Una batosta incredibile dell’INPS ai Periti Assicurativi

——– Messaggio inoltrato ——–

Da: <studio-maffei@libero.it>
A: APAID<info@apaid.it>
Data: venerdì 10 agosto 2018, 21:21 +0200
Oggetto: Informazioni

Buonasera Roberto,

sono Angelo Maffei da Bari, ………… Ti disturbo affinché attraverso il tuo sito è possibile chiedere ai vari colleghi se hanno ricevuto dall’INPS la notifica di pagamento del famoso Contributo Integrativo da parte di coloro, che seppur aver rinunciato a qualsiasi forma di assistenza da parte dell’Ente e quindi non riportando la percentuale del 4% in fattura, si ritrova a pagare in maniera retroattiva (2012) l’importo a gestione separata quindi nella misura del 18% sino ad oggi con importo in media di circa €. 20.000,00 per ogni anno, per cui una batosta incredibile. Inoltre, chiedere se vi sono precedenti oppure NO e se è possibile fare una azione su tutto il territorio nazionale o altro.

………………….  Saluto Cordialmente

Angelo Maffei

Sono gradite le risposte nei commenti.

5 motivi per cui non presentarsi dal proprio autoriparatore con i ricambi comprati online

ordinericambiWEB

Il web è davvero conveniente per acquistare i ricambi per la propria auto? Ecco quali sono i rischi che si corrono

1) Perché la scelta del ricambio corretto è una cosa complessa: per la stessa vettura, della stessa marca, modello e versione esistono ricambi differenti dello stesso pezzo, ad esempio: la batteria può avere amperaggi differenti, i dischi dei freni diametri differenti, conseguentemente le pastiglie saranno differenti, i filtri possono essere prodotti in primo impianto da più produttori, con specifiche differenti, perché…
il motore, a parità di cilindrata e kW può essere differente.

2) Perché in caso di errato ordine si rischia di pagare doppio: se l’auto è smontata l’autoriparatore, in caso di pezzi errati vi farà pagare il fermo macchina, oltre, probabilmente a convincervi a fargli prendere a lui il ricambio corretto per accelerare i tempi.

3) Perché in caso di errore nell’ordine la gestione del reso sarà complessa e non tutti i siti vi restituiranno i soldi (in molti casi vi daranno un buono per un prossimo ordine).

4) Perché anche in caso di acquisto corretto ci sarà un problema di garanzia: il meccanico, infatti, vi darà la garanzia sul lavoro, mentre il venditore del ricambio quella sul pezzo. Il punto è che in caso di problemi sarà difficile dimostrare di chi è la colpa.

5) Perché non è facile, specialmente online, distinguere un ricambio di qualità da uno super economico e di dubbia provenienza è difficile anche per un professionista e il rischio è che il pezzo comprato duri davvero poco. Quindi il riparatore lavorerà con il dubbio sulla provenienza del pezzo e avrà la certezza che in caso di problemi sarà difficile dimostrare che non sia colpa sua.

RACCONTATECI NEI COMMENTI LA VOSTRA ESPERIENZA PER  STATISTICA

FONTE notiziario motoristico

Privati 58%, aziende 42%: è vera gloria?

RangeRoverEvoque-420x279 Mai così in basso gli acquisti automobilistici delle famiglie italiane: soltanto il 58% delle immatricolazioni di marzo, ultimo mese disponibile nelle statistiche del mercato italiano, sono state appannaggio dei privati. Di conseguenza, le nuove targhe “business” sono arrivate al 42%. Un risultato mai raggiunto in precedenza che ci pone (in teoria) quasi sullo stesso livello delle altre nazioni automobilisticamente più evolute. In alto i calici per brindare, quindi? Purtroppo la situazione non è così rosea come potrebbe sembrare, ma è sicuramente un segnale positivo per il comparto delle auto aziendali.

La crescita di quota, in un mercato che, seppure modestamente, cresce, significa un incremento vero. E questo è il dato positivo. Un trend particolarmente buono per il noleggio, che cresce nel settore del rent-a-car (perché le flotte del “breve” erano scese ai minimi termini nel 2013) e più ancora nel “lungo” (come giustamente ha osservato Salvatore Saladino nella sua analisi del 16 aprile scorso). Se poi andiamo ad analizzare quali auto si immatricolano in Italia nei primi tre mesi del 2014, iniziano a emergere i primi dati negativi. Nel nostro Paese il 62% delle nuove targhe appartengono ai segmenti più bassi (citycar e utilitarie), mentre le compatte rappresentano meno del 25% e le medie superano di poco l’11%. Il confronto con il 2013 è impietoso: citycar e utilitarie sono in crescita, compatte e medie in flessione.

Un mercato “povero”, dunque: lo si nota scorrendo la classifica Top 50 (i 50 modelli più venduti in Italia) del primo trimestre 2014: per trovare una “media” in graduatoria (la BMW Serie 3), bisogna scendere fino alla trentesima posizione! E per trovarne un’altra (l’Audi A4), bisogna scorrere la graduatoria fino alla quarantaseiesima piazza! Una nazione affezionata solamente a Panda e 500? Non è del tutto vero: gli italiani (non soltanto i privati, ma anche gli user chooser aziendali) si stanno convertendo ad auto, pur sempre compatte, ma dagli alti contenuti di stile e utilizzo: suv e crossover. Nella Top 50, ben 14 modelli appartengono a queste tipologie di carrozzeria. Con Nissan Qashqai, Peugeot 2008 e Renault Captur saldamente inserite nella parte alta della classifica (nelle prime 20 posizioni).

Il downsizing, fenomeno innescato (anche) dalla crisi nel 2008, è particolarmente efficace in Italia. Prova ne è il fatto che il livello medio delle emissioni delle auto nuove ha raggiunto i 117,4 grammi/chilometro di CO2. Erano 122,2 soltanto un anno fa. In nessun altro Paese d’Europa sono così virtuosi… Anche se il parco circolante italiano rimane tra i più arretrati del continente: le auto Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 sono ancora più di 10 milioni. Se si aggiungono le Euro 3, comunque obsolete a livello di rispetto ambientale, raggiungiamo quasi la metà del circolante nazionale. Forse sarebbe il caso di tornare a pensare a un sistema di incentivi. Serio, rigoroso. E vantaggioso anche per le imprese.

Marco Di Pietro

Incidenti stradali, nel 93% dei casi è colpa degli altri

Il dato emerge da una ricerca di Direct Line. Il 56% delle donne non ha mai avuto un sinistro, percentuale che cala al 34 per gli uomini. I guidatori più virtuosi? I veronesi

Dopo un incidente. LaPresse       Dopo un incidente. LaPresse
Gli incidenti stradali? Sempre, o quasi, colpa degli altri. E i responsabili sono maggiormente gli uomini, ben più pericolosi al volante delle donne. Sono due dei dati, o delle conferme che dir si voglia, che emergono da un sondaggio che la compagnia di assicurazioni Direct Line ha commissionato a Nexplora su un campione di 1000 persone che ha risposto ad un questionario online.
RESPONSABILE A CHI — In caso di scontro solo il 7% degli intervistati se ne assume la responsabilità affermando che le cause principali dei propri incidenti stradali sono imprudenze o errori di guida compiuti in prima persona. Più numerosi (36%) coloro che dichiarano senza dubbio di non aver mai avuto alcuna responsabilità, e coloro che ammettono di avere avuto responsabilità almeno una volta su due risultano essere il 35% degli italiani. Il 23% è invece colpevole a metà, secondo la formula del concorso di colpa. A causare più incidenti, forse a causa della poca esperienza, sembrano essere i giovani automobilisti, tra i 18 e i 24 anni: il 14% ammette infatti di essere stato dalla parte del torto in tutti gli incidenti in cui è stato coinvolto. I più attenti sono invece i 35 – 44enni, più della metà (52%) risulta non aver mai avuto responsabilità.
IL 2% OLTRE I 5 INCIDENTI — Più della metà degli automobilisti ammette infatti di essere stato coinvolto in almeno un incidente dal conseguimento della patente, con un massimo di 5 sinistri (53%), mentre il 2% ha addirittura superato i 5. Analizzando i dati per genere gli automobilisti più prudenti sono le donne che nel 56% dei casi affermano di non aver mai causato o subito incidenti, con un distacco di ben 22 punti percentuali rispetto ai colleghi uomini (34%). Da sottolineare, comunque, un dato incoraggiante: il 45% degli intervistati afferma di non essere mai incorso in un incidente stradale dal conseguimento della patente, una percentuale ancora inferiore rispetto a chi ha avuto a che fare con sinistri almeno una volta, ma comunque abbastanza consistente.
OCCHIO AI MILANESI — L’indagine di Direct Line offre inoltre uno spaccato regionale del medesimo quadro, dividendo i dati per provincia: milanesi e bresciani sono gli intervistati che collezionano maggiormente fino a un massimo di 5 incidenti (66%), mentre a sfondare il tetto dei 5 sono bolognesi e bresciani, rispettivamente con il 6 e il 7%. I più virtuosi in assoluto sono i veronesi con ben il 73% del campione che afferma di non essere mai stato vittima o causa di un incidente; a seguire, a pari merito con 46% di automobilisti indenni da sinistri, romani, fiorentini e cagliaritani.
ATTENZIONE — “Il sondaggio – commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing – evidenzia che la percentuale di italiani che suo malgrado è stata coinvolta in un incidente stradale è superiore al 50%. Questo significa che l’attenzione non è mai abbastanza e che bisogna comunque tenere sempre alta la concentrazione, essere più che mai vigili e non perdere di vista la strada i veicoli o i pedoni che la condividono con noi”.

Perchè periti auto e non periti assicurativi?

Perchè periti auto e non periti assicurativi?

Perchè siamo l’unica categoria che si identifica con il nome di uno dei clienti e non con la merceologia della quale trattiamo.

Per prima cosa cosa proporrei un sondaggio sul nome che ci compete.

Periti Auto

Periti Automotive

Periti Veicoli Terrestri

Periti Infortiunistica Stradale

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