Palermo, ecco il libro mastro dei falsi incidenti: i nomi degli arrestati nel blitz della polizia

Un momento della conferenza stampa tra polizia e guardia di finanza

Un libro mastro con diversi episodi di rotture di ossa provocati ad arte, nomi di vittime e località dell’incidente: è stato trovato durante le perquisizioni nell’ambito dell’indagine che ha permesso di sgominare due gruppi criminali che organizzavano truffe alle assicurazioni. Oltre 50 le vittime che, con i loro racconti, hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti degli arrestati.

Le operazioni “Tantalo bis” della Polizia, e la “Fides” della Guardia di Finanza e della Polizia penitenziaria, hanno portato all’arresto di 42 persone, ma gli indagati sono 250.

I vertici della consorteria colpita dal provvedimento di oggi sono Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi e Salvatore Arena, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, (ndr: non risulta iscritto al Ruolo Consap) Gioacchino Campora, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro, Piero Orlando, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. Si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese e della suddivisione tra i complici delle quote che derivavano dai risarcimenti assicurativi.

Eccoo i nomi degli arrestati dalla polizia:
1. Carlo Alicata;
2. Gaetano Alicata;
3. Filippo Anceschi detto “Il nano”;
4. Salvatore Arena, detto “Mandalà”;
5. Gioacchino Campora detto Ivan;
6. Graziano D’Agostino, incensurato
7. Rita Mazzanares;
8. Salvatore Di Ggregorio detto “Salvino”;
9. Salvatore Di Liberto;
10. Giuseppe Di Maio detto “Fasulina” ;
11. Piero Orlando, detto “Piero SH” , incensurato
12. Mario Fenech, incensurato
13. Vittorio Filippone, incensurato
14. Antonino Giglio detto “Tony ‘U Pacchiune”;
15. Gesué Giglio, incensurato
16. Vincenzo Peduzzo;
17. Alessandro Santoro;
18. Alfredo Santoro detto “Lello” ;
19. Natale Santoro;
20. Antonino Saviano;
21. Letizia Silvestri;
22. Monia Camarda;
23. Vincenzo Cataldo;
24. Orazio Falliti;
25. Gaetano Girgenti;
26. Alfonso Macaluso;
27. Benedetto Mattina;
28. Giuseppe Mazzanares;
29. Maria Mazzanares detta “Mary”;
30. Salvatore Mazzanares;
31. Mario Modica;
32. Cristian Pasca;
33. Giuseppa Rosciglione;
34. Maria Silvestri

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“Mi stanno ammazzando”: i boia spaccavano le ossa nella stanza degli orrori di via Imera

I particolari agghiaccianti che emergono dall’operazione che ha portato a 42 arresti. Finti incidenti per intascare i soldi delle assicurazioni. Le vittime, reclutate nella zona della Stazione, venivano messe su un tavolo, immobilizzate con dei mattoni e poi colpite con dischi di ghisa

Mutilavano gambe e braccia per truffare assicurazioni

Nei minimi particolari gli inquirenti hanno ricostruito 76 episodi ma, sottolinea il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, “i casi sono molti di più e l’inchiesta è molto più complessa”. Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli ‘spaccaossa’ fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il Betaland Cafe, un’agenzia scommesse all’Albergheria dove venivano praticate alcune delle fratture.

Sono 42 le persone arrestate per avere organizzato una truffa alle assicurazioni con vittime compiacenti che si facevano fratturare gli arti in cambio di poche centinaia di euro. I boia non si fermavano davanti a nulla: “Mi state ammazzando… ammazzando… la gamba… ahi, ahi…”, gridava una delle vittime, Antonino B., in uno dei numerosi episodi di cruda violenza. Questa la risposta di Monia Camarda, arrestata oggi: “Non gridare…”. La mutilazione avveniva in via Imera, in una delle ‘stanze degli orrori’ usate dagli spaccaossa per fratturare gli arti alle vittime designate.

Un sedicenne tra le vittime

Neanche l’età delle vittime costituiva un deterrente per la banda. L’ultima, in ordine di tempo, un giovane di sedici anni, reclutato da un amico e pronto a farsi rompere gli arti in cambio della promessa di soldi che, molto probabilmente, non avrebbe mai visto.

“Solo qualche giorno fa abbiamo evitato che a un ragazzino di 16 anni gli venissero fratturate le ossa – spiega il capo della Squadra Mobile di Palermo Rodelfo Ruperti -. La bravura dei nostri operatori che hanno percepito le intenzioni di due dei soggetti fermati oggi, ci ha permesso di evitare un’altra vittima”. Le vittime venivano reclutate soprattutto fra le persone in difficoltà, era questo il criterio principale. “Molti sono stati reclutati alla stazione centrale di Palermo – aggiunge – dove c’erano proprio dei reclutatori che li avvicinavano raccontandogli di conoscere delle persone, gli spaccaossa, che potevano aiutarli e che sarebbero stati in grado di farli svoltare nella loro vita”.

I numeri dell’operazione

Questi i numeri dell’operazione di oggi: 250 indagati, 159 capi di imputazione, 34 fermati dalla polizia e otto dalla guardia di finanza. “Le indagini – ha aggiunto Ruperti – hanno portato a scoprire non alcuni delitti ma una vera e propria fenomenologia che si era sviluppata sul territorio di Palermo. Determinante è stata la collaborazione di tre persone arrestate ad agosto che hanno aperto uno squarcio su un sistema diffuso con un meccanismo di reclutamento di poveri malcapitati e di arricchimento per questa associazione senza scrupoli”.

I boia parlavano così: “Ho trovato 2 fidanzati…” | Video

Cinquanta le vittime compiacenti che alla fine hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine. “Arrivavano alla Squadra mobile con il braccio o la gamba rotti, in alcuni casi anche entrambi – racconta Ruperti -. Storie tristi di persone che si sentivano anche in colpa per avere, in un primo momento, accettato di farsi fratturare le ossa con la promessa di soldi e rimborsi che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai ricevuto”.

Il libro mastro con i nomi

Nulla era lasciato al caso nell’organizzazione degli ‘spaccaossa’. C’era perfino un libro ‘mastro’ in cui appuntare i nomi delle vittime, le fratture e i rimborsi da riconoscere. “Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell’attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime – ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo. Le indagini della guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell’organizzazione. In particolare “uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto ‘Dolce Vita’ in via Brunelleschi, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d’urgenza”. Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.

Il finto incidente finito in tragedia

Emerge anche un tragico risvolto. Quello della morte di un tunisino, una delle vittime reclutate dal clan criminale. Dovevano ‘solo’ fratturargli le ossa, ma la tortura si è trasformata in un omicidio. “A quest’uomo gli erano state procurate delle fratture molto gravi – ha spiegato Ruperti -. Sembra che a un certo punto il tunisino volesse fermarsi per il troppo dolore, ma per continuare gli avrebbero somministrato del crack che gli avrebbe procurato un arresto cardiocircolatorio”. La morte dell’uomo non ha fatto desistere la banda ‘spaccaossa’. “Lo hanno comunque portato al bordo di una strada – sottolinea Ruperti – tentando di fingere un incidente stradale e istruire la falsa pratica assicurativa”.

Quei medici compiacenti

Le indagini, dicono gli investigatori, “hanno messo in luce uno spaccato criminale variegato, fatto di “reclutatori” che agganciavano le vittime tra le fasce più deboli della società; di “ideatori” che individuavano luoghi non vigilati da telecamere, veicoli per inscenare gli eventi e falsi testimoni; di “boia-spaccaossa” che procedevano alle materiali lesioni fisiche degli arti superiori ed inferiori (ai quali gli indagati si riferivano convenzionalmente come “primo piano e piano terra”); di “medici compiacenti” che vergavano perizie mediche di parte; di “centri fisioterapici” che attestavano cure alle vittime ma mai effettivamente somministrate; di strutture criminali più organizzate che acquistavano le “pratiche” mettendo al lavoro avvocati o sedicenti tali e studi di infortunistica stradale che gestivano poi il conseguente iter finalizzato al risarcimento”.

Nel danaroso business illecito, i vertici dei vari gruppi criminali “mantenevano rapporti di mutua assistenza e solidarietà, prestandosi – vicendevolmente – i propri “boia-spaccaossa” a seconda della impellenza del momento: le strutture delinquenziali individuate – seppur autonomamente costituite, promosse ed organizzate – operano nello stesso “settore”, senza interferire nei rispettivi affari ma dividendosi i proventi illeciti derivanti dai falsi sinistri stradali distintamente organizzati”. Altri gruppi criminali hanno invece mostrato una visione più strategica ed una vocazione marcatamente “imprenditoriale”, preferendo acquistare il “pacchetto” delle menomazioni per poi gestire la pratica sino alla liquidazione del rimborso assicurativo.

Le “vittime”, in preda a lancinanti dolori, venivano trasportati presso gli ospedali cittadini, all’interno dei quali la gestione della frode passava nelle mani di altre persone compiacenti che si facevano carico di vigilare sui ricoverati per provvedere alle loro necessità, ma ancor più per evitare che qualcuno potesse recedere dall’originario intento, magari denunciando i fatti alle forze dell’ordine. Dopo il ricovero dei fratturati, si apriva la fase amministrativa e burocratica dell’istruzione della pratica assicurativa entrando in scena i vertici dell’associazione, che curavano la presentazione delle richieste di risarcimento presso le compagnie assicurative e la successiva suddivisione delle “quote” del premio da liquidare. In questa fase peraltro poteva trovare spazio talvolta la cessione della pratica assicurativa, completa degli atti peritali e dei referti medici, ad altri soggetti ritenuti membri di vertice dell’associazione criminale, che acquistavano la pratica liquidando al “venditore” una quota, così da assumere in prima persona la gestione della fase risarcitoria.

I nomi degli spaccaossa

I vertici del clan sono stati individuati Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi, Salvatore Arena detto “Mandalà”, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, Gioacchino Campora detto “Ivan”, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro detto “Lello”, Piero Orlando detto “SH”, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. A ciascuno di loro viene riconosciuto un ruolo fondamentale: si occupavano di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese occorrenti e della suddivisione tra i complici delle quote derivanti dai risarcimenti assicurativi. Alla rottura delle ossa erano deputati altri complici, “specializzati” nell’infliggere le fratture alle “vittime”. Tra questi figurano Giuseppe Di Maio detto “fasulina”, Antonino Giglio detto “Tony u’ pacchiune”, Gesuè Giglio, Alfredo Santoro detto “Lello”, Cristian Pasca.

Il gruppo criminale poteva avvalersi pure dell’opera di altri complici incaricati di predisporre con cura la scena dei falsi sinistri, trovando i veicoli da utilizzare, reclutandone i conducenti, e assoldando gli eventuali testimoni. Una volta realizzata la scena del finto incidente questi si occupavano anche dell’assistenza medica delle “vittime” fratturate controllando che non si sottraessero agli impegni presi con l’associazione. Questi i loro nomi: Vincenzo Cataldo, Monia Camarda, Orazio Falliti, Gaetano Girgenti, Alfonso Macaluso, Benedetto Mattina, Giuseppe Mazzanares, Maria Mazzanares, Rita Mazzanares, Salvatore Mazzanares, Giuseppa Rosciglione, Mario Modica, Antonino Saviano, e infine le sorelle Maria e Letizia Silvestri.

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Maxi truffa delle auto di lusso col trucco del finto ufficio postale

La scoperta dei carabinieri di Genova, giro d’affari da un milione di euro

Falsi siti internet per finti uffici postali con tanto di numero e indicazioni su Google e Pagine Bianche. Era grazie a questi accorgimenti, messi insieme da un esperto informatico, che un’organizzazione criminale è riuscita a compiere 12 truffe legate all’acquisto di auto di lusso, per un giro di affari di circa un milione di euro.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Genova, che hanno smantellato l’organizzazione, il gruppo individuava le inserzioni di auto di lusso sui siti di vendite on line. Contattava il venditore dicendo di poter pagare con assegno circolare postale. Una volta consegnato l’assegno falso, per evitare di essere scoperti, veniva creato un sito del falso ufficio postale, tramite il sistema Voip veniva creato un numero di telefono a cui rispondeva un complice che si fingeva direttore della filiale postale e l’ufficio veniva anche indicizzato su Google e inserito sul sito delle Pagine Bianche.

Una volta fatto il passaggio di proprietà, l’auto veniva “ripulita”, tramite la cancellazione dal registro auto e veniva trasportata in Germania o nei Paesi Bassi dove poi veniva rivenduta a ignari clienti. Sono 12 le truffe accertate: le auto rivendute dovevano essere tutte diesel e di lusso: Porsche, Range Rover e Maserati. Le indagini sono partite nel 2018 da Serra Riccò dopo il tentativo di truffa scoperto dai carabinieri della locale stazione. Due degli arrestati erano stati trovati in possesso di falsi documenti di identità e codici fiscali: da quello spunto, gli investigatori hanno capito che i falsi documenti servivano in realtà per mettere in piedi le truffe.

In manette sono finiti Zorane Hudorovich, 43 anni residente a Dalmine (Bergamo); Fardi Hudorovich, 23 anni residente a Cologno al Serio (Bergamo); Giacomo Fabio Castellano, 49 anni residente ad Arcene (Bergamo); Francesco Bernunzo, 50 anni, residente in Germania; Giovanni Tropea, 47 anni residente a Cesano Maderno (Monza Brianza); Dario Nicolini, 47 anni residente a Nova Milanese (Monza Brianza); Rosario Luca, 25 anni residente a Saronno (Varese). Ai domiciliari sono finiti Domenico Caravello, 48 anni residente a Ciserano (Bergamo); Antonio Mastromauro, 50 anni residente a Rignano Garganico (Foggia) e Walter Piazzoni, 66 anni residente a Ponteranica (Bergamo).

Massa, truffe a enti pubblici e assicurazioni: 17 arresti e 130 indagati

Tra le persone finite in manette ci sarebbero liberi professionisti, lavoratori dipendenti e operatori sanitari

Sono 17 le ordinanze di custodia cautelare, di cui 4 in carcere e 13 agli arresti domiciliari, in corso di esecuzione con un’operazione condotta dai carabinieri e dalla questura di Massa e coordinata dalla procura, nei confronti di due associazioni per delinquere operanti nel territorio apuano e nelle province di La Spezia, Lucca e Pistoia. Secondo l’accusa i due gruppi criminali avrebbero messo in piedi un vasto giro di truffe ai danni di Enti pubblici locali e compagnie di assicurazione. Tra le accuse anche episodi estorsivi e di corruzione. Le forze dell’ordine stanno effettuando anche alcune perquisizioni. Gli arresti sono stati eseguiti nel territorio apuano, a Lucca e a Milano e, secondo quanto appreso riguardano una serie di soggetti tra cui liberi professionisti, lavoratori dipendenti e operatori sanitari.

Nell’operazione, coordinata dalla procura di Massa, le persone indagate sono 130 con ben 159 capi d’accusa. Tra i diciassette finiti in carcere o ai domiciliari vi sarebbero, secondo quanto appreso, avvocati di Massa, medici legali delle assicurazioni e medici specialistici che lavorano in strutture sanitarie del capoluogo apuano, un appartenente alla polizia municipale. Arrestati anche un investigatore privato con agenzia a Milano, specializzato nel ramo dell’infortunistica stradale, un Pr di un noto locale del litorale versiliese, operai e titolari di stabilimenti balneari. Tra i reati contestati anche quello di associazione per delinquere finalizzata al fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblico ufficiale e da privato, estorsione ed abuso d’ufficio.

Durante l’inchiesta, denominata “Il botto” e iniziata nel 2015, sono stati contati 100 falsi incidenti e si stimano danni per 3 milioni di euro, tutti accertati, a carico delle compagnie assicuratrici.  Nel blitz di questa mattina sono state coinvolte 80 unità delle forze dell’ordine per far eseguire 17 ordinanze di custodia cautelare, di cui quattro in carcere e 13 agli arresti domiciliari. Inoltre risultano 130 denunciati, tra cui anche vere e proprie comparse per simulare i falsi incidenti in strada con una specie di set cinematografici.

La procura ha fornito un filmato realizzato dagli investigatori in cui si vedono i conducenti di due mezzi mettersi d’accordo per simulare l’incidente, l’arrivo dell’ambulanza e il trasporto dei finti feriti all’ospedale, dove, dice l’accusa, medici compiacenti firmavano falsi certificati che poi venivano utilizzati per chiedere i risarcimenti. Il sostituto procuratore Alessandra Conforti, che ha coordinato le indagini, ha descritto due associazioni per delinquere, che avrebbero lavorato insieme per creare ad arte un sistema di cui “questa indagine è solo la punta dell’iceberg”.

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Frodi assicurative, operazione Tantalo: i nomi delle undici persone fermate

Nel mirino della polizia sono finiti anche un’infermiera del Civico. Provocavano lesioni e fratture a “vittime” compiacenti per ottenere risarcimenti fino a 150 mila euro

Due organizzazioni spietate che procuravano fratture e lesioni a vittime compiacenti per chiedere rimborsi alle compagnie assicurative. Undici le persone fermate, tra cui l’infermiera del reparto di Neurologia del Civico Antonia Conte.

Ecco la lista completa:

Giuseppe Burrafato, nato a Termini Imerese, 27 anni;
Michele Caltabellotta, nato a Palermo, 45 anni;
Antonia Conte, nata a Palermo, 51 anni;
Michele Di Lorenzo, nato a Palermo, 36 anni;
Francesco Faija, nato a Palermo, 37 anni;
Isidoro Faija, nato a Palermo, 35 anni;
Salvatore La Piana, nato a Palermo, 49 anni;
Francesco Mocciaro, nato a Palermo, 50 anni;
Giuseppe Portanova, nato a Palermo, 41 anni;
Antonino Santono, nato a Palermo, 47 anni;
Massimiliano Vultaggio, nato a Palermo, 48 anni.

Undici fermi per truffe alle assicurazioni, l’Aicis: “Caltabellotta non è un iscritto”

Con una nota l’Associazione italiana consulenti infortunistica stradale chiarisce che il signor Michele Caltabellotta, fermato nell’ambito dell’operazione Tantalo condotta dalla polizia, non è un consulente di infortunistica né un perito assicurativo in quanto non iscritto all’apposito ruolo

Undici fermi per truffe alle assicurazioni, l’Aicis: “Caltabellotta non è un iscritto”
„In merito al servizio pubblicato lo scorso 8 agosto dal titolo Operazione tantalo, i nomi delle undici persone fermate per frodi l’Aicis, l’Associazione italiana consulenti infortunistica stradale – ci segnala che “il signor Michele Caltabellotta non è né un consulente di infortunistica stradale né un perito assicurativo in quanto non iscritto all’apposito ruolo. Tale figura professionale che è, invece, ben regolamentata nel nostro ordinamento legislativo, prevede per l’abilitazione, un tirocinio formativo biennale obbligatorio, un complesso esame di Stato e precisi requisiti di alta moralità. A difesa dei propri associati, quindi, l’Aicis intende far presente che nonostante il frequente uso improprio che si fa di tale titolo, il perito assicurativo è un professionista molto preparato che opera in proprio con diligenza, correttezza e trasparenza, anche contribuendo in maniera significativa e a rischio della propria incolumità personale, allo smascheramento delle vere frodi assicurative negli incidenti stradali e nautici. Si ribadisce, quindi, che il signor Michele Caltabellotta non è né un consulente di infortunistica stradale né un perito assicurativo”.

FONTE: PALERMO TODAY

Dilaga il “phishing” assicurativo, sempre più polizze false online

Massima attenzione alle polizze online, in particolare quelle proposte a prezzi stracciati o con grosse differenze rispetto alla concorrenza. I casi di automobilisti “truffati” online si susseguono. L’ultimo di questi riguarda 40 automobilisti, che hanno comprato online una polizza fasulla per circa 300 euro annui. Una tariffa che faceva gola soprattutto ad automobilisti con classi di merito penalizzanti, e che li ha indotti a cercare l’offerta – in questo caso il “bidone” – online. La base della banda criminale era a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove venivano creati dal nulla i falsi certificati assicurativi. L’esca, come nella maggior parte dei casi, era un sito Internet accattivante che proponeva prezzi vantaggiosi. Va ricordato che, in caso di incidente, la falsa assicurazione costringe pagare i danni di tasca propria.

l fenomeno delle Rca false vendute online, come rileva l’Ivass, continua a crescere e a diventare sempre più allarmante, con numerosi siti di “phishing” assicurativi che, anche se bloccati, “risorgono” con altri nomi e recapiti. L’IVASS segnala tutti questi siti all’autorità giudiziaria, e nella maggior parte dei casi riesci a farli eliminare dai motori di ricerca. Ma la battaglia è senza fine, perchè in men che non si dica ne ricompaiono di nuovi.

Gli ultimi casi di false assicurazioni segnalati dall’IVASS sono www.assidiamante.com e www.gioiassicurazioni.com

FONTE

Scoperto sito truffa per verificare l’autenticità delle polizze rca

Il sito veniva impiegato per attestare falsamente l’autenticità di polizze contraffatte. E il fenomeno delle false polizze Rc auto dilaga, con 12 siti truffa scovati dall’IVASS nel solo mese di gennaio

Il fenomeno dei siti che propongono false assicurazioni auto, generalmente temporanee, sta dilagando. Da inizio anno, e quindi da meno di un mese, l’IVASS ha scovato sul web ben 12 siti di intermediari assicurativi falsi che spacciano polizze rca che non hanno nessun valore – in quanto non riconducibili a intermediari iscritti al Registro Unico degli Intermediari Assicurativi (RUI) – e che lasciano totalmente scoperto l’automobilista. Ma la truffa ha fatto anche un “salto” di qualità. L’IVASS ha infatti scovato anche il sito http://www.coperturaveicolo.it, utilizzato per attestare falsamente l’autenticità di polizze contraffatte promosse e commercializzate tramite falsi siti internet In pratica l’automobilista che incappava in questo sito il per verificare l’autenticità di una polizza “sospetta” veniva a sua imbrogliato da questo sito che ne certificava l’autencità. Per avvalorare le informazioni nell’home page del sito appare un presunto copyright “ANIA Italia”. L’ANIA – Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici ha formalmente disconosciuto la titolarità del sito.

Riportiamo la “lista nera” dei siti truffa identitifcati a gennaio:

www.ferrariassicurazioni.it

www.bolognesiassicurazioni.it

www.coperturaveicolo.it

www.assicurazioniriccio.com

www.europeaassicurazioni.it

www.assicurazionimonte.it

www.serenaassicurazioni.com

www.polizzetemporanee.it

www.piottibroker.it

www.barattiniassicurazioni.it

www.landiassicura.it

www.martiniassicura.it

FONTE CAR CARROZZERIA

Pesaro, truffa alle assicurazioni: in 7 pagano, altri 5 vanno a giudizio. Primo caso di indennizzo per evitare la denuncia.

   PESARO – Tre incidenti stradali sospetti, 12 persone coinvolte e altrettante finite davanti al giudice per con l’accusa di truffa alle assicurazioni. Cinque i rinvii a giudizio mentre in 7 hanno scelto di optare per il risarcimento del danno che consente di estinguere il reato in base alla nuovissima norma che per la prima volta è stata applicata a Pesaro.
Tutto è partito da un’indagine dell’assicurazione Hdi che ha assoldato un’agenzia investigativa privata per vigilare su alcuni risarcimenti richiesti dai clienti. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero aggiustato le dinamiche degli incidenti per ottenere dei risarcimenti.
Somme peraltro tenute in stand by e mai ricevute in attesa delle conclusioni delle indagini. Tutti risultano incensurati e di età compresa fra i 25 anni e i 60. Alcuni di loro erano alla guida, altri erano semplicemente dei passeggeri. Che avrebbero, dopo l’incidente, trovato un accordo tra loro. Alla base delle indagini tre episodi distinti, non collegati fra loro. L’unico indagato con precedenti per truffa alle assicurazioni è un carrozziere di Montecalvo in Foglia. Lui stesso ha preferito arrivare a una transazione con l’assicurazione, riparando il danno, per estinguere il reato anziché essere rinviato a giudizio.

Napoli, finti incidenti per ottenere rimborsi: maxi truffa alle assicurazioni

Le indagini hanno svelato un vero e proprio sistema collaudato che, tramite la dichiarazione di falsi incidenti o di sinistri avvenuti in modo differente da quanto dichiarato, si faceva rimborsare dalle assicurazioni, truffano le maggiori compagnie italiane. Nove persone sono state arrestate.

Era una vera e propria associazione a delinquere, operante con un sistema collaudato che, però, è stato scoperto dalle forze dell’ordine. Questa mattina, agenti della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a nove mandati di custodia cautelare emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura. L’attività investigativa ha infatti permesso di accertare, tramite intercettazioni telefoniche e acquisizioni di atti e documenti, l’esistenza di una associazione a delinquere dedita alla truffa delle compagnie assicurative italiane, nella provincia di Napoli, diretta dall’avvocato Gianluca Piccirillo del Foro di Napoli, legale specializzato nel trattare casi di sinistri stradali.

Nella fattispecie, gli inquirenti hanno notato che l’avvocato Piccirillo, quasi in maniera seriale, denunciava incidenti mai avvenuti, oppure verificatisi con modalità differenti da quelle dichiarate, al fine di ottenere dalle compagnie assicurative rimborsi che in realtà non gli spettavano. Per farlo, il legale si avvaleva di una serie di collaboratori fidati che lo aiutavano ad inscenare i sinistri posticci. Sugli atti processuali, poi, venivano apposte marche da bollo che le indagini hanno rivelato essere contraffatte.

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Truffa alle assicurazioni a Prato, coinvolto anche un carrozziere

    Falsi incidenti e rimborsi gonfiati. Oltre al carrozziere, indagati anche medici, avvocati e falsi testimoni

Da un’inchiesta della Procura di Prato, chiusa in questi giorni, è emersa un’associazione a delinquere tra un carrozziere, alcuni medici, avvocati e falsi testimoni finalizzata a inscenare falsi incidenti e ottenere rimborsi gonfiati a danno delle assicurazioni.

Tra gli indagati figura Rosario Lo Porto, titolare fino al 2011 della carrozzeria Nuova San Giorgio a Montemurlo. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2010 e il 2011. Tra i 26 indagati, oltre al carrozziere, figurano quattro avvocati, ben 11 medici e 10 falsi testimoni. L’inchiesta sarebbe nata da una “soffiata” su alcuni sinistri sospetti.

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ESCLUSIVA. Tutti i nomi dell’inchiesta sui falsi incidenti, 23 indagati a rischio arresto.

polizia-di-stato-taranto   Taranto: Coinvolti avvocati, medici e fisioterapisti. Nell”associazione a delinquere dedita alle truffe alle assicurazioni anche un appartenente all’ Arma dei Carabinieri di Taranto. Lunedì mattina pubblicheremo l’elenco completo degli indagati, e le intercettazioni agli atti Continua a leggere…

Fingevano incidenti stradali per truffare le assicurazioni

truffa-palermo     La Polizia Stradale di Palermo sta eseguendo alcune misure cautelari nei confronti di persone inserite in un’organizzazione criminale che era specializzata nel riciclaggio e nella ricettazione di autovetture di piccola e media cilindrata. Un altro campo di attività era quello delle truffe alle compagnie assicurative per falsi sinistri stradali.

L’operazione, denominata “New Life”, ha avuto inizio nel 2013 e ha visto impegnati, per più di un anno gli investigatori della stradale che sono riusciti a individuare e recuperare oltre una ventina di autovetture di provenienza furtiva ed accertare svariate truffe alle compagnie assicurative.

L’associazione criminale, acquistava veicoli da rottamare per utilizzarne la documentazione originale e i contrassegni identificativi, ovvero telaio e targhetta, al fine di riciclare identici veicoli, per tipo e modello, di provenienza illecita che poi venivano commercializzati presso un noto autosalone cittadino o tramite siti specializzati.

L’indagine ha consentito anche di identificare e restituire ai legittimi proprietari, diverse autovetture.

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Truffe alle assicurazioni, prosciolti tutti i 52 imputati

firenze_palazzo_di_giustizia_novoli6   Truffe alle assicurazioni, prosciolti tutti i 52 imputati 07 luglio 2016 19:06Cronaca Firenze Palazzo di Giustizia a Firenze (foto gonews.it) Pioggia di prescrizioni a Firenze: 52 imputati – cioè tutti – sono stati prosciolti dall’accusa di truffa alle assicurazioni realizzate col ‘classico’ metodo della simulazione di incidenti stradali. Di questi solo due andranno a processo, ma per altri reati collegati E’ quanto definito oggi al termine di una udienza preliminare-record durata circa due anni, mentre i fatti – decine di casi di sinistri inventati a Firenze – risalgono al periodo 2006, 2007 e inizio 2008. Coinvolti avvocati, medici legali, titolari di agenzie infortunistiche e personaggi che si prestavano a simulare praticamente gli incidenti attestando il falso. Parti civili, invece, tutte le compagnie assicurative più importanti. Oggi il gup Maria Dolores Limongi ha prosciolto nel merito sette imputati, medici legali, ma per tutti gli altri è scattata la prescrizione sul reato di truffa, considerato estinto per decorso del tempo. Troppo lontani i fatti. In ambiente forense si fanno rilevare alcuni fattori che avrebbero determinato la lunga durata del procedimento (apertura del fascicolo nel 2006): la quantità dei finti sinistri da ricostruire (con relative contestazioni); la complessità delle notifiche; avvicendamenti di pm titolari dell’inchiesta e dei gup; una calendarizzazione meno ‘urgente’ rispetto ad altre vicende. Tra i 52 imputati, comunque, ce ne sono due andranno a processo, ma per reati diversi dalla truffa. Sono un avvocato che esercita a Firenze e che è considerato il reale ‘promotore’ delle truffe e un uomo che lo supportava nell’attività dedicata ai falsi incidenti stradali. Insieme devono rispondere di riciclaggio, per aver impiegato soldi ottenuti dalle compagnie assicurative come risarcimenti dei danni fittizi. L’avvocato sarà anche processato per associazione a delinquere a fini di truffa alle assicurazioni, reato di rango più alto rispetto alla semplice truffa e quindi corredato da un tempo di prescrizione più alto. Per i due, l’inizio del processo è fissato il 6 giugno 2017 davanti al collegio della prima sezione penale del tribunale di Firenze. Fonte: ANSA Tutte le notizie di Firenze

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Incidenti stradali tarocco, 68 imputati accusati di truffa alle assicurazioni

Il tribunale di BrindisiBRINDISI – “Ponci”, altrimenti detti incidenti stradali falsi perché simulati, nel senso di mai avvenuti, o reali ma aggravati quanto a conseguenze per le auto e per i passeggeri: in entrambi i casi, ritenuti  “tarocchi” per truffare le assicurazioni, accusa mossa nei confronti di 68 brindisini finiti sotto processo.

Il 21 dicembre davanti al tribunale del capoluogo, il sostituto procuratore Milto De Nozza ha chiesto ai testi della sua lista di ricostruire alcuni degli episodi contestati con riferimento agli anni 2009 e 2010, rispetto ai quali hanno rispolverato la memoria un funzionario di una compagnia di assicurazione chiamato a riferire di un tamponamento a catena, e un maresciallo della Guardia di Finanza che svolse servizi di appostamento.

Gli imputati sono: Gianluca Egizio Magisto, Danio Maisto, Giusy D’Amico, Vanda Spinosa, Maria Di Totero, Silvia Bellino, Pietro Ciciriello, Giovanna De Vincentis, Domenico Pascariello, Lucia Cavallo, Maria Vergaro, Daniele La Forgia, Vittoria Errico, Antonio Sardella. L’accusa nei confronti dei quattordici è di aver fatto parte di un’associazione per delinquere  tra il 2009 e il 2010 finalizzata alla commissione di truffe ai danni delle compagnie di assicurazione.

La Procura ne ha indicate 17 come parti offese, poi costituitesi in giudizio. In elenco ci sono: Unipol, Assimoco, Aviva, Generali, Ina, Navale, Milano, Aurora, Ubi, Ugf, Lloyd, Fondiaria, Carige, Sara, Axa, Zurichi e Allianz.

Gli altri imputati rispondono di singoli episodi di truffa: Cosimo Bianco, Francesco Bianco, Maria Bleve, Antonio Catanzaro, Angela Cavallo,  Romina Cavallo, Maria Celeste, Rocco Ciciriello, Caterina D’Amico, Daniela D’Amico, Luana D’Amico, Partorina D’Isanto, Andrea De Marco, Giovanni De Matteis, Giuseppe De Tommaso, Giovanni De Vincentis.

A giudizio anche:  Alex Di Giovanni, Cristian Ferrarese, Sandra Fiume, Stefano Fiume, Adolfo Galluzzo, Oronzo Gorini, Antonio Greco, Maria Rosaria Greco, Massimo Greco, Roberto Greco, Vincenzo Indiveri, Antonio Laroso, Anna Maria Leone, Diego Leto, Cosima Maisto, Gennaro Maisto, Antonio Manfredi, Fabrizio Marangio, Giuseppina Margherito, Irene Margherito, Massimo Mauro, Chiara Monaco, Giovanni Monaco, Gianluca Morello, Maria Nisi, Pietro Pascariello, Margherita Pennetta.

E ancora: Maria Daniela Pitzalis, Stefano Pitzsalis, Giuseppe Riso, Antonio Rocco, Luca Romano, Adamo Sardella, Maria Sardella, Teodoro Sardella, Massimo Schiavone, Sabrina Sperti, Carmine Tagliente, Marco Tagliente, Lucrezia Tara e Isabella Trane.

  Stef.DeCri.

 

Truffa alle Assicurazioni: In 50 a processo a Lanciano (CH), quasi tutti campani con false residenze in Abruzzo per beneficiare di sconti sulle polizze Rca.

tribunale-lancianoL’indagine da parte della Polizia Stradale avviata un anno fa ha consentito di svelare un meccanismo abbastanza consolidato per il quale molti possessori di auto, moto, ma anche furgoni commerciali provenienti dalla Campania, facevano risultare la residenza in Abruzzo, ed in particolare a Lanciano, per pagare a prezzi stracciati le polizze Rca, grazie alla compiacenza di assicuratori locali, di origini campane, tra l’altro, ma trapiantati da anni a Lanciano ed Atessa. Le compagnie truffate sono la Milano Assicurazioni, Carige e Unipol. I protagonisti della vicenda dunque sono il 4oenne Vincenzo Palermo, Salvatore Buonincontro 44 anni, il 38enne Luigi D’Alò ed i coniugi Lucio Travaglini e Monia Di Nucci di 46 e 41 anni. Erano loro gli assicuratori, secondo le accuse del Pm Rosaria Vecchi, che producevano falsi certificati di residenza in otto comuni dell’area frentana, in particolare Atessa e Villa S.maria. Complessivamente sono state pagate polizze per circa 27 mila euro invece di 75 mila e rotti, il costo normale se le polizze fossero state sottoscritte in Campania dove gli indici per il rischio sinistri sono più elevati. Il meccanismo é andato avanti dal 2007 al 2014.  Ora chiusa l’inchiesta il Pm ha chiesto al Gip il rinvio a giudizio per cinquanta imputati, oltre ai cinque residenti in Abruzzo, e i 45 falsi residenti che non si sono mai mossi dai loro centri di Giugliano, Casoria e Napoli.

Pavia, due giudici indagati per corruzione Inchiesta partita da perizia su immobili

tribunale-675Fabio Lambertucci e Andrea Belba sotto indagine a Brescia – procura competente sul tribunale pavese – insieme al perito Fabrizio Montini. Alla base, la denuncia di una cittadina a cui era stata pignorata l”abitazione per un debito di 5mila euro per spese giudiziare dopo una banale causa condominiale. Ma il suo potrebbe non essere l’unico caso

L’intera vicenda ha inizio con l’esposto di Marta Merli che, in seguito a una banalissima lite condominiale, finita in tribunale, si è vista condannata a pagare le spese periziali e quindi pignorare la casa per soli 5000 euro. Di fronte al pericolo di vedere la propria casa, nella quale abitava con gli anziani genitori, andare all’asta per un debito così ridotto e insospettita da una serie di difformità che portavano sempre a giudizi a lei sfavorevoli, ha deciso di reagire e di segnalare tutte le anomalie ai giudici di Brescia, competenti sul tribunale pavese. Così i pm bresciani Lara Ghirardi, Ambrogio Cassani e Sandro Raimondi hanno avviato un’indagine sui colleghi pavesi.

Galeotta fu una crepa, che si era formata sulla sua villetta di Mezzana Rabattone, un comune di neanche 500 anime sulle rive del Po, a suo giudizio in seguito a dei lavori effettuati dal vicino. Questa la materia del contendere che li ha portati in tribunale. Chiamato a pronunciarsi sulla questione, il giudice Lambertucci dispone una perizia che viene effettuata dal geometra Montini. La perizia dà torto alla signora Merli ma soprattutto viene a costare 5122 euro, pari a 508 ore di lavoro, distribuiti in 254 giorni lavorativi. Un po’ tanto per una crepa su un muro, eccedente, secondo quanto riportato dal suo avvocato, le tabelle del Codice Unico in materia di spese giudiziarie. Nella parcella viene compreso anche il noleggio di una piattaforma aerea che, però, la signora Merli sostiene di non aver mai visto. Ad ogni modo le spese vengono imputate a lei, nonostante fosse ancora pendente il giudizio. La signora Merli lavora come infermiera in una casa per anziani e non può affrontare la spesa. Così, dopo un primo tentativo di opposizione andato a vuoto, chiede una rateizzazione del debito. Cosa che le viene negata. E’ a questo punto che la sua casa rischia di andare a finire in un’asta giudiziaria. Nell’intricata vicenda che segue, su una cosa insiste Marta Merli e cioè sul fatto che il giudice dell’esecuzione non ha mai fissato un’udienza per un giudizio di merito, nella quale, sostiene, avrebbe potuto spiegare le sue ragioni.

La stampa pavese ha riportato diversi casi di persone coinvolte in casi simili, accomunati da perizie contestate. I nomi di giudici e periti coinvolti sono sempre gli stessi, ma va detto che quello di Pavia è un un tribunale di medie dimensioni.

Truffa da tre milioni col “finto morto”

Como, è morto ma vuole l’eredità

Maxi truffa alle assicurazioni: 8 arresti, anche medici e avvocati, 139 indagati

Coinvolti professionisti e i dottori del Santissima Annunziata. Oltre due milioni di euro il danno per 18 compagnie

L’organizzazione simulava incidenti stradali per incassare i risarcimenti dalle Compagnie assicurative e organizzavano le truffe in maniera scientifica. C’era chi reclutava gli automobilisti, chi istruiva la pratica, chi forniva il certificato medico, chi seguiva l’iter fino alla liquidazione del sinistro. La messinscena era davvero plateale: diversi indagati, ignari della presenza dei poliziotti in borghese che avevano iniziato a indagare sul raggiro, entravano in ospedale camminando normalmente e poi uscivano dal pronto soccorso zoppicando.

La presunta organizzazione criminale avrebbe truffato 17 Compagnie utilizzando sempre lo stesso metodo. Sono 25 gli incidenti finti documentati fino a questo momento, ma altre pratiche sono in via di accertamento. L’unico indagato condotto in carcere è Saverio Palumbo, di 48 anni, ritenuto la ‘mente’ della maxi-truffa, che tesseva la rete dell’organizzazione. Un ruolo determinante, secondo gli inquirenti, veniva svolto da Giuseppe Ax, di 61 anni, capo tecnico radiologo, in servizio nel reparto di radiologia dell’ospedale, il quale avrebbe predisposto esami diagnostici contraffatti (Tac ed Ecg) per attestare l’aggravamento della prognosi. Due avvocati, il 42enne Andrea Tagliente e il 37enne Gianfranco Trani, avrebbero curato le pratiche e istruito i soggetti coinvolti nei falsi sinistri anche in relazione alle risposte da dare agli inquirenti nella fase culminante dell’attività investigativa.

Tra gli altri destinatari della misura cautelare figurano un portantino del pronto soccorso dell’ospedale, un autista di ambulanze di un’associazione di volontariato e un ex dipendente di una farmacia di Taranto. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali è emerso che l’organizzazione indicava con il termine ‘partita di calcio’ la data dell’accesso al pronto soccorso, con il termine ‘allenatore’ il medico di turno che avrebbe rilasciato la documentazione sanitaria, mentre con la parola ‘maglietta’ si faceva riferimento al referto medico. Il comandante della locale sezione della Polstrada, Giacomo Mazzotta, ha parlato di una vera ‘piaga sociale’ da debellare, mentre il Codacons ha annunciato che si costituirà parte civile.

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Truffa alle assicurazioni con falsi incidenti, 73 indagati. Ecco tutti i nomi

Tra gli indagati medici, professionisti e periti

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Incidenti falsi o “gonfiati” e certificati medici compilati ad hoc, per una truffa alle assicurazioni da un milione di euro. C’è la chiusura delle indagini dell’operazione “Micosca” a firma del sostituto procuratore Antonio Negro. Sono 73 gli indagati che compaiono nell’avviso notificato che gli agenti della polizia stradale di Lecce e i colleghi della polizia giudiziaria guidata dal vice questore aggiunto Antonio De Carlo stanno notificando in queste ore. Oltre alle dodici persone finite ai domiciliari nel dicembre scorso, poi scarcerate dal Riesame e ad una tredicesima sottoposta all’obbligo di dimora ci sono altri 60 soggetti.

I NOMI: Tra gli indagati ci sono gli ex liquidatori “Unipol” Lorenzo Micocci, 42enne di Botrugno, e Nicola Scardino, 42enne di Brindisi; gli avvocati Donato Maruccia, 38enne di Corigliano d’Otranto, e Monica Francesca Vinci, 41enne di Parabita; i medici Claudio Girasoli, 45enne di Lecce, chirurgo in servizio presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Galatina, Donatella Russo, 41enne di Scorrano, altro chirurgo, nonché i periti assicurativi Osvaldo Dell’Onze, 67enne di Lecce, Giorgio Stomeo, 63enne di Lecce; i carrozzieri Antonio Martella, 52enne di Surbo,Leonardo Corlianò, 57enne di Zollino; Alessandro Sbocchi, 43enne di Castrignano de’ Greci, titolare dell’omonima ditta, e Concetto Vilei, titolare di un’agenzia investigativa.

Tutti sono stati scarcerati dal Riesame perché, nel frattempo, le esigenze cautelari sono venute meno. Oltre ai 13 raggiunti da una misura cautelare ci sono altre 60 persone indagate a piede libero.

Ecco tutti gli altri nominativi: i dottori Alfonso Giulio De Carlo, 52 anni, di Monteroni, specialista in ortopedia e traumatologia; Rossano Aurelio Giaracuni, chirurgo, di 58 anni, residente ad Aradeo; Furio Rubino, medico in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi”, 55, di Lecce; Ivano Marchello, medico legale, 58 anni, di Cavallino; i fisioterapisti Flavio Carrozzo, in servizio presso l’istituto Angelico di Galatina, 43 anni del posto e Fabrizio Brindisino, di 31 anni di Lequile; Sergio De Blasi, 34 anni, di Martano, con il ruolo nell’organizzazione di titolare dell’omonima ditta e procacciatore di persone che avrebbero partecipato nelle diverse truffe per conto di Donato Maruccia; l’avvocato Maurizio Spedicato, 37 anni, di Monteroni;

E poi ancora; Cosimo Amatulli, 36 anni, di San Pietro Vernotico; Vincenzo Angelini, 41, di Surbo; Carmelo Basile, 56, di Maglie; Alessandro Bongiorno, 28, di Lecce; Luigi Campanile, 63, di Maglie; Fabio Coluccia, 25 anni, di Bagnolo del Salento; Francesco De Amicis, 40, di Lecce; Salvatore De Blasi, 75 anni, di Martano; Luigi Gabriele De Giorgi, 60 anni, di Lecce; Anna Francesca De Giuseppe, 55, di Uggiano La Chiesa; Francesco Luigi Dell’Anna, 37, di Martignano; Giovanni De Matteis, 32, di Surbo; Lidia De Riccardis, 31, di Corigliano d’Otranto; Anna Della Stella, 29, di Maglie; Leonardo Delle Donne, 51, di Martignano; Juan Pablo Ferrari, 36, di Roma; Graziano Filieri, 25, di Galatina; Aldo Garofalo, 36, di Melissano; Alessandro Gemma, 30, residente a Modena ma nato a Maglie;

E poi: Angela Leone, 42 anni, di Botrugno; Alessandro Leucci, 26, di Botrugno; Maria Grazia Leucci, 21, sempre di Botrugno; Gianluigi Maggio, 35, di Sanarica; Piero Mancarella, 26, di San Donato; Pietro Mancarella, 59 anni, di Surbo; Raffaele Mancarella, 31, di Surbo; Rosanna Mangia, 58 anni, di Soleto; Andrea Maniglio, 38 anni, di Lecce; Carmen Maniglio, 35, di Lecce; Luigi Manni, legale rappresentante dell’omonima carrozzeria, 59 anni, di Melissano; Giuseppe Mele, 60 anni, di Castrignano dei Greci; Brizio Pantaleo Mercuri, 43 anni, di Lecce; Antonio Miccoli, 61, di Soleto; Tommaso Miccoli, 28, di Galatina; Vincenzo e Matteo Micocci, rispettivamente di 43 e 37, entrambi originari di Botrugno così come Grazia Miggiano, 76 anni; Aleandro e Sara Moretti, di 28 e 26 anni, di Melpignano; Simone Moschettini, 23, di Martano; Rosanna Placì, 60 anni, di Melissano; Rosaria Margherita Placi, 70, di Specchia; Francesca Plevi, 42, di Lecce; Loredana Rosafio e Pasquale Rosafio, di 37 e 64 anni, residenti a Melissano; Gaetano Rubrichi, 50enne, di Uggiano La Chiesa; Anastasia Schito, 30, di Lecce, Gianluca e Simonetta Toma, di 36 e 42 anni, residenti a Cursi; Maurizio Ugolini, 51 anni, di Soleto. Infine Sofia e Vincenza Zecca, 57 e 61 anni, entrambe residenti a Lecce.

L’INDAGINE – Il vaso di Pandora venne scoperchiato dopo anni di indagini, che hanno fatto luce su almeno 37 falsi incidenti stradali avvenuti nel Salento, organizzati dai protagonisti per incassare i risarcimenti da parte di alcune compagnie assicurative, ed acceso un faro su altri dieci sinistri “dubbi”, che sono ora al vaglio degli investigatori. Ognuno degli arrestati aveva un ruolo definito. L’input alla truffa sarebbe giunto direttamente dai due liquidatori che, anziché tutelare la propria compagnia assicurativa, consentivano il buon esito delle frodi, liquidando i falsi incidenti stradali.

Gli avvocati Maruccia e Vinci, invece, oltre ad occuparsi di tutte le incombenze di carattere tecnico-giuridico, avrebbero creato loro stessi le condizioni per i falsi incidenti, consigliando ed istruendo i loro clienti, indirizzandoli verso medici compiacenti, per il rilascio di false certificazioni attestanti lesioni compatibili con i sinistri stradali. Sinistri che, ovviamente, non si sono mai verificati.

Un ruolo avevano anche i periti assicurativi, che compilavano false relazioni, ed i carrozzieri, che organizzavano falsi incidenti, utilizzando i dati di persone ignare, intestatarie di autovetture che, per un motivo o per l’altro, erano nella loro disponibilità. Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Anacleto Chittano, Luigi e Leonardo Covella, Luigi e Arcangelo Corvaglia, Francesca Conte, Vincenzo Blandolino, Giovanni Battista Cervo, Luigi Rella, Viola Messa, Riccardo Giannuzzi, Enrico Chirivì e Americo Barba.

F.Oli.

 

Falsi incidenti, 11 indagati a Messina

Messina: Sotto la lente per truffe alle assicurazioni anche due noti fiduciari delle compagnie. Scoperti falsi verbali di pronto soccorso dell’ospedale Piemonte.

Palazzo di giustizia a Messina

 Sono 11 gli indagati, e tra loro ci sono due periti, sospettati di aver truffato diverse compagnie assicurative attraverso falsi incidenti stradali.

Tutto ruota intorno alla coppia Rosaria Mazza e Francesco Patanè. I due figurano in tutti i sinistri finiti sotto la lente della Procura di Messina: per lo più investimenti di pedoni, mai avvenuti, per i quali sono state avanzate richieste di indennizzo, in alcuni casi corredati da certificati di pronto soccorso falsati. I due presentavano falsi cid anche per piccole cifre di risarcimento.

Mini truffe che non hanno peró consentito agli organizzatori di sfuggire agli investigatori, anche perché alcuni di loro erano già stati coinvolti in precedenti inchieste dello stesso tipo, in particolare in “Strike”. Tra i vari casi, anche quello, eclatante, di una ferita da colpo di pistola spacciata per lesione sa sinistro.

Insieme ai coniugi e al perito Tricomo, indagati anche Carlo Fava, Giovanni Napoli, Francesco Conti, Carlo De Salvo, Roberto Ciotto, Fabrizio Cardile, Francesco Cucinotta.

TEMPOSTRETTO

Truffa alle assicurazioni, 5 persone nella rete della Polstrada

Manduria BLASI MARCELLO1 e1416485142730 Truffa alle assicurazioni, <span style=color: #E80000;>un manduriano nella rete</span> della Polstrada

MANDURIA – Alle prime ore dell’alba, agenti della Polizia Stradale di Taranto, in collaborazione con le squadre dei compartimenti di Bari e Milano hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al falso. I cinque, quattro uomini e una donna, tutte del tarantino, avrebbero gestito un commercio di assicurazioni false che vendevano attraverso una rete internet. Presentandosi come fiduciari di grosse compagnie assicurative, i presunti truffatori vendevano polizze auto della durata di cinque giorni.

Gli arrestati sono: Marcello Blasi, 45 anni manduriano (nella foto), Tommaso Perniola di 44 anni di Gioia del Colle(Ba), Francesco Annicchiarico 72 annidi Grottaglie, Pierpaolo Scatigna 43 anni di Taranto e Jiulia Lukianovica, 26 anni di nazionalità lettone.

La truffa si è scoperta a seguito di un incidente stradale con una vittima avvenuto in provincia di Taranto. In quel caso l’automobilista che provocò l’incidente mortale era assicurato con la falsa compagnia di assicuratori finiti oggi in carcere.

Gli arrestati, insieme ad altri otto soggetti, residenti sul territorio nazionale, sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno sia di ignari cittadini che di numerosissime compagnie assicurative nazionali.

L’attività investigativa, ha avuto inizio nel giugno 2013 a seguito dei rilievi di un sinistro stradale, espletati dal personale del distaccamento di Polizia Stradale di Manduria che ebbe purtroppo   esito mortale.

In tale circostanza, emergeva che il veicolo responsabile dell’incidente risultava provvisto di una polizza assicurativa provvisoria falsa, compromettendo di fatto il buon esito del risarcimento civile ed aggravando gli effetti del sinistro stesso.

I siti internet attraverso i quali avveniva la vendita delle assicurazioni taroccate (http://www.playitalia.it , http://www.playitalia.eu ,http://www.siamosicuri.net), venivano ampiamente pubblicizzati attraverso gli organi di stampa e mediante banner pubblicitari ubicati all’interno di alcuni stadi di calcio, anche in occasione di eventi sportivi riguardanti squadre di serie A, ed anche in occasione dell’incontro della nazionale italiana di calcio “Italia – Armenia” del settembre 2012.

La commercializzazione “al dettaglio” delle false polizze assicurative avveniva con la collaborazione di consapevoli, o in talune circostanze ignare, agenzie di pratiche automobilistiche.

L’organizzazione si avvaleva di una vera e propria struttura parallela alle reali compagnie assicurative, attraverso la creazione di un call-center telefonico, in grado di dissimulare la verifica sulla polizza assicurativa e quindi sterilizzare eventuali controlli delle forze dell’ordine.

Le regioni italiane interessate dalla truffa, emerse durante la fase investigativa, risultavano essere in particolar modo la Sicilia, la Calabria, la Puglia, il Friuli Venezia Giulia, la Campania e la Toscana.

L’analisi del numeroso materiale informatico sequestrato, tra cui personal computer, tablet e smartphone, permetteva di accertare la commercializzazione di oltre seicento polizze false, per un valore di qualche milione di euro.

FONTE: www.lavocedimanduria.it

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