TRUFFE ALLE ASSICURAZIONI, NO ALL’ARCHIVIAZIONE PER I 100 INDAGATI ANCHE ECCELLENTI

Tribunale Reggio Calabria

Il gup del Tribunale di Reggio Calabria Domenico Armaleo, ha respinto una richiesta di archiviazione, avanzata nei mesi scorsi dalla Procura reggina per 100 persone indagate, residenti a Barcellona e nei paesi dell’hinterland, tra cui vi sono avvocati, medici, imprenditori, semplici automobilisti, periti assicurativi e persino congiunti di soggetti organici alla criminalità mafiosa di Barcellona, accusati di essere coinvolti a vario titolo nell’organizzazione di presunti falsi sinistri ai danni di compagnie assicuratrici. Lo riporta oggi la Gazzetta del Sud in un articolo di Leonardo Orlando. A seguito del rigetto della richiesta di archiviazione, deciso in quanto lo stesso giudice ritiene che i reati non siano ancora prescritti, è stata fissata l’udienza camerale per il 16 giugno nell’Aula bunker del Tribunale di Reggio Calabria.

In quella udienza dovranno comparire le 100 persone che risultano allo stato indagate per reati fine e per ipotesi associative. L’inchiesta, che a seguito del trasferimento del troncone principale alla Procura di Reggio per la presenza tra gli indagati del figlio dell’allora Procuratore generale di Messina Franco Antonio Cassata e di un giudice onorario in servizio al Tribunale di Patti, ha portato solo nel 2018 all’iscrizione della notizia di reato.

Ecco i nomi dei 100 indagati: Antonino Vito Abbate, Maria Concetta Aliberto, Massimo Alosi, Salvatore Alosi, Roberto Giuseppe Archontiidis, Giuseppe Baglioni, Antonino Barca, Giuseppe Bellinvia, Antonino Bilardo, Giuseppe Bucca (classe ’55), Giuseppe Bucca (classe ’72), Sergio Buonamonte, Domenico Cacace, Antonio Calopresti, Antonino Casdia, Nello Cassata, Santina Catalfamo, Antonio Catanese, Angela Maria Coppolino, Giuseppe Coppolino (classe ’61), Giuseppe Coppolino (classe ’65), Marcella Coppolino, Pietro Coppolino, Madalina Maria Costache, Giuseppe Da Campo, Antonio Domenico Salvatore De Matteo, Alfio De Pasquale, Santo Di Bartola, Erika Ferro, Antonino Ficarra, Caterina Foti, Giuseppe Foti, Antonino Gambino, Filippo Antonino Genovese, Domenico Giunta, Antonina Grasso, Gianluca Innocente, Marco Ieraci, Paolo Cosimo Laquidara, Felice Carmelo La Rosa, Carmelo La Spada, Salvatore Li Cavoli, Giuseppe Oberdan Maisano, Jessica Maisano, Antonino Mavilia, Giuseppe Mazzeo, Graziella Mazzeo, Sebastiano Mazzeo, Cosimo Pietro Paolo Messina, Carmelo Miano, Tindaro Milazzo, Giuseppe Milone, Mariano Mirabile, Ettore Mosca, Ernesto Natalino Munafò, Salvatore Musarra, Nicoletta Muscianisi, Antonino Natale, Carmelo Rosario Natale, Antonino Palmeri, Alberto Perrone, Angelo Perrone, Salvatore Silvio Pino, Fortunato Dino Rao, Giovanni Rao, Giuseppe Rao, Francesco Ricciardi, Bernardino Salamone, Carmelo Rosario Santangelo, Giuseppe Antonio Scarpaci, Angela Scolaro (classe ’51), Angela Scolaro (classe ’72), Antonino Scolaro, Giuseppe Scolaro, Melania Scolaro, Santi Scolaro, Carmelo Sottile, Giovanni Sottile, Maria Rosa Sottile, Carmelo Spadaro, Vito Aliquò, Maria Teresa Catanese, Giuseppe Catanese, Rosa Coppolino, Salvatore De Luca, Alfredo De Matteo (classe ’46), Alfredo Matteo (classe ’92), Giuseppa Di Salvo, Santa Fazio, Giuseppa Foti, Lucia Antonietta Laquidara, Rosario Antonio Laureanti, Giovanni Maccari, Cinzia Maiorana, Vincenzo Materia, Ottavio Valentino Miano, Venera Angela Miano, Domenica Rappazzo, Ugo Manca, Giacomo Lo Re.

 

STORIA DI UNA INCHIESTA NATA MALE E (QUASI) FINITA PEGGIO

A dare il via agli accertamenti sul fenomeno dei falsi incidenti, le relazioni di un investigatore privato incaricato dalle principali compagnie assicurative di capire perché Barcellona sembrasse colpita da una sorta di maledizione degli incidenti a ripetizione. Ecco quello che ha scoperto: meno di 35 famiglie hanno incassato in circa 5 anni liquidazioni e premi di polizze assicurative per un numero elevato di incidenti stradali, la maggior parte dei quali sospetti di falso. Poi: una gestione poco chiara da parte di liquidatori, periti ed avvocati che gestiscono il contenzioso generato dai sinistri, tanto da indurre le compagnie ad assumere decisioni drastiche, dal licenziamento di un liquidatore alla sospensione, poi revocata, di un avvocato. E nomi e cognomi eccellenti, da quelli delle principali famiglie coinvolte nei sinistri sospetti, in odore di mafia, a quella degli avvocati e liquidatori allontanati, addirittura figli di alti magistrati. Molti dirigenti delle principali compagnie, in prima fila l’Unipol, hanno spesso denunciato i troppi incidenti falsi. Salvo fermarsi alla costatazione dei dati, rivendicando l’esigenza di salvaguardare il loro personale sul territorio, esposti alle eventuali ritorsioni di chi mette in piedi il giro. A Barcellona è accaduta una cosa ancora più complessa. Qui il costo delle polizze era di quasi il 60% più alto della media nazionale. Il perché è presto detto: nel 2009, dice la banca dati Isvap, la provincia messinese era a terza in Sicilia per numero di sinistri: 33.365, con 135.944 milioni di importo e oltre 168 milioni di euro di premi pagati. Nel distretto sigle importanti, a cominciare dalla Fondiaria Sai, sono letteralmente fuggite, preferendo mantenere, e non sempre, solo qualche subagenzia. E’ stata la Fondiaria per prima ad avviare gli accertamenti, scoprendo cose incredibili.

IL BUSINESS INCIDENTI E LA MAFIA – A Barcellona Pozzo di Gotto, infatti, un solo nucleo familiare è stato capace di denunciare anche 100 incidenti l’anno: mariti che investono le mogli, che poi tamponano cugini che a loro volta entrano in collisione con i nipoti. Tutti si fanno seriamente male, tanto da ricorrere a cure mediche. Per una sola compagnia assicurativa, l’indagine privata ha segnalato circa 15 mila incidenti quanto meno sospetti in 4 anni, dal 2006 al 2009. In un caso una sola persona è riuscito a collezionare 4 incidenti in pochi giorni, con mezzi assicurati a diverse compagnie: a bordo parenti; e quando non lo erano, erano persone protagoniste di ulteriori incidenti, verificatisi negli stessi mesi nella stessa zona. Risalendo lungo gli intrecci dei nomi di feriti e liquidati, l’investigatore ha enucleato circa 35 famiglie barcellonesi. Che si sono “spartite” un volume d’affari di non meno di 140 milioni di euro. E nei cognomi che ritornano ce ne sono di parecchio noti alle Forze dell’Ordine. Ci sono i parenti di Carmelo Mazza, ad esempio, luogotenente del reggente Carmelo D’Amico, ammazzato nell’aprile di due anni fa dopo l’arresto del boss. Ci sono i parenti del boss Carmelo Giambò. Ci sono tutti i familiari di altri cognomi eccellenti della criminalità organizzata, che fanno parte di almeno sei “clan” familiari e che si sono spartiti, semplici calcoli alla mano in base al numero dei sinistri effettuati, circa 600 milioni di euro di premi liquidati. Tra i pluri incidentati ci sono anche i parenti stretti di Maurizio Bonaceto, controverso pentito barcellonese.

IL GIRO DI AVVOCATI E LIQUIDATORI – Avvocati, periti, i liquidatori non si sono accorti di nulla? Anche qui l’indagine privata sembra fornire indicazioni tutte da approfondire. Il dato: a Barcellona lo 0,035% degli assicurati in un solo anno ha generato il 70% di sinistrosità. Nella quasi totalità dei casi si tratta di incidenti che finiscono in contenziosi, civili e penali. Per lo più davanti al giudice di pace. Ad occuparsene sono non più di una ventina di avvocati, compresi quelli ai quali si appoggiano le compagnie. Uno per tutti: Nello Cassata, figlio di Franco Cassata, ex procuratore generale di Messina. L’avvocato Cassata almeno fino al 2008 è stato l’avvocato della Fondiaria Sai, che lo ha sospeso a metà del 2007 sulla scorta dei risultati dell’indagine. Un altro dato: alla Fondiaria nel 2005 erano stati segnalati almeno 326 incidenti sospetti a Barcellona. Nel 2009 erano scesi a poco più di 40. Proprio dallo studio dell’avvocato Cassata, hanno ammesso i dirigenti delle compagnie, ascoltati dalla polizia giudiziaria, partono gli intrecci tra periti, liquidatori avvocati e protagonisti degli incidenti che hanno indotto le compagnie a sospendere lui e licenziare un liquidatore. Nel suo studio, infatti, lavorava un’avvocata sposata col liquidatore di un’altra compagnia, che si “scontrava” davanti al giudice di pace con Cassata quando c’era da definire il contenzioso nato da un sinistro. Quando non si costitutiva come parte e per le assicurazioni, Cassata figurava come avvocato di controparte di un’altra sigla assicurativa. Oppure, lui sempre avvocato di fiducia dell’assicurazione parte, dall’altro lato aveva come avvocato della controparte un altro collega, a sua volta legato al perito di un’altra assicurazione. A rivolgersi alla Procura erano stati gli avvocati Luigi Ragno e Alessandro Talarico, incaricati dalla Fondiaria.

Fonte: https://www.stampalibera.it/2021/06/05/truffe-alle-assicurazioni-no-allarchiviazione-per-i-100-indagati-anche-eccellenti/

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