Sinistro da turbativa: cosa fare e chi paga

Incidenti stradali: come definire il torto e la ragione se le auto non si sono scontrate e una di queste sbanda e va a sbattere contro un ostacolo.

È frequente chiedersi, nell’ipotesi in cui si realizzi un sinistro da turbativacosa fare e chi paga. Prima di rispondere a questo interessante quesito dobbiamo spiegare di cosa si tratta: cos’è e quando si verifica un “sinistro da turbativa”? Premesso che si tratta di un termine di uso comune, che non trova alcuna definizione nel linguaggio giuridico, dobbiamo entrare nel significato che dà ad esso la convenzione. 

Quando parliamo di incidenti stradali siamo abituati a pensare al classico urto tra due o più automobili, verosimilmente a un incrocio o in una strada stretta, dove le carrozzerie si accartocciano e sull’asfalto restano i segni tangibili delle frenate. 

Ma un incidente potrebbe anche non avere questo tradizionale aspetto. Immaginiamo allora una stradina che si incanali su un’arteria più grande. Sulla prima, avanza un’auto che, incurante dello stop, si immette velocemente sulla carreggiata principale. Nel compiere questa manovra imprudente non si avvede di un’altra macchina che, invece, col diritto di precedenza, sta transitando a velocità sostenuta ma regolamentare. Il conducente di quest’ultima, realizzando il pericolo alla sua destra, per evitare una collisione, fa una repentina sterzata. A seguito della manovra, perde il controllo del mezzo e, dopo aver sbandato, va a sbattere contro il muro di contenimento posto sul lato opposto della strada. 

Siamo in presenza di un sinistro senza un effettivo scontro: non ci sono punti di contatto tra le due auto. 

Ecco allora cos’è un sinistro da turbativa: un incidente senza scontri, tipico quando un’auto o un motorino taglia la strada a un altro veicolo facendolo sbandare e urtare contro un altro ostacolo. Bene, in caso di sinistro da turbativa, cosa fare e chi paga? Cerchiamo di chiarirlo qui di seguito.

Sinistro da turbativa: è un incidente stradale?

Nella nozione di incidente stradale in senso stretto rientrano anche quelle situazioni in cui i conducenti delle auto non si scontrano tra loro. I sinistri sono tutti quei fatti che creano una “turbativa” nella normale circolazione e non v’è dubbio che sbandare o frenare all’improvviso possa definirsi tale. 

Dunque, un sinistro da turbativa è un incidente stradale vero e proprio per il quale opera la copertura dell’assicurazione. Ed allora spetterà proprio a quest’ultima decidere a chi liquidare il risarcimento sulla base della ricostruzione della dinamica. 

Il punto però è che, se già è difficile definire il torto e la ragione in un comune tamponamento, figuriamoci come possa divenirlo nel caso in cui tra i veicoli non vi siano punti di contatto. Punti che, di norma, servono proprio per ricostruire la dinamica dello scontro e, quindi, le rispettive ragioni. È anche sulla base dei danni riportati dallo scontro, dalla capacità di un paraurti di penetrare la carrozzeria di un’altra macchina che si può comprendere la velocità dei veicoli. 

Come si stabilisce il torto e la ragione negli incidenti stradali?

Le norme sull’infortunistica stradale sono sempre le stesse, sia con uno scontro che in sua assenza. 

La disposizione che presiede su tutto il meccanismo di indennizzo è l’articolo 2054 del Codice civile in forza della quale vengono stabilite due regole fondamentali:

  • la prima: il conducente di un veicolo è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo stesso, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno;
  • la seconda: nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.

Le vedremo meglio qui di seguito.

La doppia prova per ottenere il risarcimento del danno

La prima regola, come visto, non parla necessariamente di scontro tra veicoli. Per cui, il risarcimento è dovuto anche nel caso di sinistri da turbativa. Per avere però il risarcimento – si deduce dalla norma – non basta dimostrare che l’altro conducente ha violato il Codice della strada, ma bisogna anche dimostrare di aver fatto di tutto per impedire l’urto. Il che significa che chi guida deve poter prevedere anche le imprudenze altrui. E se non lo fa, non può reclamare alcun indennizzo. Un esempio chiarirà meglio la situazione. 

Tullio procede in direzione di un incrocio. Ha la precedenza e, quindi, si avvia verso il centro del quadrivio con una certa disinvoltura e noncuranza per ciò che succede attorno a lui. Tuttavia, alla sua sinistra, c’è un’auto che, a velocità sostenuta, sta facendo di tutto per arrivare prima di lui al centro e passare prima. Tullio, se solo fosse più attento, si accorgerebbe dell’ostacolo e potrebbe fermarsi. Invece, non lo fa, un po’ perché distratto, un po’ perché, con prepotenza, ritiene di dover passare a tutti i costi per primo. Così Tullio va a sbattere contro la macchina che, seppur avente l’obbligo di dare la precedenza, aveva già occupato buona parte dell’incrocio.

La sostanza è semplice: bisogna fare di tutto per evitare gli incidenti, bisogna guidare con attenzione e prudenza, avendo sempre gli occhi puntati sulla strada e prevedendo anche le imprudenze degli altri. 

Sottolineando ancora una volta questo concetto, ciò significa che, per farsi risarcire dall’assicurazione è necessario fornire due prove:

  • quella della violazione del Codice della strada da parte dell’altro conducente;
  • quella di non aver potuto impedire lo scontro pur usando un comportamento diligente.

In assenza di prove opera il concorso di colpa

La seconda regola sull’infortunistica stradale stabilisce invece che, nell’ipotesi in cui nessuno dei due conducenti riesca a fornire la prova delle proprie ragioni per come sopra appena illustrato, si applica un concorso di colpa.

Con il concorso di colpa, ciascuna assicurazione risarcisce solo in percentuale il proprio assicurato. Se il giudice non stabilisce diversamente, la percentuale è del 50% a testa. Così, ad esempio, chi ha riportato un danno da 1.000 euro otterrà solo 500 euro di indennizzo. 

L’aumento della classe di merito assicurativa scatta, però, solo con una percentuale di colpa pari almeno al 51%.

Come definire gli incidenti da turbativa

Per definire il torto e la ragione negli incidenti da turbativa, bisogna raccogliere le poche prove che possono essere reperite come ad esempio:

  • segnaletica stradale (eventuali stop, obblighi di precedenza) dalla quale ricostruire se vi sono state violazioni del Codice della strada;
  • testimonianze dei presenti che abbiano assistito al sinistro o di eventuali passeggeri trasportati nelle auto (non sono ammesse le testimonianze delle parti in causa, ossia dei danneggiati);
  • frenate sull’asfalto;
  • entità dell’impatto dei veicoli contro eventuali ostacoli esterni;
  • verbale della polizia eventualmente intervenuta sul luogo e relative rilevazioni;
  • perizie balistiche.

In assenza di prove sufficienti a definire, in modo netto, la responsabilità di uno dei conducenti, si applicherà il concorso di colpa.

Sorgente: Sinistro da turbativa: cosa fare e chi paga

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