Ruolo dei Periti Assicurativi, rinvio della prova di idoneità 2019

Dal sito della Consap:

Si comunica che la prova d’idoneità per l’iscrizione al Ruolo dei Periti Assicurativi si svolgerà presumibilmente nella seconda metà del mese di novembre 2021, presso l’Ergife Palace Hotel di Roma.

Ulteriori comunicazioni al riguardo saranno pubblicate sul sito Consap.

Si invitano pertanto i candidati a monitorare periodicamente questo sito, per informarsi tempestivamente sulla fissazione dell’effettiva data d’esame e sugli specifici adempimenti e comportamenti che potrebbero essere eventualmente richiesti per poter partecipare alla prova.

Incidenti stradali falsi ad Eboli. Indagano la Polizia Municipale e le compagnie assicurative

La Polizia Municipale di Eboli, diretta dal Comandante Sigismondo Lettieri, da ieri mattina sta indagando su alcuni incidenti stradali ritenuti falsi. Si tratta di quei casi in cui non viene chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.

Come si legge su “La Città di Salerno“, in base ad un primo dossier dei caschi bianchi nell’ultimo mese nei 27 incidenti rilevati sono stati elevati 68 verbali per violazioni al Codice della strada. Tra queste la guida senza patente o senza copertura assicurativa.

Però circa la metà degli incidenti sulle strade di Eboli sono stati segnalati dalla Polizia Municipale alle compagnie assicurative come probabili truffe. Ora i periti assicurativi dovranno completare le indagini per chiarire se quanto denunciato alle assicurazioni sia vero o meno.

Sorgente: Incidenti stradali falsi ad Eboli. Indagano la Polizia Municipale e le compagnie assicurative | Ondanews.it

Per vivere bene ci serve una “igiene della decisione”

I pareri degli esperti, l’emotività, il caso, l’umore. Troppi fattori concorrono a farci sbagliare le scelte

Divergenze, anzi, pareri opposti: nelle previsioni meteo, o in quelle pandemiche; nel rimpatrio di un rifugiato (negli Stati Uniti uno degli studi sulle decisioni dei giudici in tema di concessione di asilo si chiama «Refugee Roulette»), ma anche nella concessione di un mutuo; nell’assunzione di uno stagista o di un manager, ma anche nell’interpretazione di una ecografia. Di chi è la colpa, o meglio di che cosa? Il titolo, Rumore (in uscita il 7 settembre per UTET, pagg. 496, euro 24, traduzione di Eleonora Gallitelli) non rende giustizia a questo saggio a sei mani firmato dallo psicologo israeliano Nobel 2002 per l’Economia Daniel Kahneman (quello di Pensieri lenti e veloci, Mondadori), dal giurista di Harvard Cass R. Sunstein (quello di La spinta gentile, Feltrinelli), e dal guru della consulenza strategico-decisionale Olivier Sibony. Non fosse per il sottotitolo, Un difetto del ragionamento umano, si potrebbe pensare a un trattato sull’inquinamento acustico o sui disturbi dell’udito. Eppure la colpa di tutte queste «deficienze» è proprio del «rumore». Quello percepito non dalle orecchie, bensì dal cervello: le situazioni rumorose rendono la nostra vita una sgradita e inaspettata lotteria.

Il rumore non è questione di gusto: se cinque critici letterari ci danno pareri diversi su un romanzo non ne siamo sorpresi, mentre i capi dell’assicurazione di cui sopra scoprirono all’apparenza per la prima volta il sapore amaro di quella che gli autori chiamano l’«illusione dell’accordo». Ovvero una nebbiolina che copre, giorno dopo giorno, le nostre decisioni, inguaiandoci sempre più. Secondo i tre autori, sono soprattutto i gruppi a favorirla e questa nebbiolina crea terreno fertile per le occasioni di rumore: il buono o cattivo umore in primis; la «ricettività alle stronzate» (come ben spiega il volume, «stronzate» è diventato un termine tecnico da quando un filosofo di Princeton, Harry Frankfurt, ci ha intitolato un saggio); l’ordine in cui il caso, i candidati, il reperto vengono presentati; il livello di fatica richiesto; il fatto, ebbene sì, che piova o ci sia il sole. C’è poco da scherzare, come ben sanno gli scommettitori: tutti questi fattori e altri sono rumore che influenza il ragionamento umano e lo influenza in modo diverso ogni volta. Perché in ogni momento siamo diversi, non solo dagli altri, sottolinea a ogni passo il volume, ma anche da noi stessi.

Ci tortura il mal di schiena, non ci teniamo più né in piedi né seduti, una diagnosi diventa urgente e sentiamo tre specialisti sulla base degli stessi esami. Il primo dice che dobbiamo operarci immediatamente. Il secondo crede fermamente nella possibilità di un recupero grazie a un costante esercizio fisioterapico per poi, tra qualche mese, rivalutare la situazione. Il terzo consiglia farmaci per un mese e, se non miglioriamo, l’operazione. Com’è possibile che tre voci «scientifiche» divergano in tal modo, nonostante le premesse oggettive? Il vero problema con il rumore è che è umano. Si mimetizza nella sua stessa spontaneità. Incoerenza, incostanza, supponenza, superficialità, tendenza a generalizzare e altre malformazioni dell’ingranaggio decisionale riconducibili al rumore non sono prevedibili, perché, a differenza del pregiudizio o della malafede, non sono sistematiche, ma generate in modo casuale. Dunque non solo non vi prestiamo attenzione, ma anche quando ce le fanno notare, ce ne dimentichiamo.

Sorgente: Per vivere bene ci serve una “igiene della decisione” – ilGiornale.it

Aziende clonate per rubare il carico

Nel 2020 sono stati rubati 2435 carichi di veicoli industriali. La maggior parte degli eventi avviene tramite asportazione a camion fermo o rapina, ma stanno aumentando i casi di truffe attuate tramite il furto d’identità di un’azienda di autotrasporto. I criminali clonano la documentazione dell’impresa e si presentano a un committente con tariffe molto competitive. Una volta ottenuta la commessa, caricano il camion e spariscono. E spesso l’autotrasportatore clonato deve risarcire il danno. Come avviene questo furto di identità aziendale? Perché il trasportatore, seppure ignaro, è quello che subisce le più pesanti conseguenze? Come tutelarsi da una tale eventualità? Rispondono alle domande in questo videocast di K44 il perito assicurativo Luca Zaratin, l’avvocato Barbara Michini e il responsabile per il mercato Italia di Timocom Tommaso Magistrali.

Sorgente: K44 videocast: aziende clonate per rubare il carico – TrasportoEuropa

INTELLIGENZA NATURALE VS INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L’evoluzione tecnologica può e deve rappresentare un supporto fondamentale alle professioni. Potrà mai sostituire l’essenza, il valore e il ruolo del fattore umano?

INTELLIGENZA NATURALE VS INTELLIGENZA ARTIFICIALE hp_vert_img

In un articolo recentemente apparso su La Repubblica, la prof.sa Rita Cucchiara (*), tra i massimi esperti internazionali in materia, affronta il tema dell’intelligenza artificiale, evidenziando le principali differenze di apprendimento fra uomo e macchina.
È un tema certamente attuale e interessante, a volte proclamato senza piena cognizione di causa. E nell’approcciarsi a questo mondo meraviglioso molte sono le curiosità, le aspettative e i dubbi in merito. Soprattutto, ci si chiede se in un futuro non troppo lontano l’intelligenza artificiale intesa nella sua accezione più ampia potrà diventare indipendente da quella umana, o addirittura, a un certo punto dell’evoluzione, ne potrà fare a meno. Così come ci si chiede quanto sia effettivamente determinante la presenza e l’evoluzione della mente umana nella creazione e nello sviluppo di quella artificiale.
Lo sviluppo tecnologico ha da sempre accompagnato quello dell’uomo, non solo mutandone i comportamenti, i bisogni primari e forse persino le emozioni, ma permeandone fortemente anche la sfera professionale.
Le scoperte e il progresso tecnologico hanno radicalmente e definitivamente mutato il mondo del lavoro. Dopo aver rivoluzionato l’idea stessa di industria, gli strumenti offerti dall’innovazione tecnologica ne hanno permeato il tessuto logistico e costruttivo e oggi possiamo dire che l’intera catena produttiva, anche in settori profondamente tradizionali quale quello agricolo, è irreversibilmente condizionata dalla tecnologia.
Allo stesso modo, anche il mondo delle professioni intellettuali è stato supportato e trasformato dalla tecnologia. Con una differenza sostanziale, però: mentre in ambito produttivo il confine tra strumento di lavoro e personale addetto è stato in molti casi ampiamente abbattuto, nelle professioni intellettuali la tecnologia è giunta ad affiancare, quale valido strumento di ottimizzazione ed efficientamento, il lavoro del professionista (sia esso un medico, un ingegnere, un geologo, un agronomo, un perito assicurativo), senza poter mai però sostituire in alcun modo l’opera intellettuale e il valore intrinseco dell’apporto umano nella gestione dei problemi e nell’individuazione e applicazione delle soluzioni.
Ecco dunque l’amletico dubbio: “dietro a una grande macchina c’è sempre un grande uomo?”. O piuttosto potremo un domani trovarci di fronte a un ingegnere robot, un giornalista robot, uno psicologo robot, un perito robot? Probabilmente nessuno ha ancora una risposta, e si osserva il continuo mutare degli eventi con sempre maggiori domande, alla ricerca delle necessarie cognizioni di causa.
LE CAPACITÀ INSOSTITUIBILI DEI PERITI
L’esperienza della professione peritale offre una serie di evidenze che portano a riflettere sull’argomento, nella consapevolezza delle peculiarità che caratterizzano l’operato del perito assicurativo. A chi svolge questa professione appare immediatamente chiaro quanto l’intelligenza naturale sia fondamentale e insostituibile per poter condurre un’istruttoria consapevole ed efficace. Il fattore umano è infatti imprescindibile per il perito sotto molteplici punti di vista: dall’interpretazione di un testo di polizza, all’analisi e valutazione delle possibili soluzioni da intraprendere a seguito di un sinistro per affrontare l’emergenza e disporre il salvataggio di quanto recuperabile, all’impostazione di un piano operativo per le diverse attività. Ma soprattutto il fattore umano è essenziale per una corretta gestione dell’approccio relazionale con i diversi interlocutori (dall’assicurato, agli attori tutti coinvolti nel sinistro, il cui coordinamento è indispensabile per un risultato efficace e di soddisfazione per le parti tutte). È evidente che tali attività non possono (e mai potranno) prescindere dall’uomo né essere delegate a un’intelligenza di tipo artificiale.
Certamente, lo strumento tecnologico può rappresentare un supporto di grande utilità e diviene fondamentale nel momento in cui permette al professionista di ottimizzare il proprio lavoro; ma mai potrà arrivare a sostituire l’uomo per lo svolgimento di mansioni e incombenze che hanno quale parte fondante ed essenziale la componente umana.
Ecco dunque che una coesistenza equilibrata e consapevole fra intelligenza naturale e artificiale (dove la seconda si ponga al servizio della prima, nell’ottica di portarla alla sua massima espressione) può essere la chiave di un sistema armonico all’interno del quale l’innovazione integra e non snatura un nucleo di valori e competenze che sono prima di tutto umani.
Il già citato contributo della professoressa Cucchiara su La Repubblica (per il testo integrale https://www.repubblica.it/venerdi/2021/03/01/news/rita_cucchiara_l_intelligenza_non_e_artificiale-288344729/) conferma con alcuni esempi interessanti e curiosi che il fattore umano ha un quid in più che permette il raggiungimento di risultati più veloci ed efficaci, non ottenibili attraverso la sola intelligenza artificiale, la cui capacità di processare quantità notevoli di dati rappresenta anche un limite, nel momento in cui il processo stesso non viene intermediato dall’intelligenza naturale (che dispone di parametri aggiuntivi ma essenziali, quale è l’intuizione, che la tecnologia non possiede).
Dall’intervista all’esperta:
… “La necessità di pascersi di enormi quantità di dati è uno dei limiti dell’intelligenza artificiale, ed è anche una delle maggiori differenze con l’apprendimento umano. Se mostri un gatto a un bambino, quell’esempio gli basterà per riconoscere ogni altro gatto. Invece, se mostri mille gatti a una rete neurale, probabilmente questo non sarà sufficiente per farle riconoscere un gatto nuovo”.
Dopo questa riflessione, l’autostima del professionista si rafforza e rinvigorisce. Si tratta pur sempre di un vigore cauto, che non può certo colmare l’ampio spazio di incertezza professionale sul futuro (non necessariamente economico, ma anche e soprattutto reputazionale, nella volontà e speranza di poter preservare il valore del professionista in quanto portatore di conoscenza, esperienza e – perché no – anche scienza).
Il dibattito interiore continua, in bilico fra l’attrazione per la tecnologia e le sue infinite potenzialità, e la convinzione che sia fondamentale tutelare un universo professionale antropocentrico, in grado di valorizzare la componente umana beneficiando al contempo con intelligenza degli strumenti che l’innovazione ci offre, anche per poterne sviluppare e creare di migliori.
Il futuro resta incerto ma senz’altro stimolante, in attesa di trovare la risposta alle nostre domande. Nel frattempo, ecco quella della professoressa Cucchiara: Questo grande cervello potrà diventare autocosciente?
“Ne dubito: l’intelligenza artificiale è sviluppata da progettisti umani e per avere l’autocoscienza bisognerebbe che fosse progettata per qualche fine. Il fine di un computer autocosciente lo vedo dubbio, oltre che potenzialmente dannoso”.
(*) Rita Cucchiara: docente di visione artificiale dell’Università di Modena e Reggio Emilia: autrice di oltre 450 lavori scientifici su visione artificiale e machine learning, dirige il laboratorio nazionale di Intelligenza artificiale del Consorzio universitario nazionale per l’informatica.

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FUNERALI DELL’AMICO FABIO TOBIA – GENOVA

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Da: <tex.dom@libero.it>
Date: sab 31 lug 2021 alle ore 17:39
Subject: FUNERALI DELL’AMICO FABIO TOBIA
To: Periti Auto Genova

 

Con una grande tristezza nel cuore vi comunico che è mancato all’affetto di tutti noi l’amico e collega FABIO TOBIA.

Il Santo rosario si terrà domani sera nella Chiesa di S. Marco al Molo in Via Del Molo.

I funerali lunedì alle ore 10,00 sempre nella Chiesa di S. Marco al Molo in Via Del Molo.

Vi sarei grato se fate girare la notizia ai contatti che mi mancano

Domenico Tessadri      

 


 

 

Insurance Trade | Aon-Willis Towers Watson, salta la fusione

Aon-Willis Towers Watson, salta la fusione

Le due società hanno annunciato oggi la rinuncia al progetto di fusione che era stato reso noto lo scorso anno

Aon-Willis Towers Watson, salta la fusione hp_wide_img
Questa fusione non s’ha da fare. Salta definitivamente il progetto di fusione fra Aon e Willis Towers Watson. Le due società hanno annunciato oggi, in una nota congiunta, di aver rinunciato alla business combination da 30 miliardi di dollari che era stata resa nota nel marzo del 2020. Alla base della decisione c’è soprattutto la causa intentata da dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per bloccare un’operazione che, a detta del governo statunitense, avrebbe messo a rischio la concorrenza di mercato. Nella nota le due società hanno comunicato di aver posto contestualmente fine alla disputa legale, che avrebbe dovuto avere inizio a novembre.
Le parole dei protagonisti
La rinuncia è arrivata a poche settimane dall’ok dell’Unione Europea. La commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager aveva in quell’occasione affermato che il pacchetto di cessioni al broker statunitense Arthur J. Gallagher forniva le dovute garanzie affinché compagnie e clienti potessero continuare ad avere “una buona scelta di soluzioni e servizi adeguati nella selezione di un broker adatto alle loro esigenze”. Aon e Willis Towers Watson avevano commentato la decisione in termini positivi, definendo il disco verde dell’Unione Europea “un passo importante”.
Adesso i toni sono totalmente diversi. “La posizione del dipartimento di Giustizia trascura il fatto che le nostre attività complementari operano in aree economiche vaste e competitive: siamo convinti che la fusione avrebbe accelerato la nostra capacità di innovazione per i clienti, ma l’impossibilità di chiudere rapidamente il contenzioso ci ha portati a questo punto”, ha commentato Greg Case, ceo di Aon, recentemente rinnovato nel ruolo fino al 2026 insieme alla cfo Christa Davies. Negli Stati Uniti, proprio per venire incontro alle preoccupazioni degli organi regolamentari, il broker aveva annunciato una serie di cessioni al fondo di private equity Aquiline e alla tech firm Align.
Le conseguenze dello stop
“La resilienza e l’impegno del nostro team sono motivo di orgoglio e fiducia: hanno continuato ad alimentare l’avvincente proposta di Willis Towers Watson per servire meglio i nostri clienti nei settori delle persone, del rischio e del capitale”, ha affermato John Haley, ceo di Willis Towers Watson. “Apprezziamo e rispettiamo profondamente tutti i colleghi di Aon – ha aggiunto – che abbiamo conosciuto in questo processo”.
A seguito della risoluzione dell’accordo, la nota spiega che Aon pagherà a Willis Towers Watson una compensazione di un miliardo di dollari. “Entrambe le società – conclude la nota – forniranno ulteriori aggiornamenti e prospettive finanziari sugli utili per il secondo trimestre del 2021, in data 30 luglio per Aon e 3 agosto per Willis Towers Watson”.

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TRUFFE ALLE ASSICURAZIONI, NO ALL’ARCHIVIAZIONE PER I 100 INDAGATI ANCHE ECCELLENTI

Tribunale Reggio Calabria

Il gup del Tribunale di Reggio Calabria Domenico Armaleo, ha respinto una richiesta di archiviazione, avanzata nei mesi scorsi dalla Procura reggina per 100 persone indagate, residenti a Barcellona e nei paesi dell’hinterland, tra cui vi sono avvocati, medici, imprenditori, semplici automobilisti, periti assicurativi e persino congiunti di soggetti organici alla criminalità mafiosa di Barcellona, accusati di essere coinvolti a vario titolo nell’organizzazione di presunti falsi sinistri ai danni di compagnie assicuratrici. Lo riporta oggi la Gazzetta del Sud in un articolo di Leonardo Orlando. A seguito del rigetto della richiesta di archiviazione, deciso in quanto lo stesso giudice ritiene che i reati non siano ancora prescritti, è stata fissata l’udienza camerale per il 16 giugno nell’Aula bunker del Tribunale di Reggio Calabria.

In quella udienza dovranno comparire le 100 persone che risultano allo stato indagate per reati fine e per ipotesi associative. L’inchiesta, che a seguito del trasferimento del troncone principale alla Procura di Reggio per la presenza tra gli indagati del figlio dell’allora Procuratore generale di Messina Franco Antonio Cassata e di un giudice onorario in servizio al Tribunale di Patti, ha portato solo nel 2018 all’iscrizione della notizia di reato.

Ecco i nomi dei 100 indagati: Antonino Vito Abbate, Maria Concetta Aliberto, Massimo Alosi, Salvatore Alosi, Roberto Giuseppe Archontiidis, Giuseppe Baglioni, Antonino Barca, Giuseppe Bellinvia, Antonino Bilardo, Giuseppe Bucca (classe ’55), Giuseppe Bucca (classe ’72), Sergio Buonamonte, Domenico Cacace, Antonio Calopresti, Antonino Casdia, Nello Cassata, Santina Catalfamo, Antonio Catanese, Angela Maria Coppolino, Giuseppe Coppolino (classe ’61), Giuseppe Coppolino (classe ’65), Marcella Coppolino, Pietro Coppolino, Madalina Maria Costache, Giuseppe Da Campo, Antonio Domenico Salvatore De Matteo, Alfio De Pasquale, Santo Di Bartola, Erika Ferro, Antonino Ficarra, Caterina Foti, Giuseppe Foti, Antonino Gambino, Filippo Antonino Genovese, Domenico Giunta, Antonina Grasso, Gianluca Innocente, Marco Ieraci, Paolo Cosimo Laquidara, Felice Carmelo La Rosa, Carmelo La Spada, Salvatore Li Cavoli, Giuseppe Oberdan Maisano, Jessica Maisano, Antonino Mavilia, Giuseppe Mazzeo, Graziella Mazzeo, Sebastiano Mazzeo, Cosimo Pietro Paolo Messina, Carmelo Miano, Tindaro Milazzo, Giuseppe Milone, Mariano Mirabile, Ettore Mosca, Ernesto Natalino Munafò, Salvatore Musarra, Nicoletta Muscianisi, Antonino Natale, Carmelo Rosario Natale, Antonino Palmeri, Alberto Perrone, Angelo Perrone, Salvatore Silvio Pino, Fortunato Dino Rao, Giovanni Rao, Giuseppe Rao, Francesco Ricciardi, Bernardino Salamone, Carmelo Rosario Santangelo, Giuseppe Antonio Scarpaci, Angela Scolaro (classe ’51), Angela Scolaro (classe ’72), Antonino Scolaro, Giuseppe Scolaro, Melania Scolaro, Santi Scolaro, Carmelo Sottile, Giovanni Sottile, Maria Rosa Sottile, Carmelo Spadaro, Vito Aliquò, Maria Teresa Catanese, Giuseppe Catanese, Rosa Coppolino, Salvatore De Luca, Alfredo De Matteo (classe ’46), Alfredo Matteo (classe ’92), Giuseppa Di Salvo, Santa Fazio, Giuseppa Foti, Lucia Antonietta Laquidara, Rosario Antonio Laureanti, Giovanni Maccari, Cinzia Maiorana, Vincenzo Materia, Ottavio Valentino Miano, Venera Angela Miano, Domenica Rappazzo, Ugo Manca, Giacomo Lo Re.

 

STORIA DI UNA INCHIESTA NATA MALE E (QUASI) FINITA PEGGIO

A dare il via agli accertamenti sul fenomeno dei falsi incidenti, le relazioni di un investigatore privato incaricato dalle principali compagnie assicurative di capire perché Barcellona sembrasse colpita da una sorta di maledizione degli incidenti a ripetizione. Ecco quello che ha scoperto: meno di 35 famiglie hanno incassato in circa 5 anni liquidazioni e premi di polizze assicurative per un numero elevato di incidenti stradali, la maggior parte dei quali sospetti di falso. Poi: una gestione poco chiara da parte di liquidatori, periti ed avvocati che gestiscono il contenzioso generato dai sinistri, tanto da indurre le compagnie ad assumere decisioni drastiche, dal licenziamento di un liquidatore alla sospensione, poi revocata, di un avvocato. E nomi e cognomi eccellenti, da quelli delle principali famiglie coinvolte nei sinistri sospetti, in odore di mafia, a quella degli avvocati e liquidatori allontanati, addirittura figli di alti magistrati. Molti dirigenti delle principali compagnie, in prima fila l’Unipol, hanno spesso denunciato i troppi incidenti falsi. Salvo fermarsi alla costatazione dei dati, rivendicando l’esigenza di salvaguardare il loro personale sul territorio, esposti alle eventuali ritorsioni di chi mette in piedi il giro. A Barcellona è accaduta una cosa ancora più complessa. Qui il costo delle polizze era di quasi il 60% più alto della media nazionale. Il perché è presto detto: nel 2009, dice la banca dati Isvap, la provincia messinese era a terza in Sicilia per numero di sinistri: 33.365, con 135.944 milioni di importo e oltre 168 milioni di euro di premi pagati. Nel distretto sigle importanti, a cominciare dalla Fondiaria Sai, sono letteralmente fuggite, preferendo mantenere, e non sempre, solo qualche subagenzia. E’ stata la Fondiaria per prima ad avviare gli accertamenti, scoprendo cose incredibili.

IL BUSINESS INCIDENTI E LA MAFIA – A Barcellona Pozzo di Gotto, infatti, un solo nucleo familiare è stato capace di denunciare anche 100 incidenti l’anno: mariti che investono le mogli, che poi tamponano cugini che a loro volta entrano in collisione con i nipoti. Tutti si fanno seriamente male, tanto da ricorrere a cure mediche. Per una sola compagnia assicurativa, l’indagine privata ha segnalato circa 15 mila incidenti quanto meno sospetti in 4 anni, dal 2006 al 2009. In un caso una sola persona è riuscito a collezionare 4 incidenti in pochi giorni, con mezzi assicurati a diverse compagnie: a bordo parenti; e quando non lo erano, erano persone protagoniste di ulteriori incidenti, verificatisi negli stessi mesi nella stessa zona. Risalendo lungo gli intrecci dei nomi di feriti e liquidati, l’investigatore ha enucleato circa 35 famiglie barcellonesi. Che si sono “spartite” un volume d’affari di non meno di 140 milioni di euro. E nei cognomi che ritornano ce ne sono di parecchio noti alle Forze dell’Ordine. Ci sono i parenti di Carmelo Mazza, ad esempio, luogotenente del reggente Carmelo D’Amico, ammazzato nell’aprile di due anni fa dopo l’arresto del boss. Ci sono i parenti del boss Carmelo Giambò. Ci sono tutti i familiari di altri cognomi eccellenti della criminalità organizzata, che fanno parte di almeno sei “clan” familiari e che si sono spartiti, semplici calcoli alla mano in base al numero dei sinistri effettuati, circa 600 milioni di euro di premi liquidati. Tra i pluri incidentati ci sono anche i parenti stretti di Maurizio Bonaceto, controverso pentito barcellonese.

IL GIRO DI AVVOCATI E LIQUIDATORI – Avvocati, periti, i liquidatori non si sono accorti di nulla? Anche qui l’indagine privata sembra fornire indicazioni tutte da approfondire. Il dato: a Barcellona lo 0,035% degli assicurati in un solo anno ha generato il 70% di sinistrosità. Nella quasi totalità dei casi si tratta di incidenti che finiscono in contenziosi, civili e penali. Per lo più davanti al giudice di pace. Ad occuparsene sono non più di una ventina di avvocati, compresi quelli ai quali si appoggiano le compagnie. Uno per tutti: Nello Cassata, figlio di Franco Cassata, ex procuratore generale di Messina. L’avvocato Cassata almeno fino al 2008 è stato l’avvocato della Fondiaria Sai, che lo ha sospeso a metà del 2007 sulla scorta dei risultati dell’indagine. Un altro dato: alla Fondiaria nel 2005 erano stati segnalati almeno 326 incidenti sospetti a Barcellona. Nel 2009 erano scesi a poco più di 40. Proprio dallo studio dell’avvocato Cassata, hanno ammesso i dirigenti delle compagnie, ascoltati dalla polizia giudiziaria, partono gli intrecci tra periti, liquidatori avvocati e protagonisti degli incidenti che hanno indotto le compagnie a sospendere lui e licenziare un liquidatore. Nel suo studio, infatti, lavorava un’avvocata sposata col liquidatore di un’altra compagnia, che si “scontrava” davanti al giudice di pace con Cassata quando c’era da definire il contenzioso nato da un sinistro. Quando non si costitutiva come parte e per le assicurazioni, Cassata figurava come avvocato di controparte di un’altra sigla assicurativa. Oppure, lui sempre avvocato di fiducia dell’assicurazione parte, dall’altro lato aveva come avvocato della controparte un altro collega, a sua volta legato al perito di un’altra assicurazione. A rivolgersi alla Procura erano stati gli avvocati Luigi Ragno e Alessandro Talarico, incaricati dalla Fondiaria.

Fonte: https://www.stampalibera.it/2021/06/05/truffe-alle-assicurazioni-no-allarchiviazione-per-i-100-indagati-anche-eccellenti/

Grandinata eccezionale sull’autostrada, vetri delle auto spaccati

Una grandinata eccezionale, con pezzi di ghiaccio di grosse dimensioni, ha causato numerosi danni alle automobili che percorrevano ieri pomeriggio l’autostrada A1 nei pressi di Fidenza, in provincia di Parma. Vetri e carrozzerie spaccate, tamponamenti e molta paura.

Una violentissima grandinata ha colpito ieri pomeriggio la zona di Fidenza, in Emilia-Romagna, ed anche altre aree della provincia di Parma. La grandinata è stata così violenta e con pezzi di ghiaccio così grandi da causare incidenti lungo l’autostrada A1. La grandine, con chicchi di dimensioni enormi, ha sfondato vetri e carrozzeria di decine di automobili. Lo scenario che si presentava pochi minuti dopo la grandinata era davvero impressionante.

VIDEO:

Fonte: https://www.ilmeteo.net/notizie/attualita/grandinata-eccezionale-autostrada-fidenza-grandine-danneggia-auto-video.html

 

Intelligenza Artificiale vs Esperienza Professionale – IL TEST

  ( SEGUITO DELL’ARTICOLO     IA vs EP: Intelligenza Artificiale vs Esperienza Professionale https://peritiauto.wordpress.com/2021/07/08/ia-vs-ep-intelligenza-artificiale-vs-esperienza-professionale/ del 8/7/2021)

Quando, quasi 40 anni fa, iniziai a occuparmi di perizie, stampavo le foto dal fotografo, redigevo la perizia con la macchina da scrivere e consultavo i listini prezzi ed i tempari utilizzando libroni inviati mensilmente da ANIA. Poi nell’86, a Genova, il primo computer, un dispositivo allora sconosciuto alle carrozzerie e alle compagnie; qualcuno mi disse: “per fare una perizia il PC mi sembra esagerato, se tutti useranno il computer a cosa servirà il perito”.

Non penso che il PC abbia sminuito il ruolo del perito, a differenza di quanto lo abbiano fatto nel corso degli anni Leggi ed Accordi.

Oggi il PC, grazie a tecniche avanzate di computer vision, è in grado di fare una perizia in autonomia utilizzando esclusivamente le immagini dei danni visibili sul veicolo. A partire dalla targa si sceglie l’autovettura corretta per marca, modello, versione, allestimento ed optional e, sulla base delle identificate alterazioni presenti (ammaccature, graffi, incisioni,…), il software effettua una valutazione puntuale dei danni, dettagliando la metodologia di riparazione necessaria in relazione alla gravità della deformazione rilevata.

Dopo 40 anni di attività, nel redigere una perizia, non seleziono più il veicolo, né descrivo le voci di danno e la gravità delle riparazioni; invio le foto all’impiegata che abbozza la perizia inoltrandomela successivamente per le correzioni. La medesima procedura viene effettuata con il software FastTrackAI che, lunedì 19 luglio, è stato testato con il dott. Franco Grieco, responsabile commerciale di DAT Italia e l’ing. Mario Peri per conto di APAID. È verosimile ritenere che, mentre la perizia stilata dall’impiegata è forse più accurata e completa in termini di dati del sinistro e del proprietario, il software FastTrackAI, che impiega al massimo tre minuti per l’elaborazione della stessa, risulta estremamente affidabile nella definizione del modello e della versione del veicolo, in virtù del collegamento incrociato con le banche dati del costruttore e della motorizzazione, e conseguentemente ne deriva una compilazione più precisa per ciò che attiene alla tipologia di ricambi da utilizzare per la riparazione. La differenza sostanziale non sarà quindi la qualità finale della perizia, che coinciderà in entrambi i casi dopo una attenta revisione del professionista, ma la differenza dei costi di processo atteso che il prezzo del software DAT non è ancora stato reso noto.

Come anticipato negli articoli dei giorni scorsi, che abbiamo condiviso sul sito web peritiauto.it, eravamo molto scettici circa la digitalizzazione della gestione dei sinistri, e pertanto abbiamo contattato DAT Italia e reclamato una presentazione del software al fine di valutare la validità del reclamizzato prodotto. Dopo una sintetica ma esauriente introduzione delle funzionalità del software, il Dott. Grieco, ha fatto elaborare alcuni fotogrammi relativi a una autovettura SEAT e l’applicativo ha restituito, in meno di un minuto la perizia completa. Successivamente lo scrivente ha fatto analizzare la documentazione fotografica relativa a una autovettura Mazda e, anche in questo caso, è stata restituita una valutazione da 5.000 euro in 2 minuti; l’elaborato è stato revisionato dal sottoscritto in cinque minuti eliminando qualche ora e qualche componente (il software valuta anche alcuni lievi segni non visibili) e la perizia, dopo l’aggiunta dei dati del sinistro e del proprietario, era completa.

Nonostante il software della DAT restituisca una valutazione puntuale dei danni unitamente al dettaglio completo delle riparazioni necessarie, l’apporto del professionista si rende indispensabile atteso che nelle immagini analizzate dall’applicazione, nonostante non sia richiesta una elevata risoluzione degli scatti, le singolarità presenti sul veicolo potrebbero non essere correttamente valutate qualora venissero effettuate istantanee di dettaglio, nelle quali non sia distinguibile il settore di appartenenza dell’elemento danneggiato. Il medesimo problema, a parere dello scrivente, potrebbe sorgere nel caso di deformazioni di tipo elastico, per le quali le alterazioni a ridosso del componente interessato dall’interazione dinamica sono percepibili esclusivamente da un occhio (umano) esperto.

Il mio giudizio è nettamente positivo, ma personalmente sono sempre stato un precursore della tecnologia ed un innovatore per quanto riguarda modi e sistemi di lavoro. Penso che ci vorrà qualche anno e qualche “facciata” di qualche compagnia che penserà di usare questo strumento a prescindere dalla consulenza del perito. Tutti gli strumenti, da quelli manuali a quelli tecnici, vanno usati da esperti altrimenti c’è il rischio di farsi male.

VIDEO ISTITUZIONALE https://www.youtube.com/watch?v=pZjSMKbSZII

Rifiuti da incidente stradale

Durante un incidente stradale, oltre ai danni causati alle persone e ai veicoli, si producono rifiuti, i quali hanno un impatto ambientale e devono essere gestiti in base al Testo Unico dell’Ambiente il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale “.

Possiamo classificare tali rifiuti in due grandi categorie, la prima composta dai rifiuti solidi, quali elementi di alluminio, lamiere, porzioni in plastica, pezzi di vetro, pneumatici. Tali rifiuti vengono recuperati. La seconda costituita da rifiuti liquidi: oli, carburanti, refrigeranti, lubrificanti, liquidi prodotti dalle batterie in stato d’avaria. A causa del loro stato fisico questi rifiuti vengono abbandonati sul suolo sperando che le precipitazioni atmosferiche e il flusso veicolare ne comporti da dispersione fittizia. Spesso sono gli stessi Agenti di polizia stradale che stendono materiale assorbente (non biodegradabile, quindi anch’esso rifiuto) per facilitare l’assorbimento e non causare un potenziale pericolo per gli altri veicoli, ripristinando le condizioni di sicurezza della strada pregiudicata dalla presenza di rifiuti.

Prescrizioni dettate dal Codice della Strada

Prima di prendere in considerazione il Testo Unico Ambientale, dobbiamo osservare attentamente il Codice della Strada in quanto disciplina i compiti degli enti proprietari della strada e gli atti vietati.

L’articolo 14 del Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 sancisce che tra i compiti degli enti proprietari delle strade rientra la manutenzione e la pulizia delle stesse. Infatti al comma 1 lettera a) si legge: “1. Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono: a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi (..)”

L’ art. 15 del Codice della Strada sanziona il getto o deposito di rifiuti e l’ insudiciare e l’ imbrattare la strada. L’art. 15 sancisce al comma 1 lettera f) “1. Su tutte le strade e loro pertinenze è vietato: (…) f) gettare o depositare rifiuti o materie di qualsiasi specie, insudiciare e imbrattare comunque la strada e le sue pertinenze (…).”. Altresì consegue la sanzione amministrativa accessoria dell’obbligo per l’autore della violazione stessa del ripristino dei luoghi a proprie spese, indicato dal comma 4 del medesimo articolo.

Altro importante articolo è il 161 del C.d.S. che sanziona chiunque non abbia potuto evitare la caduta o lo spargimento di materie viscide, infiammabili o comunque atte a creare pericolo o intralcio alla circolazione deve provvedere immediatamente ad adottare le cautele necessarie per rendere sicura la circolazione e libero il transito. Al terzo comma sancisce che l’utente deve provvedere a segnalare il pericolo o l’intralcio agli utenti mediante il triangolo o in mancanza con altri mezzi idonei, nonché informare l’ente proprietario della strada od un organo di polizia. Letteralmente l’art. 161 stabilisce ai commi 2 e 3: “(…) 2. Chiunque non abbia potuto evitare la caduta o lo spargimento di materie viscide, infiammabili o comunque atte a creare pericolo o intralcio alla circolazione deve provvedere immediatamente ad adottare le cautele necessarie per rendere sicura la circolazione e libero il transito.  3. Nei casi previsti dal presente articolo, l’utente deve provvedere a segnalare il pericolo o l’intralcio agli utenti mediante il segnale di cui all’art. 162 o in mancanza con altri mezzi idonei, nonché informare l’ente proprietario della strada od un organo di polizia. (…)”

L’art. 211 del Codice della Strada rubricato “Sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione di opere abusive” chiarisce quale sia il soggetto tenuto a gravarsi degli gli oneri derivanti dalla pulizia della strada successiva all’incidente e il ripristino delle condizioni di sicurezza della strada. L’ art. 211 comma 1 del C.d.S. determina il procedimento sanzionatorio che deve essere attivato dall’ agente accertatore nel caso di una violazione, come nella fattispecie prevista dall’ art. 15 del C.d.S., da cui deriva la sanzione accessoria dell’ obbligo di ripristino dei luoghi. In particolare: “1. Nel caso in cui le norme del presente codice dispongono che da una violazione consegua la sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dei luoghi, ovvero l’obbligo di rimozione di opere abusive, l’agente accertatore ne fa menzione nel verbale di contestazione da redigere ai sensi dell’art. 200 o, in mancanza, nella notificazione prescritta dall’art. 201. Il verbale così redatto costituisce titolo anche per l’applicazione della sanzione accessoria. (..) 6. Nei casi di immediato pericolo per la circolazione e nella ipotesi di impossibilità a provvedere da parte del trasgressore, l’agente accertatore trasmette, senza indugio, al prefetto il verbale di contestazione. In tal caso il prefetto può disporre l’esecuzione degli interventi necessari a cura dell’ente proprietario, con le modalità di cui al comma 4(…).” Importante è il comma 6 nel quale rientra specificatamente la fattispecie in esame in quanto il conducente/trasgressore sarà impossibilitato alla rimozione dei rifiuti in quanto sarà in uno stato d’animo non tranquillo dopo l’incidente.

Obblighi del risarcimento a carico delle compagnie assicurative

Per quanto riguarda il sistema di copertura assicurativa successiva ad incidente stradale, ricomprende anche le spese sostenute al ripristino delle condizioni di sicurezza della strada. Anche se i costi versati dall’ assicurazione R.C.A. eccezionalmente liquidano tali spese, in quanto raramente, infatti i rifiuti solidi li ritroviamo lungo le banchine delle strade e quelli liquidi rimangono sul manto stradale, aumentando le possibilità di altri incidenti causati dalla scarsa sicurezza della strada.

Prescrizioni dettate dal Testo Unico Ambientale

Per quanto riguarda il Testo Unico dell’Ambiente il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si deve osservare che sanziona chiunque (anche il conducente del veicolo interessato dal sinistro) abbandona i rifiuti, e quindi anche quelli derivanti da incidente stradale, sia solidi che liquidi, che vengono collocati a lato della strada.

Bisogna diversificare la trattazione in base al grado dell’evento dannoso incidente stradale.

Nel caso in cui non sussiste l’esigenza e il dovere di far intervenire un  mezzo di soccorso o una forza di polizia, si pensi ai classici tamponamenti, dove vengono prodotti solo danni alle cose e i conducenti compilano la “constatazione amichevolmente”, e non vi sia stata la perdita o versamento al suolo di liquidi pericolosi o infiammabili. In tal caso non vi è pericolo o intralcio per la circolazione però è possibile che siano presenti resti di parti di veicoli  o della merce trasportata e che tali generino pericolo per la circolazione. Successivamente la compilazione del C.I.D., i conducenti si devono attivare a rimuovere tali materiali.

Non è sempre detto che tali materiali si configurino come rifiuto in quanto il conducente potrebbe riutilizzarli, se funzionanti o interessanti per altre attività. In tal caso non devono essere considerati come rifiuto, ma sussiste comunque l’obbligo di rimuoverli dalla sede stradale in base al Codice della Strada.

In caso contrario se il conducente se ne vuole disfare, il materiale sarà considerato rifiuto e come tale deve essere gestito.

L’art. 255 D.lgs 152 del 2006 rubricato “Abbandono di rifiuti”, aggiornato al Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, sancisce che “(…) chiunque, (….), abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila euro. Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa e’ aumentata fino al doppio. (…)”.

Con la diretta conseguenza che se l’agente accertatore riesce a risalire al nominativo del conducente/trasgressore, quest’ultimo, può essere sanzionato per abbandono di rifiuti al suolo con la conseguente sanzione pecuniaria.

Nel caso dell’incidente stradale in cui è intervenuta una forza di polizia ad accertare la dinamica del sinistro, un mezzo di soccorso per i feriti e si è in presenza di produzione di materiali solidi e liquidi di risulta dell’incidente stesso, la disciplina non è quella sopra indicata. In tale circostanza si rientra nel caso dell’urgenza, in quanto sono presenti difficoltà di rimozione del materiale. Come sopra indicato spetta all’ente proprietario della strada e non direttamente ai conducenti il ripristino della sicurezza della strada e la rimozione dei rifiuti.

Altra questione è la liquidazione successiva degli oneri successivi a tali attività, soggette al Codice Civile e alla normativa in materia di assicurazione obbligatoria contro terzi.

Tornando alla disamina della seconda ipotesi, l’ente proprietario della strada provvede direttamente o concede in appalto i lavori di recupero dei rifiuti dalla strada ditte esterne specializzate. Queste imprese sono considerate detentori di rifiuti e non come produttori, in quanto recuperano i rifiuti prodotti da terzi successivamente l’incidente. Proprio per tale questione ai conducenti potrà essere addebitata gli oneri per il ripristino della strada e il recupero dei rifiuti.

Conseguentemente, una volta preso in carico il rifiuto, la ditta deve adempiere alla regole del Testo Unico Ambientale, sia per quanto concerne il trasporto, smaltimento e il recupero dei rifiuti derivanti da incidenti stradali.

Troppe volte il personale degli enti pubblici o di aziende private appaltanti con troppa semplicità provvedono ad eliminare i materiali solidi e liquidi nelle cunette laterali o spargerli vicino ai campi adiacenti alla strada, dimenticandosi di essere enti o aziende e potranno essere accusati del reato di smaltimento abusivo di rifiuti.

Tali rifiuti possono essere classificati come rifiuti urbani in quanto possono rientrare nella classificazione dell’art. 183 lettera c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade o d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua. In quanto a posteriori sussiste l’obbligo imposto dall’art. 14 del Codice della Strada degli enti proprietari delle strade della manutenzione e la pulizia delle stesse o un contratto d’appalto del ente proprietario della strada con un impresa terza per adempiere alla pulizia e ma nutazione della stessa.

Ora che i rifiuti da incidente stradale sono stati classificati bisogna prendere in considerazione il trasporto e lo smaltimento dello stesso rifiuto.

In base alle regole generali sul trasporto di rifiuti di cui all’art. 193 del D.Lgs. n. 152/2006, ogni trasporto di rifiuti deve essere accompagnato dal formulario di identificazione del rifiuto, e dal momento dell’entrata in vigore del sistri, ad oggi il primo giugno 2011, deve essere accompagnato dalla Scheda movimentazione rifiuto.  Unica esenzione sono le ipotesi di cui al comma 4 del sopra citato articolo: il trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico.

Una volta giunto al centro di raccolta il rifiuto sarà gestito in base alle diverse autorizzazioni dell’impianto stesso e avviato alla smaltimento, recupero o riciclaggio.

GLI OBBLIGHI DEI CENTRI DI SOCCORSO STRADALE

Il carro-attrezzi di una impresa adibita al Soccorso Stradale non è abilitato a trasportare rifiuti, in quanto tale veicolo non è iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Pertanto , al fine della rimozione di eventuali oli, vetri e/o parti di veicolo che al momento sono da classificare rifiuto, non possono essere trasportati da tali veicoli. Attualmente sono in essere centinaia di veicoli/furgoni attrezzati alla rimozione dei rifiuti, con lo specifico allestimento all’interno dello stesso  . Tali  furgoni, spesso, sono in dotazione ai Centri di Soccorso Stradale, anche se di proprietà/gestione di una ditta che esercita nello specifico tale attività. In questo caso specifico il furgone è iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, trasporta i rifiuti con tutti gli adempimenti necessari per il trasporto di rifiuti, che ad oggi, maggio 2011, è il Formulario di Identificazione de Rifiuto, e domani sarà la Scheda movimentazione rifiuto, con il collegamento satellitare Sistri.

Solo in questo modo il Centro di Soccorso Stradale non rischia eventuali sanzioni amministrative o denunce penali in quanto trasporta rifiuti sul carro attrezzi, veicolo non autorizzato a ciò.

COME PUO’ UN SOCCORSO STRADALE GESTIRE TALI RIFIUTI PRESSO LA PROPRIA AZIENDA ?

Il Centro di soccorso stradale si trova, pertanto, negli obblighi della gestione dei rifiuti presso la propria azienda, entro i limiti quantitativi, temporali e in base alla tipologia degli stessi, il relativo contenimento secondo i dettami del deposito temporaneo ( a seguito la manutenzione fatta sulla strada  – di ripristino da incidente –  si può attuare tale forma di deposito  in quanto conseguenza dell’art. 230 / 152 “ Rifiuti derivanti da manutenzione alle infrastrutture ) .

Per quanto riguarda il deposito temporaneo di rifiuti ex art. 183, comma 1, lett. bb) (antecedentemente alDecreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, disciplinato dall’art. 183 comma 1 lettera m) ), si vede sottolineare che tale raggruppamento è effettuato, prima della raccolta, nel sito in cui sono prodotti, alle seguenti limitazioni:

bb) definizione: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni:

1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;

2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita’ alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantita’ in deposito, quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorche’ il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo non puo’ avere durata superiore ad un anno;

3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche’, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;

4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose;

5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità’ di gestione del deposito temporaneo.

Avv. Rosa Bertuzzi

Sorgente: Rifiuti. Rifiuti da incidente stradale

Listino prezzi ANAS:

Grande successo per Company Car Drive 2021


Grande successo per Company Car Drive 2021, la manifestazione dedicata al mondo delle flotte aziendali che si è svolta al Centro di Guida Sicura Aci-Sara di Lainate (Mi). Infatti, nonostante le restrizioni aziendali ancora in vigore per ciò che riguarda la possibilità di effettuare trasferte per lavoro, l’evento ha fatto registrare 263 presenze con 792 test drive.
Company Car Drive 2021 è stato organizzato da Econometrica e dalla piattaforma di Auto Aziendali Magazine (in collaborazione con il Centro Studi Promotor e con Kamel Film), con il patrocinio di Aci, Aiaga, Anfia, Aniasa e Unrae. L’organizzazione dell’evento ha rispettato scrupolosamente le misure di distanziamento e di sicurezza legate all’emergenza Coronavirus.
L’alta partecipazione che ha caratterizzato questa manifestazione dimostra che nel settore della mobilità aziendale è forte la voglia di ripartire dopo l’emergenza sanitaria e di recuperare il terreno perduto con una completa informazione sulle novità (in termini di sicurezza, di tecnologie, di servizi e di prodotti) che continuano a essere sviluppate e lanciate nonostante la pandemia.  

Lynk & Co 01: in Italia da gennaio 2021

La Lynk&Co, marchio della cinese Geely, proprietaria anche della Volvo, è pronta a sbarcare sui principali mercati europei, Italia inclusa, tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Prima città a ospitare uno store della Casa, da dicembre, sarà Amsterdam, scelta – paradossalmente – per la sua “alternatività” all’auto nei sistemi di trasporto prediletti dagli abitanti e per il suo spirito d’innovazione. “Proprio perché non siamo un marchio di automobili tradizionale, vogliamo cominciare da lì”, dice con il sorriso Alain Visser, ceo della Casa, confermando la strategia commerciale che aveva anticipato in una chiacchierata esclusiva con Quattroruote esattamente un anno fa (numero di giugno 2019, pagina 182), fatta di rapporto diretto con i clienti senza la mediazione delle concessionarie, semplificazione dei listini, noleggio con il taglio minimo di un mese, possibilità di subaffitare l’auto ad altri membri della community Lynk&Co. “Vorremmo avere nel mondo dell’auto lo stesso ruolo di disruption che hanno avuto Airbnb nel mercato immobiliare, Netflix in quello televisivo e Spotify in quello musicale. Come questi ultimi non vendono CD ma musica, noi non vediamo automobili, ma mobilità”, aggiunge Visser.

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Sorgente: Lynk & Co 01: in Italia da gennaio 2021 – Quattroruote.it

IA vs EP: Intelligenza Artificiale vs Esperienza Professionale

Come anticipato nell’articolo

Auto: l’intelligenza artificiale per la gestione dei sinistri

di qualche giorno fa abbiamo chiesto a DAT un confronto sul loro prodotto di estimo peritale basato sull’intelligenza artificiale.

Dopo la nostra richiesta mi ha contattato il funzionario commerciale dott. Franco Grieco che mi ha proposto una conference call per il giorno lunedì 19 luglio alle ore 16:00. 

Sarà un confronto senza pregiudizi con la consapevolezza che anche tra un perito ed un carrozziere o anche tra due periti le valutazioni sono diverse. Quando partecipavo ai confronti tra periti al CESTAR c’erano sempre differenza che a volte andavano dalla metà al doppio tra la perizia più alta e quella più bassa. A volte basta riconoscere un ricambio o una riparazione per fare una differenza sostanziale. Anche Quattroruote  più volte ha fatto fare un giro delle carrozzerie con lo stesso danno ed ha ottenuto preventivi molto diversi tra loro.

Quello che vogliamo verificare è che la sostanza del calcolo sia logica e che si tratti veramente di “intelligenza” e non come a volte si trova (vedi assistenti telefonici) stupidità artificiale.

I periti che vorranno partecipare sono graditi.  Vi invito a inserire la vostra email tra i commenti a questo post, al sito principale https://peritiauto.wordpress.com/?p=13228&preview=true non ai vari rimandi su Linkedin, Facebook, Twitter ed altre condivisioni. Oppure alla email info@apaid.it