Roma, falsi certificati medico-legali Anche di morte. Sospesi funzionari Asl

I carabinieri del Nas hanno effettuato lunedì mattina 33 perquisizioni domiciliari e in uffici, anche di agenzie funebri. Fino ad ora sequestrata documentazione relativa a oltre 400 posizioni. Il sospetto che alcuni decessi siano stati anche per Covid

Roma, falsi certificati medico-legali Anche di morte. Sospesi funzionari Asl
Oltre 400 certificati per false visite medico legali su cadavere, mai eseguite, per confermare il decesso e anche le cause, consegnati dietro pagamento ai responsabili di alcune agenzie funebri della Capitale. E fra questi anche decessi che si sospetta possano essere avvenuti per Covid, comunque non per cause legate a reati. È solo una parte dell’immensa mole di documentazione contraffatta che il Nas dei carabinieri di Roma ha scoperto nel corso di un’indagine che lunedì mattina ha portato a trentatré perquisizioni di abitazioni e uffici e alla notifica del provvedimento di sospensione dal pubblico servizio per sei mesi nei confronti di due funzionari di una Asl capitolina che lavorano presso il Dipartimento di medicina legale.

Toccherà ai carabinieri, ora, capire dove possibile le cause esatte dei decessi, anche perché in molti casi le tumulazioni sono già avvenute. E anzi sembra proprio che il giro di falsi certificati, firmati a nome dei medici incaricati (da capire se alcuni di loro fossero consapevoli o ignari che il loro nome era finito su quei documenti), servisse proprio per accelerare pratiche che altrimenti, visto il periodo di emergenza coronavirus, avrebbero avuto un iter più lento. E l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato annuncia: «La vicenda oltre che essere grave, mette in cattiva luce lo sforzo che tutta la sanità regionale sta compiendo nel contrasto alla pandemia. I dipendenti Asl infedeli saranno immediatamente sospesi e avviate le procedure per il licenziamento. Le mele marce vanno allontanate e la Regione si costituirà parte civile nell’eventuale procedimento».

I militari dell’Arma contestano ai due funzionari di Asl centrali della Capitale e ad altri indagati, a vario titolo, i reati di corruzione, falsità ideologica e materiale, truffa aggravata ai danni dello Stato. In particolare è stata accertata l’esistenza di una vera e propria banda che dietro pagamento di somme di denaro rilasciava anche falsi certificati a persone che volevano ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile oppure un aggravamento di una condizione già presente, con l’aumento delle percentuali, in modo di ottenere le relative pensioni. I certificati in questione riguardavano anche il riconoscimento della 104 per l’assistenza di familiari invalidi o gravemente malati. Ma dopo che le indagini sono cominciate proprio per scoprire il traffico di questo genere di certificati rilasciati nel corso del 2020, ecco che i carabinieri hanno scoperto il secondo filone, quello legato ai decessi.

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Frodi assicurative in penisola sorrentina e Rolex da 100mila euro: la vicenda su “Metropolis” e “Il Mattino” – Positanonews

La notizia ripresa anche da quotidiani regionali e locali, tra cui Il Mattino con Dario Sautto e Metropolis, che parlano di un Rolex da 100mila euro nella mega collezione che i finanzieri hanno sequestrato all’imprenditore Gianluca Izzo, accusato di una serie di truffe assicurative portate avanti anche con falsi incidenti utilizzando la sua Ferrari California bianca. Ieri mattina i finanzieri del gruppo di Torre Annunziata, a chiusura di indagini condotte dalla tenenza di Massa Lubrense e coordinate dalla Procura oplontina, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, emesso dal gip proprio su richiesta degli uffici inquirenti. Lo scorso 6 ottobre Izzo era finito ai domiciliari insieme a Giovanni Pane, 45enne avvocato civilista con studio a Meta, Vincenzo Polito, 52enne perito di Castellammare residente a Casola e il medico legale Giuseppe Luigi Arpaia, 70enne di Pompei. Durante la perquisizione nell’abitazione del 45enne di Vico Equense, frequentatore degli ambienti della Sorrento «bene», era spuntata l’incredibile collezione di orologi: in totale 33 (di cui 32 Rolex), tra cui un modello da 100mila euro. In garage, poi, accanto alla Ferrari California intestata a un trust straniero erano parcheggiati altri otto veicoli d’epoca (un’auto e sette moto), mentre sempre in casa sono stati sequestrati 10mila euro in contanti. Dopo una perizia accurata, è stato stabilito il valore totale del sequestro eseguito ieri che ammonta a 585mila euro, di cui 537mila euro solo in orologi.
Il sequestro chiude la prima parte dell’inchiesta che ha scosso la penisola sorrentina. La maxi truffa si è concretizzata all’interno dell’ufficio del giudice di pace di Sorrento grazie a due cause di risarcimento per incidenti mai avvenuti, una delle quali proprio utilizzando la Ferrari. I quattro arrestati, insieme ad altre 6 persone indagate a piede libero, sono accusati a vario titolo di corruzione in atti giudiziari, falsa perizia, falsa testimonianza e frode alle assicurazioni. Dopo i ricorsi al Riesame, le accuse hanno retto e i quattro restano tuttora ai domiciliari. Le successive indagini patrimoniali hanno permesso ai finanzieri anche di ricostruire la sproporzione tra i redditi dichiarati da Izzo e la reale disponibilità di beni. I racconti sorrentini parlano del 45enne che, tutti i giorni, sfoggiava due Rolex ai polsi. Le indagini hanno fatto emergere un inquietante quadro di connivenza da tra alcuni professionisti della penisola sorrentina e una serie di consulenti, nominati di volta in volta dai giudici di pace a cui venivano assegnate le cause per i falsi incidenti. Se il medico legale aveva attestato una finta lesione permanente facendosi pagare un certificato appena 200 euro, il perito assicurativo – intercettato – avrebbe anche dato consigli a Izzo e Pane su come far salire il risarcimento per il finto incidente della Ferrari, incassando 1500 euro per la perizia fasulla. Gli stessi Izzo e Pane avrebbero commentato la nomina del dottor Arpaia «che una volta, per un colpo di frusta, mi ha fatto prendere 18mila euro».

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Falsi incidenti stradali: cade l’associazione a delinquere. Condannati in 19

Falsi incidenti stradali: cade l’associazione a delinquere. Condannati in 19

Si chiude il processo scaturito dalla clamorosa inchiesta che nel 2014 sfociò in tredici ordinanze di custodia cautelare. Non ha retto l’accusa di associazione a delinquere e in molti casi è intervenuta la prescrizione

L’ingresso dell’aula bunker del carcere di Lecce dove si è celebrato il processo

LECCE – E’ arrivato il verdetto nel processo scaturito dall’operazione “Micosca” su una serie di incidenti stradali organizzati a tavolino per ottenere i premi assicurativi. Dei 62 imputati (due dei quali nel frattempo deceduti), tra automobilisti, titolari di autocarrozzerie, medici e avvocati del foro di Lecce, coinvolti otto anni fa nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Antonio Negro (oggi aggiunto a Brindisi), sono stati condannati in 19.

La Corte composta dal presidente Fabrizio Malagnino e dai giudici Annalisa De Benedictis e Marcello Rizzo ha preso atto che per la maggior parte degli imputati fosse intervenuta la prescrizione e ha disposto così il non doversi procedere. E’ caduto, inoltre, su richiesta della stessa pubblica accusa, l’addebito più grave, di associazione a delinquere, mosso inizialmente nell’inchiesta che, partita dalla denuncia di “Unipol Assicurazioni” riguardo a episodi avvenuti tra il 2008 e il 2010, nel 2014 sfociò in tredici ordinanze di custodia cautelare.

Le condanne

La pena più alta, a quattro anni e mezzo di reclusione, ha colpito sia l’avvocato Donato Maruccia, 44 anni, di Corigliano d’Otranto, sia il medico Claudio Girasoli, 50 anni, originario di Roma ma residente a Lecce. Raggiunge i quattro anni tondi invece la condanna inflitta a Lorenzo Micocci (già dipendente come liquidatore di Unipol Assicurazioni spa), 46, residente a Botrugno; un anno col beneficio della pena sospesa per gli altri 16 imputati: Leonardo Impero Delle Donne, 56, di Martignano; Alessandro Leucci, 31, di Botrugno; Carmelo Basile, 61, di Maglie; Luigi Campanile, 68,  a Maglie; Antonio Miccoli, 66, di Soleto; Tommaso Miccoli, 33, di Galatina; Angela Leone, 47, di Botrugno; Maria Grazia Leucci, 26, di Botrugno; Grazia Miggiano, 81, di Botrugno; Aleandro Moretti, 33, di Melpignano; Sara Moretti, 31, di Melpignano; Gianluca Toma, 43, di Cursi; Simonetta Toma, 47, di Cursi; Anna Della Stella, 34, di Maglie; Sergio De Blasi (titolare dell’omonima ditta), 39, di Martano; Salvatore De Blasi, 80, di Martano.

La sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, contempla il risarcimento del danno, in separata sede, alle parti civili: Italiana Assicurazione Spa, rappresentata dall’avvocato Andrea Starace, e Unipol Assicurazioni spa, con l’avvocato Maurizio Merlini (del foro di Bologna), nei confronti delle quali sono state disposte anche provvisionali che vanno da 2mila a 15mila euro.

Le assoluzioni

La sentenza ha accolto in buona sostanza le richieste formulate dal procuratore Negro che, il 27 gennaio scorso, al termine della requisitoria, aveva chiesto per molti degli imputati il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ma anche che venisse “depennato” il reato associativo, “non essendo stata raggiunta la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, dell’esistenza del vincolo associativo dell’organizzazione imputata, tale da integrare la fattispecie di cui all’articolo 416, caratterizzata appunto dal preventivo accordo a carattere generale e continuativo tra gli imputati”.

Ci sono state anche delle assoluzioni per “non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non sussiste” e hanno riguardato, a vario titolo: Leonardo Corlianò (titolare dell’omonima ditta di autocarrozzeria), 62 anni, di Zollino; Luigi Gabriele De Giorgi, 65, di Lecce; Osvaldo Dell’Onze (perito assicurativo), 72, di Lecce; Antonio Martella (titolare dell’omonima carrozzeria), 56, di Surbo; Donatella Russo, 46, di Scorrano; Alessandro Sbocchi (titolare della Sbocchi sas), 47, di Castrignano dei Greci; Nicola Scardino (già dipendente, come liquidatore, della Unipol Assicurazioni spa); Giorgio Stomeo (perito assicurativo), 68, di Lecce; Monica Francesca Vinci (avvocato), 46 anni, residente a Lecce; Cosimo Amatulli, 41, di San Pietro Vernotico; Flavio Carrozzo (fisioterapista), 48, di Galatina; Lidia De Riccardis, 36, residente a Corigliano d’Otranto; Alessandro Bongiorno, 33 anni, di Lecce; Alessandro Gemma, 45, di Maglie; Piero Mancarella, 31, di San Donato Lecce; Carmen Maniglio, 40, di Lecce; Andrea Maniglio, 43, di Lecce; Brizio Pantaleo Mercuri, 48, di Lecce; Vincenzo Micocci, 48, di Botrugno; Francesca Plevi, 47, di Lecce; Maurizio Spedicato (avvocato del Foro di Lecce), 42, di Monteroni e Furio Rubino (medico), 60, residente a Lecce.

Ecco tutti i nomi degli altri imputati per i quali è stata disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione: Rosanna Mangia, 61, di Soleto; Vincenzo Angelini, 46, di Surbo; Fabrizio Brindisino (fisioterapista), 36, di Lequile; Fabio Coluccia, 30, residente a Bagnolo del Salento; Anna Francesca De Giuseppe, 50, di Uggiano La Chiesa; Francesco Luigi Dell’Anna, 42, di Martignano; Giovanni De Matteis, 37, di Surbo; Juan Pablo Ferrari, 41 anni, residente a Roma; Pietro Mancarella, 64, di Lecce; Raffaele Mancarella, 36, di Surbo; Ivano Marchello (medico specialista in medicina legale), 63, residente a Lecce; Giuseppe Mele, 65, di Castrignano dei Greci; Matteo Micocci, 42 anni, di Botrugno; Simone Moschettini, 27, di Martano; Rosaria Margherita Placì, 95, di Lecce; Gaetano Rubrichi, 55, di Uggiano La Chiesa; Anastasia Schito, 35, di Lecce; Sofia Zecca, 62, di Lecce; Vincenza Zecca, 66, residente a Lecce;

La sentenza è stata di non doversi procedere anche nei riguardi di Alfonso Giulio De Carlo (medico specialista in ortopedia e traumatologia), di Monteroni, e Giuseppe Calogiuri (medico specialista in ortopedia e traumatologia), di Lizzanello, che nel frattempo sono deceduti.

Tra gli avvocati che hanno sostenuto la difesa: Giuseppe Corleto, Stefano Pati, Roberto Rella, Giancarlo Dei Lazzaretti, Luigi Corvaglia, Giampiero Tramacere, Vincenzo Blandolino.

Sorgente: Falsi incidenti stradali: cade l’associazione a delinquere. Condannati in 19

Banda degli spaccaossa, arrivano 33 condanne: anche un morto sotto i colpi del boia

Il giudice ha deciso di assolvere altre 5 persone, che per l’accusa sarebbero state coinvolte nella maxitruffa alle assicurazioni, basata su finti incidenti ma con vittime che venivano ferite veramente. Tutto era partito dalla tragica fine di un tunisino, Yacoub Hadri, avvenuta a Brancaccio. Ecco i nomi e le pene

Sono circa due secoli quelli che i condannati dovranno complessivamente scontare in carcere: pene che confermano le indagini della squadra mobile, coordinate dai procuratori aggiunti Ennio Petrigni, Salvatore De Luca e Sergio Demontis, assieme ai sostituti Daniele Sansone e Alfredo Gagliardi. Il processo è nato dai blitz “Tantalo” dell’agosto 2018 e “Tantalo bis” dell’aprile successivo. E tutto era partito dalla morte di un tunisino, Yacoub Hadri, il 9 gennaio del 2017 in una strada di Brancaccio. Apparentemente il giovane sembrava non essere sopravvissuto ad un incidente stradale, ma dopo una perizia era emerso invece che le lesioni non sarebbero state compatibili con la dinamica dell’ipotetico sinistro. E’ così che si era scoperto il vasto giro d’affari sui finti incidenti e che era venuto fuori come Hadri fosse in realtà morto per le ferite che gli erano state procurate da una delle bande di spaccaossa. Da qui la richiesta di due ergastoli per omicidio per Gesuè Giglio e Alfredo Santoro. Una tesi che però il giudice non ha accolto.

Tra i condannati ci sono i presunti capi dei vari gruppi, ma anche un avvocato, Graziano D’Agostino, un sedicente legale, Giovanna Lentini, e un perito assicurativo, Mario Fenech, nonché diversi imputati che si sarebbero occupati proprio di spaccare braccia e gambe a persone con gravi difficoltà economiche o problemi di dipendenza dalla droga. Alle finte vittime andavano poche centinaia di euro per rimediare lesioni anche permanenti, mentre le bande, secondo gli investigatori, avrebbero mosso un giro da almeno 12 milioni di euro.

La crudeltà e il cinismo che emergevano dalle intercettazioni avevano aperto uno squarcio su una Palermo fatta di miseria e avidità, dove pur di mangiare, di dare un po’ di latte ai propri figli, persone erano disposte a perdere un arto e a sottoporsi a sofferenze inaudite.

Ecco le condanne inflitte dal giudice: Gesuè Giglio 16 anni e 4 mesi, Alfredo Santoro 15 anni, Francesco Faija detto “Berlusconi” 14 anni e 10 mesi, Rita Mazzanares 8 anni e 10 mesi, Mario Modica e Giuseppe Portanova 7 anni e 10 mesi a testa, Gioacchino Campora 7 anni e mezzo, Francesco La Monica 7 anni e 2 mesi, Letizia Silvestri 7 anni, Massimiliano Vultaggio 6 anni e mezzo, Carlo Alicata, Salvatore Di Liberto e Antonino Santoro 6 anni ciascuno, Graziano D’Agostino 5 anni e 4 mesi, Giuseppe Mazzanares e Domenico Schillaci 4 anni e 10 mesi a testa, Filippo Anceschi detto “il nano” 4 anni e mezzo, Salvatore Arena 4 anni, Antonio Giglio, Cristian Pasca e Maria Silvestri 3 anni e 10 mesi ciascuno, Monia Camarda 3 anni e 8 mesi, Mario Fenech e Giovanna Lentini 3 anni e 4 mesi ciascuno, Vincenzo Cataldo 3 anni e 2 mesi, Gaetano Alicata e Giovanni Napoli 3 anni a testa, Piero Orlando 2 anni e 10 mesi, Salvatore Di Gregorio, Isidoro Faija e Vittorio Filippone 2 anni e mezzo a testa, Alfonso Macaluso 2 anni e 4 mesi, e infine, la pena più bassa a Maria Mazzanares: 2 anni.

Sono stati invece scagionati: Michele Di Lorenzo, Giuseppe Rosciglione, Antonino Saviano, Gaetano Girgenti e Salvatore Mazzanares. Il giudice ha anche disposto che i condannati risarciscano le compagnie assicurative che si erano costituite parte civile, così come la madre di Hadri.

Dopo gli arresti di “Tantalo”, tre degli indagati – l’infermiera del Civico Antonia Conte, Salvatore La Piana e Francesco Mocciaro – decisero di collaborare con i magistrati e fu proprio grazie alle loro rivelazioni che nacque l’inchiesta “Tantalo bis”. Finora sono ben cinque le indagini che la Procura ha dedicato al filone degli spaccaossa.

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Sorgente: Banda degli spaccaossa, arrivano 33 condanne: anche un morto sotto i colpi del boia

Santa Maria Capua Vetere, falsi incidenti per truffare assicurazioni: coinvolti medici e studi legali

Genova, truffa alle assicurazioni: arrestato Cataldo Casciaro ed altri 39 indagati

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Tra gli indagati la moglie dell’uomo e altre 38 persone.

Cataldo Casciaro, l’uomo arrestato dai carabinieri per la maxi truffa alle assicurazioni, stipulava una polizza il venerdì, versando un assegno scoperto, e il giorno dopo simulava un incidente. In questo modo truffava due volte la stessa agenzia. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri che sono partiti dalla denuncia, lo scorso ottobre, di un perito insospettito proprio dalla “velocità” con cui si era verificato l’incidente. Ad aiutare l’uomo, ex venditore ambulante, erano la moglie e quattro carrozzieri complici (tra Rivarolo e Sampierdarena) che indicavano a Casciaro i clienti dell’officina da coinvolgere nei finti incidenti. Una volta ottenuto il premio assicurativo, per cifre che andavano dai mille ai cinque mila euro, veniva diviso tra le tre parti. Gli investigatori, guidati dal capitano Michele Zitiello, hanno scoperto che Casciaro cambiava spesso assicurazioni e falsificava anche le carte di circolazione dei suoi mezzi per poter ottenere quanti più soldi possibili. I militari hanno ricostruito che il gruppo aveva frodato per almeno 27 volte le assicurazioni dal 2017 fino al 2019 racimolando circa 100 mila euro. Per gli inquirenti, però, i colpi potrebbero essere stati molti di più. (ANSA).

 

Palermo, ecco il libro mastro dei falsi incidenti: i nomi degli arrestati nel blitz della polizia

Un momento della conferenza stampa tra polizia e guardia di finanza

Un libro mastro con diversi episodi di rotture di ossa provocati ad arte, nomi di vittime e località dell’incidente: è stato trovato durante le perquisizioni nell’ambito dell’indagine che ha permesso di sgominare due gruppi criminali che organizzavano truffe alle assicurazioni. Oltre 50 le vittime che, con i loro racconti, hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti degli arrestati.

Le operazioni “Tantalo bis” della Polizia, e la “Fides” della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria, hanno portato all’arresto di 42 persone, ma gli indagati sono 250.

I vertici della consorteria colpita dal provvedimento di oggi sono Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi e Salvatore Arena, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, (ndr: non risulta iscritto al Ruolo Consap) Gioacchino Campora, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro, Piero Orlando, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. Si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese e della suddivisione tra i complici delle quote che derivavano dai risarcimenti assicurativi.

Eccoo i nomi degli arrestati dalla polizia:
1. Carlo Alicata;
2. Gaetano Alicata;
3. Filippo Anceschi detto “Il nano”;
4. Salvatore Arena, detto “Mandalà”;
5. Gioacchino Campora detto Ivan;
6. Graziano D’Agostino, incensurato
7. Rita Mazzanares;
8. Salvatore Di Ggregorio detto “Salvino”;
9. Salvatore Di Liberto;
10. Giuseppe Di Maio detto “Fasulina” ;
11. Piero Orlando, detto “Piero SH” , incensurato
12. Mario Fenech, incensurato
13. Vittorio Filippone, incensurato
14. Antonino Giglio detto “Tony ‘U Pacchiune”;
15. Gesué Giglio, incensurato
16. Vincenzo Peduzzo;
17. Alessandro Santoro;
18. Alfredo Santoro detto “Lello” ;
19. Natale Santoro;
20. Antonino Saviano;
21. Letizia Silvestri;
22. Monia Camarda;
23. Vincenzo Cataldo;
24. Orazio Falliti;
25. Gaetano Girgenti;
26. Alfonso Macaluso;
27. Benedetto Mattina;
28. Giuseppe Mazzanares;
29. Maria Mazzanares detta “Mary”;
30. Salvatore Mazzanares;
31. Mario Modica;
32. Cristian Pasca;
33. Giuseppa Rosciglione;
34. Maria Silvestri

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“Mi stanno ammazzando”: i boia spaccavano le ossa nella stanza degli orrori di via Imera

I particolari agghiaccianti che emergono dall’operazione che ha portato a 42 arresti. Finti incidenti per intascare i soldi delle assicurazioni. Le vittime, reclutate nella zona della Stazione, venivano messe su un tavolo, immobilizzate con dei mattoni e poi colpite con dischi di ghisa

Mutilavano gambe e braccia per truffare assicurazioni

Nei minimi particolari gli inquirenti hanno ricostruito 76 episodi ma, sottolinea il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, “i casi sono molti di più e l’inchiesta è molto più complessa”. Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli ‘spaccaossa’ fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il Betaland Cafe, un’agenzia scommesse all’Albergheria dove venivano praticate alcune delle fratture.

Sono 42 le persone arrestate per avere organizzato una truffa alle assicurazioni con vittime compiacenti che si facevano fratturare gli arti in cambio di poche centinaia di euro. I boia non si fermavano davanti a nulla: “Mi state ammazzando… ammazzando… la gamba… ahi, ahi…”, gridava una delle vittime, Antonino B., in uno dei numerosi episodi di cruda violenza. Questa la risposta di Monia Camarda, arrestata oggi: “Non gridare…”. La mutilazione avveniva in via Imera, in una delle ‘stanze degli orrori’ usate dagli spaccaossa per fratturare gli arti alle vittime designate.

Un sedicenne tra le vittime

Neanche l’età delle vittime costituiva un deterrente per la banda. L’ultima, in ordine di tempo, un giovane di sedici anni, reclutato da un amico e pronto a farsi rompere gli arti in cambio della promessa di soldi che, molto probabilmente, non avrebbe mai visto.

“Solo qualche giorno fa abbiamo evitato che a un ragazzino di 16 anni gli venissero fratturate le ossa – spiega il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodelfo Ruperti -. La bravura dei nostri operatori che hanno percepito le intenzioni di due dei soggetti fermati oggi, ci ha permesso di evitare un’altra vittima”. Le vittime venivano reclutate soprattutto fra le persone in difficoltà, era questo il criterio principale. “Molti sono stati reclutati alla stazione centrale di Palermo – aggiunge – dove c’erano proprio dei reclutatori che li avvicinavano raccontandogli di conoscere delle persone, gli spaccaossa, che potevano aiutarli e che sarebbero stati in grado di farli svoltare nella loro vita”.

I numeri dell’operazione

Questi i numeri dell’operazione di oggi: 250 indagati, 159 capi di imputazione, 34 fermati dalla polizia e otto dalla guardia di finanza. “Le indagini – ha aggiunto Ruperti – hanno portato a scoprire non alcuni delitti ma una vera e propria fenomenologia che si era sviluppata sul territorio di Palermo. Determinante è stata la collaborazione di tre persone arrestate ad agosto che hanno aperto uno squarcio su un sistema diffuso con un meccanismo di reclutamento di poveri malcapitati e di arricchimento per questa associazione senza scrupoli”.

I boia parlavano così: “Ho trovato 2 fidanzati…” | Video

Cinquanta le vittime compiacenti che alla fine hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine. “Arrivavano alla Squadra mobile con il braccio o la gamba rotti, in alcuni casi anche entrambi – racconta Ruperti -. Storie tristi di persone che si sentivano anche in colpa per avere, in un primo momento, accettato di farsi fratturare le ossa con la promessa di soldi e rimborsi che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai ricevuto”.

Il libro mastro con i nomi

Nulla era lasciato al caso nell’organizzazione degli ‘spaccaossa’. C’era perfino un libro ‘mastro’ in cui appuntare i nomi delle vittime, le fratture e i rimborsi da riconoscere. “Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell’attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime – ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo. Le indagini della guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell’organizzazione. In particolare “uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto ‘Dolce Vita’ in via Brunelleschi, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d’urgenza”. Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.

Il finto incidente finito in tragedia

Emerge anche un tragico risvolto. Quello della morte di un tunisino, una delle vittime reclutate dal clan criminale. Dovevano ‘solo’ fratturargli le ossa, ma la tortura si è trasformata in un omicidio. “A quest’uomo gli erano state procurate delle fratture molto gravi – ha spiegato Ruperti -. Sembra che a un certo punto il tunisino volesse fermarsi per il troppo dolore, ma per continuare gli avrebbero somministrato del crack che gli avrebbe procurato un arresto cardiocircolatorio”. La morte dell’uomo non ha fatto desistere la banda ‘spaccaossa’. “Lo hanno comunque portato al bordo di una strada – sottolinea Ruperti – tentando di fingere un incidente stradale e istruire la falsa pratica assicurativa”.

Quei medici compiacenti

Le indagini, dicono gli investigatori, “hanno messo in luce uno spaccato criminale variegato, fatto di “reclutatori” che agganciavano le vittime tra le fasce più deboli della società; di “ideatori” che individuavano luoghi non vigilati da telecamere, veicoli per inscenare gli eventi e falsi testimoni; di “boia-spaccaossa” che procedevano alle materiali lesioni fisiche degli arti superiori ed inferiori (ai quali gli indagati si riferivano convenzionalmente come “primo piano e piano terra”); di “medici compiacenti” che vergavano perizie mediche di parte; di “centri fisioterapici” che attestavano cure alle vittime ma mai effettivamente somministrate; di strutture criminali più organizzate che acquistavano le “pratiche” mettendo al lavoro avvocati o sedicenti tali e studi di infortunistica stradale che gestivano poi il conseguente iter finalizzato al risarcimento”.

Nel danaroso business illecito, i vertici dei vari gruppi criminali “mantenevano rapporti di mutua assistenza e solidarietà, prestandosi – vicendevolmente – i propri “boia-spaccaossa” a seconda della impellenza del momento: le strutture delinquenziali individuate – seppur autonomamente costituite, promosse ed organizzate – operano nello stesso “settore”, senza interferire nei rispettivi affari ma dividendosi i proventi illeciti derivanti dai falsi sinistri stradali distintamente organizzati”. Altri gruppi criminali hanno invece mostrato una visione più strategica ed una vocazione marcatamente “imprenditoriale”, preferendo acquistare il “pacchetto” delle menomazioni per poi gestire la pratica sino alla liquidazione del rimborso assicurativo.

Le “vittime”, in preda a lancinanti dolori, venivano trasportati presso gli ospedali cittadini, all’interno dei quali la gestione della frode passava nelle mani di altre persone compiacenti che si facevano carico di vigilare sui ricoverati per provvedere alle loro necessità, ma ancor più per evitare che qualcuno potesse recedere dall’originario intento, magari denunciando i fatti alle forze dell’ordine. Dopo il ricovero dei fratturati, si apriva la fase amministrativa e burocratica dell’istruzione della pratica assicurativa entrando in scena i vertici dell’associazione, che curavano la presentazione delle richieste di risarcimento presso le compagnie assicurative e la successiva suddivisione delle “quote” del premio da liquidare. In questa fase peraltro poteva trovare spazio talvolta la cessione della pratica assicurativa, completa degli atti peritali e dei referti medici, ad altri soggetti ritenuti membri di vertice dell’associazione criminale, che acquistavano la pratica liquidando al “venditore” una quota, così da assumere in prima persona la gestione della fase risarcitoria.

I nomi degli spaccaossa

I vertici del clan sono stati individuati Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi, Salvatore Arena detto “Mandalà”, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, Gioacchino Campora detto “Ivan”, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro detto “Lello”, Piero Orlando detto “SH”, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. A ciascuno di loro viene riconosciuto un ruolo fondamentale: si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese occorrenti e della suddivisione tra i complici delle quote derivanti dai risarcimenti assicurativi. Alla rottura delle ossa erano deputati altri complici, “specializzati” nell’infliggere le fratture alle “vittime”. Tra questi figurano Giuseppe Di Maio detto “fasulina”, Antonino Giglio detto “Tony u’ pacchiune”, Gesuè Giglio, Alfredo Santoro detto “Lello”, Cristian Pasca.

Il gruppo criminale poteva avvalersi pure dell’opera di altri complici incaricati di predisporre con cura la scena dei falsi sinistri, trovando i veicoli da utilizzare, reclutandone i conducenti, e assoldando gli eventuali testimoni. Una volta realizzata la scena del finto incidente questi si occupavano anche dell’assistenza medica delle “vittime” fratturate controllando che non si sottraessero agli impegni presi con l’associazione. Questi i loro nomi: Vincenzo Cataldo, Monia Camarda, Orazio Falliti, Gaetano Girgenti, Alfonso Macaluso, Benedetto Mattina, Giuseppe Mazzanares, Maria Mazzanares, Rita Mazzanares, Salvatore Mazzanares, Giuseppa Rosciglione, Mario Modica, Antonino Saviano, e infine le sorelle Maria e Letizia Silvestri.

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FONTE

 

Maxi truffa delle auto di lusso col trucco del finto ufficio postale

La scoperta dei carabinieri di Genova, giro d’affari da un milione di euro

Falsi siti internet per finti uffici postali con tanto di numero e indicazioni su Google e Pagine Bianche. Era grazie a questi accorgimenti, messi insieme da un esperto informatico, che un’organizzazione criminale è riuscita a compiere 12 truffe legate all’acquisto di auto di lusso, per un giro di affari di circa un milione di euro.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Genova, che hanno smantellato l’organizzazione, il gruppo individuava le inserzioni di auto di lusso sui siti di vendite on line. Contattava il venditore dicendo di poter pagare con assegno circolare postale. Una volta consegnato l’assegno falso, per evitare di essere scoperti, veniva creato un sito del falso ufficio postale, tramite il sistema Voip veniva creato un numero di telefono a cui rispondeva un complice che si fingeva direttore della filiale postale e l’ufficio veniva anche indicizzato su Google e inserito sul sito delle Pagine Bianche.

Una volta fatto il passaggio di proprietà, l’auto veniva “ripulita”, tramite la cancellazione dal registro auto e veniva trasportata in Germania o nei Paesi Bassi dove poi veniva rivenduta a ignari clienti. Sono 12 le truffe accertate: le auto rivendute dovevano essere tutte diesel e di lusso: Porsche, Range Rover e Maserati. Le indagini sono partite nel 2018 da Serra Riccò dopo il tentativo di truffa scoperto dai carabinieri della locale stazione. Due degli arrestati erano stati trovati in possesso di falsi documenti di identità e codici fiscali: da quello spunto, gli investigatori hanno capito che i falsi documenti servivano in realtà per mettere in piedi le truffe.

In manette sono finiti Zorane Hudorovich, 43 anni residente a Dalmine (Bergamo); Fardi Hudorovich, 23 anni residente a Cologno al Serio (Bergamo); Giacomo Fabio Castellano, 49 anni residente ad Arcene (Bergamo); Francesco Bernunzo, 50 anni, residente in Germania; Giovanni Tropea, 47 anni residente a Cesano Maderno (Monza Brianza); Dario Nicolini, 47 anni residente a Nova Milanese (Monza Brianza); Rosario Luca, 25 anni residente a Saronno (Varese). Ai domiciliari sono finiti Domenico Caravello, 48 anni residente a Ciserano (Bergamo); Antonio Mastromauro, 50 anni residente a Rignano Garganico (Foggia) e Walter Piazzoni, 66 anni residente a Ponteranica (Bergamo).

Massa, truffe a enti pubblici e assicurazioni: 17 arresti e 130 indagati

Tra le persone finite in manette ci sarebbero liberi professionisti, lavoratori dipendenti e operatori sanitari

Sono 17 le ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere e 13 agli arresti domiciliari, in corso di esecuzione con un’operazione condotta dai carabinieri e dalla questura di Massa e coordinata dalla procura, nei confronti di due associazioni per delinquere operanti nel territorio apuano e nelle province di La Spezia, Lucca e Pistoia. Secondo l’accusa i due gruppi criminali avrebbero messo in piedi un vasto giro di truffe ai danni di Enti pubblici locali e compagnie di assicurazione. Tra le accuse anche episodi estorsivi e di corruzione. Le forze dell’ordine stanno effettuando anche alcune perquisizioni. Gli arresti sono stati eseguiti nel territorio apuano, a Lucca e a Milano e, secondo quanto appreso riguardano una serie di soggetti tra cui liberi professionisti, lavoratori dipendenti e operatori sanitari.

Nell’operazione, coordinata dalla procura di Massa, le persone indagate sono 130 con ben 159 capi d’accusa. Tra i diciassette finiti in carcere o ai domiciliari vi sarebbero, secondo quanto appreso, avvocati di Massa, medici legali delle assicurazioni e medici specialistici che lavorano in strutture sanitarie del capoluogo apuano, un appartenente alla polizia municipale. Arrestati anche un investigatore privato con agenzia a Milano, specializzato nel ramo dell’infortunistica stradale, un Pr di un noto locale del litorale versiliese, operai e titolari di stabilimenti balneari. Tra i reati contestati anche quello di associazione per delinquere finalizzata al fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblico ufficiale e da privato, estorsione ed abuso d’ufficio.

Durante l’inchiesta, denominata “Il botto” e iniziata nel 2015, sono stati contati 100 falsi incidenti e si stimano danni per 3 milioni di euro, tutti accertati, a carico delle compagnie assicuratrici.  Nel blitz di questa mattina sono state coinvolte 80 unità delle forze dell’ordine per far eseguire 17 ordinanze di custodia cautelare, di cui quattro in carcere e 13 agli arresti domiciliari. Inoltre risultano 130 denunciati, tra cui anche vere e proprie comparse per simulare i falsi incidenti in strada con una specie di set cinematografici.

La procura ha fornito un filmato realizzato dagli investigatori in cui si vedono i conducenti di due mezzi mettersi d’accordo per simulare l’incidente, l’arrivo dell’ambulanza e il trasporto dei finti feriti all’ospedale, dove, dice l’accusa, medici compiacenti firmavano falsi certificati che poi venivano utilizzati per chiedere i risarcimenti. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti, che ha coordinato le indagini, ha descritto due associazioni per delinquere, che avrebbero lavorato insieme per creare ad arte un sistema di cui “questa indagine è solo la punta dell’iceberg”.

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Frodi assicurative, operazione Tantalo: i nomi delle undici persone fermate

Nel mirino della polizia sono finiti anche un’infermiera del Civico. Provocavano lesioni e fratture a “vittime” compiacenti per ottenere risarcimenti fino a 150 mila euro

Due organizzazioni spietate che procuravano fratture e lesioni a vittime compiacenti per chiedere rimborsi alle compagnie assicurative. Undici le persone fermate, tra cui l’infermiera del reparto di Neurologia del Civico Antonia Conte.

Ecco la lista completa:

Giuseppe Burrafato, nato a Termini Imerese, 27 anni;
Michele Caltabellotta, nato a Palermo, 45 anni;
Antonia Conte, nata a Palermo, 51 anni;
Michele Di Lorenzo, nato a Palermo, 36 anni;
Francesco Faija, nato a Palermo, 37 anni;
Isidoro Faija, nato a Palermo, 35 anni;
Salvatore La Piana, nato a Palermo, 49 anni;
Francesco Mocciaro, nato a Palermo, 50 anni;
Giuseppe Portanova, nato a Palermo, 41 anni;
Antonino Santono, nato a Palermo, 47 anni;
Massimiliano Vultaggio, nato a Palermo, 48 anni.

Undici fermi per truffe alle assicurazioni, l’Aicis: “Caltabellotta non è un iscritto”

Con una nota l’Associazione italiana consulenti infortunistica stradale chiarisce che il signor Michele Caltabellotta, fermato nell’ambito dell’operazione Tantalo condotta dalla polizia, non è un consulente di infortunistica né un perito assicurativo in quanto non iscritto all’apposito ruolo

Undici fermi per truffe alle assicurazioni, l’Aicis: “Caltabellotta non è un iscritto”
„In merito al servizio pubblicato lo scorso 8 agosto dal titolo Operazione tantalo, i nomi delle undici persone fermate per frodi l’Aicis, l’Associazione italiana consulenti infortunistica stradale – ci segnala che “il signor Michele Caltabellotta non è né un consulente di infortunistica stradale né un perito assicurativo in quanto non iscritto all’apposito ruolo. Tale figura professionale che è, invece, ben regolamentata nel nostro ordinamento legislativo, prevede per l’abilitazione, un tirocinio formativo biennale obbligatorio, un complesso esame di Stato e precisi requisiti di alta moralità. A difesa dei propri associati, quindi, l’Aicis intende far presente che nonostante il frequente uso improprio che si fa di tale titolo, il perito assicurativo è un professionista molto preparato che opera in proprio con diligenza, correttezza e trasparenza, anche contribuendo in maniera significativa e a rischio della propria incolumità personale, allo smascheramento delle vere frodi assicurative negli incidenti stradali e nautici. Si ribadisce, quindi, che il signor Michele Caltabellotta non è né un consulente di infortunistica stradale né un perito assicurativo”.

FONTE: PALERMO TODAY

Dilaga il “phishing” assicurativo, sempre più polizze false online

Massima attenzione alle polizze online, in particolare quelle proposte a prezzi stracciati o con grosse differenze rispetto alla concorrenza. I casi di automobilisti “truffati” online si susseguono. L’ultimo di questi riguarda 40 automobilisti, che hanno comprato online una polizza fasulla per circa 300 euro annui. Una tariffa che faceva gola soprattutto ad automobilisti con classi di merito penalizzanti, e che li ha indotti a cercare l’offerta – in questo caso il “bidone” – online. La base della banda criminale era a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove venivano creati dal nulla i falsi certificati assicurativi. L’esca, come nella maggior parte dei casi, era un sito Internet accattivante che proponeva prezzi vantaggiosi. Va ricordato che, in caso di incidente, la falsa assicurazione costringe pagare i danni di tasca propria.

l fenomeno delle Rca false vendute online, come rileva l’Ivass, continua a crescere e a diventare sempre più allarmante, con numerosi siti di “phishing” assicurativi che, anche se bloccati, “risorgono” con altri nomi e recapiti. L’IVASS segnala tutti questi siti all’autorità giudiziaria, e nella maggior parte dei casi riesci a farli eliminare dai motori di ricerca. Ma la battaglia è senza fine, perchè in men che non si dica ne ricompaiono di nuovi.

Gli ultimi casi di false assicurazioni segnalati dall’IVASS sono www.assidiamante.com e www.gioiassicurazioni.com

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Scoperto sito truffa per verificare l’autenticità delle polizze rca

Il sito veniva impiegato per attestare falsamente l’autenticità di polizze contraffatte. E il fenomeno delle false polizze Rc auto dilaga, con 12 siti truffa scovati dall’IVASS nel solo mese di gennaio

Il fenomeno dei siti che propongono false assicurazioni auto, generalmente temporanee, sta dilagando. Da inizio anno, e quindi da meno di un mese, l’IVASS ha scovato sul web ben 12 siti di intermediari assicurativi falsi che spacciano polizze rca che non hanno nessun valore – in quanto non riconducibili a intermediari iscritti al Registro Unico degli Intermediari Assicurativi (RUI) – e che lasciano totalmente scoperto l’automobilista. Ma la truffa ha fatto anche un “salto” di qualità. L’IVASS ha infatti scovato anche il sito http://www.coperturaveicolo.it, utilizzato per attestare falsamente l’autenticità di polizze contraffatte promosse e commercializzate tramite falsi siti internet In pratica l’automobilista che incappava in questo sito il per verificare l’autenticità di una polizza “sospetta” veniva a sua imbrogliato da questo sito che ne certificava l’autencità. Per avvalorare le informazioni nell’home page del sito appare un presunto copyright “ANIA Italia”. L’ANIA – Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici ha formalmente disconosciuto la titolarità del sito.

Riportiamo la “lista nera” dei siti truffa identitifcati a gennaio:

www.ferrariassicurazioni.it

www.bolognesiassicurazioni.it

www.coperturaveicolo.it

www.assicurazioniriccio.com

www.europeaassicurazioni.it

www.assicurazionimonte.it

www.serenaassicurazioni.com

www.polizzetemporanee.it

www.piottibroker.it

www.barattiniassicurazioni.it

www.landiassicura.it

www.martiniassicura.it

FONTE CAR CARROZZERIA

Pesaro, truffa alle assicurazioni: in 7 pagano, altri 5 vanno a giudizio. Primo caso di indennizzo per evitare la denuncia.

   PESARO – Tre incidenti stradali sospetti, 12 persone coinvolte e altrettante finite davanti al giudice per con l’accusa di truffa alle assicurazioni. Cinque i rinvii a giudizio mentre in 7 hanno scelto di optare per il risarcimento del danno che consente di estinguere il reato in base alla nuovissima norma che per la prima volta è stata applicata a Pesaro.
Tutto è partito da un’indagine dell’assicurazione Hdi che ha assoldato un’agenzia investigativa privata per vigilare su alcuni risarcimenti richiesti dai clienti. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero aggiustato le dinamiche degli incidenti per ottenere dei risarcimenti.
Somme peraltro tenute in stand by e mai ricevute in attesa delle conclusioni delle indagini. Tutti risultano incensurati e di età compresa fra i 25 anni e i 60. Alcuni di loro erano alla guida, altri erano semplicemente dei passeggeri. Che avrebbero, dopo l’incidente, trovato un accordo tra loro. Alla base delle indagini tre episodi distinti, non collegati fra loro. L’unico indagato con precedenti per truffa alle assicurazioni è un carrozziere di Montecalvo in Foglia. Lui stesso ha preferito arrivare a una transazione con l’assicurazione, riparando il danno, per estinguere il reato anziché essere rinviato a giudizio.

Napoli, finti incidenti per ottenere rimborsi: maxi truffa alle assicurazioni

Le indagini hanno svelato un vero e proprio sistema collaudato che, tramite la dichiarazione di falsi incidenti o di sinistri avvenuti in modo differente da quanto dichiarato, si faceva rimborsare dalle assicurazioni, truffano le maggiori compagnie italiane. Nove persone sono state arrestate.

Era una vera e propria associazione a delinquere, operante con un sistema collaudato che, però, è stato scoperto dalle forze dell’ordine. Questa mattina, agenti della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a nove mandati di custodia cautelare emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura. L’attività investigativa ha infatti permesso di accertare, tramite intercettazioni telefoniche e acquisizioni di atti e documenti, l’esistenza di una associazione a delinquere dedita alla truffa delle compagnie assicurative italiane, nella provincia di Napoli, diretta dall’avvocato Gianluca Piccirillo del Foro di Napoli, legale specializzato nel trattare casi di sinistri stradali.

Nella fattispecie, gli inquirenti hanno notato che l’avvocato Piccirillo, quasi in maniera seriale, denunciava incidenti mai avvenuti, oppure verificatisi con modalità differenti da quelle dichiarate, al fine di ottenere dalle compagnie assicurative rimborsi che in realtà non gli spettavano. Per farlo, il legale si avvaleva di una serie di collaboratori fidati che lo aiutavano ad inscenare i sinistri posticci. Sugli atti processuali, poi, venivano apposte marche da bollo che le indagini hanno rivelato essere contraffatte.

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Truffa alle assicurazioni a Prato, coinvolto anche un carrozziere

    Falsi incidenti e rimborsi gonfiati. Oltre al carrozziere, indagati anche medici, avvocati e falsi testimoni

Da un’inchiesta della Procura di Prato, chiusa in questi giorni, è emersa un’associazione a delinquere tra un carrozziere, alcuni medici, avvocati e falsi testimoni finalizzata a inscenare falsi incidenti e ottenere rimborsi gonfiati a danno delle assicurazioni.

Tra gli indagati figura Rosario Lo Porto, titolare fino al 2011 della carrozzeria Nuova San Giorgio a Montemurlo. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2010 e il 2011. Tra i 26 indagati, oltre al carrozziere, figurano quattro avvocati, ben 11 medici e 10 falsi testimoni. L’inchiesta sarebbe nata da una “soffiata” su alcuni sinistri sospetti.

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