Periti, la sfida del cambiamento

Il settore dei loss adjuster, come del resto l’intero comparto assicurativo, si trova in un momento di forte cambiamento: innovazione tecnologica, sviluppo normativo ed evoluzione di mercato, senza dimenticare gli effetti della pandemia. Per Carlo Coletta, presidente di Pacta, è necessario un cambio di passo per gestire (e non subire) la trasformazione in corso.

La pandemia di coronavirus ha dato una spinta inaspettata all’evoluzione del settore assicurativo. Il Covid-19 si è rovesciato su un comparto, quello delle polizze, che risultava ormai da anni stretto fra innovazione tecnologica, sviluppo normativo e, non da ultimo, un’evoluzione di mercato resa sempre più veloce dalle nuove abitudini di consumo della clientela. Il risultato è che se prima, per i professionisti del settore, il cambiamento poteva essere visto come una semplice opportunità di sviluppo, adesso è diventato una vera e propria esigenza di business: sarà diffcile restare sul mercato di domani con i modelli e i processi di ieri. Il monito vale per tutti: compagnie, intermediari e, non dimentichiamolo, anche periti assicurativi.
Proprio con questo obiettivo, ossia gestire un cambiamento che offre senza dubbio opportunità ma pone anche nuove sfde, è nata nel 2018 Pacta, associazione di categoria istituita su impulso di quattro fra le principali società di servizi peritali in Italia: AlfaCincotti, Cincotti & Company, Ies e Lercari. “I soci fondatori hanno sentito l’esigenza di una rappresentanza di categoria per gestire al meglio questa peculiare fase di cambiamento”, riflette Carlo Coletta, presidente dell’associazione. “Hanno avvertito – specifca – la necessità di avere un soggetto in grado di intervenire nelle sedi opportune per portare il proprio contributo all’evoluzione delle imprese peritali e dell’intero settore”.
INSIEME PER GESTIRE IL CAMBIAMENTO
Pacta nasce proprio con l’obiettivo di “diventare un punto di riferimento per il mercato assicurativo e peritale, nonché per tutti gli stakeholder che gravitano, in misura diversa, attorno al mondo della protezione del rischio”. Per farlo si è deciso di seguire la strada dell’unione di forze in una logica associativa tra imprese peritali tra loro concorrenti, mettendo insieme “energie, risorse e capacità per affrontare i grandi temi imposti dall’evoluzione in atto: solo così – dice il presidente – sarà possibile rafforzare l’autonomia operativa del comparto e offrire una proposta di valore all’intero settore”.
Il tema dell’unione torna spesso nelle parole di Coletta. “La realtà peritale italiana è piuttosto frammentata, soprattutto se si osserva l’assetto di mercato degli altri Paesi”, afferma. “È importante – prosegue – che ci sia un progressivo consolidamento, una crescita dimensionale delle diverse realtà del settore, che possa favorire anche quello sviluppo organizzativo e imprenditoriale fondamentale per cogliere le opportunità del cambiamento, guidandolo e non semplicemente subendolo”. Ciò consentirà inoltre di adottare modelli gestionali e manageriali adeguati alle sfde del momento, assorbire nuove professionalità e attrarre talenti indispensabili per gestire il mercato di domani.
L’ESPERIENZA DEL CORONAVIRUS
La necessità di un cambio di passo è diventata immediatamente evidente con la spinta tecnologica dettata dal coronavirus. “Il settore – ricorda Coletta – si era già mosso verso un uso più massiccio delle nuove tecnologie, come droni o dispositivi per la perizia a distanza”. Con il Covid-19 non si è dunque inventato nulla, ma si è riscoperto solo qualcosa che c’era già (e che magari non era stato fnora opportunamente sfruttato). La pandemia, a detta di Coletta, “ha soltanto spinto questo processo: le imprese peritali, in particolare quelle più sensibili e strutturate, si erano già mosse in questa direzione
e hanno solamente accelerato il passo con l’esplosione dell’emergenza sanitaria”.
Il semplice ricorso alle nuove tecnologie non è tuttavia sinonimo di cambiamento. L’innovazione dettata da un evento esterno, come è avvenuto appunto con la pandemia, diventa anzi espressione di un cambiamento che viene di fatto imposto, e non di per sé gestito. Per questo, secondo Coletta, è necessario che anche la spinta tecnologica sia guidata dai professionisti del settore. “Le tecnologie non devono essere fni a se stesse, ma devono presupporre alla base una professionalità in grado di muoverle”. Del resto, aggiunge, “un drone che vola non potrà mai rimpiazzare la capacità del perito che sa come usarlo”.
LA QUESTIONE DELLA GIUSTIZIA
L’esperienza della pandemia fa ben comprendere quanto un fattore esterno possa influenzare il settore dei periti. Lo stesso avviene con il mondo della giustizia, tema su cui si sofferma a lungo Coletta. “L’attività peritale si propone l’accertamento tecnico del danno, cosa che avviene per una parte fondamentale attraverso strumenti messi a disposizione dall’ordinamento giuridico”, dice. “Si parla ora tanto di riforma della giustizia: credo che possa essere un’opportunità importante – aggiunge – per rendere ancora più effcienti anche questi strumenti”.

Sono tanti i possibili ambiti di intervento: dalla professionalità dei consulenti tecnici di uffcio alla tempestività e all’effcienza degli accertamenti tecnici preventivi dei danni, senza dimenticare il contributo di competenze professionali che il mondo peritale può portare a un’applicazione più estesa degli strumenti di conciliazione e mediazione. Tutti temi su cui, secondo Coletta, “è necessario intervenire per accentuare il proflo professionale degli operatori del settore, ringiovanire modalità operative vecchie di anni e incrementare l’effcienza del sistema”. Pacta ha promosso una serie di iniziative su questi temi, in collaborazione con gli stakeholder istituzionali, già peraltro impegnati sulla materia più generale della giustizia, con l’obiettivo dichiarato di dare un contributo specifco e concreto allo sviluppo del settore e alla ripresa del Paese. Riuscire a farlo, nelle parole di Coletta, signifcherebbe “agevolare anche lo sviluppo del tessuto produttivo più generale, perché sappiamo quanto una accentuata effcienza di alcuni aspetti del sistema giudiziario, come quelli menzionati, possa riflettersi positivamente sull’attività economica nazionale”.
CRESCITA PER LA COMPETITIVITÀ
Tornando al più ristretto ambito delle polizze, Coletta si sofferma in chiusura sui rapporti con le compagnie assicurative. “Ci troviamo spesso a confrontarci con grandi aziende o con grandi gruppi internazionali che hanno attività e interessi in tutto il mondo”, osserva il presidente di Pacta. La differenza di dimensioni può essere avvertita e può portare a inquadrare il rapporto, comunque sempre collaborativo e di mutuo apprezzamento, in termini di grande azienda e piccolo fornitore. Secondo Coletta, è bene invece, proprio per affrontare insieme le sfde comuni all’intera industria assicurativa, che si ponga l’accento sull’elevato apporto tecnico e professionali e delle imprese peritali “stimolando e accentuando quel dialogo paritario fra gli operatori del settore che favorisce un armonico sviluppo del mercato”. Per agevolare questa dinamica, a detta sua, sarà fondamentale incoraggiare quella crescita dimensionale a cui aveva accennato all’inizio.
Secondo Coletta, un consolidamento del mercato sarà inevitabile. “La necessità di una crescita dimensionale, manageriale e organizzativa è strettamente connessa all’evoluzione in corso”, afferma. “I network e le associazioni
di attività peritali sono importanti, ma è necessario che anche i singoli operatori siano nelle condizioni di affrontare autonomamente le sfde del settore”.
Del resto, il settore ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per affrontare un mercato sempre più complesso. “Credo – dice – che il nostro settore abbia professionalità e capacità uniche nel suo genere, indispensabili per favorire la crescita del più generale mercato assicurativo e, di conseguenza, anche del sistema economico nazionale. Si pensi, tra l’altro, al contributo crescente che il mondo peritale può apportare all’industria assicurativa, in modo strutturato e manageriale, dalla fase assuntiva, preventiva o di monitoraggio del rischio sino a quella più propriamente liquidativa o al contributo di know-how rispetto ai rischi emergenti o anche a rischi meno nuovi ma ancora a grande potenziale di sviluppo, come quelli delle catastrof naturali”. Insomma, le qualità ci sono, adesso non bisogna far altro che metterle in moto. “Se anche le piccole società peritali imboccheranno la strada della crescita – conclude Coletta – allora credo che potrà esserci un futuro anche per loro”.
Giacomo Corvi

Informazioni su APAID - Associazione Periti Auto Ispettori Danni

https://peritiauto.wordpress.com/periti-auto-per-provincia/liguria/genova/marino-roberto/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.