Diesel-gate Volkswagen Caso portato alla luce dall’Icct: i retroscena

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Dal confine col Messico a quello col Canada. Viaggiando a bordo di tre auto: unaVolkswagen Passat, una Volkswagen Jetta e una BMW X5. Un “road trip” lungo come la costa pacifica degli Stati Uniti d’America, da San Diego a Seattle, per cercare il motivo di certi conti che non tornavano, in fatto di emissioni nocive dei motori diesel.

Mesi di spiegazioni fuorvianti. È così, con un test degno di questo nome, che il poco noto International Council for Clean Transportation ha fatto esplodere la bomba dell’anno. Un report micidiale, quello della nonprofit indipendente, che ha messo a nudo le pratiche scorrette della Volkswagen. Costringendo il gigante tedesco ad ammettere le proprie colpe sulla grande frode delle emissioni negli Usa. Ma solo dopo lunghi mesi di spiegazioni insoddisfacenti, come riportato in un’ampia ricostruzione curata da Bloomberg.

Tutto ha inizio dal report del gruppo-Mock. L’iniziativa, nello specifico, è nata da un’idea di Peter Mock, responsabile europeo dell’Icct, nonché autore di un dettagliato studio sulle emissioni reali dei diesel di ultima generazione. Il meticoloso dossier, datato ottobre 2014, giungeva a una conclusione inequivocabile (riportata a pagina 57): “Le analisi suggeriscono l’applicazione di strategie di controllo degli NOx che sono ottimizzate per le attuali procedure d’omologazione, ma non sono sufficienti a garantire risultati adeguati su strada”.

La prova del nove in America. Rilevata la sorprendente discrepanza tra banco e test su strada, Mock ha pensato di far replicare le verifiche negli Usa, coinvolgendo il suo omologo americano, che per uno strano scherzo del destino si chiama John German. Considerata la maggiore severità dei test d’omologazione per i modelli venduti negli Stati Uniti, i due ricercatori erano sicuri di andare incontro a risultati di guida in linea con quelli d’omologazione.

Il ruolo centrale del Pems. German e i suoi si sono avvalsi della collaborazione del Center for Alternative Fuels, Engines and Emissions dell’Università della West Virginia, che dispone dell’apparecchiatura Pems (Portable Emission Measurement System). Questo “scatolone della discordia”, compatto e maneggevole, può essere alloggiato nel bagagliaio delle automobili per misurare così i consumi direttamente su strada, e non nelle condizioni artificiali del banco a rulli. Per la cronaca, il Pems verrà usato per le omologazioni Ue a partire dal 2017: una scadenza che è diventata un incubo per i Costruttori.

L’esito-shock. I risultati ottenuti sulle 1.300 miglia che separano San Diego da Seattle sono stati semplicemente sconcertanti: la Passat ha prodotto NOx per un livello 5-20 volte superiore al consentito, la Jetta tra le 15 e le 35, mentre la BMW X5 è stata promossa. L’Icct, numeri alla mano, ha informato l’Epa e il California Air Resources Board, che hanno avviato un’inchiesta.

Il richiamo e l’indagine del Carb. Dopo mesi di trattative, la Casa si è fatta avanti per replicare il test del gruppo-German e risolvere il problema, affermando di aver scoperto il “baco” all’origine delle emissioni fuori controllo, e avviando un provvedimento di richiamo (dicembre 2014) riguardante quasi 500.000 vetture. Il Carb, nel frattempo, ha portato avanti l’indagine, scoprendo che le contromisure messe a punto dal Costruttore, ed effettuate durante il richiamo, non erano sufficienti a cambiare la situazione.

L’epilogo. L’8 luglio del 2015 l’ufficio californiano ha quindi emesso un’informativa ufficiale, indirizzata all’Epa e alla Volkswagen stessa: un documento che ha indotto Washington a chiedere ulteriori delucidazioni, pena la non certificazione di conformità necessaria alla commercializzazione negli Usa. Oggi, dopo un week-end rovente e una catastrofe biblica in borsa, sappiamo che la confessione è arrivata soltanto dopo la messa in atto di questa minaccia.

Fabio Sciarra

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Bravo Tipo
21 settembre 2015 18.30

ecco. meglio aspettare e poi dare notizie più interessanti invece che aggiornare le pagine web a casaccio.
purtroppo il lettore medio di 4ruoete (online) è un imbecille che ha scambiato questo sito per quello del fatto quotidiano.
non fatevi irretire e continuate con la serietà. grazie
un fedele lettore.

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Angelo Bonini
21 settembre 2015 18.48
Concordo e questa vicenda mi conferma ancora una volta che i commenti on line sono quasi tutti inutili, compreso il mio naturalmente.
Sono un lettore di QRuote da sempre e confermo il mio appoggio (non sempre sono d’accordo con tutto ma questa è un’altra storia).
Grazie.

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Mario Tonazzi
21 settembre 2015 18.58
Ho criticato fortemente quattroruote per la presunta immagine in anteprima del muso della Giulia (rivelatasi poi peraltro alquanto imprecisa) ma le critiche mosse sul caso VW mi paiono ridicole.
Sul sito corriere.it (un quotidiano, che aggiorna le pagine tutte i giorni praticamente in real time) la notizia ieri non c’era. E peraltro non mi pare scritta, ma copiaeincollata in modo approssimativo con discreto spregio di sintassi, grammatica e precisione.
Non vedo quindi cosa rimproverare 4R.

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Marco Hügli
21 settembre 2015 19.34
ei “intelligentone” guarda che ci sono dei lettore con un orizonte piu largo del tuo. Se tu mi dici che sono un imbecille ti devo dire che tutti quelli che credono alla sincerita dei tedeschi sono imbecilli. Spero che tu non fai parte di quelli.

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Damiano Destri
21 settembre 2015 19.35
Concordo con Angelo Bonini sul fatto che i commenti sono perlopiù inutili. Vanno bene per siti di telefonia, al limite, ma non se ne ricava un ragno dal buco. Propongo a Quattroruote di abolirli. Non sono opinioni, sono chiacchere al vento.

Informazioni su robertomarinoge

http://wp.me/P2HmWw-1Z

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