Sanità integrativa, Vecchietti (Rbm Salute): «Risparmi fino a 10 miliardi»

“Pubblico e privato devono poter collaborare meglio evitando troppe sovrapposizioni per costare meno”

La sanità integrativa non deve essere duplicativa o sostitutiva di quella garantita dal Sistema sanitario nazionale. «Ma per questo serve una profonda riforma all’impianto normativo», sostiene Marco Vecchietti (nella foto), consigliere delegato di Rbm Salute, la compagnia specializzata in sanità che lo scorso anno ha sfiorato i 360 milioni di raccolta premi. Solo con polizze sanitarie. Uno dei pochi esempi di verticalizzazione nel nostro mercato assicurativo.

Il volano dei contratti

Di recente Rbm Salute ha avuto in carico la gestione di Metasalute, il fondo sanitario integrativo previsto dal contratto dei lavoratori metalmeccanici.

«C’è molto da fare su questo fronte per chi come noi crede alla sanità integrativa come vero secondo pilastro del sistema. ma per questo deve essere garantito l’accesso a tutti i cittadini», continua Vecchietti. Lo sviluppo del welfare aziendale sul fronte della sanità integrativa «è un prezioso acceleratore – aggiunge Vecchietti – ma bisogna ricordare che solo 6 milioni di lavoratori godono di un contratto di lavoro che estende forme sanitarie integrative a loro e solo una parte di questi estende le coperture e le prestazioni alle loro famiglie, raggiungendo così una decina di milioni di individui».

C’è molto da fare, utilizzando il volano del welfare aziendale e mettendo mano a una riforma organica della sanità che metta a fuoco la sempre più stretta integrazione tra pubblico e privato.

Su questo fronte ci sarà dunque molto da fare quanto a prevenzione. Lo stile di vita “certificato” da abitudini virtuose in termini di alimentazione, di attività sportiva, di sottrazione dalla dipendenza di fumo e alcol o droghe, potrà addirittura abbassare i premi assicurativi.

«La prevenzione è importante – conferma Vecchietti – siamo stati i primi a introdurre riduzioni del premio in funzione di un più sano stile di vita. Ci sono studi che confermano: la prevenzione sistematica differisce di dieci anni l’insorgenza delle patologie, portando sistemicamente risparmio collettivo nell’ordine dei 10 miliardi».

Più prevenzione

Cifre che sono state misurate con certezza nei sistemi sanitari dei grandi Paesi europei.

L’attenzione crescente sulla sanità integrativa, prestata da chi si occupa di welfare aziendale è anche collegata a una esigenza di breve periodo. La richiesta di percepire vantaggi tangibili. Negli anni di congiuntura difficile la previdenza complementare è stata quasi “dimenticata” a vantaggio di necessità più immediate. Come quelle di tipo sanitario.

Il welfare aziendale può produrre un altro effetto positivo sul fronte della sanità integrativa: l’aumento della quota di intermediazione della spesa privata, out of pocket.

«Intermediare di più vuol dire assicurare vantaggi nella gestione dei servizi e delle prestazioni e vuol dire anche ottimizzare i costi», conclude Vecchietti, che insieme a Rbm Salute guida anche la controllata Previmedical, la società del gruppo dedicata proprio alla gestione dei rapporti con le strutture sanitarie, per convenzionare prestazioni e per “comprare” al miglior prezzo grazie alla massa critica.

di Marco Barbieri – Il Messaggero

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