Furti, riciclaggio e rapine: Due buone notizie

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Li hanno presi con le mani “nel sacco”, mentre erano intenti a smontare un’auto di grossa cilindrata rubata poco prima a Roma. A finire in manette con l’accusa di riciclaggio sono stati un 48enne di Anzio e un 36enne di Aprilia, sorpresi dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Pomezia all’interno di un capannone in via Tre Cannelle. Attirati dai forti rumori provenienti dalla struttura, i militari si sono trovati davanti una scena inequivocabile e, approfondendo la perquisizione, si sono resi conto di aver scoperto un vero e proprio deposito di auto rubate: accatastate all’interno del capannone, infatti, c’erano moltissime parti già smontate, provenienti da mezzi Nissan e Mercedes. In totale, sono stati trovati 7 motori, 16 avantreni, 18 portiere, 18 fra cofani, tetti e cruscotti e altre parti, oltre agli strumenti del mestiere utilizzati per “tagliare” le auto. Dalle prime indagini è poi risultato che parte dei pezzi appartiene a quattro vetture sparite nei giorni scorsi dalle strade capitoline. L’attività investigativa dovrà adesso accertare la provenienza degli altri pezzi sui quali gli arrestati avevano cancellato i numeri di telaio. Nel frattempo capannone e “bottino” sono stati messi sotto sequestro.

Baby gang. Sempre ieri, la Polizia è finalmente riuscita a individuare la banda che da mesi terrorizzava chi si fermava a fare rifornimento al distributore di Castel Romano, sulla Pontina: si tratta di giovanissimi (due 15enni e un 13enne), di etnia rom. In manette è finito “il capo”, un quindicenne descritto come colui che dirigeva ed effettuava in prima persone veri e propri raid. Secondo quanto riferito dalle vittime, i tre portavano a termine i colpi durante l’orario di chiusura della stazione, in alcuni casi fingendo di voler aiutare gli automobilisti a far benzina per poi strappargli dalle mani il denaro oppure, con un collaudato gioco di squadra, distraendo le vittime per poi rubare il veicolo. “A luglio sono cominciate ad arrivare le prime denunce negli uffici del Commissariato Spinaceto”, spiegano gli agenti, “ma l’attività investigativa è apparsa subito difficile, sia per l’estrema difficoltà di effettuare appostamenti in un luogo ‘aperto’, lontano da abitazioni, nelle vicinanze di una via ad alto scorrimento, sia perché le azioni erano rapidissime, e si concludevano con la fuga verso il campo nomadi”.

T.P.

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