una quantificazione precisa sia del costo dei ricambi, sia del lavoro necessario per le riparazioni, con il risultato che il perito si limitava a identificare i danni degli incidenti automobilistici, visto che per la quantificazione economica bisognava necessariamente utilizzare i parametri dell’accordo».

Questo ‘ridimensionamento professionale’ continuò fino al 2002, quando l’Antitrust dichiarò contrario alle regole della concorrenza l’accordo tra Ania e autoriparatori, così come il sistema delle tariffe dei periti. Pertanto, se da una parte il perito assicurativo riprese il compito di quantificare anche il valore economico dei danni alle auto, dall’altra, la pressione competitiva fece sì che, in assenza di un sistema tariffario di fatto obbligatorio, i compensi dei periti si riducessero rispetto a quelli vigenti nel sistema precedente.

Con la disdetta dell’accordo, per effetto della sentenza dell’Antitrust, le compagnie trovarono utile stabilire convenzioni con i carrozzieri, con il risultato di procedere ulteriormente in quel lento processo che sta portando alla marginalizzazione della figura del perito. Infatti, se nei primi tempi il perito, in contraddittorio con l’autoriparatore, quantificava il danno economico subito dall’automobile a causa dell’incidente, oggi alcune compagnie assicurative rendono di fatto obbligatorio per l’assicurato il ricorso al carrozziere convenzionato, evitando così, per motivi di risparmio, la stima del perito.

Con la riforma del settore assicurativo, operata dal decreto legislativo 209/2005, è stato poi previsto, in caso di incidenti che coinvolgano solo due vetture, il risarcimento diretto da parte dell’assicurazione dell’automobilista danneggiato, circostanza che ha ancora di più favorito il ricorso ai carrozzieri convenzionati. «Ad aggravare la situazione– ammette il Presidente di Aicis – si è aggiunta inoltre una prassi di mercato, secondo la quale le compagnie incentivano i periti a ridurre il costo medio dei danni, o il costo complessivo dei sinistri liquidati». In questo contesto si innesta poi il trend (certamente positivo per la collettività) di riduzione del numero di incidenti, tanto che si è passati dai 14 ogni 100 vetture degli anni 90, a 6. In altre parole, dai 6,5 milioni di incidenti all’anno si è arrivati ai 2,2 milioni attuali.

Insomma, per gli 8.500 periti assicurativi è sempre più difficile svolgere il proprio lavoro. Quindi cosa fare? «Lo sviluppo della professione passa per nuove attività – dichiara Mambretti – come il controllo dell’esecuzione delle riparazioni, e la verifica della funzionalità dei sistemi di sicurezza, in particolare delle nuove tipologie di auto, come le ibride, le elettriche, circostanza che richiede però l’acquisizione di nuove professionalità, utili sia alle assicurazioni, sia alla società civile».

(di Massimiliano Di Pace – Repubblica Affari & Finanza)

Le multe a strascico

Cos’è lo “Street Control”street control

Come la tecnica di pesca “a strascico”, anche le multe con lo stesso nome (generate dallo Street Control) prevedono che chi guida guardi la strada e che qualcun’altro a bordo faccia lavorare la lenza. In questo caso il veicolo è quello della pattuglia della polizia municipale, la lenza una telecamera montata sul tetto ed i pesci che “ci danno” gli automobilisti amanti della sosta selvaggia. Questo sistema è stato adottato da Milano, Palermo, Roma, Firenze, Livorno e Foggia.

Come funziona

Molte sono state le polemiche ed i ricorsi al giudice di pace o al prefetto. Le multe “a strascico”, inviate dalla polizia locale direttamente a casa con il sistema dello Street control , sono valide.
Ha fatto chiarezza il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (parere 4.851/2015). I vigili possono multare gli automobilisti  in divieto di sosta con questo sistema, seppure con alcuni vincoli. Le videocamere sull’auto della polizia locale riprendono e fotografano le targhe dei mezzi in strada, nel raggio di 20 metri, e poi inviano tutto a un tablet in uso a un vigile, all’interno dell’auto, che sovraintende alle operazioni. In tempo reale, i dati del mezzo controllato sono trasmessi alla banca dati della polizia locale che interpella altri database (IVASS e Motorizzazione).

A cosa serve

Così in tempo reale  si può scoprire non solo se la macchina ha violato il codice della strada ma anche se non è assicurata, se non è in regola con la revisione o se è stata rubata. Se si riscontra l’irregolarità, il vigile, tramite il tablet, verifica che tutto il verbale sia corretto e fa partire la procedura che porterà alla notifica della multa direttamente a casa dell’automobilista. Il procedimento può avvenire al ritmo di sei verbali al minuto. Anche di notte, perché le telecamere sono a infrarossi. In poche parole, la pattuglia diventa una sorta di macchina da multe. Per evitare contestazioni il parere del ministero, però, ha precisato che occorrono due condizioni: il tablet deve essere supervisionato da un vigile e il conducente da sanzionare non deve essere alla guida o nei paraggi.
Le pattuglie sono destinate ad aumentare. In Italia, oltre ai divieti di sosta, i numeri sull’evasione assicurativa RCA è impressionante. ANIA comunica che sono circa quattro milioni le auto non assicurate

 

Ddl Concorrenza, per le compagnie l’Rc Auto è da rifare

vendita-auto-web   Così come è stato modificato dalla Camera, il ddl Concorrenza rischia di provocare problemi al settore assicurativo e un aumento delle tariffe Rc Auto anziché il calo auspicato. È il parere condiviso dalle compagnie di assicurazioni, in particolare da Unipol  e Ania, ma anche dall’Ivass, l’autorità di controllo del settore guidata daSalvatore Rossi, chiamate ieri in audizione alla Commissione Industria del Senato. Nel mirino ci sono le norme sugli sconti minimi obbligatori Rc Auto e sulla perequazione territoriale in caso di installazione di scatola nera, contenute negli articoli 3 e 7 del ddl e che, secondo l’Ivass, «presentano rischi di ordine legale, di senso economico, di contraddizione con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la concorrenza e favorire gli assicurati».

Il pericolo è che le imprese, di fronte a costi complessivamente elevati di acquisto e gestione delle scatole nere e in un contesto di prezzi imposti, smettano di offrire la scatola nera o innalzino la tariffa media. Un comportamento che produrrebbe un danno sicuro per tutti gli assicurati. Unipol nel corso della sua audizione ha chiesto quindi di lasciare libertà nella determinazione degli sconti sulle polizze con scatola nera, mentre Ania ha sottolineato che il ddl, così com’è, è incompatibile con il diritto comunitario, come sostenuto anche da Rossi.

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Ddl Concorrenza, Carta di Bologna: “Norme di buon senso che migliorano il settore Rc auto”

 IMG_6295 L’approvazione alla Camera del disegno legge di concorrenza trova soddisfatte le sigle della lobby che riunisce rappresentanti dei consumatori, dei danneggiati, dei carrozzieri, dei patrocinatori stragiudiziali, degli avvocati, dei medici e dei periti: “Dopo il sì della Camera, si aspetta il via libera del Senato. La politica ha recepito le istanze delle parti coinvolte: le regole favoriscono i consumatori e i danneggiati”. La lobby non risparmia critiche soprattutto ad ANIA (ed UnipolSai, per quanto non citata direttamente), ma non mancano appunti anche verso IVASS ed Antitrust.

Le realtà riconducibili alla lobby Carta di Bologna – che riunisce rappresentanti dei consumatori, dei danneggiati, dei carrozzieri, dei patrocinatori stragiudiziali, degli avvocati, dei medici e dei periti confluiti sabato scorso – commenta con soddisfazione l’approvazione del Ddl concorrenza: “Il disegno legge concorrenza è stato approvato alla Camera. E adesso è all’esame del Senato. Il provvedimento ha avuto un lungo iter, durante il quale la buona politica ha ascoltato le istanze di tutte le parti sociali coinvolte. Così, si può provare a cambiare in meglio il settore Rc auto. Nel corso del cammino parlamentare del provvedimento, sono stati ascoltati consumatori, vittime della strada, giuristi, artigiani e numerosi altri soggetti, inclusi i carrozzieri indipendenti”.

Per la lobby c’è però una nota stonata: “Gli unici contrari al ddl concorrenza sono stati gli esponenti di ANIA, l’associazione che rappresenta quasi tutte le assicurazioni, e dell’altro gruppo assicurativo non rappresentato in ANIA (UnipolSai, ndIMC); ma anche, paradossalmente, l’IVASS e l’Antitrust, che hanno sposato integralmente le tesi dell’oligopolio assicurativo. Tocca ricordare che il ramo Rc auto ha fatto utili per 6 miliardi di euro negli ultimi 3 anni. Nonostante prezzi Rca record in Europa e profitti stellari, l’Ania chiede al Senato modifiche al ddl concorrenza: cambiamenti che andrebbero nettamente contro i danneggiati. L’Ania punta a ridurre i risarcimenti per i danneggiati e a distruggere la concorrenza nelle riparazioni”.

“Il mercato Rca è in mano a 3 gruppi assicurativi che gestiscono il 70% del mercato – chiosa la Carta di Bologna – In un contesto simile, la concorrenza evidentemente va incentivata con ben altre scelte e con un serrato controllo da parte di IVASS e Antitrust: queste autorità continuano a non vedere quello che non è altro che un macroscopico cartello anticoncorrenziale”.

“È ora di riformare da capo a piedi tali istituzioni perché le leggi possono essere facilmente aggirate se le autorità non esercitano il loro potere di moral suasion – insiste la realtà nella quale figurano, tra gli altri, Associazione Mo’Bast!, Associazione Vittime della Strada (AIFVS), Assoutenti, Associazione Valore Uomo, Comitato Unitario Patrocinatori Stragiudiziali Italiani (CUPSIT), Federcarrozzieri, Sindacato Italiano Specialisti in Medicina Legale e delle Assicurazioni (SISMLA), la Commissione RC dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), Unione Avvocati Responsabilità Civile e Assicurativa (UNARCA) e Sportello dei Diritti. Non solo: ormai circolano clausole contrattuali che vogliono far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, ovvero decurtare i risarcimenti dove il diritto pone un argine tramite vessazioni imposte al cliente. Si svegli l’IVASS a vigilare in merito oppure il legislatore chiuda questa istituzione che, nata sulle ceneri della defunta ISVAP, non dimostra, immersa in una strana commistione di conflitti di interesse, di avere la schiena dritta per dettare alle compagnie comportamenti volti alla trasparenza, e alla chiarezza dei contratti assicurativi”.

Intermedia Channel

Battuta d’arresto al Disegno Di Legge Concorrenza dalla II Commissione Permanente Giustizia

foto a roma Ieri è stata una brutta giornata per la Senatrice Vicari. La sua proposta di Legge, già bocciata in vista del traguardo con la maglia Art. 8 del Decreto Legge Destinazione Italia nel 2013 rischia di fare la stessa brutta figura.

La Commissione Giustizia tira il freno a mano sull’RCA – DDL Concorrenza e fornisce un importante assist agli automobilisti e carrozzieri. Una battuta d’arresto politica per il governo e lobby assicurativa che avrà sicuramente ulteriori sviluppi.

La commissione, nel merito del disegno di legge, evidenzia sostanzialmente 5 punti critici a riguardo del risarcimento in forma specifica, sulla restrizione della cessione del credito, sull’impiego e modalità per le testimonianze dell’avvenuto sinistro, sul risarcimento del danno fisico alla persona, sulla scatola nera e infine sulle frodi.

Vediamo, con l’aiuto di Confartigianato Verona, punto per punto i passaggi più importanti, contenuti nel documento ufficiale allegato in forma integrale a fine articolo:

Primo punto, Cessione di credito e risarcimento in forma specifica

Con riferimento alla disposizione di cui alla lettera d), si rileva una grave limitazione delle facoltà contrattuali degli assicurati espressamente riconosciute dal codice civile, e si attribuisce, invece, maggiore forza contrattuale all’assicuratore. La disposizione non risulta, inoltre, sorretta da adeguata giustificazione sotto il profilo dell’efficacia del contenimento del fenomeno delle frodi assicurative, la cui origine non risiede nell’istituto della cessione del credito in sé considerato. A fronte della prevedibile inefficacia rispetto allo scopo perseguito, si determina invece sotto il profilo del bilanciamento degli interessi, una compressione sproporzionata e discriminatoria delle facoltà contrattuali di una specifica categoria di creditori. La disposizione, pertanto, dovrebbe essere soppressa.

Secondo punto, le prove testimoniali

Il nuovo comma 3-bis in esame pone delicate questioni di bilanciamento degli interessi, poiché introduce una deroga alle vigenti norme in materia di acquisizione delle prove testimoniali, giustificata dalla condivisibile ratio di contenimento del fenomeno delle frodi. Qualora si ritenesse di fondamentale importanza per la finalità anti-frode della norma porre una anticipazione del termine di identificazione dei testimoni, questo termine non potrebbe essere quello previsto dalla disposizione in esame, ma potrebbe essere quello della richiesta di risarcimento presentata all’impresa di assicurazione oppure quello relativo all’invito alla stipula della negoziazione assistita. Si potrebbe pertanto riformulare la norma, nel senso di prevedere che l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro, “ovvero” dalla richiesta di risarcimento presentata all’impresa di assicurazione o dall’invito alla stipula della negoziazione assistita e, quindi, in un tempo considerevolmente più ampio rispetto a quello attualmente previsto dalla norma. Peraltro, in tale caso, analogo obbligo dovrebbe essere posto a carico delle compagnie di assicurazione, determinandosi in difetto un ingiustificabile sbilanciamento dei diritti processuali delle parti.

Terzo punto, lesioni fisiche gravi

Considerato che il comma 2 dell’articolo 7 consente comunque l’ultrattività, per i centoventi giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge, delle disposizioni precedentemente vigenti circa l’adozione della tabella sulle macrolesioni, al momento non ancora adottata con l’apposito decreto del Presidente della Repubblica, è da ritenere che la futura Tabella Unica Nazionale sarà predisposta sulla falsariga delle c.d. Tabelle di Milano, ma il valore del punto di invalidità sarà limitato a quello che oggi è definito “danno biologico”, quindi senza l’aumento dovuto a quello che fino ad ora è definito “danno morale” . La materia della quantificazione del danno non patrimoniale è, peraltro, oggetto della proposta di legge C. 1063 Bonafede ( Modifiche al codice civile, alle disposizioni per la sua attuazione e al codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, concernenti la determinazione e il risarcimento del danno non patrimoniale), il cui esame è stato avviato dalla Commissione Giustizia il 12 settembre 2013. All’esito di una indagine conoscitiva effettuata durante la fase istruttoria, è stato costituito un Comitato ristretto, nel cui ambito il relatore ha presentato una proposta di nuovo testo che, tenendo conto delle audizioni svolte, è impostata partendo proprio dalle modifiche al codice civile in materia di risarcimento del danno non patrimoniale. In effetti, considerata la complessità di questo tema, sembrerebbe opportuno esaminarlo specificamente, piuttosto che nell’ambito di un disegno di legge di contenuto ampio. In tale prospettiva si potrebbe procedere allo stralcio dell’articolo 7, per poi abbinarlo alla proposta di legge C. 1063 e, quindi, esaminarlo in maniera più approfondita di quanto è possibile fare finché costituisce un articolo di un ampio disegno di legge che tocca diverse e complesse tematiche. In via alternativa appare opportuno sopprimere l’articolo.

Quarto punto, la scatola nera

L’articolo 8, comma 1, introduce nel decreto legislativo n. 209 del 2005 (Codice delle assicurazioni private) l’articolo 145-bis, il cui comma 1 stabilisce che “quando uno dei veicoli coinvolti in un incidente risulta dotato di un dispositivo elettronico che presenta le caratteristiche tecniche e funzionali stabilite ai sensi dell’articolo 132-ter, comma 1, lettere b) e c), e fatti salvi, in quanto equiparabili, i dispositivi elettronici già in uso alla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, le risultanze del dispositivo formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del predetto dispositivo.

Quinto punto, le frodi

L’articolo 9, nel novellare l’articolo 148, comma 2 bis, del codice delle assicurazioni private, estende i casi nei quali, sussistendo elementi che siano sintomo di frode, si applica una specifica procedura che consente all’impresa di assicurazioni di non presentare offerta di risarcimento. Qualora l’impresa attivi tale procedura, rifiutandosi di formulare l’offerta di risarcimento, l’assicurato può proporre l’azione di risarcimento davanti al giudice solo dopo aver ricevuto le determinazioni conclusive dell’impresa o in mancanza allo spirare del termine di sessanta giorni di sospensione della procedura. Tale ultima disposizione andrebbe soppressa, anche in ragione della prevista abrogazione della disposizione di cui al vigente articolo 148, comma 2 bis, del codice delle assicurazioni, che fa salvi i diritti del danneggiato in merito alla proponibilità dell’azione di risarcimento nei termini previsti dall’articolo 145, nonché il diritto del danneggiato di ottenere l’accesso agli atti nei termini previsti dall’articolo 146, salvo il caso di presentazione di querela o denuncia.

II Commissione Permanente Giustizia 9 luglio 2015

RcAuto, le statistiche Ania parlano di una costante contrazione della frequenza dei sinistri.

Immagine     MILANO – L’Ania ha fornito i dati riferiti agli indicatori tecnici nel Ramo RcAuto 2014. Ventotto le Compagnie interessate alla rilevazione (86% del totale raccolta premi), 33 milioni gli assicurati e 1,8 milioni i sinistri. Secondo l’Associazione delle Imprese, la frequenza dei sinistri accaduti (escludendo quelli che vengono denunciati tardivamente) sul totale dei veicoli mostra nel 2014 (e per il quinto anno consecutivo, ndr) una contrazione, con un dato pari a 5,48% (contro il 5,62% del 2013). Il costo medio dei sinistri verificati e liquidati nel 2014 (cosiddetti “sinistri gestiti di generazione corrente”) – rileva l’Ania – è stato pari a € 1.719, sostanzialmente stabile rispetto al 2013 e al 2012. L’andamento tecnico del Ramo RcAuto, pertanto, si conferma positivo.

“Gli Agenti devono attrezzarsi per mantenere un’alta fidelizzazione della clientela – ha sottolineato Claudio Demozzi, Presidente Nazionale SNA – indipendentemente dalla politica commerciale della singola Compagnia rappresentata. E questo per poter rimanere centrali nella distribuzione assicurativa”.
Luigi Giorgetti 

http://www.snachannel.it/

Riduzione dei sinistri in taxi: Fondazione Ania introduce Roadscan

Come migliorare la sicurezza stradale e ridurre il prezzo delle assicurazioni taxi? Fondazione Ania ha presentato un nuovo progetto che prevede l’installazione a bordo dei taxi di Roadscan, una telecamera dotata di accelerometro e localizzatore Gps in grado i monitorare quanto accade durante la guida. La riduzione dei sinistri è il primo obiettivo della fondazione, e la sperimentazione dei dispositivi, iniziata nel 2014 ha già dato i suoi frutti.

Assicurazioni taxi. Introdotte telecamere a bordo per monitorare la guida

Dal 2014 200 vetture appartenenti alla Cooperativa Taxi di Milano sono state coinvolte in un progetto di Fondazione Ania, mirato a ridurre i sinistri stradali e ad abbassare il costo delle assicurazioni taxi. L’iniziativa pilota, che ha già riscosso un discreto successo, prevede l’installazione di dispositivi intelligenti a bordo dei veicoli, capaci di registrare informazioni molto importanti pur nel rispetto dellaprivacy.

Le telecamere utilizzate per il progetto si chiamano Roadscan e permettono di monitorare la guida e di registrare cosa accade durante i tragitti percorsi dai taxi. Le Roadscan sono dotate di accelerometroe Gps e diventano veri e propri testimoni delle modalità di accadimento dei sinistri. Il progetto diFondazione Ania rientra nella vasta gamma di iniziative portate avanti dalle assicurazioni per migliorare la sicurezza stradale e ridurre i sinistri in Italia.

Come anche il progetto Roadscan dimostra, l’utilizzo di dispositivi come le scatole nere, permette dirisparmiare sull’Rc auto. Inoltre, in base alle norme introdotte dal Ddl Concorrenza, le assicurazionisaranno obbligate a praticare sconti consistenti nei confronti degli automobilisti che acconsentiranno all’installazione di tecnologie per il controllo del comportamento alla guida.

Come la pensa Focarelli, direttore generale ANIA

Focarelli direttore ANIA Riportiamo alcune dichiarazioni che il direttore generale dell’ANIA ha fatto al Sole 24 ore in merito ai provvedimenti previsti dal concorrenza, dei quali sembra molto soddisfatto (a differenza dei carrozzieri)

Riportiamo alcune delle dichiarazioni del direttore generale dell’ANIA Dario Focarelli a Il Sole 24 ore.
Secondo il segretario, le scelte del Ddl Concorrenza “rappresentano un primo passo nella giusta direzione: sono misure che incrementano ulteriormente la trasparenza e, per questa via, la concorrenza fra le imprese. Inoltre, introducono meccanismi per ridurre il fenomeno delle frodi alle assicurazioni. Si tratta di interventi significativi che, qualora approvati, potrebbero avere effetti positivi sul mercato della Rc auto”.

«Obiettivo del mercato assicurativo – dice Focarelli al Sole 24 Ore – è avere un sistema efficiente che offra agli assicurati prezzi sempre più contenuti. Negli ultimi due anni le tariffe Rc auto italiane sono diminuite del 10% per l’effetto della crisi (che ha ridotto l’uso dei veicoli e, di conseguenza, il numero di incidenti stradali) e per la drastica riduzione delle richieste di risarcimento seguita all’entrata in vigore della norma che ha reso più rigorosi gli accertamenti clinici in caso di danni lievi alla persona”

In merito agli sconti previsti dal ddl per chi accetterà di installare la scatola nera e riparare l’auto presso carrozzerie convenzionate, Focarelli commenta: “Il Ddl prevede l’applicazione di sconti per gli assicurati che accettano l’ispezione preventiva del proprio veicolo, per chi istalla la scatola nera o apparecchi per prevenire la guida sotto effetto di alcol, per chi fa riparare il veicolo presso carrozzerie convenzionate con le imprese e per chi rinuncia parzialmente alla cessione del credito. Le imprese hanno la facoltà di proporre queste clausole. Se decidono di farlo, sono tenute a comunicare l’offerta e lo sconto obbligatorio associato ad ognuna di esse. È un sistema estremamente equilibrato perché lascia agli assicurati la libertà di valutare le singole proposte e di scegliere l’offerta più conveniente”.

Per quanto riguarda i risarcimenti, «l’adozione di tabelle per la valutazione del danno non patrimoniale in caso di danni gravi alla persona è prevista dal Testo unico delle assicurazioni dal 2005. Se venissero approvate sarebbero garantite uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale e certezze per i danneggiati. Noi chiediamo che venga approvato un sistema di risarcimento maggiormente in linea con quelli adottati negli altri Paesi europei, così da poter adeguare i prezzi italiani al resto d’Europa»

Giudizio positivo anche sulla scatola nera: “è una disposizione sicuramente positiva. Le imprese da oltre dieci anni utilizzano questa tecnologia per fornire sia servizi Rc auto, quali la ricostruzione del crash a fini antifrode e la personalizzazione delle tariffe, sia altri servizi assicurativi come l’assistenza stradale, il ritrovamento dei veicoli in caso di furto, l’infomobilità e il driver coaching (istruttore virtuale di guida)»

Carrozzeria.it

L’ANIA (non) ha sempre ragione

Un intervento di dottrina legale critica il parere CONSAP sull’interpretazione dell’art 156/2 del Codice delle Assicurazioni

Dall’Archivio Giuridico della Circolazione e dei Sinistri Stradali un intervento di dottrina legale critica il parere CONSAP sull’interpretazione dell’art 156/2 del Codice delle Assicurazioni, relativo all’accertamento e stima dei danni, che risulta appiattito sulle richieste di ANIA che richiedeva il parere stesso. Le argomentazioni giuridiche proposte coincidono con gli analoghi riferimenti indicati da AICIS nella richiesta di rettifica a CONSAP. Ora l’intervento viene inviato a Consap ed ANIA e viene diffuso al mercato assicurativo. Se l’articolo di ogni legge, in Italia, è soggetto a varie interpretazioni, come espresso nella comunicazione a CONSAP, risulta quantomeno singolare che “l’Ente Esponenziale” esprima giudizi che possano pregiudicare il loro operare, mentre tace sugli interventi che le compagnie assicutrative attuano per condizionare l’operato del Perito che vuole applicare la tecnica con scienza e coscienza, secondo i principi di conformità alle regole del costruttore e nel rispetto del codice etico professionale.

Leggi l’intervento: Fonte: Esercizio diretto dell’attività peritale da parte di imprese assicurative: riflessioni a margine dell’art. 156 comma 2, Cod. Ass.Archivio giuridico della circolazione e dei sinistri stradali – Anno 2014 – Ed. La Tribuna

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Arriva il “negoziatore”

928e7572-3fb1-4cd3-ab73-ea9a4bf4e489_290_120 La figura del negoziatore, intodotto dal decreto 132, si interporrà tra la compagnia assicuratrice e l’automobilista nel caso in cui sorgano controversie

Una delle novità in campo Rca, presente nel decreto 132 convertito con Legge n. 162/2014 del 10 novembre, è quella del “negoziatore”.

La figura del negoziatore si interporrà tra la compagnia assicuratrice e l’automobilista nel caso in cui sorgano delle controversie sull’indennizzo dopo che si è verificato un sinistro. Si tratta di un avvocato super partes che si occupa di studiare la pratica facilitando l’iter del sinistro e assicurando maggiore velocità nei pagamenti.
La negoziazione assistita viene descritta nel Decreto Legge n. 132/2014 come quella procedura mediante la quale assicurazione e assicurato converranno di operare per risolvere in via amichevole la controversia relativa ad un sinistro in ordine al risarcimento Rc auto, tramite l’assistenza di avvocati.
La negoziazione assistita sarà gestita da un avvocato che cercherà una soluzione che possa accontentare entrambe le parti. La negoziazione assistita sarà obbligatoria per l’assicurato: chi non si presenta alla negoziazione, o dichiara espressamente di non volerla effettuare, potrebbe avere pesanti risvolti a suo sfavore nel giudizio civile per il risarcimento del danno. Esiste già tra l’altro un tipo di negoziazione facoltativa, da effettuare tramite l’Ivass: il rischio è di avere troppe norme per lo stesso problema.

I carrozzieri di CNA, Confartigianato e Casartigiani a Roma per presentare la loro proposta di legge

I carrozzieri di CNA, Confartigianato e Casartigiani a Roma per presentare la loro proposta di legge

02/10/2014 | I Carrozzieri di Cna, Confartigianato e Casartigiani hanno presentato a Roma una proposta di legge per modificare le norme in materia di Rc auto. Ecco i punti principali

Carrozzieri da tutta Italia si sono ritrovati a Roma  per presentare la proposta di legge unitaria per la modifica delle norme in materia di Rc Auto.

Negli ultimi 10 anni, tra marzo 2004 e marzo 2014, in Italia, i prezzi delle assicurazioni sui mezzi di trasporto sono aumentati del 27,9%, più del doppio rispetto al 13,6% di aumento medio registrato in Europa. Per i tedeschi i rincari si sono fermati all’8% e addirittura i francesi hanno speso soltanto il 6,6% in più. A denunciare la corsa delle tariffe Rc auto sono i Carrozzieri di Cna, Confartigianato e Casartigiani che a nome delle 18.672 imprese artigiane di carrozzeria attive in Italia, hanno presentato a Roma una proposta di legge per modificare lenorme in materia di Rc auto contenute nel Codice delle assicurazioni private.

“In questi anni – hanno sottolineato i Presidenti delle tre Associazioni, Franco Mingozzi (Cna Autoriparazione), Silvano Fogarollo (Carrozzieri Confartigianato), Mario Coltelli (Casartigiani Autoriparazione) – si sono susseguiti tentativi di introdurre norme in materia di Rc auto che avrebbero leso i diritti dei consumatori e alterato le regole della libera concorrenza nel settore dell’autoriparazione. E’ ora di cambiare per ristabilire, una volta per tutte, corretti rapporti tra cittadini, assicurazioni, imprese di riparazione. Chiediamo regole chiare per raggiungere una serie di obiettivi: abbassare le tariffe Rc auto, garantire ai consumatori il diritto di scegliere il carrozziere di fiduciaper la riparazione dei danni, assicurare libertà di concorrenza nel mercato della riparazione, tutelare la qualità delle riparazioni e la sicurezza della circolazione stradale”.

Nel dettaglio, la proposta di legge di cui i Carrozzieri sollecitano la presentazione in Parlamento è composta da5 articoli che puntano a riequilibrare il rapporto tra consumatori, assicurazioni, carrozzieri. Un rapporto oggi fortemente sbilanciato a vantaggio delle Compagnie di assicurazione.

Le Associazioni dei Carrozzieri chiedono quindi che, in caso di incidente, l’assicurato sia libero di scegliere la carrozzeria cui affidare la riparazione che deve essere eseguita nel rispetto della conformità con gli standard dei costruttori. Se l’incidente ha compromesso la sicurezza del veicolo, i carrozzieri chiedono che sia prevista la revisione dell’auto riparata.

Altro punto della proposta di legge riguarda l’obbligo della fatturazione di tutti gli interventi riparativi. La fattura deve essere analitica e deve specificare tempi e modalità di riparazione e ricambi utilizzati, anche al fine di poter ‘tracciare’ l’intervento per combattere le frodi assicurative.

Inoltre, nella proposta di legge si prevede l’utilizzo pieno della cessione del credito, inteso quale diritto e opportunità previsti dalle leggi vigenti. Con la cessione del credito si permette, inoltre, all’automobilista di ricevere la riparazione in forma specifica, recandosi presso la carrozzeria che ha scelto liberamente, senza esborso anticipato di danaro.

Per difendere la concorrenza nel mercato dell’autoriparazione, le norme sollecitate dalle Associazioni dei Carrozzieri prevedono che non sia concesso alcun vantaggio alle carrozzerie convenzionate con le assicurazioni né prevista alcuna penalizzazione per i carrozzieri indipendenti.

E, ancora, gli automobilisti dovranno ricevere il risarcimento integrale dei danni subiti, compresi i servizi aggiuntivi e complementari della riparazione quali, ad esempio, il soccorso stradale e l’auto di cortesia durante il periodo della riparazione.

La proposta di legge prevede altresì l’abrogazione della disciplina del risarcimento diretto e del suo Regolamento, in coerenza con la sentenza della Corte costituzionale n° 180/2009 che ne ha decretato la facoltatività e anche in considerazione del suo fallimento in termini di riduzione dei premi assicurativi. Infine, le Associazioni dei Carrozzieri chiedono che sia garantita la terzietà e indipendenza del perito assicurativo.

Incidenti stradali in calo: quale conseguenza per le Rc auto?

L’ANIA, Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici, ha diffuso un report tramite il quale viene fotografata la situazione degli incidenti stradali in Italia e del loro costo medio di risarcimento: in questo modo si mira a stabilire quanto i sinistri stradali vadano effettivamente a ripercuotersi sulla determinazione dell’assicurazione auto.

Two Vehicle accident at a busy intersection

Secondo l’analisi in questione, nel corso del 2013 sono accaduti 2.139.311 incidenti con una diminuzione del 7.1% rispetto all’anno precedente nell’ambito del quale si sono verificati 2.302.570 sinistri. Il costo medio dei sinistri, risultato del rapporto tra il costo totale degli incidenti e il numero degli eventi avvenuti, parla di una cifra che per il 2013 è stata di 4.597 euro: +2.3% rispetto ai 4.495 euro del 2012. Ad influenzare questo dato sono stati i danni alle persone che sono aumentati dai 14.804 euro del 2012 ai 15.766 euro del 2013 (+6.5%), mentre i danni alle cose sono rimasti piuttosto stabili (1.899 nel 2012, 1.908 nel 2013). Anche il numero generale di sinistri ha segnato un decremento attestandosi su quota 19.3%, quando invece i sinistri di lieve entità nel 2012 erano stimati nella misura del 20.1%.

Questa situazione generale ha perciò contribuito a ridurre il costo finale della RCauto nella misura media del 4.7%. Tuttavia rimane ancora immutata (e irrisolta) quella situazione per la quale una Rc auto stipulata in determinate città viene a costare talvolta anche il doppio o il triplo di altri comuni. E’ questo quanto accade a Napoli, città con l’assicurazione auto più cara d’Italia probabilmente dovuta al fatto che qui, la frequenza dei sinistri è del 60% più elevata della media nazionale. Se la cavano meglio le città del Nord Est dove la frequenza incidenti è ridotta al minimo, con particolare riferimento alla città di Rovigo che ad oggi è quella meno incidentata d’Italia (3.66%) e che viene seguita da alcune province del Veneto, del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia.

Al di là di questa analisi resta il fatto che stipulare un’assicurazione autooggi, rispetto a ieri, può persino divenire motivo di risparmio. Probabilmente motivate da una crisi economica che sta riducendo di molto le possibilità di spesa delle famiglia nonché limitando al massimo le opportunità di acquistare un’auto, le imprese assicuratrici stanno via via proponendo pacchetti mirati e promozioni varie mirate a ridurre il peso di una polizza.

Purtroppo la situazione generale continua a rimanere critica, tant’è che le stesse compagnie di assicurazione si vedono costrette a reinventarsi in una chiave più economica e rispondente alle necessità imperanti.

B&T News

Incidenti col trucco, c’è il giro di vite

L’Ania: in Umbria un sinistro su dieci è “fasullo”, via alle verifiche

 PERUGIA – Incidenti sospetti? Le compagnie assicurative vogliono vederci chiaro e incrementano le attività di controllo.

È la risposta allo spinoso fenomeno delle truffe assicurative rc auto, spesso semplici raggiri realizzati nei confronti delle imprese di assicurazioni – sia durante l’iter contrattuale sia nella fase di gestione del sinistro – che generano danni economici alle imprese stesse. A livello nazionale – l’ultimo dato disponibile risale al 2012 – il 14,1% dei sinistri denunciati è esposto a rischio frode. In Umbria tale percentuale scende al 10%, la più bassa tra le regioni del Centro, dove l’incidenza media è del 13,1%, con le Marche che raggiungono la quota più elevata (16,8%) seguite da Lazio (13,4%) e Toscana (11,4%).

Ma l’Umbria è la regione del Centro Nord in cui si è dato maggior seguito ad ulteriori accertamenti in casi sospetti, proprio per contrastare i comportamenti fraudolenti nel ramo rc auto. Dai dati raccolti dall’Ania (Associazione nazionale delle imprese assicuratrici) pubblicati in questi giorni, infatti, risulta che nella nostra regione il 36% di tutti questi sinistri a rischio frode sono stati soggetti ad approfondimento, contro una media che si ferma al 23,6% nell’Italia settentrionale e al 30,6% in quella centrale. Il dato medio nazionale sale, invece, sale a quota 32,6%, in quanto risente dell’alta incidenza dei sinistri a rischio frode dell’Italia Meridionale, dove quasi un quarto dei sinistri denunciati è risultato sospetto contro il 10,8% dell’Italia settentrionale, l’area del Paese in cui si registrano in percentuale meno incidenti a rischio frode.

Eppure circa la metà dei sinistri denunciati si sono verificati proprio al Nord, il 22,5% nel Centro, il 19% nel Sud del Paese, e solo poco più del 9% in Sicilia e Sardegna. A livello regionale, l’incidenza più bassa di casi sospetti (9,2%) si rileva in Liguria, quella più alta in Campania, dove si supera il 29%.

Se si osserva, poi, la tipologia dei sinistri a rischio frode, vediamo che in Umbria le pratiche sospette con le lesioni personali presentano un’incidenza del 23,2%, oltre il doppio rispetto a quelle con danni materiali, che si fermano al 10%. La tendenza della nostra regione è in linea con quanto avviene sia livello nazionale (13,9% contro 28%) sia nelle diverse aree del Paese, in quanto i casi con lesioni personali sono sempre circa il doppio di quelli con i danni alle cose. Resta il fatto – e questo è un dato positivo – che l’incidenza degli incidenti con danni fisici – pur rimanendo tra le più elevate in Europa, nel nostro Paese è in calo, anche se in alcune province raggiungono valori record fino al 35% rispetto alla media nazionale, che è del 19,2%. Anche l’Umbria supera tale media, con una percentuale che raggiunge il 21% in provincia di Terni per scendere al 19,5% in quella di Perugia, ma in entrambe le province si assiste ad un calo a 2 cifre, nell’ordine del’11,5% e del 12% tra il 2011 e il 2012.

Ora i risultati dell’attività di sorveglianza raccolti dall’Ania. Vediamo che nonostante la percentuale dei controlli “accessori” sia così alta, a seguito di questa attività nella nostra regione ben il 30,2% dei sinistri oggetto di approfondimento è stato chiuso senza un seguito, mentre per l’1,5% è stata presentata una denuncia-querela. È andata decisamente peggio, ad esempio, in Toscana, dove i sinistri per i quali sono state presentate denunce o querele hanno raggiunto il 4,6% (la media del Centro è del 2,6%) o in Piemonte con il 4,2% (la media del Nord è del 2,5%). Il record va però ancora una volta va al Meridione, con una percentuale di sinistri “fasulli” per i quali sono state presentate denunce o querele che sale al 5,1%, per raggiungere il livello massimo in Campania, che detiene il record con il 5,4% di casi denunciati. E questo è solo quello che viene alla luce, perchè stando ai risultati di una ricerca effettuata da Boston Consulting Group, in Italia risulta una percentuale di frodi non rilevata che è circa i doppio di quella degli altri Paesi europei che si aggiunge alla percentuale di sinistri che vengono ufficialmente accertati.

Dal canto suo, l’Ania, che si è riunita lo scorso 2 luglio a Roma per l’assemblea annuale, dopo aver respinto come «infondate» le accuse dell’Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), relative ai costi assicurativi, che risulterebbero tra i più alti in Europa, ha chiesto un intervento su più fronti, per contrastare il fenomeno, a partire da un maggiore impulso all’attività di sorveglianza dell’Istituto stesso, che dovrebbe vedere potenziato il ruolo investigativo, fino al fatto di dotare tutti i veicoli di scatola nera, cosa che già oggi permette di usufruire di sconti sulla polizza e che sarebbe un metodo efficace al fine di evitare dubbi relativi al sinistro, la possibilità di false dichiarazioni e quindi di frodi sul rimborso. Da rivedere anche i tempi entro i quali va presentata la richiesta di risarcimento: oggi il termine è di due anni, e i dati mostrano palesemente la coincidenza tra un numero notevole di posticipi ingiustificati dell’avanzamento della richieste.

DI LARA PARTENZI

SICUREZZA STRADALE, PARTE IL PROGETTO FEDERTRASPORTI – FONDAZIONE ANIA CON TELECAMERE SUI MEZZI PESANTI

Autotrasporto Imc Tecnologia e sicurezza stradale. Un binomio che si fa sempre più stretto e che si conferma nella nuova iniziativa di Fondazione ANIA e del Gruppo Federtrasporti, attraverso la società Federservice (che all’interno del gruppo si occupa di servizi assicurativi, formativi, editoriali). Per contrastare incidenti e truffe assicurative – si legge in una nota – è partito un progetto pilota che prevede l’installazione su 2.000 veicoli – circa cioè il 40% del proprio parco veicolare di camion e furgoni – di una piccola telecamera (chiamataRoadscan) dotata di accelerometro e localizzatore Gps, che diventa a tutti gli effetti un testimone in grado di ricostruire un incidente in maniera oggettiva.

Con questo test, il primo del genere a essere condotto in Europa nel mondo del trasporto pesante, il Gruppo Federtrasporti reputa di ottenere “un prezioso aiuto in quel pluriennale percorso verso la riduzione degli incidenti che, a partire dal 2002, quando la frequenza sinistri dei suoi veicoli si attestava intorno al 72,8%, è arrivata nel 2013 al 33,4%“.

Un esperimento simile è stato già condotto dalla Fondazione ANIA sui bus che svolgono servizio urbano in alcune città d’Italia. L’idea del progetto sviluppato con Federtrasporti, è quella di monitorare ciò che accade anche in ambito extra urbano.

«Nel periodo in cui abbiamo monitorato i bus – spiega Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA – abbiamo rilevato delle caratteristiche ricorrenti nei sinistri che riguardano i mezzi di trasporto pubblico urbano. In molti casi, ad esempio, abbiamo rilevato che gli incidenti sono dovuti a momenti di distrazione degli autisti. Con questo esperimento, vogliamo capire quali sono le cause più ricorrenti che provocano gli incidenti stradali in cui sono coinvolti i mezzi di trasporto pesante. I roadscan, inoltre, consentono di ricostruire le dinamiche dei sinistri, attribuendo le giuste responsabilità. I dati che si ricavano da queste osservazioni, costituiscono un’ottima base per la formazione degli autisti».

Va sottolineato – prosegue la nota – che le telecamere agiscono nel totale rispetto della privacy e, oltre a garantire la ricostruzione in maniera oggettiva di un sinistro e a porre un argine alle truffe assicurative, hanno anche un’altra funzionalità. La loro collocazione in cabina “incoraggia la concentrazione dell’autista e produce un effetto deterrente rispetto a comportamenti di guida errati“. Effetto che pare confermarsi anche sul campo, visto che «nessuno dei veicoli su cui sono state installate alcuni mesi fa le prime telecamere – riscontra Valerio Baldi, Responsabile dell’Ufficio Assicurativo di Federservice – ha denunciato sinistri».

COME FUNZIONA LA ROADSCAN
Il modello di telecamera scelto da Federservice per la sperimentazione si chiama Roadscan PRO. Viene applicata sul parabrezza del veicolo e collegata al vano motore tramite una semplice installazione. A quel punto è in grado di memorizzare immagini e dati di guida verificatisi prima e dopo l’incidente, ricostruendone così l’intera dinamica. Per la precisione la telecamera registra la traccia video, un accelerometro rileva gli scostamenti di velocità lungo i tre assi (quindi anche sobbalzi o scostamenti laterali), mentre un GPS localizza posizione del veicolo, data e ora.

La registrazione avviene automaticamente quando il sistema rileva una variazione di accelerazione superiore a uno dei valori di soglia impostati e tiene in memoria il periodo precedente e quello successivo a tale variazione, così che se effettivamente questa coincide con un sinistro potrà essere utilizzata. Roadscan PRO conserva in una memoria interna oltre 60 eventi con sovrascrittura dei più remoti, ma protezione di quelli di più grave entità. Il trasferimento delle informazioni dal sistema al PC avviene tramite una semplice scheda SD, identica a quella in uso sulla fotocamere, ma può essere effettuato anche tramite wi-fi.

Intermedia Channel

Riforma Rc auto: protesta carrozzieri a Roma il 15 gennaio

Per protestare contro la riforma assicurativa, Federcarrozzieri si mobilita. E svela a SicurAUTO.it una ricetta vincente per la Rca

 
carrozziere

Chi ha seguito SicurAUTO.it negli scorsi mesi, lo sa bene: il settore Rca sta per essere rivoluzionato. E contro la riforma voluta dal Governo Letta, attraverso il decreto Destinazione Italia, uno dei più tenaci oppositori (così come lo fu, con successo, contro l’Esecutivo Monti), è Davide Galli, presidente di Federcarrozzieri. Che giudica “terribilmente negativa per automobilisti e riparatori la riforma Rc auto voluta dal Governo Letta. Dietro la pressione dell’Ania (la Confindustria delle Assicurazioni), il ministero dello Sviluppo economico vuole a tutti i costi che questo decreto diventi realtà, e venga poi approvato dal Parlamento“. Stando a Galli, “il decreto mette l’automobilista, vittima di un incidente stradale, nelle mani dell’Assicurazione. Che stabilisce come quando quanto dove e perché risarcire il proprio cliente“.

DUE STRADE, UN OBIETTIVO – Il primo punto che Galli contesta è la Rca che prevede il risarcimento in forma specifica. L’Assicurazione che intende avvalersi del risarcimento in forma specifica comunica entro il 20 dicembre di ogni anno all’Ivass (l’Istituto di vigilanza sulle Assicurazioni) l’entità della riduzione del premio prevista, in misura non inferiore all’8% della tariffa applicata da quella impresa su base nazionale. Con decreto del ministro dello Sviluppo economico, da adottare entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della futura legge, sentito l’Ivass, sono individuate le aree territoriali nelle quali sono applicate riduzioni del premio non inferiori al 12%. Con quale criterio? Peseranno il numero dei sinistri denunciati, l’entità dei rimborsi, il numero dei casi fraudolenti riscontrati dall’autorità giudiziaria. I dati sono desumibili anche dalla Banca dati sinistri, gestita dall’Ivass. In attesa che arrivi il decreto, si applicano le riduzioni dell’8%. Il danneggiato può comunque rifiutare il risarcimento in forma specifica, individuando un carrozziere diverso da quello indicato dalla Compagnia. La somma corrisposta a titolo di risarcimento non può superare il costo che l’impresa di assicurazione avrebbe sostenuto provvedendo alla riparazione delle cose danneggiate mediante impresa convenzionata, ed è versata direttamente all’impresa che ha svolto l’attività di autoriparazione, ovvero previa presentazione di fattura. Insomma, se la riparazione dal tuo carrozziere ti costa di più (ricordiamo che la manodopora, molto bassa, verrà imposta dalle Compagnie ai carrozzieri fiduciari), la differenza ce la metti tu, di tasca tua. Quindi, non un risarcimento in forma specifica obbligatorio, ma poco ci manca. “Con la conseguenza – denuncia Galli – che la vittima viene dirottata verso il carrozziere convenzionato con la Compagnia. Un riparatore costretto a lavorare con manodopera e ricambi imposti dall’Assicurazione, a discapito di qualità e sicurezza. Il secondo ‘trucchetto’ è l’abolizione della cessione del credito: l’automobilista non potrà più delegare il carrozziere a fare una battaglia legale con l’Assicurazione. Questa se la vedrà direttamente con la vittima. Che in materia di Rca e risarcimenti sa poco o nulla“. Contro un “decreto che taglia fuori i carrozzieri indipendenti, e che offende le vittime della strada“, Federcarrozzieri lancia una mobilitazione generale, sabato 11 gennaio alle ore 10, allo Zan Hotel di Bologna. Per presentare proposte di modifica al decreto di riforma Rca; e per organizzare immediate e lecite iniziative di lotta e di contrasto.

QUALI SOLUZIONI, ALLORA? – Ma SicurAUTO.it ha voluto vederci chiaro, perché spesso è facile criticare e distruggere, senza essere propositivi: abbiamo allora chiesto a Galli qualcosa di più sul settore Rca.

C’è già spazio per un forte calo delle tariffe?
Certo. Mi baso su due dati. Il primo è un dato statistico dell’Istat: nel 2012, si sono registrati in Italia 186.726 incidenti stradali con lesioni a persone. I morti (entro il 30° giorno) sono stati 3.653, i feriti 264.716. Rispetto al 2011, gli incidenti diminuiscono del 9,2%, i feriti del 9,3% e i morti del 5,4%. Tra il 2001 e il 2012 la riduzione delle vittime della strada è stata pari al 48,5%, con una variazione del numero dei morti da 7.096 a 3.653. Il secondo aspetto è che il parco circolante sta drammaticamente invecchiando: questo offre alla Compagnia la possibilità di risarcire poco. In funzione del valore della macchina: se questa costa meno, anche il rimborso è inferiore. Quelle poche vetture nuove sono tecnologicamente molto sicure, così anche i feriti sono diminuiti. Tutto questo è già più che sufficiente per far calare notevolmente il costo di una polizza. Eppure il premier Letta ha dato l’ok al decreto Destinazione Italia. Perché? Per fare un favore all’Ania, visto che la riforma Rca rispecchia le posizioni della Confindustria delle Assicurazioni“.

Ok, ma avete anche una vostra ricetta per migliorare il settore Rca, e per favorire la competitività e la trasparenza nell’àmbito riparazione auto?
Sì. Serve trasparenza con il consumatore, con l’assicuratore. L’idea è semplice: in caso di riparazione, si deve creare una cartella di rete o icloud dove inserire tutta la documentazione fruibile da tutti gli attori. Foto del danno e delle fasi della riparazione certificate e non alterabili, bolla di acquisto dei ricambi, cessione di credito, foglio firmato di noleggio, fattura analitica della riparazione, misurazione assetto pre e post, misurazione telaio pre e post, constatazione amichevole, libretto, polizza“.

Perché, a che serve?
A mettere a conoscenza tutti su tutto, senza segreti e senza inganni. La cartella rimane attiva per sempre e funge da carta d’identità della vettura: si evita l’esborso del danno più volte con una sola riparazione. La stessa cartella andrebbe creata dal carrozziere specialista anche nei casi di non riparazione e di riparazione in economia, per due motivi. Uno, per evitare che il danneggiato richieda di nuovo un risarcimento sullo stesso danno non riparato. Due, per rimettere in sicurezza vetture che normalmente non vengono riparate, ma che sono insicure per chi le guida e per chi le incontra in strada, aumentando l’esborso di danni fisici“.

di E.B.

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